martedì 31 marzo 2026

Monologo




                                    Dulcis in fundo



4 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

LE ARITMETICHE NOTTURNE

IN CAUDA VENENUM
Ieri sera, su un canale televisivo dedicato al genere giallo, ho visto il film: “Maigret e il corpo senza testa”. Si tratta di uno dei 54 film della serie televisiva francese del commissario Maigret con Bruno Cremer, andata in onda dal 1991 al 2005. La serie viene periodicamente riproposta anche in Italia, io ne avrò visti una quindicina di film, forse più, forse meno. Quello di ieri, l’avevo già visto, ma non ricordavo il finale, che andavo comunque rammemorando con lo svolgersi della trama. Saranno state le undici, quando il film è finito, ed io, che tra il cambio dell’ora solare con l’ora legale, e l’insonnia senile, dovevo recuperare il sonno perduto, sono andato a dormire, rassegnandomi a prendere come sonnifero le mie solite “aritmetiche notturne”, calcolo mnemonico di moltiplicazioni con numeri a quattro cifre. Tra l’altro mi fa male un’articolazione della gamba sinistra, cioè piegando la gamba, a volte sento un’improvvisa fitta. Ora, noi ci domandiamo, quale interesse possa nutrire il lettore per i miei gusti cinematografici e le mie quotidianità. In altri momenti, avrei interrotto il monologo, trasformandolo in un soliloquio pseudo umoristico e anodino, nel mio tentativo velleitario di muovere al riso il lettore, onde attrarne l’attenzione. Ma questa volta, mi mantengo sul monologo, scansando il soliloquio, di cui però accenno tra parentesi a virtuali battute. (Tra l’altro mi fa male un’articolazione… –Ehi, Maigret! – Che vuoi? – Ma a noi della tua gamba e altri acciacchi della vecchiaia… E così via cantando. L’altro io dell’io, diciamo l’alter ego o la “spalla”, punzecchia l’io, e il soliloquio scivola sulla stessa strada del burattinesco, abbastanza insulso. Fine.)

Silvio Minieri ha detto...

Quindi, restando sul monologo, parliamo di “aritmetiche”. Il sonnifero ha funzionato e poco prima dell’alba mi sono svegliato, e in quattro e quattr’otto, un po' di più, forse una mezz’oretta, ho fatto la seguente moltiplicazione, che mi ero proposto di fare la sera prima: 4236 x 2163. Ho moltiplicato il moltiplicando (4236) per il moltiplicatore (2163), una cifra alla volta (2, 1, 6, 3), addizionando progressivamente i risultati parziali. È un esercizio molto semplice, e nel dire così provoco, non consiglio infatti di provarci. Comunque, alla fine, ottenuto il risultato, ho sorriso, e mi sono detto: “In cauda venenum”, in verità ho ghignato. La volta precedente ero sicuro del risultato esatto della moltiplicazione “facile”: 2156 x 1265. Invece avevo commesso un errore, come di recente purtroppo spesso mi accade, quando m’impegno in tali operazioni mnemoniche notturne, all’alba. Ho ripetuto il calcolo e ho scovato l’errore: 433 e non 432, come ora verifichiamo. Prima, però, avverto che un altro errore non visto era in verità precedente, come si potrà accertare. E ora, animo e coraggio, amici, se qualche amico mi segue, altrimenti vado avanti da solo, perché non a caso questo è un monotono, scusate, un monologo. (“animo e coraggio, amici,” è un voler fare il verso a certe espressioni pompose di Nietzsche, in contrasto con le sue precarie condizioni di vita.) Queste le progressive moltiplicazioni e addizioni tra 4236 e 2,4,6,3.
1) 42x2=84 e 36x2=72; 4236 x 2 = 8472; quindi, 8.472.000. Facile, no? Certo!
2) 4236 x 4 = 84x2 e 72x2; 168 e 144; quindi 169 44, e 1.694.000. Avete intuito? Ni.
3) 472 + (700 – 6) = 1.172 – 6 = 1.166; quindi 8.472.000 + 1.694.000 = 9.166.400. NO! ERRORE! 10.166.400. Se me ne fossi accorto prima! Quando? All’alba. Ah!
4) 4236 x3. Anticipiamo l’operazione con la quarta cifra, così dopo raddoppieremo più facilmente. Ah, bene! Quindi 42x3= 40 x 3 + (2x3) = 126; 36 x 3 =108; quindi 127 08.
5) 126 x 2 = 252; 108 x 2 = 216; quindi 254 16 0, e quindi 254.160.
6) Ora le addizioni finali, con l’ERRORE, che poi correggiamo: 9.166.400 + 254.160 = 9.420.560; infine 9.420.560 +12.708 = 9.432.268 ERRORE!
“Ho ripetuto il calcolo e ho scovato l’errore: 433 e non 432” dicevo prima. E quindi, il risultato corretto era 9.433.268. Presto, però, Il ghigno di soddisfazione si è mutato in un “digrignare i denti”, alla verifica con calcolatrice, carta e penna. Ancora ERRORE.
9 milioni, invece di 10, e 1 milione non è poco. Euri? No, cifre astratte. Ah!

Silvio Minieri ha detto...

DULCIS IN FUNDO
Eravamo rimasti a 1 milione di euri. Una cosa è l’euro astratto, altro milioni di euri, diciamo anche poche centinaia o decine, direi anche uno, e allora ti faccio l’elemosina di 50 centesimi, pezzente! Non scivoliamo nel soliloquio e rimaniamo nel monologo. Ripercorriamo le mie linee di calcolo, ricordiamo senza riscontri visibili, se non con gli occhi della mente (vedono anche al buio).
1) Spezzettando il moltiplicando in una coppia di due cifre, il calcolo è più facile.
42x2=84 e 36x2=72; 4236 x 2 = 8472; quindi, 8.472.000.
2) Avevamo già memorizzato un risultato, quindi bastava raddoppiare i termini, facendo attenzione al riporto, nell’occasione il 144, riportava 1. Infatti, 8472 x 2 (più semplice di 4236 x 4) = 16944, calcolando come in colonna per iscritto: 2 x 2 = 4; 2 x 7 = 14; quindi due ultime cifre 44 con l’avanzo di 1; 2 x 4 + 1 = 9; 2 x 8 = 16; quindi, 169; infine 169 44 00, ossia 1.694.400 . Avete intuito? Spero che il “ni” sia diventato “sì”.
3) 472 + (700 – 6) = 1.172 – 6 = 1.166; quindi 8.472.000 + 1.694.400 = 10.166.400. Siamo a metà calcolo, e allora bisogna memorizzare bene il risultato, dimenticando tutte le operazioni che lo hanno preceduto, e associando i numeri a figure. Per es., 10, il voto migliore a scuola; la fiat 166; 400, il secolo di Machiavelli.
4) Ripetiamo la moltiplicazione con le due coppie di cifre (42 e 36) del moltiplicando per il moltiplicatore (3), e abbiamo 127 08, in figura la fiat 127 e 08 agosto nelle date. Intanto riepiloghiamo le figure memorizzate. La somma delle prime due linee: miglior voto (10), fiat 166, Machiavelli; la quarta linea, fiat 127, agosto 08.
5) Terza linea: 126 x 2 = 252; 108 x 2 = 216; quindi 254 16, e quindi 4236 x 6 = 254.160.
6) Somma finale dei numeri memorizzati: 10.166.400 + 254.160 = 10.420.560; infine 10.420.560 +12.708 = 10.433.268. Niente risultato finale amaro (veleno in coda).
Facendo la prova (con la calcolatrice), “Dulcis in fundo”: 10.433.268 : 4236 = 2463.

Silvio Minieri ha detto...

LA VERGOGNA E LA COLPA
Note di commento al “Processo” di Kafka, riflessioni e giudizi.

1. Una morte canina
“Adesso K. sapeva con esattezza che sarebbe stato suo dovere afferrare il coltello mentre passava di mano in mano sopra di lui e trafiggersi lui stesso. Ma non lo fece, girò invece il collo ancora libero e si guardò attorno. Non poteva dare pienamente prova di sé, sottrarre alle autorità tutto il lavoro, la responsabilità di quest'ultimo errore cadeva su chi gli aveva negato quanto gli restava della forza necessaria. Il suo sguardo cadde sull'ultimo piano della casa attigua alla cava. Come una luce che si accenda improvvisa, si spalancarono le imposte di una finestra, un uomo, debole e sottile per la distanza e l'altezza, si sporse d'un tratto e tese le braccia ancora più in fuori. Chi era? Un amico? Una persona buona? Uno che partecipava? Uno che voleva aiutare? Era uno solo? Erano tutti? C'era ancora un aiuto? C'erano obiezioni che erano state dimenticate? Ce n'erano di certo. La logica è, sì, incrollabile, ma non resiste a un uomo che vuole vivere. Dov'era il giudice che lui non aveva mai visto? Dov'era l'alto tribunale al quale non era mai giunto? Levò le mani e allargò le dita. Ma sulla gola di K. si posarono le mani di uno dei signori, mentre l'altro gli spingeva il coltello in fondo al cuore e ve lo rigirava due volte. Con gli occhi che si spegnevano K. vide ancora come, davanti al suo viso, appoggiati guancia a guancia, i signori scrutavano il momento risolutivo. «Come un cane!», disse, fu come se la vergogna gli dovesse sopravvivere.”
Con la condanna e l’esecuzione, si conclude il processo e la vicenda di Josef K. Che cosa resta? La vergogna. Che cosa è questa vergogna?
Se consultiamo i vocabolari, sotto la voce vergogna leggiamo: “Sentimento più o meno profondo di turbamento e di disagio suscitato dalla coscienza o dal timore della riprovazione e condanna morale o sociale di altri per un’azione, un comportamento o una situazione, che siano o possano essere oggetto di un giudizio sfavorevole, di disprezzo o di discredito.” (Treccani) La vergogna presuppone una sorta di umiliazione del soggetto per una sua azione, comportamento o situazione riprovevole. Che senso ha la vergogna per un soggetto che muore? In Kafka è come un sigillo.
Nella coscienza popolare, morire come un cane è una morte disonorevole, un’onta, non per chi muore, ma per coloro che restano a curarne la memoria. È morto come un cane! È un grido di disperazione, l’umiliazione di chi ha perso tutta la sua dignità di uomo, il rimprovero al mondo non perché si muore, ma come si muore: un’onta.
(Segue)