NULLA SALUS “Guido: Eminenza, io non sono felice. Cardinale: Perché dovrebbe essere felice? Il suo compito non è questo. Chi le ha detto che si viene al mondo per essere felici? Dice Origene nelle sue omelie: extra ecclesiam nulla salus, fuori della Chiesa non c'è salvezza; extra ecclesiam nemu salvatur, fuori dalla Chiesa nessuno si salverà; salus extra ecclesiam non est, non c'è salvezza fuori dalla Chiesa; Civitas Dei, chi non è nella Civitas Dei appartiene alla Civitas Diaboli.” Federico Fellini, “Otto e mezzo”, 1963.
IL CONGIUNTIVO ESORTATIVO (IA) L'imperativo e il congiuntivo esortativo lavorano insieme per dare ordini, consigli o inviti in italiano, ma si dividono i compiti in base alla persona a cui ci rivolgiamo.
L'Imperativo A cosa serve: Esprime un ordine diretto, un comando o un divieto. Quali persone ha: Solo la seconda persona singolare (tu) e la seconda persona plurale (voi). Esempi: "Apri la finestra!" (tu)"Uscite subito!" (voi)
Il Congiuntivo Esortativo A cosa serve: Esprime un'esortazione, un invito, un consiglio o un ordine attenuato. Perché si usa: L'imperativo ha dei "buchi" e non possiede tutte le persone. Il congiuntivo esortativo si usa per colmare queste mancanze (prima persona plurale, terza singolare e terza plurale) e per il Lei di cortesia. Quale tempo usa: Di norma il congiuntivo presente.
Tabella riassuntiva delle persone Persona Modo verbale Esempio Tu (2ª singolare) Imperativo Leggi questo libro! Lei (3ª singolare / cortesia) Congiuntivo esortativo Legga questo libro, professore! Noi (1ª plurale) Imperativo / Congiuntivo Leggiamo insieme! Voi (2ª plurale) Imperativo Leggete questo libro! Loro (3ª plurale) Congiuntivo esortativo Leggano pure il libro.
LEZIONCINA ELEMENTARE (IO) La differenza tra i due modi verbali consiste nell’uso pratico del discorso. L’imperativo è rivolto a un interlocutore subordinato a cui si “comanda” di compiere una determinata azione. Il congiuntivo esortativo è rivolto a un interlocutore, a cui non si è legati da un vincolo di subordinazione, e che quindi si “esorta” o “prega”, ma in quest’ultimo caso il vincolo di subordinazione è decisamente rovesciato. Il sottile confine tra esortazione e preghiera consiste nella “confidenza” desiderata o esistente tra il locutore e l’interlocutore. Esempio: scrivo a un’amica: Ti prego di rispondere. È chiaro che l’amica risponde o non risponde all’amico, in base ai suoi sentimenti: se sente o meno di corrispondere ai sentimenti dell’amico. E da questa corrispondenza o meno ne viene se la preghiera viene esaudita o non esaudita.
LA PREGHIERA Presuppone un sentimento filiale, e quindi può tradursi, più o meno coscientemente, in un ordine, con l’uso dell’imperativo.
LA PREGHIERA RELIGIOSA Si basa sulla fede, come dire sulla fiducia nell’Essere divino, a cui la preghiera viene rivolta. Nella religione cattolica, la preghiera del “Padre Nostro” usa naturalmente il congiuntivo esortativo nei verbi iniziali per esprimere un desiderio, un'invocazione o una preghiera rivolta a Dio.
Il Testo del Padre Nostro con i verbi al congiuntivo Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome (congiuntivo presente passivo - esortativo/desiderativo) venga il tuo regno (congiuntivo presente attivo - esortativo) sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra (congiuntivo presente passivo - esortativo) Dacci oggi il nostro pane quotidiano (imperativo) e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori (imperativo e indicativo presente) e non abbandonarci alla tentazione (imperativo negativo), ma liberaci dal male (imperativo). E così sia.
L'espressione finale "Così sia" (traduzione della parola ebraica Amen) è un congiuntivo desiderativo (o ottativo), che in questo contesto assume anche una sfumatura esortativa. Ecco l'analisi dettagliata: Valore Desiderativo (Ottativo): Esprime un augurio o un vivo desiderio affinché ciò che è stato detto si realizzi. Equivale a formule come "Voglia il Cielo che sia così" o "Sia fatto così". Valore Esortativo: Nei contesti liturgici e di preghiera comunitaria, funge da invito formale rivolto a tutti i presenti per confermare e sigillare l'unione di intenti ("Che questo sia per tutti noi"). Dal punto di vista strettamente grammaticale, si tratta di un congiuntivo presente, terza persona singolare del verbo essere.
PARODIA La poesia "Pater Noster" di Jacques Prévert, tratta dalla raccolta “Parole”, 1946.
Padre nostro che sei nei cieli Restaci (imperativo) E noi resteremo sulla terra (imperativo) Che qualche volta è così carina Con i suoi misteri di New York E i suoi misteri di Parigi Che valgono almeno quello della Trinità
In questa poesia ironica e provocatoria, Jacques Prévert immagina un rapporto alla pari e laico con il divino. L'invito a "restare nei cieli" è un modo per rivendicare l'autonomia e la bellezza della vita terrena, fatta di piccole cose concrete, contraddizioni, ingiustizie ma anche di meraviglie quotidiane accessibili a tutti gli uomini, senza bisogno di delegare la speranza a una dimensione ultraterrena.
IL SIGNIFICATO DEL CIELO “Riguardo alla cosiddetta ascensione di Gesù al cielo (e dico cosiddetta perché tale affermazione suppone una cosmologia primitiva oggi del tutto improponibile), le testimonianze neotestamentarie sono ancora più problematiche.” Vito Mancuso, “Gesù e Cristo”, 2026, p. 651.
(Segue)
Il discorso frammentario appena concluso, in verità inconcluso, sottintende e attende la discussione di una trama teologica, incentrata sulla soteriologia, dottrina della salvezza (dalla morte), alla luce delle parole di Origene: “Extra ecclesiam nulla salus.”
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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NULLA SALUS
“Guido: Eminenza, io non sono felice. Cardinale: Perché dovrebbe essere felice? Il suo compito non è questo. Chi le ha detto che si viene al mondo per essere felici? Dice Origene nelle sue omelie: extra ecclesiam nulla salus, fuori della Chiesa non c'è salvezza; extra ecclesiam nemu salvatur, fuori dalla Chiesa nessuno si salverà; salus extra ecclesiam non est, non c'è salvezza fuori dalla Chiesa; Civitas Dei, chi non è nella Civitas Dei appartiene alla Civitas Diaboli.”
Federico Fellini, “Otto e mezzo”, 1963.
IL CONGIUNTIVO ESORTATIVO (IA)
L'imperativo e il congiuntivo esortativo lavorano insieme per dare ordini, consigli o inviti in italiano, ma si dividono i compiti in base alla persona a cui ci rivolgiamo.
L'Imperativo
A cosa serve: Esprime un ordine diretto, un comando o un divieto.
Quali persone ha: Solo la seconda persona singolare (tu) e la seconda persona plurale (voi). Esempi: "Apri la finestra!" (tu)"Uscite subito!" (voi)
Il Congiuntivo Esortativo
A cosa serve: Esprime un'esortazione, un invito, un consiglio o un ordine attenuato. Perché si usa: L'imperativo ha dei "buchi" e non possiede tutte le persone. Il congiuntivo esortativo si usa per colmare queste mancanze (prima persona plurale, terza singolare e terza plurale) e per il Lei di cortesia.
Quale tempo usa: Di norma il congiuntivo presente.
Tabella riassuntiva delle persone
Persona Modo verbale Esempio
Tu (2ª singolare) Imperativo Leggi questo libro!
Lei (3ª singolare / cortesia) Congiuntivo esortativo Legga questo libro, professore!
Noi (1ª plurale) Imperativo / Congiuntivo Leggiamo insieme!
Voi (2ª plurale) Imperativo Leggete questo libro!
Loro (3ª plurale) Congiuntivo esortativo Leggano pure il libro.
LEZIONCINA ELEMENTARE (IO)
La differenza tra i due modi verbali consiste nell’uso pratico del discorso.
L’imperativo è rivolto a un interlocutore subordinato a cui si “comanda” di compiere una determinata azione.
Il congiuntivo esortativo è rivolto a un interlocutore, a cui non si è legati da un vincolo di subordinazione, e che quindi si “esorta” o “prega”, ma in quest’ultimo caso il vincolo di subordinazione è decisamente rovesciato.
Il sottile confine tra esortazione e preghiera consiste nella “confidenza” desiderata o esistente tra il locutore e l’interlocutore. Esempio: scrivo a un’amica: Ti prego di rispondere. È chiaro che l’amica risponde o non risponde all’amico, in base ai suoi sentimenti: se sente o meno di corrispondere ai sentimenti dell’amico. E da questa corrispondenza o meno ne viene se la preghiera viene esaudita o non esaudita.
LA PREGHIERA
Presuppone un sentimento filiale, e quindi può tradursi, più o meno coscientemente, in un ordine, con l’uso dell’imperativo.
LA PREGHIERA RELIGIOSA
Si basa sulla fede, come dire sulla fiducia nell’Essere divino, a cui la preghiera viene rivolta. Nella religione cattolica, la preghiera del “Padre Nostro” usa naturalmente il congiuntivo esortativo nei verbi iniziali per esprimere un desiderio, un'invocazione o una preghiera rivolta a Dio.
Il Testo del Padre Nostro con i verbi al congiuntivo
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome
(congiuntivo presente passivo - esortativo/desiderativo)
venga il tuo regno (congiuntivo presente attivo - esortativo)
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra (congiuntivo presente passivo - esortativo)
Dacci oggi il nostro pane quotidiano (imperativo)
e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori (imperativo e indicativo presente)
e non abbandonarci alla tentazione (imperativo negativo),
ma liberaci dal male (imperativo).
E così sia.
L'espressione finale "Così sia" (traduzione della parola ebraica Amen) è un congiuntivo desiderativo (o ottativo), che in questo contesto assume anche una sfumatura esortativa.
Ecco l'analisi dettagliata:
Valore Desiderativo (Ottativo): Esprime un augurio o un vivo desiderio affinché ciò che è stato detto si realizzi. Equivale a formule come "Voglia il Cielo che sia così" o "Sia fatto così".
Valore Esortativo: Nei contesti liturgici e di preghiera comunitaria, funge da invito formale rivolto a tutti i presenti per confermare e sigillare l'unione di intenti ("Che questo sia per tutti noi").
Dal punto di vista strettamente grammaticale, si tratta di un congiuntivo presente, terza persona singolare del verbo essere.
PARODIA
La poesia "Pater Noster" di Jacques Prévert, tratta dalla raccolta “Parole”, 1946.
Padre nostro che sei nei cieli
Restaci (imperativo)
E noi resteremo sulla terra (imperativo)
Che qualche volta è così carina
Con i suoi misteri di New York
E i suoi misteri di Parigi
Che valgono almeno quello della Trinità
In questa poesia ironica e provocatoria, Jacques Prévert immagina un rapporto alla pari e laico con il divino. L'invito a "restare nei cieli" è un modo per rivendicare l'autonomia e la bellezza della vita terrena, fatta di piccole cose concrete, contraddizioni, ingiustizie ma anche di meraviglie quotidiane accessibili a tutti gli uomini, senza bisogno di delegare la speranza a una dimensione ultraterrena.
IL SIGNIFICATO DEL CIELO
“Riguardo alla cosiddetta ascensione di Gesù al cielo (e dico cosiddetta perché tale affermazione suppone una cosmologia primitiva oggi del tutto improponibile), le testimonianze neotestamentarie sono ancora più problematiche.”
Vito Mancuso, “Gesù e Cristo”, 2026, p. 651.
(Segue)
Il discorso frammentario appena concluso, in verità inconcluso, sottintende e attende la discussione di una trama teologica, incentrata sulla soteriologia, dottrina della salvezza (dalla morte), alla luce delle parole di Origene: “Extra ecclesiam nulla salus.”
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