domenica 12 aprile 2026

Soliloqui

 

                 Caffè amaro



5 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

IL CANE DI FUOCO
“Vi è un’isola nel mare — poco discosto dalle isole beate di Zarathustra — dove sorge un vulcano che manda sempre fumo; gli uomini, e più ancora le vecchie donnicciole del popolo, favoleggiano ch’essa sia posta come un masso roccioso dinanzi alle porte degli inferi: e che attraverso il vulcano uno stretto sentiero guidi a quelle porte.
Nel tempo che Zarathustra soggiornava nelle isole beate, accadde che un bastimento gettasse l’àncora dinanzi a quell’ isola, e che l’equipaggio scendesse in terra per dar la caccia ai conigli. Verso l’ora del meriggio, mentre il capitano e la sua gente si trovavano riuniti, videro improvvisamente un uomo fendere l’aria e venire alla lor volta, e udirono distintamente una voce che diceva: «È l’ora, non c’è tempo da perdere!». Ma quando quella figura umana, passò vicino a loro volando simile a un’ombra, nella direzione del vulcano, — essi raffigurarono, costernati, Zarathustra; poi che già tutti, fuor che il capitano, avevano avuto occasione di vederlo, ed essi l’amavano come il popolo sa amare: con uguali vicende di tenerezza e di rispetto.
«Guardate — disse il vecchio timoniere — ecco Zarathustra che scende all’inferno!».
È l’incipit del capitolo dello “Zarathustra”, intitolato “Dei grandi eventi”. In proposito commenta Jung: “Qui, l’atmosfera è quella da leggenda” (“Seminari sullo “Zaratustra”
Prima Conferenza, 4 maggio 1938) e rileva che a differenza del solito, in cui vengono usate espressioni esagerate, diciamo noi da discorsi oracolari, “subentra il linguaggio di un semplice racconto, rivelando così che qui sta emergendo una verità che coincide effettivamente con Zarathustra.” E prosegue: “Questo non è Nietzsche, ma veicola qualcosa che Nietzsche non fu in grado di distorcere nel suo stile, o nella sua predica, è un frammento di natura che riesce a farsi strada. Questo è l’altro, il vecchio tizio che parla in parabole – in particolare quelle di carattere narrativo. Nello “Zaratustra”, tutte queste parabole hanno un valore straordinario, perché si tengono alla larga da eccessivi filosofeggiamenti, dicono quel che c’è da dire, senza tortuosità.”
(Segue)

Silvio Minieri ha detto...

IL VECCHIO TIZIO
Chi è “l’altro”? – Il vecchio tizio. – E chi è quest’ultimo? Non mi dire l’altro. – No, non lo dico, dico “il vecchio saggio”. – La prima figura che incontriamo nello “Zarathustra”. – Zarathustra, per Bacco! – Non imprecare contro Dioniso. – La mia non era una imprecazione, ma un’invocazione. – La mia, invece, una raccomandazione, per quello che accadrà a suo tempo. – Che cosa accadrà a suo tempo? – Dico in enigma: “I plutonici”. – Perché questo tuo parlare oscuro? – Perché quello che oggi vedi in enigma (parlare oscuro), domani ti sarà chiaro. – Domani, forget domani, chi lo sa se c’è un domani. – Contentiamoci dell’oggi. – Chi si contenta gode. – Gaudeamus igitur.

Silvio Minieri ha detto...

CAFFÈ AMARO
Il paragrafo di cui sopra, “il vecchio tizio”, fluito uora uora (adesso, now, maintenant, sono siciliano, italiano, internazionale – sì, è vero, sei proprio internazionale, caro il mio partenopeo – che cosa vuoi insinuare? c’è malignità nel tuo riso di ghiaccio – eri tu quello che cantava “o’ sole mio”, alla stazione “Porta Nuova” di Torino, anni fa – diciamo, due secoli fa, sono io il vecchio saggio – tu sei il vecchio … e non mi fare aggiungere altro – va bene) fluito or ora, dicevo più o meno così, dalla mia mente, non fa parte dello “studio”, “Il cane di fuoco”, ma vi entrerà, opportunamente modificato e adattato, da particolare buffo ad annotazione seriosa. Ed ora, passiamo alle aritmetiche notturne. – No, no, no, ti prego, ti imploro, mi genufletto. – Alzati, buffone, “ritto!” (ordine militare, impartito urlando dal capo classe – ritti! – quando i militari stanno seduti in aula ed entra il comandante). – E allora? – Ti vuoi alzare, cretino! – Non mi chiamare cretino. – È una battuta del nostro show comico. – Non voglio fare la spalla, ma il protagonista. – Ecco, perché sei cretino. – Come? – Lasciamo perdere. – In che senso? – Quando nello spettacolo televisivo, in prima serata, il presentatore si rivolge alla sua spalla allo stesso modo scherzoso, potrà mai sfuggire al suo ruolo, anche scambiando i ruoli, come pure a volte fa? – No, mai. – Ecco, adesso non sei più una “spalla”, perché hai preso coscienza del tuo ruolo. – Quello di essere una spalla? – Sì, quello. – Vorrei togliermi questa maschera. – Impossibile, è uno “stimma”, come poeticamente dice Montale: “tenterebbero di scollarsi con le unghie quello stimma”. – Chi? – I “pirla” – Una parola gergale non traducibile. – Ma visibile in te. – E in te. – Ho dovuto mettere la parola poetica di Montale tra virgolette, altrimenti il correttore automatico della videoscrittura mi dava errore, correggendo in “sciocchi”. – Il correttore automatico è uno “sciocco”, tra virgolette. – Perché tra virgolette? – Perché altrimenti mi correggeva con… “te”. – Come? – Con te partirò…
Con te partirò
Paesi che non ho mai
Veduto e vissuto con te
Adesso, sì, li vivrò
Con te partirò
Su navi per mari
Che io lo so
No, no, non esistono più
Con te io li vivrò.
Torniamo alle nostre aritmetiche. – Quanta nostalgia! – Quando si sono disputate le olimpiadi di Berlino? – Nel 1936. – E le successive? – Nel 1940, no, c’era la guerra, nel 44, no, nel 48, a Londra. – Ecco, abbiamo 36 e 48, i mezzi palindromi 63 e 84, quindi 3648 x 6384, quanto fa? – Te lo dico domani. – È meglio. – Ciao. – Fine. – Fave et vale.

Silvio Minieri ha detto...

IMMAGINE
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POST DI GABRIELE CAMPAGNANO
Il podio del salto in lungo alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Un podio particolare, come vedete, con il vincitore Jesse Owens, Luz Long secondo che fa il saluto nazista e Naoto Tajima in terza posizione (vincitore dell'oro nel Triplo).
Uno dei più famosi aneddoti legati alle Olimpiadi di Berlino del 1936 riguarda il presunto rifiuto di Adolf Hitler di congratularsi con Jesse Owens, l'atleta afroamericano che trionfò in quattro gare.
Nella sua autobiografia, Owens smentì categoricamente questa versione dei fatti, affermando che Hitler lo aveva salutato e si era congratulato con lui. La testimonianza di Owens fu corroborata da quella di Eric Brown, un pilota britannico presente allo stadio, che confermò di aver visto Hitler salutare Owens.
Ironicamente, mentre Hitler sembra aver riconosciuto il valore sportivo di Owens, il presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt, preoccupato per le reazioni degli stati del sud, ricevette alla Casa Bianca solo gli atleti bianchi che avevano partecipato alle Olimpiadi.
"Hitler non mi snobbò; fu Roosevelt che mi snobbò. Il presidente non mi mandò nemmeno un telegramma."
Owens quindi si iscrisse al Partito Repubblicano, facendo campagna per il rivale di Roosevelt, Alf Landon.
In occasione dell'Olimpiade, nasce una sincera amicizia tra Jesse Owens e Luz Long, che dà all'americano alcuni suggerimenti utili per vincere il Lungo. Long però muore pochi anni dopo, appena trentenne, ucciso durante lo sbarco alleato in Sicilia. Nel 1964 viene insignito della Medaglia Pierre de Coubertin per la sua sportività. In quell'occasione Jesse Owens dice "Potete fondere tutte le medaglie e le coppe che possiedo e non sarebbe che una placcatura sull'amicizia a ventiquattro carati che ho provato per Lutz Long in quel momento".

Silvio Minieri ha detto...

[N. d. B.]
Sul caffè amaro, perché amaro, domani, oggi non ho avuto tempo. E domani? Forse.