E alla fine l’ha spuntata. – Chi? – Habermas, anzi no, Gadamer. – Che diamine dici? – La scommessa a chi sarebbe morto prima, cioè dopo. – Hai le idee confuse, non ho capisco. – Tempo fa, avevo letto da qualche parte che una volta, i due filosofi si erano incontrati, in occasione di una conferenza, forse in Italia, e passeggiando sulla spiaggia del mare, avevano scommesso su chi sarebbe morto prima. – Come dire chi sarebbe sopravvissuto alla morte dell’altro? – Data l’età avanzata di entrambi, Gadamer era oltre i novanta, doveva morire prima lui. – E invece? – Ricorriamo alla IA. – Va bene. La scommessa tra Hans-Georg Gadamer e Jürgen Habermas su chi sarebbe morto per primo è un aneddoto celebre che riflette la loro profonda differenza generazionale e filosofica. Chi ha vinto? Hans-Georg Gadamer. La situazione: Gadamer, essendo molto più anziano di Habermas, aveva scommesso scherzosamente che sarebbe sopravvissuto al più giovane collega. Gadamer è nato nel 1900 e morto nel 2002, all'età di 102 anni, vincendo così la scommessa fatta con Habermas, nato nel 1929 e tuttora vivente. Malgrado le loro accese polemiche sul primato dell'ermeneutica (Gadamer) o della critica razionale (Habermas), i due filosofi mantenevano un rapporto di grande rispetto reciproco. Dobbiamo correggere gli errori della IA, hai pescato un algoritmo non aggiornato. Va bene. Ho cambiato la domanda, pescando un algoritmo più adatto. Hans-Georg Gadamer (1900-2002). Nascita: 11 febbraio 1900, Marburgo, Germania. Morte: 13 marzo 2002, Heidelberg, Germania. Jürgen Habermas (1929-2026). Nascita: 18 giugno 1929, Düsseldorf, Germania. Morte: 14 marzo 2026, Starnberg, Germania. Quindi, Gadamer ha vinto perché è morto a 102 anni, anche se in data antecedente, mentre Habermas a 96. D’altronde, era più giovane di circa trent’anni. Bene, adesso smettiamola con l’aneddotica e parliamo del pensiero dei due filosofi. Non ora, ma tra un po'. Giorni, mesi o anni? Settimane, per un profilo di entrambi, mesi, per una collocazione della loro filosofia nella filosofia tedesca contemporanea. E non possiamo anticipare con un quadro sinottico ripreso dalla IA?
La filosofia tedesca del Novecento e contemporanea è un panorama vasto, caratterizzato da profonde riflessioni sulla modernità, il linguaggio, la società e l'etica, con figure chiave come Hans-Georg Gadamer e Jürgen Habermas. Hans-Georg Gadamer (1900-2002) Ermeneutica: È noto per la sua opera principale Verità e metodo (1960), in cui sviluppa l'ermeneutica filosofica. Sostiene che la comprensione non è solo una tecnica, ma l'essenza stessa dell'agire umano. Dialogo e Tradizione: Per Gadamer, comprendere significa dialogare con la tradizione e interpretare i testi nel contesto del proprio "orizzonte" storico. Critica all'Illuminismo: Si contrappone a un'idea di ragione puramente tecnica, difendendo il valore della "precomprensione" e dei pregiudizi come base necessaria per la conoscenza. Jürgen Habermas (1929-2006) Teoria Critica: È l'erede principale della Scuola di Francoforte. Ha rinnovato la teoria critica, allontanandosi dal pessimismo di Adorno e Horkheimer e concentrandosi sulla democrazia deliberativa e la sfera pubblica. Agire Comunicativo: La sua opera magna è la Teoria dell'agire comunicativo (1981), in cui sostiene che la razionalità non è solo strumentale (fine-mezzi), ma anche comunicativa, basata sul dialogo e sulla ricerca del consenso reciproco. Mondo della vita e Sistema: Habermas distingue tra il "sistema" (istituzioni, economia, burocrazia) e il "mondo della vita" (le relazioni interpersonali, la cultura, la società civile), criticando la "colonizzazione" del secondo da parte del primo.
Il contesto filosofico tedesco è ricco di pensatori che hanno influenzato direttamente o indirettamente Gadamer e Habermas. Scuola di Francoforte: Theodor W. Adorno e Max Horkheimer (autori della Dialettica dell'Illuminismo), Herbert Marcuse, Erich Fromm. Fenomenologia ed Esistenzialismo: Martin Heidegger (maestro di Gadamer, figura complessa e centrale), Karl Jaspers. Filosofia Politica e Sociale: Hannah Arendt (teorica del totalitarismo e vita activa). Karl Löwith, Arnold Gehlen, Karl-Otto Apel (vicino a Habermas nella fondazione dell'etica del discorso). Questi filosofi hanno contribuito a fare della Germania un centro nevralgico della riflessione etico-politica europea, affrontando la crisi della modernità e il ruolo della ragione.
Nel 1963, Alexander Mitscherlich, medico e psicoanalista tedesco, direttore dal 1967 dell'Istituto Freud di Francoforte, scrisse “Verso una società senza padre”. L'autore, attraverso un'analisi sociologica e psicoanalitica, faceva i conti con la storia novecentesca della Germania e dell'Europa, contrapponendo alle esperienze autoritarie del nazismo e del socialismo la spinta antiautoritaria che cominciava a crescere all'inizio degli anni 60 e mettendo in luce l’avviarsi delle diverse società verso organizzazioni prive di gerarchie che chiamerà “società senza padre”. https://www.aippiweb.it/letti-e-riletti/alexander-mitscherlich-verso-una-societa-senza-padre-commento-di-simona-falanga
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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E alla fine l’ha spuntata. – Chi? – Habermas, anzi no, Gadamer. – Che diamine dici? – La scommessa a chi sarebbe morto prima, cioè dopo. – Hai le idee confuse, non ho capisco. – Tempo fa, avevo letto da qualche parte che una volta, i due filosofi si erano incontrati, in occasione di una conferenza, forse in Italia, e passeggiando sulla spiaggia del mare, avevano scommesso su chi sarebbe morto prima. – Come dire chi sarebbe sopravvissuto alla morte dell’altro? – Data l’età avanzata di entrambi, Gadamer era oltre i novanta, doveva morire prima lui. – E invece? – Ricorriamo alla IA. – Va bene. La scommessa tra Hans-Georg Gadamer e Jürgen Habermas su chi sarebbe morto per primo è un aneddoto celebre che riflette la loro profonda differenza generazionale e filosofica. Chi ha vinto? Hans-Georg Gadamer.
La situazione: Gadamer, essendo molto più anziano di Habermas, aveva scommesso scherzosamente che sarebbe sopravvissuto al più giovane collega. Gadamer è nato nel 1900 e morto nel 2002, all'età di 102 anni, vincendo così la scommessa fatta con Habermas, nato nel 1929 e tuttora vivente. Malgrado le loro accese polemiche sul primato dell'ermeneutica (Gadamer) o della critica razionale (Habermas), i due filosofi mantenevano un rapporto di grande rispetto reciproco.
Dobbiamo correggere gli errori della IA, hai pescato un algoritmo non aggiornato. Va bene. Ho cambiato la domanda, pescando un algoritmo più adatto.
Hans-Georg Gadamer (1900-2002). Nascita: 11 febbraio 1900, Marburgo, Germania. Morte: 13 marzo 2002, Heidelberg, Germania.
Jürgen Habermas (1929-2026). Nascita: 18 giugno 1929, Düsseldorf, Germania. Morte: 14 marzo 2026, Starnberg, Germania.
Quindi, Gadamer ha vinto perché è morto a 102 anni, anche se in data antecedente, mentre Habermas a 96. D’altronde, era più giovane di circa trent’anni.
Bene, adesso smettiamola con l’aneddotica e parliamo del pensiero dei due filosofi. Non ora, ma tra un po'. Giorni, mesi o anni? Settimane, per un profilo di entrambi, mesi, per una collocazione della loro filosofia nella filosofia tedesca contemporanea. E non possiamo anticipare con un quadro sinottico ripreso dalla IA?
La filosofia tedesca del Novecento e contemporanea è un panorama vasto, caratterizzato da profonde riflessioni sulla modernità, il linguaggio, la società e l'etica, con figure chiave come Hans-Georg Gadamer e Jürgen Habermas.
Hans-Georg Gadamer (1900-2002) Ermeneutica: È noto per la sua opera principale Verità e metodo (1960), in cui sviluppa l'ermeneutica filosofica. Sostiene che la comprensione non è solo una tecnica, ma l'essenza stessa dell'agire umano. Dialogo e Tradizione: Per Gadamer, comprendere significa dialogare con la tradizione e interpretare i testi nel contesto del proprio "orizzonte" storico. Critica all'Illuminismo: Si contrappone a un'idea di ragione puramente tecnica, difendendo il valore della "precomprensione" e dei pregiudizi come base necessaria per la conoscenza.
Jürgen Habermas (1929-2006) Teoria Critica: È l'erede principale della Scuola di Francoforte. Ha rinnovato la teoria critica, allontanandosi dal pessimismo di Adorno e Horkheimer e concentrandosi sulla democrazia deliberativa e la sfera pubblica.
Agire Comunicativo: La sua opera magna è la Teoria dell'agire comunicativo (1981), in cui sostiene che la razionalità non è solo strumentale (fine-mezzi), ma anche comunicativa, basata sul dialogo e sulla ricerca del consenso reciproco.
Mondo della vita e Sistema: Habermas distingue tra il "sistema" (istituzioni, economia, burocrazia) e il "mondo della vita" (le relazioni interpersonali, la cultura, la società civile), criticando la "colonizzazione" del secondo da parte del primo.
Il contesto filosofico tedesco è ricco di pensatori che hanno influenzato direttamente o indirettamente Gadamer e Habermas.
Scuola di Francoforte: Theodor W. Adorno e Max Horkheimer (autori della Dialettica dell'Illuminismo), Herbert Marcuse, Erich Fromm.
Fenomenologia ed Esistenzialismo: Martin Heidegger (maestro di Gadamer, figura complessa e centrale), Karl Jaspers.
Filosofia Politica e Sociale: Hannah Arendt (teorica del totalitarismo e vita activa).
Karl Löwith, Arnold Gehlen, Karl-Otto Apel (vicino a Habermas nella fondazione dell'etica del discorso). Questi filosofi hanno contribuito a fare della Germania un centro nevralgico della riflessione etico-politica europea, affrontando la crisi della modernità e il ruolo della ragione.
Nel 1963, Alexander Mitscherlich, medico e psicoanalista tedesco, direttore dal 1967 dell'Istituto Freud di Francoforte, scrisse “Verso una società senza padre”.
L'autore, attraverso un'analisi sociologica e psicoanalitica, faceva i conti con la storia novecentesca della Germania e dell'Europa, contrapponendo alle esperienze autoritarie del nazismo e del socialismo la spinta antiautoritaria che cominciava a crescere all'inizio degli anni 60 e mettendo in luce l’avviarsi delle diverse società verso organizzazioni prive di gerarchie che chiamerà “società senza padre”.
https://www.aippiweb.it/letti-e-riletti/alexander-mitscherlich-verso-una-societa-senza-padre-commento-di-simona-falanga
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