IL TEMPO E L’ARTE Ars longa, vita brevis. Al solito, i Romani erano lapidari, con le loro sentenze. E nel trattare il tema, sono andato a rintracciare una mia poesia: “Senza mai declino è il giorno”, compresa nella silloge: “Addio alla città imperiale” (2002). In seguito, avevo mutato il titolo: “Il cerchio senza mai declino”, ispirato dalla visione del cerchio, che un’arcata del ponte Fabricio forma, riflessa nell’acqua del Tevere. Ricordo bene l’altra visione, che mi ispirò alcuni versi della poesia: “Sull’antico selciato dei templi il coraggioso artista è intento a disegnare il curvilineo echino del frammento di colonna spezzata che giace sul marmo coricata.” Siamo tra le rovine imperiali di Roma antica: ma come siamo finiti tra le vestigia di un tempo di gloriose epoche trascorse, eternamente presente nelle pietre: “l’antico selciato dei templi”? Non dovevamo essere in viaggio con i due comites sul treno Roma Pescara, partito dalla stazione Tiburtina? La svolta (o digressione) è intervenuta, quando abbiamo iniziato il colloquio con il mio personita estinto. Abbiamo iniziato, noi chi? Io e te. Ah! Ho il sospetto che qualche intruso si sia intromesso nel mio soliloquio con l’anima, ma se riesco a stanare questo irridente simulatore (simula di essere l’anima, la mia parte psichica inconscia) non so come va a finire. E nemmeno io. E non intervenire sempre. E tu, ignorami. Non sono un ignorante. Ah, ecco! ma forse tu sei veramente l’Anima che si schermisce (pone uno schermo fra sé e l’altro) con risa di scherno. Forse, ma non salire sul treno Piramide Ostia. Metromare Roma, dici? Sì. Sono già andato a vedere il mare, la balneazione è sconsigliata. Da quanto tempo non vedevi il mare? Da prima della pandemia. Hai finito di raccontarti? Sì, d’accordo, riprendo il colloquio con il personita. È meglio. Ecco che cosa dice la IA, da me interrogata, del poema scritto da mio personita: “Il poema a cui ti riferisci, “il poema della città imperiale Minieri” [questa la domanda], è probabilmente la raccolta "Addio alla città imperiale", pubblicata nel 2002 dal poeta, romanziere e saggista napoletano Silvio Minieri. Si tratta di un'opera poetica che fonde il ricordo di una donna amata e perduta con l'omaggio a Roma, la "città imperiale". I versi sono fortemente influenzati dallo stile ermetico e si caratterizzano per un linguaggio allusivo: L'autore viaggia idealmente tra i luoghi, i monumenti e le atmosfere di Roma, sovrapponendo l'architettura della città eterna all'immagine della figura femminile. I componimenti sono permeati da toni di profondo lirismo, nostalgia e mistero.” Devo scoprire da dove sono uscite queste ultime quattro parole. Dopo, ora parla dell’amara scoperta (“Qui auget scientiam, auget et dolorem” Qohélet 1:18) che nel sollievo e conforto dell’oblio – Il fiore della consolazione cresce nel giardino del tempo – conduce a un discorso, non più poetico, ma soltanto di fisica teorica sul tempo, o meglio, sullo spazio-tempo.
Ecco un’altra sorpresa della IA: “La frase "Senza mai declino è il giorno" è il celebre verso iniziale della poesia "Mattutino" scritta dal poeta Premio Nobel Thomas Stearns Eliot (in inglese, "The day is without decline").Questa lirica fa parte di "Cori da 'La Rocca'" (Choruses from 'The Rock'), un'opera teatrale in versi scritta da Eliot nel 1934.” Capisci il mio sbalordimento? No. Non capisci? No. Hai ragione, tu non puoi capire: “Che intender non lo può chi non lo prova.” Parla! Accadde a Parigi. Non farla lunga. Sapevo che mi toccava il Nobel per la Letteratura, e che mi era stato negato. Stai dicendo sul serio? Ti sembro uno che sta scherzando? Beh, forse hai ragione, aspetta, scusa un momento, ho ricevuto un messaggio sul telefonino, devo rispondere. Non ho sentito il bip. Eri intontito nei tuoi ricordi. Ehi! Che vuoi? Non fare lo scemo, tu e la finta di chiamare la volante psichiatrica. Mi lasci perplesso. Allora, era soltanto un mio sentimento, scemo! Ah! Ma non insultare. Che confusione! Mi sembra di stare in una trasmissione televisiva in prima serata, con il duetto tra il conduttore e la spalla, le canzoni, gli applausi, i premi, le delusioni delle sconfitte, le gioie delle vincite. Esci dalla trasmissione. Va bene. E allora? Eliot, sai chi è Eliot? No. Ecco, interroghiamo la IA. “Eliot”. “Il nome Elliot (oppure Elliott) deriva dall'antico anglosassone, come diminutivo medievale di Elias. Il suo profondo significato etimologico è "Il Signore è il mio Dio". A seconda del contesto, può riferirsi a…” No, non così, non sai neppure interrogare la IA. Eh? Quella ti risponde a tono. Che vuoi dire? Che pazienza! “Eliot, premio Nobel”, questa la domanda buona. “Il poeta e critico letterario Thomas Stearns Eliot (T. S. Eliot) ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1948. L'Accademia Svedese gli ha assegnato il prestigioso riconoscimento artistico «per il suo notevole e pionieristico contributo alla poesia contemporanea». Punti chiave sulla sua figura Capolavori celebri: Tra i testi principali spiccano il poemetto d'avanguardia La terra desolata (The Waste Land, 1922), la raccolta Quattro quartetti e il dramma teatrale Assassinio nella cattedrale. Innovazione stilistica: Viene considerato il massimo esponente del Modernismo internazionale. Ha introdotto nella critica la celebre teoria del "correlativo oggettivo" per esprimere le emozioni umane. Identità: Nato negli Stati Uniti nel 1888, si trasferì poi in Inghilterra, assumendo la cittadinanza britannica e convertendosi all'anglicanesimo nel 1927.Se desideri approfondire la sua figura, posso fornirti l'analisi di una delle sue opere, spiegarti nel dettaglio il concetto di correlativo oggettivo o riassumerti la sua biografia. Come preferisci procedere?” IA. No, grazie IA, basta così.
“Assassinio nella cattedrale”. Ah! Adesso, mi ricordo, dobbiamo ritrovare il dramma da qualche parte e rivederlo. Vederlo, vuoi dire? Ah, certo! Dopo, ora, parliamo del titolo della tua poesia, che risultava già scritto. Una coincidenza? Adesso, ti faccio un piccolo interrogatorio, per dimostrarti lo scarso coefficiente intellettivo che tu hai. Io ho? Sì, purtroppo poco, scarso. Interrogami, genio. Come ho potuto copiare Eliot, se a stento ricordavo chi era? Non ti ho accusato di plagio, ma riconosci le tue lacune su Eliot e le tante altre su tanto altro. Non sono onnisciente. E il titolo della poesia, poi peraltro cambiato? La silloge è composta da ventisette liriche, la maggior parte titolate con il primo verso. E la coincidenza? Strepitosa, a dire il vero. Dobbiamo ritrovare quell’eco parigina dello scontento (fasullo) del mio personita, non insignito del Nobel. Basta! È stata la contiguità dello spazio-tempo granulare a evidenziare la vicinanza tra “The day is without decline” e “Senza mai declino è il giorno". E come? Così?
IL TEMPO QUANTISTICO “Il senso in cui la fisica è fondamentale è semplice. Tutti i fenomeni che osserviamo sono anche fenomeni fisici. Non abbiamo oggi alcun indizio che ci possa essere qualche fenomeno che violi le leggi fisiche. Anzi abbiamo larga evidenza che siano sempre rispettate. Questo è l’universalismo specifico della fisica, ed implica che non ci siano situazioni che sono diverse tra loro, ma che hanno identica descrizione a livello fisico. Il nome tecnico di questa ipotesi è fisicalismo.” (Carlo Rovelli, “Sull’uguaglianza di tutte le cose”, 2025). Rovelli è uno dei padri della Gravità Quantistica a Loop (LQG), una teoria che tenta di unificare meccanica quantistica e relatività generale, proponendo che spazio-tempo non siano continui, ma granulari, composti da "quanti" di spazio-tempo. Il suo lavoro si concentra sulla descrizione della gravità in termini di relazioni e interazioni tra questi "atomi" di spazio, offrendo una visione radicale della realtà dove non esistono osservazioni assolute, ma solo punti di vista, e suggerendo concetti come il Big Bounce cosmologico. (Segue)
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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IL TEMPO E L’ARTE
Ars longa, vita brevis. Al solito, i Romani erano lapidari, con le loro sentenze. E nel trattare il tema, sono andato a rintracciare una mia poesia: “Senza mai declino è il giorno”, compresa nella silloge: “Addio alla città imperiale” (2002). In seguito, avevo mutato il titolo: “Il cerchio senza mai declino”, ispirato dalla visione del cerchio, che un’arcata del ponte Fabricio forma, riflessa nell’acqua del Tevere. Ricordo bene l’altra visione, che mi ispirò alcuni versi della poesia:
“Sull’antico selciato dei templi
il coraggioso artista è intento
a disegnare il curvilineo echino
del frammento di colonna spezzata
che giace sul marmo coricata.”
Siamo tra le rovine imperiali di Roma antica: ma come siamo finiti tra le vestigia di un tempo di gloriose epoche trascorse, eternamente presente nelle pietre: “l’antico selciato dei templi”? Non dovevamo essere in viaggio con i due comites sul treno Roma Pescara, partito dalla stazione Tiburtina?
La svolta (o digressione) è intervenuta, quando abbiamo iniziato il colloquio con il mio personita estinto. Abbiamo iniziato, noi chi? Io e te. Ah! Ho il sospetto che qualche intruso si sia intromesso nel mio soliloquio con l’anima, ma se riesco a stanare questo irridente simulatore (simula di essere l’anima, la mia parte psichica inconscia) non so come va a finire. E nemmeno io. E non intervenire sempre. E tu, ignorami. Non sono un ignorante. Ah, ecco! ma forse tu sei veramente l’Anima che si schermisce (pone uno schermo fra sé e l’altro) con risa di scherno. Forse, ma non salire sul treno Piramide Ostia. Metromare Roma, dici? Sì. Sono già andato a vedere il mare, la balneazione è sconsigliata. Da quanto tempo non vedevi il mare? Da prima della pandemia. Hai finito di raccontarti? Sì, d’accordo, riprendo il colloquio con il personita. È meglio.
Ecco che cosa dice la IA, da me interrogata, del poema scritto da mio personita: “Il poema a cui ti riferisci, “il poema della città imperiale Minieri” [questa la domanda], è probabilmente la raccolta "Addio alla città imperiale", pubblicata nel 2002 dal poeta, romanziere e saggista napoletano Silvio Minieri. Si tratta di un'opera poetica che fonde il ricordo di una donna amata e perduta con l'omaggio a Roma, la "città imperiale". I versi sono fortemente influenzati dallo stile ermetico e si caratterizzano per un linguaggio allusivo: L'autore viaggia idealmente tra i luoghi, i monumenti e le atmosfere di Roma, sovrapponendo l'architettura della città eterna all'immagine della figura femminile. I componimenti sono permeati da toni di profondo lirismo, nostalgia e mistero.” Devo scoprire da dove sono uscite queste ultime quattro parole. Dopo, ora parla dell’amara scoperta (“Qui auget scientiam, auget et dolorem” Qohélet 1:18) che nel sollievo e conforto dell’oblio – Il fiore della consolazione cresce nel giardino del tempo – conduce a un discorso, non più poetico, ma soltanto di fisica teorica sul tempo, o meglio, sullo spazio-tempo.
Ecco un’altra sorpresa della IA: “La frase "Senza mai declino è il giorno" è il celebre verso iniziale della poesia "Mattutino" scritta dal poeta Premio Nobel Thomas Stearns Eliot (in inglese, "The day is without decline").Questa lirica fa parte di "Cori da 'La Rocca'" (Choruses from 'The Rock'), un'opera teatrale in versi scritta da Eliot nel 1934.” Capisci il mio sbalordimento? No. Non capisci? No. Hai ragione, tu non puoi capire: “Che intender non lo può chi non lo prova.” Parla! Accadde a Parigi. Non farla lunga. Sapevo che mi toccava il Nobel per la Letteratura, e che mi era stato negato. Stai dicendo sul serio? Ti sembro uno che sta scherzando? Beh, forse hai ragione, aspetta, scusa un momento, ho ricevuto un messaggio sul telefonino, devo rispondere. Non ho sentito il bip. Eri intontito nei tuoi ricordi. Ehi! Che vuoi? Non fare lo scemo, tu e la finta di chiamare la volante psichiatrica. Mi lasci perplesso. Allora, era soltanto un mio sentimento, scemo! Ah! Ma non insultare. Che confusione! Mi sembra di stare in una trasmissione televisiva in prima serata, con il duetto tra il conduttore e la spalla, le canzoni, gli applausi, i premi, le delusioni delle sconfitte, le gioie delle vincite. Esci dalla trasmissione. Va bene. E allora? Eliot, sai chi è Eliot? No. Ecco, interroghiamo la IA. “Eliot”. “Il nome Elliot (oppure Elliott) deriva dall'antico anglosassone, come diminutivo medievale di Elias. Il suo profondo significato etimologico è "Il Signore è il mio Dio". A seconda del contesto, può riferirsi a…” No, non così, non sai neppure interrogare la IA. Eh? Quella ti risponde a tono. Che vuoi dire? Che pazienza! “Eliot, premio Nobel”, questa la domanda buona.
“Il poeta e critico letterario Thomas Stearns Eliot (T. S. Eliot) ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1948. L'Accademia Svedese gli ha assegnato il prestigioso riconoscimento artistico «per il suo notevole e pionieristico contributo alla poesia contemporanea». Punti chiave sulla sua figura Capolavori celebri: Tra i testi principali spiccano il poemetto d'avanguardia La terra desolata (The Waste Land, 1922), la raccolta Quattro quartetti e il dramma teatrale Assassinio nella cattedrale. Innovazione stilistica: Viene considerato il massimo esponente del Modernismo internazionale. Ha introdotto nella critica la celebre teoria del "correlativo oggettivo" per esprimere le emozioni umane. Identità: Nato negli Stati Uniti nel 1888, si trasferì poi in Inghilterra, assumendo la cittadinanza britannica e convertendosi all'anglicanesimo nel 1927.Se desideri approfondire la sua figura, posso fornirti l'analisi di una delle sue opere, spiegarti nel dettaglio il concetto di correlativo oggettivo o riassumerti la sua biografia. Come preferisci procedere?” IA. No, grazie IA, basta così.
“Assassinio nella cattedrale”. Ah! Adesso, mi ricordo, dobbiamo ritrovare il dramma da qualche parte e rivederlo. Vederlo, vuoi dire? Ah, certo! Dopo, ora, parliamo del titolo della tua poesia, che risultava già scritto. Una coincidenza? Adesso, ti faccio un piccolo interrogatorio, per dimostrarti lo scarso coefficiente intellettivo che tu hai. Io ho? Sì, purtroppo poco, scarso. Interrogami, genio. Come ho potuto copiare Eliot, se a stento ricordavo chi era? Non ti ho accusato di plagio, ma riconosci le tue lacune su Eliot e le tante altre su tanto altro. Non sono onnisciente. E il titolo della poesia, poi peraltro cambiato? La silloge è composta da ventisette liriche, la maggior parte titolate con il primo verso. E la coincidenza? Strepitosa, a dire il vero. Dobbiamo ritrovare quell’eco parigina dello scontento (fasullo) del mio personita, non insignito del Nobel. Basta!
È stata la contiguità dello spazio-tempo granulare a evidenziare la vicinanza tra “The day is without decline” e “Senza mai declino è il giorno". E come? Così?
IL TEMPO QUANTISTICO
“Il senso in cui la fisica è fondamentale è semplice. Tutti i fenomeni che osserviamo sono anche fenomeni fisici. Non abbiamo oggi alcun indizio che ci possa essere qualche fenomeno che violi le leggi fisiche. Anzi abbiamo larga evidenza che siano sempre rispettate. Questo è l’universalismo specifico della fisica, ed implica che non ci siano situazioni che sono diverse tra loro, ma che hanno identica descrizione a livello fisico. Il nome tecnico di questa ipotesi è fisicalismo.” (Carlo Rovelli, “Sull’uguaglianza di tutte le cose”, 2025).
Rovelli è uno dei padri della Gravità Quantistica a Loop (LQG), una teoria che tenta di unificare meccanica quantistica e relatività generale, proponendo che spazio-tempo non siano continui, ma granulari, composti da "quanti" di spazio-tempo. Il suo lavoro si concentra sulla descrizione della gravità in termini di relazioni e interazioni tra questi "atomi" di spazio, offrendo una visione radicale della realtà dove non esistono osservazioni assolute, ma solo punti di vista, e suggerendo concetti come il Big Bounce cosmologico.
(Segue)
IMMAGINE
Dipinto di Maria Grazia Fiore
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