MUSICA DI TAMBURELLI I calcoli mentali, come avevamo già detto una volta, se non sbaglio, non sono sassolini nel cervello che devono essere frantumati con il laser ed espulsi per evaporazione, al fine di liberare il paziente da emicranie frontali e parietali, ma nuove tecniche dette “aritmetiche notturne”, di fatto moltiplicazioni esclusivamente mnemoniche tra due numeri a quattro cifre, al fine di prendere sonno, oppure ai risvegli prima dell’alba. Ed ora continuiamo con addizione e moltiplicazione, strumento di calcolo naturale le dita delle mani, provando con un altro numero, il settantadue? Perché il 72? Perché 9 x 8 = 72. Scusa, ma… Stai zitto!, e non dico cretino! Perché 72? Perché bisogna usare due numeri superiori a cinque, ossia alle cinque dita della mano. Ma perché il 72? E allora, te lo dico: sei un gran cretino! Cafone! Pasqualino, Pasqualino. Tu presumi che io conosca già il risultato, con il giochetto delle dita, e quindi sono già a conoscenza che con il 72, il risultato è esatto, non è così? Sì, è così. Ma vale anche per gli altri numeri, perché la matematica è una scienza esatta, il risultato ex actu. Hai capito? No. Hai un pregiudizio, e questo pregiudizio nei confronti della scienza da dove nasce? «Dall’ignoranza di coloro che la criticano. Quello che dobbiamo riuscire a capire è che la scienza non dice la verità, dice cose esatte. La parola esatto viene dal latino ex-actu che significa “ottenuto da” le premesse da cui si parte. Essere “esatti” è un obiettivo che si raggiunge secondo una logica processuale, sperimentale. Ora cosa succede? Ogni volta sento parlar male degli scienziati che si contraddicono tra di loro, lamentarsi che ognuno dica una cosa diversa dall’altra. Ma, signori, questo è il cammino normale e naturale della scienza. Perché la scienza dice le cose che ottiene dalle premesse che la muovono. Alcune delle quali verranno verificate, altre invece falliranno alla verifica e quindi verranno abbandonate. La scienza procede per prove e per errori. Proprio per questo non dobbiamo meravigliarci della diversità delle opinioni scientifiche, così come non dobbiamo credere che la scienza dica la verità. Dice le cose che la sperimentazione le consente di verificare come positive o come negative. Non c’è un criterio di verità nella scienza, non dobbiamo sposare i modelli di verità che abbiamo per esempio nella religione. Uno crede in Dio e lui è fonte di verità. No, la scienza non procede in questa maniera, procede attraverso la sperimentazione. Bisogna abituarsi a questo relativismo». (Umberto Galimberti)
E allora? Conta fino a nove con le dita di una mano. Dita distese? 4; ripiegate? 1. Con l’altra mano conta fino a otto. Dita distese? 3; ripiegate? 2. Quindi, 4 + 3 = 7; 2 x1 = 2. Risultato: 72. Hai visto? Sì, mi hai proprio rimbecillito. No, lo eri già di tuo. Continua. Allora, abbiamo 63.72 e moltiplichiamo questo numero con l’atro formato dalle due coppie di palindromi. Ecco, i palindromi! Arrivano i palindromi! Aiuto! Calma e sangue freddo: 36.27. Finirai al manicomio. Ne sono appena uscito. Ritornerai. Ritornerai Lo so ritornerai E quando tu Sarai con me Ritroverai Tutte le cose che Tu non volevi Vedere intorno a te E scoprirai Che nulla è cambiato Che sono restato L'illuso di sempre E riderai Quel giorno riderai.
I due insensati, il quasi ottuagenario 79 e il suo palindromo 97 (lui non raggiungerà il suo palindromo, e lo sa, ma non gli importa) ridono ancora. Ridere, ridere, ridere ancora Ora la guerra paura non fa Bruciano nel fuoco le divise la sera Brucia nella gola vino a sazietà Musica di tamburelli fino all'aurora Il soldato che tutta la notte ballò Vide tra la folla quella nera signora Vide che cercava lui e si spaventò.
Ma si sono ammattiti? No, già da prima, ridevano, sa, ridevano come matti, variante romana. Ridevano, neh, ridevano come matti, variante piemontese. Ma chi? I matti. Sono sbalordito, sono sconcertato, via, via!
Salvami, salvami, grande sovrano Fammi fuggire, fuggire di qua Alla parata lei mi stava vicino E mi guardava con malignità Dategli, dategli un animale Figlio del lampo, degno di un re Presto, più presto perché possa scappare Dategli la bestia più veloce che c'è.
Mettiamo un po' d’ordine e riprendiamo dalla “nera signora”. Ecco. Beh, affrettiamoci! – Perché? – Lei teme che non facciamo in tempo ad arrivare là. – Speriamo bene. – Inshallah.
POST-SCRIPTUM Le battute finali parafrasano non le parole, ma il senso del testo della canzone di Roberto Vecchioni, “Samarcanda”, ispirato ad una novella araba. Un servo va al mercato e vede la nera signora che lo guarda con malignità; allora corre spaventato dal padrone e gli riferisce dello sguardo cattivo. Il padrone scende al mercato, incontra la nera signora, la Morte, e le dice che con il suo sguardo aveva spaventato il servo. La Morte risponde che non voleva spaventarlo, ma era soltanto stupita di vederlo là, perché lo aspettava a Samarcanda. Vecchioni ha adatto il testo, cambiando il padrone con il re e il servo con il soldato, che con il cavallo più veloce compie una corsa sfrenata fino a Samarcanda, incontro alla nera signora, l’affanno di una vita tumultuosa.
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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MUSICA DI TAMBURELLI
I calcoli mentali, come avevamo già detto una volta, se non sbaglio, non sono sassolini nel cervello che devono essere frantumati con il laser ed espulsi per evaporazione, al fine di liberare il paziente da emicranie frontali e parietali, ma nuove tecniche dette “aritmetiche notturne”, di fatto moltiplicazioni esclusivamente mnemoniche tra due numeri a quattro cifre, al fine di prendere sonno, oppure ai risvegli prima dell’alba.
Ed ora continuiamo con addizione e moltiplicazione, strumento di calcolo naturale le dita delle mani, provando con un altro numero, il settantadue? Perché il 72? Perché 9 x 8 = 72. Scusa, ma… Stai zitto!, e non dico cretino! Perché 72? Perché bisogna usare due numeri superiori a cinque, ossia alle cinque dita della mano. Ma perché il 72? E allora, te lo dico: sei un gran cretino! Cafone! Pasqualino, Pasqualino. Tu presumi che io conosca già il risultato, con il giochetto delle dita, e quindi sono già a conoscenza che con il 72, il risultato è esatto, non è così? Sì, è così. Ma vale anche per gli altri numeri, perché la matematica è una scienza esatta, il risultato ex actu. Hai capito? No.
Hai un pregiudizio, e questo pregiudizio nei confronti della scienza da dove nasce?
«Dall’ignoranza di coloro che la criticano. Quello che dobbiamo riuscire a capire è che la scienza non dice la verità, dice cose esatte. La parola esatto viene dal latino ex-actu che significa “ottenuto da” le premesse da cui si parte. Essere “esatti” è un obiettivo che si raggiunge secondo una logica processuale, sperimentale. Ora cosa succede? Ogni volta sento parlar male degli scienziati che si contraddicono tra di loro, lamentarsi che ognuno dica una cosa diversa dall’altra. Ma, signori, questo è il cammino normale e naturale della scienza. Perché la scienza dice le cose che ottiene dalle premesse che la muovono. Alcune delle quali verranno verificate, altre invece falliranno alla verifica e quindi verranno abbandonate. La scienza procede per prove e per errori. Proprio per questo non dobbiamo meravigliarci della diversità delle opinioni scientifiche, così come non dobbiamo credere che la scienza dica la verità. Dice le cose che la sperimentazione le consente di verificare come positive o come negative. Non c’è un criterio di verità nella scienza, non dobbiamo sposare i modelli di verità che abbiamo per esempio nella religione. Uno crede in Dio e lui è fonte di verità. No, la scienza non procede in questa maniera, procede attraverso la sperimentazione. Bisogna abituarsi a questo relativismo». (Umberto Galimberti)
E allora? Conta fino a nove con le dita di una mano. Dita distese? 4; ripiegate? 1. Con l’altra mano conta fino a otto. Dita distese? 3; ripiegate? 2. Quindi, 4 + 3 = 7; 2 x1 = 2. Risultato: 72. Hai visto? Sì, mi hai proprio rimbecillito. No, lo eri già di tuo. Continua. Allora, abbiamo 63.72 e moltiplichiamo questo numero con l’atro formato dalle due coppie di palindromi. Ecco, i palindromi! Arrivano i palindromi! Aiuto! Calma e sangue freddo: 36.27. Finirai al manicomio. Ne sono appena uscito. Ritornerai.
Ritornerai
Lo so ritornerai
E quando tu
Sarai con me
Ritroverai
Tutte le cose che
Tu non volevi
Vedere intorno a te
E scoprirai
Che nulla è cambiato
Che sono restato
L'illuso di sempre
E riderai
Quel giorno riderai.
I due insensati, il quasi ottuagenario 79 e il suo palindromo 97 (lui non raggiungerà il suo palindromo, e lo sa, ma non gli importa) ridono ancora.
Ridere, ridere, ridere ancora
Ora la guerra paura non fa
Bruciano nel fuoco le divise la sera
Brucia nella gola vino a sazietà
Musica di tamburelli fino all'aurora
Il soldato che tutta la notte ballò
Vide tra la folla quella nera signora
Vide che cercava lui e si spaventò.
Ma si sono ammattiti? No, già da prima, ridevano, sa, ridevano come matti, variante romana. Ridevano, neh, ridevano come matti, variante piemontese. Ma chi? I matti. Sono sbalordito, sono sconcertato, via, via!
Salvami, salvami, grande sovrano
Fammi fuggire, fuggire di qua
Alla parata lei mi stava vicino
E mi guardava con malignità
Dategli, dategli un animale
Figlio del lampo, degno di un re
Presto, più presto perché possa scappare
Dategli la bestia più veloce che c'è.
Mettiamo un po' d’ordine e riprendiamo dalla “nera signora”. Ecco.
Beh, affrettiamoci! – Perché? – Lei teme che non facciamo in tempo ad arrivare là. – Speriamo bene. – Inshallah.
POST-SCRIPTUM
Le battute finali parafrasano non le parole, ma il senso del testo della canzone di Roberto Vecchioni, “Samarcanda”, ispirato ad una novella araba. Un servo va al mercato e vede la nera signora che lo guarda con malignità; allora corre spaventato dal padrone e gli riferisce dello sguardo cattivo. Il padrone scende al mercato, incontra la nera signora, la Morte, e le dice che con il suo sguardo aveva spaventato il servo. La Morte risponde che non voleva spaventarlo, ma era soltanto stupita di vederlo là, perché lo aspettava a Samarcanda. Vecchioni ha adatto il testo, cambiando il padrone con il re e il servo con il soldato, che con il cavallo più veloce compie una corsa sfrenata fino a Samarcanda, incontro alla nera signora, l’affanno di una vita tumultuosa.
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