LE CATTIVE FREQUENTAZIONI Ho scoperto che tu sei pazzo. – Anch’io. – Quindi ne hai preso coscienza? – Certo. – E quali provvedimenti intendi adottare? – Il primo è quello di allontanarti da me subito, e se non lo fai, tramite il mio avvocato, chiederò un decreto di urgenza al Tribunale, affinché tu mantenga una distanza, non inferiore a 500 metri, dalla mia persona. – Ma no! Non è necessario, mi allontanerò subito da te di mia spontanea volontà. – Ah! Ecco, meno male! La pazzia è contagiosa. – Prima di andarmene e dirti addio, però, voglio ringraziarti per la tua generosità, quel tuo starti a cuore della mia salute, senza che tu ne abbia vantaggio alcuno. – Starmi a cuore della tua salute? – Certo, mio soavissimo e sfortunato amico. – Ma che hai capito? Tu sei proprio matto da legare! – Che cosa hai detto? Io, matto da legare? – E chi altrimenti? – Tu! – Non sei riuscito a contagiarmi, pazzo furioso che non sei altro, tu e le tue cattive frequentazioni. – Qui, c’è un fraintendimento, il pazzo sei tu. – No, vedi che quando ho detto “anch’io”, mi riferivo al fatto che anch’io avevo scoperto che il pazzo sei tu, e proprio in ragione di quella tua fasulla scoperta. – No, nessun fraintendimento, tu l’hai ammesso dicendoti d’accordo, avendone preso coscienza. – Ma tu non sai che i pazzi vanno assecondati? E se non ho chiarito subito questo è perché i pazzi non sanno di esserlo, e seppure ne fossero informati, tenterebbero di scollarsi con le unghie quello stimma. – No, amico, non montaleggiare. – Senti, smettiamo questo insulso balletto. – Aveva un senso. – Quale? – Quello di mettere in evidenza le cattive frequentazioni del Blogger. – Quali? – Quelle con il professore di filologia classica a Basilea, un secolo e mezzo fa. – Mi sembra ieri. – Fai la battuta di Totò e poi chiudiamo. – Va bene. – Quindi? – “Ragazzi come passa il tempo!” – Tu dici veloce, fugge? – Sì. - E invece non passa mai. – Perché? – C’era un altro motivo del balletto introduttivo, anzi due. – Il primo? – La noia. – Come? – È più divertente scherzeggiare (il verbo esiste, il correttore automatico non ha corretto) che occuparsi di Zarathustra. – È vero. – Che dice Jung in proposito? – “Rieccoci al nostro vecchio caro Zarathustra! E dando un’occhiata ai capitoli di cui ci siamo già occupati e a quelli che dobbiamo ancora affrontare, vi dico con franchezza che mi sono annoiato a morte, soprattutto per via dello stile.” (“Seminari”, Prima Conferenza, 4 maggio 1938) – E quindi? – Quindi, critica la maniera tremendamente esagerata e tronfia con cui Nietzsche si esprime. Infine, conclude dicendo di voler fare come dicono i tedeschi: “die Rosinen aus dem Kuchen picken", piluccare l’uvetta dal dolce, ovvero scegliere il meglio del seguito, tralasciando il resto. Deve dirsi che l’ultima sessione dei “Seminari”, iniziati nel maggio del 1934, fu quella del 15 febbraio 1939, poi furono interrotti a causa della guerra, di cui si avverte il presagio.
La noia, il primo, e il secondo motivo? – Il disordine mentale, di cui la trattazione caotica del “Corisco”, iniziato con “L’inchiostro azzurro”, vuole dare rappresentazione, per compararla con la confusione dei sogni, non più discorsi, ma immagini, e concludere su alcune affermazioni di Aristotele sul tema. – Quali? – “E come in uno specchio d’acqua, se uno lo sconvolge a fondo, l’immagine talvolta non appare affatto, talora appare ma tutta distorta tanto da mostrare un’apparenza diversa dalla propria, mentre se l’acqua è calma le immagini sono nette e visibili, così durante il sonno le immagini e gli altri movimenti provenienti dalle sensazioni, talora sono del tutto annullati, se il movimento di cui si è parlato è troppo forte, talora poi le visioni appaiono sì ma sconvolgenti e mostruose e i sogni non sono consistenti, come capita agli atrabiliari, ai febbricitanti e agli avvinazzati - e infatti tutte queste affezioni, essendo di natura aerea, comportano molta commozione e perturbamento. (“Parva Naturalia”, Dei sogni, 461 a 15-25) – Chi sono gli atrabiliari? – Persone di cattivo umore, dal latino “atra bilis” ("bile nera"), malinconici e depressi. – E gli avvinazzati? – Sei tu. – Tu, invece sei il delirante. – Parliamo di Corisco. – Certo. – E allora? – Filosofo platonico (IV sec. a. C.), citato da Diogene Laerzio insieme con Erasto, tentò di dar attuazione, a Scepsi, agli ideali politici di Platone. Tale tentativo incontrò il favore di Ermia (suocero di Aristotele) di Atarneo, che mise a disposizione dei due filosofi la città di Asso, dove poi essi accolsero Aristotele, quando questi, dopo la morte di Platone, lasciò Atene. Corisco, il cui nome ricorre spesso nella formulazione degli esempi di cui si serve Aristotele per argomentare le sue dimostrazioni e analisi logico-metafisiche, ebbe un figlio, Neleo, al quale è legato il destino delle opere del fondatore del Liceo. Secondo Strabone, Neleo «fu allo stesso modo discepolo di Aristotele e di Teofrasto» che gli lasciò in eredità la sua biblioteca che conteneva anche le opere di Aristotele. – Tutto qui. – No, Corisco è anche un moderno ciclista amatoriale, citato nel web. – Cretino! – Maleducato! – Parliamo di Callicle. – Un sofista, conosciuto per essere l'interlocutore di Socrate nel “Gorgia” di Platone e sostenitore della "legge del più forte". – Io l’ho sentito nominare, come Corisco, negli esempi di Aristotele. – Molti vedono in Callicle un precursore di Nietzsche, in ragione del suo pensiero sulla forza vitale, ma non risulta sia mai stato espressamente menzionato dal filosofo tedesco. Tu che dici? – Dobbiamo concludere sull’ultima “aritmetica notturna” rimasta in sospeso. – 63.72 x 36.27 = 23.11.12.44. – 63 x 36 e 63 x 27; 72 x 36 e 72 x 27. Quindi incolonnare le cifre correttamente. – Come? – Così.
2268 001701 228501
2592 001944 261144
228501 00261144 23111244
Un giochetto da niente. – In specie solo con la mente. – Solamente, nel senso, come dice la parola “sola-mente”, quando la “mente” ti da una “sola”, in romanesco truffa, inganno. – Vedo che sei esperto in materia. – Fatti furbo. – Che vuoi dire? – In piemontese, l'espressione "fatti furbo" si traduce comunemente con "Gavte la nata!" (letteralmente: "Togliti il tappo!"). È un'esortazione a svegliarsi, aprire gli occhi o smetterla di comportarsi in modo ingenuo. Variante: Si può usare anche l'espressione "Fà furb" o "Fate furb". Può essere usata anche per dire "smettila di dire cavolate". Spesso si usa anche per spronare qualcuno ad agire in modo più astuto in una data situazione. IA. – L’espressione “Gavte la nata!” è usata da Umberto Eco in “Il pendolo di Foucault”. – Ne riparliamo. – Con mente certa. – Come? – Certamente. – Toh!
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
3 commenti:
[N. d. B.]
La musica di tamburelli è finita in coda al post sottostante. - Infatti, si sente l'Eco. - Come? - Umberto. - Eh? - Capisci dopo. - Ah!
LE CATTIVE FREQUENTAZIONI
Ho scoperto che tu sei pazzo. – Anch’io. – Quindi ne hai preso coscienza? – Certo. – E quali provvedimenti intendi adottare? – Il primo è quello di allontanarti da me subito, e se non lo fai, tramite il mio avvocato, chiederò un decreto di urgenza al Tribunale, affinché tu mantenga una distanza, non inferiore a 500 metri, dalla mia persona. – Ma no! Non è necessario, mi allontanerò subito da te di mia spontanea volontà. – Ah! Ecco, meno male! La pazzia è contagiosa. – Prima di andarmene e dirti addio, però, voglio ringraziarti per la tua generosità, quel tuo starti a cuore della mia salute, senza che tu ne abbia vantaggio alcuno. – Starmi a cuore della tua salute? – Certo, mio soavissimo e sfortunato amico. – Ma che hai capito? Tu sei proprio matto da legare! – Che cosa hai detto? Io, matto da legare? – E chi altrimenti? – Tu! – Non sei riuscito a contagiarmi, pazzo furioso che non sei altro, tu e le tue cattive frequentazioni. – Qui, c’è un fraintendimento, il pazzo sei tu. – No, vedi che quando ho detto “anch’io”, mi riferivo al fatto che anch’io avevo scoperto che il pazzo sei tu, e proprio in ragione di quella tua fasulla scoperta. – No, nessun fraintendimento, tu l’hai ammesso dicendoti d’accordo, avendone preso coscienza. – Ma tu non sai che i pazzi vanno assecondati? E se non ho chiarito subito questo è perché i pazzi non sanno di esserlo, e seppure ne fossero informati, tenterebbero di scollarsi con le unghie quello stimma. – No, amico, non montaleggiare. – Senti, smettiamo questo insulso balletto. – Aveva un senso. – Quale? – Quello di mettere in evidenza le cattive frequentazioni del Blogger. – Quali? – Quelle con il professore di filologia classica a Basilea, un secolo e mezzo fa. – Mi sembra ieri. – Fai la battuta di Totò e poi chiudiamo. – Va bene. – Quindi? – “Ragazzi come passa il tempo!” – Tu dici veloce, fugge? – Sì. - E invece non passa mai. – Perché? – C’era un altro motivo del balletto introduttivo, anzi due. – Il primo? – La noia. – Come? – È più divertente scherzeggiare (il verbo esiste, il correttore automatico non ha corretto) che occuparsi di Zarathustra. – È vero. – Che dice Jung in proposito? – “Rieccoci al nostro vecchio caro Zarathustra! E dando un’occhiata ai capitoli di cui ci siamo già occupati e a quelli che dobbiamo ancora affrontare, vi dico con franchezza che mi sono annoiato a morte, soprattutto per via dello stile.” (“Seminari”, Prima Conferenza, 4 maggio 1938) – E quindi? – Quindi, critica la maniera tremendamente esagerata e tronfia con cui Nietzsche si esprime. Infine, conclude dicendo di voler fare come dicono i tedeschi: “die Rosinen aus dem Kuchen picken", piluccare l’uvetta dal dolce, ovvero scegliere il meglio del seguito, tralasciando il resto. Deve dirsi che l’ultima sessione dei “Seminari”, iniziati nel maggio del 1934, fu quella del 15 febbraio 1939, poi furono interrotti a causa della guerra, di cui si avverte il presagio.
La noia, il primo, e il secondo motivo? – Il disordine mentale, di cui la trattazione caotica del “Corisco”, iniziato con “L’inchiostro azzurro”, vuole dare rappresentazione, per compararla con la confusione dei sogni, non più discorsi, ma immagini, e concludere su alcune affermazioni di Aristotele sul tema. – Quali? – “E come in uno specchio d’acqua, se uno lo sconvolge a fondo, l’immagine talvolta non appare affatto, talora appare ma tutta distorta tanto da mostrare un’apparenza diversa dalla propria, mentre se l’acqua è calma le immagini sono nette e visibili, così durante il sonno le immagini e gli altri movimenti provenienti dalle sensazioni, talora sono del tutto annullati, se il movimento di cui si è parlato è troppo forte, talora poi le visioni appaiono sì ma sconvolgenti e mostruose e i sogni non sono consistenti, come capita agli atrabiliari, ai febbricitanti e agli avvinazzati - e infatti tutte queste affezioni, essendo di natura aerea, comportano molta commozione e perturbamento. (“Parva Naturalia”, Dei sogni, 461 a 15-25) – Chi sono gli atrabiliari? – Persone di cattivo umore, dal latino “atra bilis” ("bile nera"), malinconici e depressi. – E gli avvinazzati? – Sei tu. – Tu, invece sei il delirante. – Parliamo di Corisco. – Certo. – E allora? – Filosofo platonico (IV sec. a. C.), citato da Diogene Laerzio insieme con Erasto, tentò di dar attuazione, a Scepsi, agli ideali politici di Platone. Tale tentativo incontrò il favore di Ermia (suocero di Aristotele) di Atarneo, che mise a disposizione dei due filosofi la città di Asso, dove poi essi accolsero Aristotele, quando questi, dopo la morte di Platone, lasciò Atene. Corisco, il cui nome ricorre spesso nella formulazione degli esempi di cui si serve Aristotele per argomentare le sue dimostrazioni e analisi logico-metafisiche, ebbe un figlio, Neleo, al quale è legato il destino delle opere del fondatore del Liceo. Secondo Strabone, Neleo «fu allo stesso modo discepolo di Aristotele e di Teofrasto» che gli lasciò in eredità la sua biblioteca che conteneva anche le opere di Aristotele. – Tutto qui. – No, Corisco è anche un moderno ciclista amatoriale, citato nel web. – Cretino! – Maleducato! – Parliamo di Callicle. – Un sofista, conosciuto per essere l'interlocutore di Socrate nel “Gorgia” di Platone e sostenitore della "legge del più forte". – Io l’ho sentito nominare, come Corisco, negli esempi di Aristotele. – Molti vedono in Callicle un precursore di Nietzsche, in ragione del suo pensiero sulla forza vitale, ma non risulta sia mai stato espressamente menzionato dal filosofo tedesco. Tu che dici? – Dobbiamo concludere sull’ultima “aritmetica notturna” rimasta in sospeso. – 63.72 x 36.27 = 23.11.12.44. – 63 x 36 e 63 x 27; 72 x 36 e 72 x 27. Quindi incolonnare le cifre correttamente. – Come? – Così.
2268
001701
228501
2592
001944
261144
228501
00261144
23111244
Un giochetto da niente. – In specie solo con la mente. – Solamente, nel senso, come dice la parola “sola-mente”, quando la “mente” ti da una “sola”, in romanesco truffa, inganno. – Vedo che sei esperto in materia. – Fatti furbo. – Che vuoi dire? – In piemontese, l'espressione "fatti furbo" si traduce comunemente con "Gavte la nata!" (letteralmente: "Togliti il tappo!"). È un'esortazione a svegliarsi, aprire gli occhi o smetterla di comportarsi in modo ingenuo. Variante: Si può usare anche l'espressione "Fà furb" o "Fate furb". Può essere usata anche per dire "smettila di dire cavolate". Spesso si usa anche per spronare qualcuno ad agire in modo più astuto in una data situazione. IA. – L’espressione “Gavte la nata!” è usata da Umberto Eco in “Il pendolo di Foucault”. – Ne riparliamo. – Con mente certa. – Come? – Certamente. – Toh!
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