UN IMPOSSIBILE COLLOQUIO Oggi, devo riconoscere, mi trovo in grande difficoltà. Perché? Ho scoperto che non mi è possibile colloquiare con il mio personita di vent’anni fa, estinto. E come mai accade questo? Ora ti spiego. In primis, sgomberiamo il campo da un equivoco. Quale? Questo mio soliloquio, che consiste in un colloquio con la mia anima, come dice Jung [1], non è un colloquio con me stesso, ma con l’anima. Approfondiamo meglio un’altra volta, adesso accontentiamoci del risultato, che abbiamo guadagnato, ossia che io sto parlando con l’inconscio, o meglio con la mia parte inconscia. E caro lettore, quindi mio ascoltatore, quello che dice il mio inconscio traspare dalle mie parole, almeno dovrebbe, non possiamo saperlo. Rimane un dubbio, almeno a me, cara lettrice, o mia ascoltatrice, il mio inconscio è l’Animus, la componente femminile: io sto parlando, dunque, con una componente psichica femminile, ma non conosco la risposta. E tu? Nemmeno tu puoi saperlo, perché la tua componente psichica inconscia è maschile, l’Animus. E allora? Forse, seguendo Jung, siamo finiti in un groviglio, è il caso di dire un groviglio inconscio dell’anima, eppure qualcosa mi dice che Jung ha ragione. Che cosa? Le risa di scherno dell’Anima nei suoi confronti, nel corso dei suoi colloqui con la sua Anima, come riferisce nel “Libro Rosso”. Quindi anch’io sento queste risa di scherno? E tu? Tu, chi? Tu. Ah, io, no, sì! Allora, riprendiamo il soliloquio, a proposito dell’impossibilità di colloquiare con il mio personita, in quanto estinto. Parce sepultis. E quindi? Le uniche risposte che mi può dare il mio personita sono quelle che ha lasciato per iscritto. Platone, i Dialoghi (Lettere e Leggi incluse); Dante, la Divina Commedia; Il mio personita, i mimi, e purtroppo anche altro. Riprendiamo il primo mimo: “Il grigio della ragione”. Nel preludio, il mio personita cita Pindaro. Cominciamo bene. Peraltro, lo riprende da Nietzsche, ancora meglio. Ma perché irrido al mio personita, e quando dico irrido, mi ricordo di una conduttrice televisiva, che verosimilmente irritata contro una figura non presente in studio né tanto meno in collegamento esterno, a cui faceva un processo mediatico, pur di colpirlo, sosteneva che questo soggetto irrideva non sono bene a chi, immagino che forse era lei ad avvertire le risa di scherno dell’Anima (o Animus). Comunque, bisogna fare attenzione con l’irridere i giudici nei processi, vedi Socrate, che o beveva la cicuta, o veniva scagliato nel baratro. Platone e Senofonte ci narrano della prima scelta. Ma come siamo finiti a Socrate? Ecco, devo riconoscere che il mio personita, a suo tempo, non irrideva, e che faceva? La Settimana Enigmistica. Come? Rileggiamo i due distici del “Preludio”. “Se iniziali lettere vedrai in ordine Mio il nome indovinerai e rivelerai immediatamente.” “Scrutava il verosimile in ordine Mettendo i nomi immaginosi e rari illimitatamente.” Un sano passatempo per il viaggio. Ah, certo! Poi cita Sartre, quando si ricorda che doveva obliterare il biglietto del treno. E con Pindaro, Nietzsche e Sartre, abbiamo finito il preludio: Signori in carrozza, si parte! “Il ferroviere con il berretto rosso ha fischiato, il treno parte in direzione di Oriente.” È iniziato il viaggio, no, il dialogo, anzi no, il mimo del personita. Un allegro giovane, si fa per dire, che parte con entusiasmo nel suo meriggio, ma poi, come vedremo, arriva nella nostalgia della sera. Toh!
[1] Nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung, il colloquio con la propria anima è il dialogo interiore con la componente inconscia della psiche (rappresentata dal femminile nell'uomo e dal maschile, l' Animus, nella donna). È una pratica profonda di immaginazione attiva per integrare le parti più profonde e nascoste di noi stessi. Il celebre psichiatra ha esplorato questa pratica in modo totalizzante. Questa tecnica si articola in specifici punti: Il metodo dell'Immaginazione Attiva: Consiste nel dare voce e forma alle immagini interiori. Attraverso la scrittura o il disegno, Jung ha iniziato a dialogare con le figure che popolavano i suoi sogni, trattandole come entità reali e ascoltando cosa avessero da dirgli. Il significato dell'Anima: Per Jung, l'anima (archetipo fondamentale dell'inconscio collettivo) funge da mediatrice tra l'Io e l'inconscio. Instaurare un dialogo con essa permette di comprendere le emozioni, gli affetti e le spinte inconsce che guidano la nostra vita. L'esempio del Libro Rosso: Il resoconto più famoso di questo lavoro è il Liber Novus (noto come Il Libro Rosso di Jung), un diario in cui Jung ha annotato per anni i suoi colloqui con l'anima e le entità interiori, confrontandosi direttamente con le parti più oscure e luminose della sua psiche. Per approfondire come applicare i principi della psicologia analitica alla tua crescita personale, leggi di più sull'approccio della Terapia analitica di Carl Gustav Jung.
COMMENTI Nel testo si trattano due tematiche, relative alla “Critica della Ragion Pura” di Kant, riprese da alcune fonti, qui elencate. Massimo Cacciari, “Dell’Inizio”, 2001. “Critica della Ragion Pura”, Giorgio Colli, 1989. “Critica della Ragion Pura”, Giovanni Gentile e Giuseppe Lombardo Radice, 1919-21, traduzione riveduta da Vittorio Mathieu, 1966. La prima tematica riguarda la differenza del testo iniziale, e per buona parte, tra le due edizioni della “Critica”: la prima del 1781, la seconda del 1787. La seconda tematica riguarda la differenza tra Colli e Mathieu nella traduzione in italiano di termini fondamentali del testo kantiano, in particolare nel mimo il mio personita si è soffermato sul sostantivo “Erscheinung”, e oggi trovo conferma nella IA, allora non esisteva, che la sua intuizione aveva centrato il problema. Ma del mio personita estinto, di cui parliamo, e con cui non posso parlare, appunto perché defunto, ne parleremo ancora, e parleremo di come Borges sia riuscito a parlare con il suo attraverso il suo genio letterario. (Continua)
Nelle traduzioni italiane di Immanuel Kant, il termine tedesco Erscheinung è comunemente tradotto con "fenomeno". Tuttavia, la celebre traduzione della “Critica della ragion pura” curata da Giorgio Colli per Adelphi sceglie di tradurlo con "apparenza", creando un dibattito critico e filosofico di grande rilievo. Il significato filosofico Nella filosofia di Kant, il termine indica l'oggetto indeterminato di un'intuizione empirica — vale a dire l'oggetto così come ci appare nello spazio e nel tempo, prima di essere concettualizzato dall'intelletto.La scelta di Giorgio Colli ("Apparenza")La traduzione di Giorgio Colli rende Erscheinung con "apparenza". Questa scelta mira a mantenere una maggiore aderenza etimologica con il verbo scheinen (splendere, mostrarsi). Nonostante la rigorosità filologica, questa resa è stata discussa perché in italiano il termine "apparenza" rischia di suggerire l'idea di un'illusione o di una percezione ingannevole, mentre per Kant il fenomeno ha una sua oggettività empirica e non è una semplice parvenza (che in tedesco Kant chiama Schein).Le edizioni Laterza e la prospettiva di Vittorio MathieuPer quanto riguarda l'altro grande filone di studi kantiani in Italia, le edizioni Laterza (spesso legate ai nomi di Giovanni Gentile e Vittorio Lombardo Radice) propongono tradizionalmente la traduzione del termine come "fenomeno". Questa versione, curata e rivista negli anni dal filosofo Vittorio Mathieu, è considerata la scelta terminologica più standard per marcare la distinzione kantiana tra il mondo sensibile (i fenomeni appunto) e la "cosa in sé" o noumeno. IA
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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UN IMPOSSIBILE COLLOQUIO
Oggi, devo riconoscere, mi trovo in grande difficoltà. Perché? Ho scoperto che non mi è possibile colloquiare con il mio personita di vent’anni fa, estinto. E come mai accade questo? Ora ti spiego. In primis, sgomberiamo il campo da un equivoco. Quale? Questo mio soliloquio, che consiste in un colloquio con la mia anima, come dice Jung [1], non è un colloquio con me stesso, ma con l’anima. Approfondiamo meglio un’altra volta, adesso accontentiamoci del risultato, che abbiamo guadagnato, ossia che io sto parlando con l’inconscio, o meglio con la mia parte inconscia. E caro lettore, quindi mio ascoltatore, quello che dice il mio inconscio traspare dalle mie parole, almeno dovrebbe, non possiamo saperlo. Rimane un dubbio, almeno a me, cara lettrice, o mia ascoltatrice, il mio inconscio è l’Animus, la componente femminile: io sto parlando, dunque, con una componente psichica femminile, ma non conosco la risposta. E tu? Nemmeno tu puoi saperlo, perché la tua componente psichica inconscia è maschile, l’Animus. E allora? Forse, seguendo Jung, siamo finiti in un groviglio, è il caso di dire un groviglio inconscio dell’anima, eppure qualcosa mi dice che Jung ha ragione. Che cosa? Le risa di scherno dell’Anima nei suoi confronti, nel corso dei suoi colloqui con la sua Anima, come riferisce nel “Libro Rosso”. Quindi anch’io sento queste risa di scherno? E tu? Tu, chi? Tu. Ah, io, no, sì!
Allora, riprendiamo il soliloquio, a proposito dell’impossibilità di colloquiare con il mio personita, in quanto estinto. Parce sepultis. E quindi? Le uniche risposte che mi può dare il mio personita sono quelle che ha lasciato per iscritto. Platone, i Dialoghi (Lettere e Leggi incluse); Dante, la Divina Commedia; Il mio personita, i mimi, e purtroppo anche altro. Riprendiamo il primo mimo: “Il grigio della ragione”. Nel preludio, il mio personita cita Pindaro. Cominciamo bene. Peraltro, lo riprende da Nietzsche, ancora meglio. Ma perché irrido al mio personita, e quando dico irrido, mi ricordo di una conduttrice televisiva, che verosimilmente irritata contro una figura non presente in studio né tanto meno in collegamento esterno, a cui faceva un processo mediatico, pur di colpirlo, sosteneva che questo soggetto irrideva non sono bene a chi, immagino che forse era lei ad avvertire le risa di scherno dell’Anima (o Animus). Comunque, bisogna fare attenzione con l’irridere i giudici nei processi, vedi Socrate, che o beveva la cicuta, o veniva scagliato nel baratro. Platone e Senofonte ci narrano della prima scelta. Ma come siamo finiti a Socrate? Ecco, devo riconoscere che il mio personita, a suo tempo, non irrideva, e che faceva? La Settimana Enigmistica. Come? Rileggiamo i due distici del “Preludio”.
“Se iniziali lettere vedrai in ordine
Mio il nome indovinerai e rivelerai immediatamente.”
“Scrutava il verosimile in ordine
Mettendo i nomi immaginosi e rari illimitatamente.”
Un sano passatempo per il viaggio. Ah, certo! Poi cita Sartre, quando si ricorda che doveva obliterare il biglietto del treno. E con Pindaro, Nietzsche e Sartre, abbiamo finito il preludio: Signori in carrozza, si parte!
“Il ferroviere con il berretto rosso ha fischiato, il treno parte in direzione di Oriente.” È iniziato il viaggio, no, il dialogo, anzi no, il mimo del personita. Un allegro giovane, si fa per dire, che parte con entusiasmo nel suo meriggio, ma poi, come vedremo, arriva nella nostalgia della sera. Toh!
[1] Nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung, il colloquio con la propria anima è il dialogo interiore con la componente inconscia della psiche (rappresentata dal femminile nell'uomo e dal maschile, l' Animus, nella donna). È una pratica profonda di immaginazione attiva per integrare le parti più profonde e nascoste di noi stessi. Il celebre psichiatra ha esplorato questa pratica in modo totalizzante. Questa tecnica si articola in specifici punti: Il metodo dell'Immaginazione Attiva: Consiste nel dare voce e forma alle immagini interiori. Attraverso la scrittura o il disegno, Jung ha iniziato a dialogare con le figure che popolavano i suoi sogni, trattandole come entità reali e ascoltando cosa avessero da dirgli. Il significato dell'Anima: Per Jung, l'anima (archetipo fondamentale dell'inconscio collettivo) funge da mediatrice tra l'Io e l'inconscio. Instaurare un dialogo con essa permette di comprendere le emozioni, gli affetti e le spinte inconsce che guidano la nostra vita. L'esempio del Libro Rosso: Il resoconto più famoso di questo lavoro è il Liber Novus (noto come Il Libro Rosso di Jung), un diario in cui Jung ha annotato per anni i suoi colloqui con l'anima e le entità interiori, confrontandosi direttamente con le parti più oscure e luminose della sua psiche. Per approfondire come applicare i principi della psicologia analitica alla tua crescita personale, leggi di più sull'approccio della Terapia analitica di Carl Gustav Jung.
COMMENTI
Nel testo si trattano due tematiche, relative alla “Critica della Ragion Pura” di Kant, riprese da alcune fonti, qui elencate.
Massimo Cacciari, “Dell’Inizio”, 2001.
“Critica della Ragion Pura”, Giorgio Colli, 1989.
“Critica della Ragion Pura”, Giovanni Gentile e Giuseppe Lombardo Radice, 1919-21, traduzione riveduta da Vittorio Mathieu, 1966.
La prima tematica riguarda la differenza del testo iniziale, e per buona parte, tra le due edizioni della “Critica”: la prima del 1781, la seconda del 1787.
La seconda tematica riguarda la differenza tra Colli e Mathieu nella traduzione in italiano di termini fondamentali del testo kantiano, in particolare nel mimo il mio personita si è soffermato sul sostantivo “Erscheinung”, e oggi trovo conferma nella IA, allora non esisteva, che la sua intuizione aveva centrato il problema. Ma del mio personita estinto, di cui parliamo, e con cui non posso parlare, appunto perché defunto, ne parleremo ancora, e parleremo di come Borges sia riuscito a parlare con il suo attraverso il suo genio letterario.
(Continua)
Nelle traduzioni italiane di Immanuel Kant, il termine tedesco Erscheinung è comunemente tradotto con "fenomeno". Tuttavia, la celebre traduzione della “Critica della ragion pura” curata da Giorgio Colli per Adelphi sceglie di tradurlo con "apparenza", creando un dibattito critico e filosofico di grande rilievo. Il significato filosofico Nella filosofia di Kant, il termine indica l'oggetto indeterminato di un'intuizione empirica — vale a dire l'oggetto così come ci appare nello spazio e nel tempo, prima di essere concettualizzato dall'intelletto.La scelta di Giorgio Colli ("Apparenza")La traduzione di Giorgio Colli rende Erscheinung con "apparenza". Questa scelta mira a mantenere una maggiore aderenza etimologica con il verbo scheinen (splendere, mostrarsi). Nonostante la rigorosità filologica, questa resa è stata discussa perché in italiano il termine "apparenza" rischia di suggerire l'idea di un'illusione o di una percezione ingannevole, mentre per Kant il fenomeno ha una sua oggettività empirica e non è una semplice parvenza (che in tedesco Kant chiama Schein).Le edizioni Laterza e la prospettiva di Vittorio MathieuPer quanto riguarda l'altro grande filone di studi kantiani in Italia, le edizioni Laterza (spesso legate ai nomi di Giovanni Gentile e Vittorio Lombardo Radice) propongono tradizionalmente la traduzione del termine come "fenomeno". Questa versione, curata e rivista negli anni dal filosofo Vittorio Mathieu, è considerata la scelta terminologica più standard per marcare la distinzione kantiana tra il mondo sensibile (i fenomeni appunto) e la "cosa in sé" o noumeno. IA
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