1. Il demone e altro Due o tre? – Tre, forse quattro. – Elenca. – Il demone del Blog. – Poi? – L’Arive. – Che cos’è? una nuova tassa? – Sì e no, più o meno. – Sì o no?, più o meno? – Poi vediamo. – Andiamo avanti. – Terza cosa: le novità su Scardanelli. – Quarta? – Non mi ricordo, appena mi torna in mente, te la dico. Se non mi torna in mente e non te la dico, vuol dire che le cose erano tre e non quattro. – Io ho un’altra teoria. – Quale? – Sei caduto nel volubile cerchio. – Non capisco, spiegati meglio. – È il loop (anello) dell’uno, due, tre, il quarto dov’è? – Dov’è? – Al posto di rispondere “Non c’è”, dico “È ammalato, e non è venuto, Socrate.” – Poi spieghiamo anche questa quarta cosa, nonché che cosa è la cosa, come dire, che cosa sono queste cose di cui stiamo parlando. – Sì, ho capito, in un certo senso, abbiamo già dato la risposta. – Fammi sentire se penso anch’io quello che stai per dire, e che quindi stai pensando. – Chiacchiere filosofiche o pseudo tali. – È stata la migliore definizione, per sintetizzare il discorso possibile dovuto sul tema. – Ne parliamo dopo, se abbiamo tempo. – Questo, per il discorso definitorio sulla cosa, per quanto riguarda la “quarta” cosa, il problema è più complesso, e finora l’abbiamo rinviato, e credo che per ora ci tocca rinviarlo ancora. – E allora comincia a parlare della prima cosa, come dire il primo argomento. – Il demone del Blog. – Certo. – Bisogna fissare l’immagine per dieci secondi reali, che scorrono più lentamente dei secondi del tempo interiore, come dire dei secondi percepiti, quindi contiamo fino a venti. – Va bene. – Secondo argomento. – No, un attimo. – Che c’è? – Che cosa succede se fissiamo per i dieci secondi reali l’immagine del demone, contandone almeno quindici o un po' di più. – È come quando il sacerdote si avvicina alla statua e susurra all’orecchio del dio. – Che succede? – La statua comincia a muoversi. – Come? – Il nume “annuisce”. – Un mistero. – Ora ti svelo il mistero. – Sentiamo. – Ecco, mi sono avvicinato a te e ho sussurrato al tuo orecchio. – Ma io non sono una statua! – Infatti, sei un nume. – In che senso? – Hai “annuito”. – Come? – Hai lievemente piegato il capo, porgendo l’orecchio. – Comincio a capire. – Vedi? Basta prestare ascolto. – E il demone? – Non “annuisce”, “ghigna”. – Ah, ecco! – Il discorso della statua del dio che annuisce, il nume, e del demone che ghigna merita un commento a parte. – Lo faremo. – Quando? – Quando avremo tempo. – E se non avremo tempo. – Resterà scolpito nell’eternità del suo presente di enunciazione “illuminata”. – Che vuol dire illuminata? – Poi ti spiego anche questo. – Se avremo tempo? – Certo, ora dobbiamo andare avanti, superare questo “ora”, questo “momento”, che “muove” ad altro “momento”. – Ho capito, anzi non ho capito, andiamo avanti. – Hai letto tempo fa “Exaiphnes” e ti ricordi qualcosa. – Forse. – Basta rileggerlo. – Certo.
2. Aritmetica velleitaria ARIVE, ecco, matematica, non imposizione tributaria. – Non è proprio così. – E com’è? – È una specie di tassa imposta al lettore. – Una tassa o un’imposta? – In sintesi, la differenza principale tra una tassa e un'imposta è che le tasse finanziano servizi chiaramente identificabili, come la raccolta dei rifiuti, le imposte contribuiscono al finanziamento di servizi generali a carico dello Stato, come la sanità pubblica. – IA? -JA. – Ecco. – Oppure. – Oppure che cosa? – 29, tanto per entrare nel tema dei numeri figurati, propedeutico al CMOAS e al RICAL. – La smorfia napoletana? – No. – E che cosa altro? – Un ricordo privato o un ricordo pubblico. – Wall Street ’29, collasso della Borsa di New York, e il ricordo privato. – La zia di Angela Marulli, oggi avvocata, a suo tempo, prese 29 all’esame universitario di diritto tributario. – Nemmeno trenta? – Trenta e Quaranta. – Il trente-et-quarante? – Una figura numerica di passaggio. – In che senso? – Fai il CMOAS 7689 x 4817. – Una parola! – Sì! Rivoluzioni. – Caspita! – 76 fa riferimento al 1776, anno cruciale della Rivoluzione Americana con la Dichiarazione d'Indipendenza (4 luglio) che proclama la separazione delle Tredici Colonie dalla Gran Bretagna, un evento che formalizza la nascita degli Stati Uniti d'America. IA – L’89 fa riferimento al 1789, quando scoppia la Rivoluzione francese. – Il 48 è per antonomasia il numero delle rivoluzioni, riferibili ai moti del 1848, un'ondata di agitazioni rivoluzionarie avvenute nella metà del XIX secolo contro i regimi assolutisti di tutta Europa. – E il 17 richiama la Rivoluzione di ottobre in Russia del 1917. – Bene, adesso il CMOAS, poi torniamo al 29 della zia di Angela Marulli. – Sì, infatti, abbiamo lasciato in sospeso il discorso di tasse e imposte, con una risposta della IA abbastanza insoddisfacente. – Va bene. – Allora, dopo numerosi loop, il blogger, che ogni tanto scivola nei nostri colloqui, parlando in prima persona, attraverso uno di noi due o da solo, è riuscito a risolvere il CMOAS, con il ricorso al RICAL, Ricalcolo a Loop. – E poi? – Ha provato a invertire l’ordine dei fattori. – Nel CMOAS, l’itinerario mentale delle operazioni in successione può essere semplificato, variando l’ordine dei fattori, come dire il calcolo tra moltiplicando e moltiplicatore. – Infatti, il blogger aveva scoperto una mattina, che moltiplicando il 7689 per il moltiplicatore 4817, il calcolo era più semplice. – Perché? – Non perché la Rivoluzione russa o i moti del ‘48 hanno fatto da moltiplicatori alle altre rivoluzioni, e come avrebbero potuto rispetto alla Rivoluzione francese? – Semplice, non con un’interpretazione cronologica, ma semplicemente logica. – Rinviamo l’argomento. – Va bene. – Ne parleremo in un paragrafo: “Il tempo non esiste”
E allora? – Quella mattina ha fatto il CMOAS alla rovescia, e per la prima volta è riuscito ad ottenere il risultato giusto, senza ricorso al RICAL. – Incredibile! – Non ti dico la gioia, non vedeva l’ora di venircelo a dire. – E poi? – Una forte delusione. – Quale? – Riprovando un’altra mattina, ha commesso un errore, ed è entrato in crisi, fino a quando non l’ha risolto questo deficit della sua mente. – In che senso? – La sua mente è deficitaria. – Vuoi dire nel senso che il soggetto è deficiente? – Ragazzi, adesso basta! – Chi è? – Lui. – Ma non fa parte della formula analitica sulla enunciazione. – Chi l’ha detto? – Chi sta parlando? – Io. – E chi è io? – Io è chi dice io (Benveniste). – Ah! – Uno di noi parli! – Io. – Ecco, sì. – Per prima cosa mi presento. – Forse è meglio. – Io sono quello che stamattina si è svegliato per primo, il caporale di giornata, e ha preso la parola. – Prende la parola, chi si alza per primo la mattina? – Certo! – Allora, avanti, caporale di giornata. – Mi sono disorientato, e non ricordo più quello che devo dire. – Ma cacciatelo via, a quello. – Ehi! Ehi! Rispettiamo la grammatica. –Ma vattene! – Silenzio! – Silenzio, lo dico io! – Chi è? – Totò. – “Per la semantica nata da Frege, i nomi propri logici designano degli esseri reali. “Socrate” è il nome di Socrate reale. Il nome è come un’etichetta incollata alla cosa.”. – Nel nostro caso, si addice meglio Totò, ma riparliamo anche del gatto di nome Socrate, e del gatto in fisica, avendo una volta annunciato il discorso sul gatto e poi non averlo compiuto. – Va bene, adesso parliamo della Rivoluzione russa che ha semplificato il CMOAS. – E ha rivelato la falla di memoria del blogger, la M di CMOAS, calcolo mentale o mnemonico. – Moltiplichiamo 7689 x 4. – Ecco, 4 per nove 36, 6 con l’avanzo di 3, 4 per otto 32 e poi? – Diciamo che con un piccolo sforzo, il blogger è riuscito a calcolare 7689 x 4 = 30.756. – Ma hai usato la calcolatrice, ti ho visto! – Io non sono il blogger. – No? E allora chi sei? – Sono il narratore della sua storia. – Un suo personita? – No, in questo caso, il blogger è il mio personita. – E quindi non possiamo imputargli l’errore. – E parliamo almeno dell’errore. – Il trenta e quaranta. – Si è messo a pensare al gioco del trenta e quaranta. – E come suo solito, si è distratto. – Ed è entrato nel volubile cerchio dell’errore. – Parliamone. – Più tardi. – Va bene.
3. Il loop dell’errore. Adesso che ci siamo impadroniti dello strumento del loop, non lo molliamo più. – Quindi usiamolo per girare intorno all’errore. – Va bene. – Il trenta e quaranta. – L’amico, come dire il blogger, ha semplificato. – Come? – Prima, 77 x 4. – Per poi sottrarre 11 a 7.700. – E lì è cascato l’asino! – Non è una novità, questa cascata dell’asino. – Muoviamoci. – Allora, 77 x 4 = 308. – Poi, siamo a 770 (-1 =769) x 4= 3080. – E quindi? – Dobbiamo sottrarre quel -1 x 4 = - 4. – E qui il blogger è caduto nel 3040. – E come? – Ha pensato bene, e invece pensava male. – Che cosa pensava? – Che doveva sottrarre 40 a 3080. – Perché? – Perché, se 77 x 4 = 308, aggiungendo lo 0, in quanto 770 x 4 = 3080, allora al – 1 x 4 = - 4 doveva aggiungersi lo stesso 0, aggiunto al 308, e quindi 3080 – 40 = 3040. – E poi che cosa è successo? – Ha pericolosamente varcato la soglia dell’orizzonte degli eventi, ed è finito in un buco nero. – No, ora, mi devi spiegare questa storia del buco nero e dell’orizzonte degli eventi. – Semplice. – E come? – Prendiamola alla lontana. – Va bene, però poi dobbiamo avvicinarci. – Con cautela, ragazzi, altrimenti corriamo il rischio anche noi di finire nel buco nero, dove è finito il blogger, e allora sono amari. – Che cosa sono amari? – I casi che possono capitarci. – Ah, ecco! – Quindi, noi dobbiamo, anzi possiamo soltanto immaginare che cosa accade oltre l’orizzonte degli eventi. – In che senso? – Ora, ti spiego. – Spiegami. – L'etimologia di "orizzonte" deriva dal latino horizontem, dal greco horízōn -ontos, participio presente del verbo orízein (ὁρίζειν), che significa "delimitare", "segnare un confine". Letteralmente, horízōn sottintende kýklos (circolo), quindi "il cerchio che delimita", la linea curva che separa cielo e terra, come una circonferenza apparente che segna il limite visibile. IA. – La solita IA. – Guarda il mare. – Quale? – La distesa apparentemente infinita del mare. – Beh? – Che cosa vedi all’orizzonte. – Il cielo. – E oltre l’orizzonte che unisce e separa il cielo dal mare, che cosa vedi? – Nulla. – Quindi puoi soltanto immaginare. – Certo. – E che cosa immagini accada, come dire quale evento accade oltre l’orizzonte? – Presumo quello che accade al di qua. – E qui, l’asino zoppica. – Alludi? – Anche. – Vuoi che vada dal veterinario, per farmi curare la zampa? – Vedo che sei dotato di molta auto-ironia. – Almeno non zoppico più, e non posso più cadere. – Diciamo che una volta cascato, l’asino si rialza con il nostro aiuto. – Quindi tu sei il veterinario. – Io curo, mi prendo cura degli animali. – Bene, allora, come vuole il proverbio, cura te stesso. – Finiamo questo piccolo teatrino e torniamo all’orizzonte degli eventi. – Va bene. – Nel buco nero, le leggi della fisica e della matematica vengono sospese. – Non possiamo dire che cosa accade in un buco nero. – Però, noi siamo dei privilegiati. – In che senso? – Noi possiamo saperlo. – E come? – Grazie all’esperienza del blogger. – Caspita! – Sappiamo che le leggi della matematica vengono alterate, e infatti il blogger si dibatteva nella bolgia del buco nero tra il trenta e quaranta. – Si è messo a giocare a carte? – Non possiamo saperlo. – E che cosa sappiamo. – Alla fine, il buco nero è evaporato e noi lo abbiamo visto uscire da un buco bianco. – E come è possibile? – Non soltanto è possibile, ma è una verità logica. – Spiegati meglio. – L’etimologia di orizzonte è la stessa di origine. – No, stai giocando con le parole e il loro etimo. – Mi hai pizzicato. – Origine, dal latino origo -gĭnis, derivato di oriri «alzarsi, nascere, provenire, cominciare» – Là dove gli esseri hanno l'origine, lì hanno anche la distruzione secondo necessità (Anassimandro). – Tu sei brillo. – Dobbiamo uscire da questo cul-de-sac. – 7689 x 4 = 28.760. – Come? – 7700 x 4 – 11 x 4 = 30.756. – Siamo soltanto all’inizio. – E quindi anche alla fine. – Domani si ricomincia. – Speriamo bene.
CONTIGUITÀ DI CAMPI Ricominciamo da 7689 x 4817 = 37.037.913. – Per finire a 7689 x 4817 = 37.037.913. – Certo. – Ecco i passaggi. – Questo il primo: 7700 x 4 = 30.800; 30.800 – (4 x 11) = 30.756; 7689 x 8 = (30.756 x 2) = 61.512; 30.756.000 + 6.151.200 = 36.907.200. – Abbiamo aggiunto nel calcolo le ultime tre cifre, perché nel prosieguo non sono più gli impliciti tre zeri. – Quindi, procediamo: 36.907.200 + 76.890 (7.689 x 1 x 10), e spieghiamo. – Quello che all’inizio non avevamo spiegato, essendo implicito. – Esplicitiamo che moltiplicando 7689 in progressione con 4, 8, 1, 7, per poi addizionare ogni volta il risultato successivo al precedente, noi otteniamo in sequenza le migliaia, le centinaia, le decine, le unità. – Queste tre ultime classi numeriche, si andranno a posizionare nelle ultime tre cifre del risultato finale, che deve essere milionario, in quanto un numero di quattro cifre moltiplicato per un altro numero di quattro cifre (1.000 x 1.000 = 1.000.000) ha come risultato un numero milionario, costituito da unità o decine milionarie. – Prima di questa spiegazione, tutto mi era chiaro, ora invece. – Fermati e ritraiti dalla linea dell’orizzonte degli eventi dove ti trovi, prima che il buco nero non ti attiri, facendoti precipitare nel suo abisso, e tu, diventato evento, scompari dal nostro orizzonte. – Divento un’oscura nullità. – Un nero che poi schiarisce in bianco. – Riprendiamo il nostro esempio di calcolo. – Va bene. – Allora, 36.907.200 + 76.890 (7.689 x 1 x 10) = 36.984.090; 7689 x 7 = 7700 x 7 – 44 = 53.900 – 77 = 53.823; 36.984.090 + 58.823 = 37.037.913. – Vuoi l’applauso. – No, mi complimento con me stesso, come disse il professore che moltiplicava 3 x 2 = 9, indicando la lavagna, dove aveva scritto 3^2, tre elevato al quadrato. – Questo episodio lo avevi descritto nei “numeri glaciali”. – E allora? – Sei ridondante, prolisso e noioso. – E quindi? – Invito tutti i lettori a non leggere queste righe, un’accozzaglia di caratteri alfabetici e simboli numerici. – Per quanto riguarda l’accozzaglia, invito a leggere il post del 7 maggio 2024, “L’accozzaglia” sulla poetica di Montale. – E poi? – Inoltre, indico questo mio interlocutore come un irreparabile ed incurabile schizo, perché avverte su di sé solo infiniti segni indecifrabili di lettere e cifre numeriche. – Lui invece è un paranoico, perché sa vedere scorrere (discorso) solo flussi di lettere e numeri, non avverte le singolarità, i simboli alfanumerici. – O schizoidi o paranoidi. – Esiste una terza possibilità. – Quale? – Sia schizoidi sia paranoidi. – È come dire sia bianchi sia neri. – Sì, però vale il contrario. – E cioè? – Né bianchi né neri. – Non ho mica capito questa logica dei contrari. – Dobbiamo studiarla e poi riportarla qui in sintesi. – Fatti aiutare dalla IA. – Il “De interpretatione” e anche gli “Analitici”. – Va bene, leggi, studia e poi riferisci. – E come no? – E perché ridi? – Perché sono contento di avere risposto a questa tua domanda. – E ridi ancora! – Per oggi, concludendo in stile aristotelico, abbiamo detto (riso) quanto basta. – No, i due campi. – Quali? – Questo (il testo) che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle, e l’altro da attestare. – Quale? – “Il tempo non esiste” (Rovelli). – Come dire mettere a confronto le nostre insensatezze con le assennatezze del fisico? – Un’interrelazione di campi contigui, che ci servirà a commentare le affermazioni dello scienziato sul tema. Non ora, però. Fine.
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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DUE O TRE COSE
1. Il demone e altro
Due o tre? – Tre, forse quattro. – Elenca. – Il demone del Blog. – Poi? – L’Arive. – Che cos’è? una nuova tassa? – Sì e no, più o meno. – Sì o no?, più o meno? – Poi vediamo. – Andiamo avanti. – Terza cosa: le novità su Scardanelli. – Quarta? – Non mi ricordo, appena mi torna in mente, te la dico. Se non mi torna in mente e non te la dico, vuol dire che le cose erano tre e non quattro. – Io ho un’altra teoria. – Quale? – Sei caduto nel volubile cerchio. – Non capisco, spiegati meglio. – È il loop (anello) dell’uno, due, tre, il quarto dov’è? – Dov’è? – Al posto di rispondere “Non c’è”, dico “È ammalato, e non è venuto, Socrate.” – Poi spieghiamo anche questa quarta cosa, nonché che cosa è la cosa, come dire, che cosa sono queste cose di cui stiamo parlando. – Sì, ho capito, in un certo senso, abbiamo già dato la risposta. – Fammi sentire se penso anch’io quello che stai per dire, e che quindi stai pensando. – Chiacchiere filosofiche o pseudo tali. – È stata la migliore definizione, per sintetizzare il discorso possibile dovuto sul tema. – Ne parliamo dopo, se abbiamo tempo. – Questo, per il discorso definitorio sulla cosa, per quanto riguarda la “quarta” cosa, il problema è più complesso, e finora l’abbiamo rinviato, e credo che per ora ci tocca rinviarlo ancora. – E allora comincia a parlare della prima cosa, come dire il primo argomento. – Il demone del Blog. – Certo. – Bisogna fissare l’immagine per dieci secondi reali, che scorrono più lentamente dei secondi del tempo interiore, come dire dei secondi percepiti, quindi contiamo fino a venti. – Va bene. – Secondo argomento. – No, un attimo. – Che c’è? – Che cosa succede se fissiamo per i dieci secondi reali l’immagine del demone, contandone almeno quindici o un po' di più. – È come quando il sacerdote si avvicina alla statua e susurra all’orecchio del dio. – Che succede? – La statua comincia a muoversi. – Come? – Il nume “annuisce”. – Un mistero. – Ora ti svelo il mistero. – Sentiamo. – Ecco, mi sono avvicinato a te e ho sussurrato al tuo orecchio. – Ma io non sono una statua! – Infatti, sei un nume. – In che senso? – Hai “annuito”. – Come? – Hai lievemente piegato il capo, porgendo l’orecchio. – Comincio a capire. – Vedi? Basta prestare ascolto. – E il demone? – Non “annuisce”, “ghigna”. – Ah, ecco! – Il discorso della statua del dio che annuisce, il nume, e del demone che ghigna merita un commento a parte. – Lo faremo. – Quando? – Quando avremo tempo. – E se non avremo tempo. – Resterà scolpito nell’eternità del suo presente di enunciazione “illuminata”. – Che vuol dire illuminata? – Poi ti spiego anche questo. – Se avremo tempo? – Certo, ora dobbiamo andare avanti, superare questo “ora”, questo “momento”, che “muove” ad altro “momento”. – Ho capito, anzi non ho capito, andiamo avanti. – Hai letto tempo fa “Exaiphnes” e ti ricordi qualcosa. – Forse. – Basta rileggerlo. – Certo.
2. Aritmetica velleitaria
ARIVE, ecco, matematica, non imposizione tributaria. – Non è proprio così. – E com’è? – È una specie di tassa imposta al lettore. – Una tassa o un’imposta? – In sintesi, la differenza principale tra una tassa e un'imposta è che le tasse finanziano servizi chiaramente identificabili, come la raccolta dei rifiuti, le imposte contribuiscono al finanziamento di servizi generali a carico dello Stato, come la sanità pubblica. – IA? -JA. – Ecco. – Oppure. – Oppure che cosa? – 29, tanto per entrare nel tema dei numeri figurati, propedeutico al CMOAS e al RICAL. – La smorfia napoletana? – No. – E che cosa altro? – Un ricordo privato o un ricordo pubblico. – Wall Street ’29, collasso della Borsa di New York, e il ricordo privato. – La zia di Angela Marulli, oggi avvocata, a suo tempo, prese 29 all’esame universitario di diritto tributario. – Nemmeno trenta? – Trenta e Quaranta. – Il trente-et-quarante? – Una figura numerica di passaggio. – In che senso? – Fai il CMOAS 7689 x 4817. – Una parola! – Sì! Rivoluzioni. – Caspita! – 76 fa riferimento al 1776, anno cruciale della Rivoluzione Americana con la Dichiarazione d'Indipendenza (4 luglio) che proclama la separazione delle Tredici Colonie dalla Gran Bretagna, un evento che formalizza la nascita degli Stati Uniti d'America. IA – L’89 fa riferimento al 1789, quando scoppia la Rivoluzione francese. – Il 48 è per antonomasia il numero delle rivoluzioni, riferibili ai moti del 1848, un'ondata di agitazioni rivoluzionarie avvenute nella metà del XIX secolo contro i regimi assolutisti di tutta Europa. – E il 17 richiama la Rivoluzione di ottobre in Russia del 1917. – Bene, adesso il CMOAS, poi torniamo al 29 della zia di Angela Marulli. – Sì, infatti, abbiamo lasciato in sospeso il discorso di tasse e imposte, con una risposta della IA abbastanza insoddisfacente. – Va bene. – Allora, dopo numerosi loop, il blogger, che ogni tanto scivola nei nostri colloqui, parlando in prima persona, attraverso uno di noi due o da solo, è riuscito a risolvere il CMOAS, con il ricorso al RICAL, Ricalcolo a Loop. – E poi? – Ha provato a invertire l’ordine dei fattori. – Nel CMOAS, l’itinerario mentale delle operazioni in successione può essere semplificato, variando l’ordine dei fattori, come dire il calcolo tra moltiplicando e moltiplicatore. – Infatti, il blogger aveva scoperto una mattina, che moltiplicando il 7689 per il moltiplicatore 4817, il calcolo era più semplice. – Perché? – Non perché la Rivoluzione russa o i moti del ‘48 hanno fatto da moltiplicatori alle altre rivoluzioni, e come avrebbero potuto rispetto alla Rivoluzione francese? – Semplice, non con un’interpretazione cronologica, ma semplicemente logica. – Rinviamo l’argomento. – Va bene. – Ne parleremo in un paragrafo: “Il tempo non esiste”
E allora? – Quella mattina ha fatto il CMOAS alla rovescia, e per la prima volta è riuscito ad ottenere il risultato giusto, senza ricorso al RICAL. – Incredibile! – Non ti dico la gioia, non vedeva l’ora di venircelo a dire. – E poi? – Una forte delusione. – Quale? – Riprovando un’altra mattina, ha commesso un errore, ed è entrato in crisi, fino a quando non l’ha risolto questo deficit della sua mente. – In che senso? – La sua mente è deficitaria. – Vuoi dire nel senso che il soggetto è deficiente? – Ragazzi, adesso basta! – Chi è? – Lui. – Ma non fa parte della formula analitica sulla enunciazione. – Chi l’ha detto? – Chi sta parlando? – Io. – E chi è io? – Io è chi dice io (Benveniste). – Ah! – Uno di noi parli! – Io. – Ecco, sì. – Per prima cosa mi presento. – Forse è meglio. – Io sono quello che stamattina si è svegliato per primo, il caporale di giornata, e ha preso la parola. – Prende la parola, chi si alza per primo la mattina? – Certo! – Allora, avanti, caporale di giornata. – Mi sono disorientato, e non ricordo più quello che devo dire. – Ma cacciatelo via, a quello. – Ehi! Ehi! Rispettiamo la grammatica. –Ma vattene! – Silenzio! – Silenzio, lo dico io! – Chi è? – Totò. – “Per la semantica nata da Frege, i nomi propri logici designano degli esseri reali. “Socrate” è il nome di Socrate reale. Il nome è come un’etichetta incollata alla cosa.”. – Nel nostro caso, si addice meglio Totò, ma riparliamo anche del gatto di nome Socrate, e del gatto in fisica, avendo una volta annunciato il discorso sul gatto e poi non averlo compiuto. – Va bene, adesso parliamo della Rivoluzione russa che ha semplificato il CMOAS. – E ha rivelato la falla di memoria del blogger, la M di CMOAS, calcolo mentale o mnemonico. – Moltiplichiamo 7689 x 4. – Ecco, 4 per nove 36, 6 con l’avanzo di 3, 4 per otto 32 e poi? – Diciamo che con un piccolo sforzo, il blogger è riuscito a calcolare 7689 x 4 = 30.756. – Ma hai usato la calcolatrice, ti ho visto! – Io non sono il blogger. – No? E allora chi sei? – Sono il narratore della sua storia. – Un suo personita? – No, in questo caso, il blogger è il mio personita. – E quindi non possiamo imputargli l’errore. – E parliamo almeno dell’errore. – Il trenta e quaranta. – Si è messo a pensare al gioco del trenta e quaranta. – E come suo solito, si è distratto. – Ed è entrato nel volubile cerchio dell’errore. – Parliamone. – Più tardi. – Va bene.
3. Il loop dell’errore.
Adesso che ci siamo impadroniti dello strumento del loop, non lo molliamo più. – Quindi usiamolo per girare intorno all’errore. – Va bene. – Il trenta e quaranta. – L’amico, come dire il blogger, ha semplificato. – Come? – Prima, 77 x 4. – Per poi sottrarre 11 a 7.700. – E lì è cascato l’asino! – Non è una novità, questa cascata dell’asino. – Muoviamoci. – Allora, 77 x 4 = 308. – Poi, siamo a 770 (-1 =769) x 4= 3080. – E quindi? – Dobbiamo sottrarre quel -1 x 4 = - 4. – E qui il blogger è caduto nel 3040. – E come? – Ha pensato bene, e invece pensava male. – Che cosa pensava? – Che doveva sottrarre 40 a 3080. – Perché? – Perché, se 77 x 4 = 308, aggiungendo lo 0, in quanto 770 x 4 = 3080, allora al – 1 x 4 = - 4 doveva aggiungersi lo stesso 0, aggiunto al 308, e quindi 3080 – 40 = 3040. – E poi che cosa è successo? – Ha pericolosamente varcato la soglia dell’orizzonte degli eventi, ed è finito in un buco nero. – No, ora, mi devi spiegare questa storia del buco nero e dell’orizzonte degli eventi. – Semplice. – E come? – Prendiamola alla lontana. – Va bene, però poi dobbiamo avvicinarci. – Con cautela, ragazzi, altrimenti corriamo il rischio anche noi di finire nel buco nero, dove è finito il blogger, e allora sono amari. – Che cosa sono amari? – I casi che possono capitarci. – Ah, ecco! – Quindi, noi dobbiamo, anzi possiamo soltanto immaginare che cosa accade oltre l’orizzonte degli eventi. – In che senso? – Ora, ti spiego. – Spiegami. – L'etimologia di "orizzonte" deriva dal latino horizontem, dal greco horízōn -ontos, participio presente del verbo orízein (ὁρίζειν), che significa "delimitare", "segnare un confine". Letteralmente, horízōn sottintende kýklos (circolo), quindi "il cerchio che delimita", la linea curva che separa cielo e terra, come una circonferenza apparente che segna il limite visibile. IA. – La solita IA. – Guarda il mare. – Quale? – La distesa apparentemente infinita del mare. – Beh? – Che cosa vedi all’orizzonte. – Il cielo. – E oltre l’orizzonte che unisce e separa il cielo dal mare, che cosa vedi? – Nulla. – Quindi puoi soltanto immaginare. – Certo. – E che cosa immagini accada, come dire quale evento accade oltre l’orizzonte? – Presumo quello che accade al di qua. – E qui, l’asino zoppica. – Alludi? – Anche. – Vuoi che vada dal veterinario, per farmi curare la zampa? – Vedo che sei dotato di molta auto-ironia. – Almeno non zoppico più, e non posso più cadere. – Diciamo che una volta cascato, l’asino si rialza con il nostro aiuto. – Quindi tu sei il veterinario. – Io curo, mi prendo cura degli animali. – Bene, allora, come vuole il proverbio, cura te stesso. – Finiamo questo piccolo teatrino e torniamo all’orizzonte degli eventi. – Va bene. – Nel buco nero, le leggi della fisica e della matematica vengono sospese. – Non possiamo dire che cosa accade in un buco nero. – Però, noi siamo dei privilegiati. – In che senso? – Noi possiamo saperlo. – E come? – Grazie all’esperienza del blogger. – Caspita! – Sappiamo che le leggi della matematica vengono alterate, e infatti il blogger si dibatteva nella bolgia del buco nero tra il trenta e quaranta. – Si è messo a giocare a carte? – Non possiamo saperlo. – E che cosa sappiamo. – Alla fine, il buco nero è evaporato e noi lo abbiamo visto uscire da un buco bianco. – E come è possibile? – Non soltanto è possibile, ma è una verità logica. – Spiegati meglio. – L’etimologia di orizzonte è la stessa di origine. – No, stai giocando con le parole e il loro etimo. – Mi hai pizzicato. – Origine, dal latino origo -gĭnis, derivato di oriri «alzarsi, nascere, provenire, cominciare» – Là dove gli esseri hanno l'origine, lì hanno anche la distruzione secondo necessità (Anassimandro). – Tu sei brillo. – Dobbiamo uscire da questo cul-de-sac. – 7689 x 4 = 28.760. – Come? – 7700 x 4 – 11 x 4 = 30.756. – Siamo soltanto all’inizio. – E quindi anche alla fine. – Domani si ricomincia. – Speriamo bene.
CONTIGUITÀ DI CAMPI
Ricominciamo da 7689 x 4817 = 37.037.913. – Per finire a 7689 x 4817 = 37.037.913. – Certo. – Ecco i passaggi. – Questo il primo: 7700 x 4 = 30.800; 30.800 – (4 x 11) = 30.756; 7689 x 8 = (30.756 x 2) = 61.512; 30.756.000 + 6.151.200 = 36.907.200. – Abbiamo aggiunto nel calcolo le ultime tre cifre, perché nel prosieguo non sono più gli impliciti tre zeri. – Quindi, procediamo: 36.907.200 + 76.890 (7.689 x 1 x 10), e spieghiamo. – Quello che all’inizio non avevamo spiegato, essendo implicito. – Esplicitiamo che moltiplicando 7689 in progressione con 4, 8, 1, 7, per poi addizionare ogni volta il risultato successivo al precedente, noi otteniamo in sequenza le migliaia, le centinaia, le decine, le unità. – Queste tre ultime classi numeriche, si andranno a posizionare nelle ultime tre cifre del risultato finale, che deve essere milionario, in quanto un numero di quattro cifre moltiplicato per un altro numero di quattro cifre (1.000 x 1.000 = 1.000.000) ha come risultato un numero milionario, costituito da unità o decine milionarie. – Prima di questa spiegazione, tutto mi era chiaro, ora invece. – Fermati e ritraiti dalla linea dell’orizzonte degli eventi dove ti trovi, prima che il buco nero non ti attiri, facendoti precipitare nel suo abisso, e tu, diventato evento, scompari dal nostro orizzonte. – Divento un’oscura nullità. – Un nero che poi schiarisce in bianco. – Riprendiamo il nostro esempio di calcolo. – Va bene. – Allora, 36.907.200 + 76.890 (7.689 x 1 x 10) = 36.984.090; 7689 x 7 = 7700 x 7 – 44 = 53.900 – 77 = 53.823; 36.984.090 + 58.823 = 37.037.913. – Vuoi l’applauso. – No, mi complimento con me stesso, come disse il professore che moltiplicava 3 x 2 = 9, indicando la lavagna, dove aveva scritto 3^2, tre elevato al quadrato. – Questo episodio lo avevi descritto nei “numeri glaciali”. – E allora? – Sei ridondante, prolisso e noioso. – E quindi? – Invito tutti i lettori a non leggere queste righe, un’accozzaglia di caratteri alfabetici e simboli numerici. – Per quanto riguarda l’accozzaglia, invito a leggere il post del 7 maggio 2024, “L’accozzaglia” sulla poetica di Montale. – E poi? – Inoltre, indico questo mio interlocutore come un irreparabile ed incurabile schizo, perché avverte su di sé solo infiniti segni indecifrabili di lettere e cifre numeriche. – Lui invece è un paranoico, perché sa vedere scorrere (discorso) solo flussi di lettere e numeri, non avverte le singolarità, i simboli alfanumerici. – O schizoidi o paranoidi. – Esiste una terza possibilità. – Quale? – Sia schizoidi sia paranoidi. – È come dire sia bianchi sia neri. – Sì, però vale il contrario. – E cioè? – Né bianchi né neri. – Non ho mica capito questa logica dei contrari. – Dobbiamo studiarla e poi riportarla qui in sintesi. – Fatti aiutare dalla IA. – Il “De interpretatione” e anche gli “Analitici”. – Va bene, leggi, studia e poi riferisci. – E come no? – E perché ridi? – Perché sono contento di avere risposto a questa tua domanda. – E ridi ancora! – Per oggi, concludendo in stile aristotelico, abbiamo detto (riso) quanto basta. – No, i due campi. – Quali? – Questo (il testo) che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle, e l’altro da attestare. – Quale? – “Il tempo non esiste” (Rovelli). – Come dire mettere a confronto le nostre insensatezze con le assennatezze del fisico? – Un’interrelazione di campi contigui, che ci servirà a commentare le affermazioni dello scienziato sul tema. Non ora, però. Fine.
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