mercoledì 15 aprile 2026

Soliloquio

 

          

            Lo specchio dei numeri




7 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

[N. d. B.]
"Una guerra lunare" è stato spostato in coda a "Caffè amaro".

Silvio Minieri ha detto...

LO SPECCHIO DEI NUMERI
Mi spieghi che cosa volevi dire l’altra volta con l’espressione “guerra lunare”? – Una guerra che non sta né in cielo né in terra. – E dove sta? – Sulla luna, appunto. – In verità di queste guerre lunari ve ne sono diverse sparse sul pianeta Terra. – Non parliamo di guerre. – E di che cosa parliamo? – Di numeri. – Quali? – I nostri ultimi numeri. – Vuoi dire 3648 x 6384? – Sì. – Allora, avevamo l’ambo 22 68. – A proposito, l’hai giocato? – No. – Allora restiamo in questo Istituto? – Poi ti racconto di due fughe. – A mo’ di consolazione? – Sì, la consolazione della letteratura. – E ora, intanto? – Moltiplichiamo 48, la seconda coppia dell’asse Berlino Londra. – Strano asse. – Lascia perdere. – Dicevo, moltiplichiamo 48 per le altre due coppie, i mezzi palindromi. – Abbiamo consolidato il risultato della prima coppia? – Sì. – E qual è? – L’ambo 22 68 e un altro ambo 30 24. – E quest’ultimo da dove è sortito? – Non è sortito. – Neppure questo? – Non ho controllato. – Allora giochiamo la quaterna 22 68 30 24. – Giocala tu. – Dammi almeno un decina di euri. – Non ce li ho. – Cinque euri. – Neppure. – Due euri. – Un euro, che sicuramente non hai. – Invece ce l’ho. – E dammelo. – In fronte. – Che maniera sgarbata di rispondere. – Mi serve. – Per che cosa? – Per comprare il pane quotidiano. – E quanto costa? – Un kg euro 3,1. – E tu quanto ne mangi? – 100 grammi. – Quindi 0,31 centesimi. – Hai visto che serve l’aritmetica? – Ma anche la finanza. – In che senso? – I pezzi da 1 centesimo sono finiti fuori corso, quindi ti consiglio di comprare il pane casereccio. – Quanto costa al chilo? – Euri 2,90. – Ma arrotondano e perdo 1 centesimo, e credo che arrotondano anche per difetto, quindi meglio il pane bianco. – Senti, facciamo così: tu compri 200 grammi, che per eccesso o per difetto sono 60 centesimi. – Così compro due pani da 100 grammi e un pane lo do a te? – Sì, è un discorso non solo di matematica finanziaria, ma anche di statistica. – In che senso? – Se tu hai 1 euro, e noi siamo 2, vuol dire che abbiamo 50 centesimi per uno. – Va bene, copia e incolla il sonetto di Trilussa.

Silvio Minieri ha detto...

LA STATISTICA [1]

Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.

Ritorniamo all’aritmetica pura. – Quella notturna. – D’accordo. – Allora, ricordavamo l’ambo 22 68, e poi per completare la quaterna 30 24. – E come facevamo a ricordare quest’ultima coppia. – Bastava fare 36 x 84. – E come? – Così: 36 x 4 = 144, e quindi il doppio, 36 x 8 = 2288, e poi 288-0 + 144 = 3024. – Ah, adesso ricordo la musica di Malins, la sonata “Pallida notte di stelle”. – Hai visto? La musica è importante. – Tu sei un falsario. – Io? – Sì. – E perché? – Non esiste nessun Malins, e questo nessun Malins soprattutto non ha mai composto la sonata “Pallida notte di stelle”. – Tu manchi di fantasia. – Perché? – Basta sostituire Malins con Beethoven, e “Pallida notte di stelle” con “La sonata per pianoforte n. 14” in do diesis minore, più comunemente nota come “Sonata al chiaro di Luna”. – Beh, certo! È lo stesso. – Non senti la musica? – No. – Io, sì. – Bugiardo. – Basta trovarla sul web. – Quindi 30 24, come ricordarlo? – L’ esame. – Quale esame? – Scienze delle Finanze. – E allora? – Ho preso 30. – Non è vero. – Tu non sei vero. – Hai preso 29 ed era un complementare, Diritto Tributario. – Davvero? – E hai preso 24 in Diritto Amministrativo. – Se lo dici tu, che sei uno spirito peraltro non vero, ma soltanto immaginario, allora ti devo credere. – In che senso? – Come fantasma non puoi che esprimerti con fantasie. – Tu non solo sei un falsario, ma anche un truffatore, ti sei appropriato di una qualche identità altrui, e vai dicendo che sei andato all’università. – Ma se tu hai ricordato i voti! – Appunto, fantasie, tu al massimo hai fatto la quinta elementare, altro che università, finanze e diritto. – Infame! – Ma se non sai fare neppure le moltiplicazioni! Sono mesi che ti vai lambiccando il cervello con le tue aritmetiche notturne. – Senti, mi hai fatto venire l’esaurimento nervoso. – Ecco perché ti hanno ricoverato in questo istituto, e hai trascinato anche me, spirito immaginario, non vero, e quindi infelice. – Hai finito? – Sì, è finito anche il chiaro di luna di Beethoven. – Dura sette minuti. – E allora metti il notturno di Chopin. – Ah, ecco! – Che cosa? – Malins è più Chopin che Beethoven. – Come hai fatto a indovinare? – Ho l’orecchio musicale. – Bugiardo e impostore, hai visto il dipinto di Van Googh, “Notte stellata”. – Senti. – Eh? – Concludiamo la nostra moltiplicazione, altrimenti ci rimandano in quarta elementare. – Va bene. – Allora, teniamo a mente, se ci riusciamo, 22 68 30 24. – E perché? – Ci giochiamo la quaterna. – Così perdiamo! – Perché? – È una quaterna fasulla. – E qual è la vera? – Non la ricordi? – No. – Va bene, te la ricordo domani.

Silvio Minieri ha detto...

[1] Carlo Alberto Salustri, più conosciuto con lo pseudonimo di Trilussa - anagramma del suo cognome - (Roma, 26 ottobre 1871 – Roma, 21 dicembre 1950), è stato un poeta italiano, noto per le sue composizioni in dialetto romanesco.

Sai cos'è la statistica? È una cosa
che serve per fare un conto in generale
della gente che nasce, che sta male,
che muore, che va in carcere e si sposa.

Ma per me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
per via che, lì, la media è sempre uguale
pure con la persona bisognosa.

Mi spiego: dai conti che si fanno,
secondo le statistiche d'adesso,
risulta che ti tocca un pollo all'anno:

e, se non entra nelle spese tue,
ti entra nella statistica lo stesso
perché c'è un altro che ne mangia due.

Silvio Minieri ha detto...

L’APPARIRE DELL’ERRORE
Dobbiamo aggiornare la nostra quaterna 22 68 30 24, e rilevare un errore, peraltro già corretto. – Quale? – Avevamo sbagliato l’addizione 216-0 + 108 = 2688, l’errore appare e continua ad apparire nel cerchio dell’apparire di “Una guerra lunare”. – E perché non l’hai corretto? – Perché volevo capire come aveva fatto l’errore ad apparire nel cerchio dell’apparire di “Una guerra lunare”. – E l’hai capito? – Non ancora, anche se l’errore è uscito dal cerchio dell’apparire delle righe finali del post menzionato, dove è entrata la correzione, l’ambo 22 68. – Forse l’errore è uscito dal cerchio dell’apparire della guerra ed è entrato nel cerchio dell’apparire del gioco del lotto. – Hai notizie in proposito? – No. – Meno male. – Quindi questi eterni, l’ambo nell’occasione e tutta la totalità degli eterni, non finiscono nel nulla, ma entrano ed escono dal cerchio dell’apparire. – Hai risolto l’errore? – Forse ho fatto 160 + 108 = 268-8. – Perché hai fatto questo? – Non sono stato io. – E chi è stato? – Sei stato tu. – E tu così vuoi uscire da questo Istituto? – Va bene, raccontiamo la fuga di Lafleur, è entrata ed uscita dal cerchio dell’apparire di questo blog parecchie volte, e poi ricominciamo con la quaterna. – E lo specchio dei numeri. – Se il 36 si specchia, nello specchio che numero appare? – Appare il 63. – Ma alcuni di questi numeri specchiati, detti anche palindromi, ci riserveranno una sorpresa. – Quale? – Prima la fuga di Lafleur. – Mi puoi anticipare qualcosa? – Giocando con i numeri di Berlino e Londra, 36 e 48, e i loro palindromi 63 e 84, ho scoperto una costante numerica, che ho denominato in via provvisoria “costante fire-dog”. – Il cane di fuoco? – Più o meno. – Credo che non ce la faremo. – A fare che cosa? – A sortire di qui. – Non hai visto il film. – Quale? – “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. – L’indiano. – Indimenticabile.

Silvio Minieri ha detto...

LA FUGA DI LAFLEUR
“Signore?” Nell’oscurità dell’androne, in cui malamente penetrava l’obliqua luce esterna dell’impianto elettrico di illuminazione pubblica, l’uomo si voltò verso l’ombra, che alle sue spalle lo aveva chiamato, senza riuscire a distinguerla bene nel buio. “Avreste da fumare?” chiese l’ombra.
Il sorvegliante notturno della clinica “Santa Maria della Misericordia”, colto alla sprovvista e rimasto senza parole per la sorpresa, allargò debolmente le braccia distese lungo il corpo, mentre la scura figura si chinava in avanti verso di lui. L’improvvisa luce della fiammella di un accendino, di cui si sentì secco lo scatto nel silenzio della notte, illuminò il volto dell’ombra. Apparve un viso rassicurante, che con calma si piegava verso il fuoco, con una sigaretta fra le labbra. Con una mano lo sconosciuto (un ricoverato?) riparava la fiamma dal vento e contemporaneamente aspirava, per accendersi la sigaretta.
Il sorvegliante si interrogò confusamente sul perché della richiesta, visto che il soggetto già aveva con sé il tabacco ed il fuoco per accendere ed istintivamente si chinò verso quella luce tremolante, per spiegarsi il motivo per cui l’ombra sortita dal buio alle sue spalle avesse assunto quella strana posizione, piegata troppo in avanti e troppo a ridosso della sua persona. Sembrava infatti che stesse accendendo la sigaretta dalla fiamma di un accendino, che lo stesso sorvegliante appariva porgergli, con il braccio disteso troppo in basso rispetto all’altezza del corpo. Non fece però in tempo a capire o meglio dovette capirlo troppo tardi un attimo dopo: non aveva ancora finito di piegarsi, quando un violento sommommolo, un uppercut, a dirla in gergo pugilistico, lo colpì con estrema violenza al mento, un pugno sferrato dal basso verso l’alto con la forza della disperazione da me Lafleur, l’ombra sortita dal buio.
Con subitaneo salto scavalcai il corpo dell’uomo caduto a gambe in aria lungo disteso a terra sotto l’urto violentissimo del pugno rafforzato dal peso del metallo dell’accendino stretto tra le dita nel palmo della mano. Corsi velocissimo in istrada. Correvo curvo. Capite? Correvo curvo, le braccia ciondoloni lungo il corpo piegato a metà. Correvo curvo, per racchiudere in meno spazio la mia sagoma in fuga, per ridurre il bersaglio. Correvo quasi ripiegato in due, per meglio evitare colpi di pistola eventualmente sparati nella mia direzione dal sorvegliante, che irritato doveva essersi subito rialzato e ripreso dallo shock improvviso, anche se immaginavo che il vigilante notturno di una clinica per malattie mentali non potesse essere una guardia armata, ma doveva sicuramente essere un semplice portiere di notte. Una guardia armata? E quale proprietà avrebbe dovuto difendere? Un ospedale di pazzi? E chi avrebbe mai assaltato una cittadella del genere? Ed allora, sparare contro dementi in fuga? Non si catturano con trappole? Aleph, l’ineffabile dottore sorrideva nella notte e il suo sorriso nel buio assumeva una indefinibile sinistra luce. Correvo e non volevo cadere. Guardavo di sbieco la strada notturna e deserta, filando basso e veloce lungo il muro. Non mi sembrò comunque, in quel frangente, di udire detonazioni, forse percepii, nella corsa pazza ed affannosissima, il rumore di secchi scoppiettii, verosimilmente provocati da alcuni tubi di scappamento di motociclette, che ruppero il silenzio della notte. Ma non sono sicuro. Correvo curvo. La mia sagoma piegata offriva meno spazio come bersaglio. Avevo ai piedi scarpe da ginnastica, che mi rendevano più lesto. Fuggivo come una lepre nella notte. Che cosa pensavo in quei momenti? Pensavo adirato ai familiari defunti del sorvegliante notturno e malevolmente, mentre fuggivo con la schiena incurvata, il cuore in gola e le gambe un po’ molli, una lepre nella notte.

Silvio Minieri ha detto...

ERRATA CORRIGE
In “Lo specchio dei numeri”, alcune righe sotto il sonetto romanesco, il prodotto di 36 x 8 = 2288 è un chiaro errore di battuta, il doppio 2, come s’intuisce subito dopo: “e poi 288-0 + 144 = 3024”.