lunedì 18 maggio 2026

Psicologia

 


                  Il cane di fuoco




14 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

PROLOGO
(Ore tre del mattino)
È buio, ed io mi sono svegliato all’una, dopo avere sognato l’ultimo derby cittadino, che doveva tenersi nello stadio illuminato. Nel sogno, ho pensato che a settant’anni ero vecchio, anzi meno giovane, per andare ad assistere alla partita serale sugli spalti, tra la moltitudine degli spettatori nelle luci della sera. Allora ho deciso di avviarmi forse in collina verso casa, e mi sono svegliato. Può un ottantenne sognare che a settant’anni è vecchio, anzi meno giovane (ultimamente al festival internazionale, il concorrente italiano era il meno giovane, così hanno detto in TV), un’età da pensionato, per andare allo stadio? Si può sognare un sogno così? Sì, infatti io l’ho sognato. Bon!
Ed ora che sono sveglio, “amici”, dilettiamoci con Zarathustra.
“Così narrò Zarathustra. Ma i discepoli lo ascoltavano appena, tanto erano impazienti di parlargli dei marinai, dei conigli e dell’uomo volante. “Che devo pensare – disse Zarathustra – sono forse uno spettro?” (“Dei grandi avvenimenti”)
Per conoscere la storiella dell’uomo volante, e che cosa aveva narrato Zarathustra ai suoi discepoli, leggiamo “Il cane di fuoco”.

Silvio Minieri ha detto...

IL CANE DI FUOCO
La discesa nel vulcano ovvero sull’orlo dell’Inconscio.

1. Un frammento di natura
“Vi è un’isola nel mare — poco discosto dalle isole beate di Zarathustra — dove sorge un vulcano che manda sempre fumo; gli uomini, e più ancora le vecchie donnicciole del popolo, favoleggiano ch’essa sia posta come un masso roccioso dinanzi alle porte degli inferi: e che attraverso il vulcano uno stretto sentiero guidi a quelle porte.
Nel tempo che Zarathustra soggiornava nelle isole beate, accadde che un bastimento gettasse l’àncora dinanzi a quell’ isola, e che l’equipaggio scendesse in terra per dar la caccia ai conigli. Verso l’ora del meriggio, mentre il capitano e la sua gente si trovavano riuniti, videro improvvisamente un uomo fendere l’aria e venire alla lor volta, e udirono distintamente una voce che diceva: «È l’ora, non c’è tempo da perdere!». Ma quando quella figura umana, passò vicino a loro volando simile a un’ombra, nella direzione del vulcano, — essi raffigurarono, costernati, Zarathustra; poi che già tutti, fuor che il capitano, avevano avuto occasione di vederlo, ed essi l’amavano come il popolo sa amare: con uguali vicende di tenerezza e di rispetto.
«Guardate — disse il vecchio timoniere — ecco Zarathustra che scende all’inferno!».
È l’incipit del capitolo dello “Zarathustra”, intitolato “Dei grandi eventi”. In proposito commenta Jung: “Qui, l’atmosfera è quella da leggenda” (“Seminari sullo “Zaratustra”
Prima Conferenza, 4 maggio 1938), e diversamente dal solito, in cui vengono usate espressioni esagerate, “subentra il linguaggio di un semplice racconto, rivelando così che qui sta emergendo una verità che coincide effettivamente con Zarathustra.” E prosegue: “Questo non è Nietzsche, ma veicola qualcosa che Nietzsche non fu in grado di distorcere nel suo stile, o nella sua predica, è un frammento di natura che riesce a farsi strada. Questo è l’altro, il vecchio tizio che parla in parabole – in particolare quelle di carattere narrativo. Nello “Zaratustra”, tutte queste parabole hanno un valore straordinario, perché si tengono alla larga da eccessivi filosofemi, dicono quel che c’è da dire, senza tortuosità.”
Quest’osservazione di Jung ha una sua rilevanza, perché tende a sottolineare che nell’occasione, la discesa negli inferi, a scendere non è Nietzsche, ma Zarathustra, e “nella psicologia di Nietzsche, non nella sua mente, Zarathustra al momento è la personalità superiore dominante”. Come analista – i “Seminari” sullo “Zarathustra” sono un’analisi della psiche di Nietzsche – Jung capisce che la storia narrata non è una esperienza psichica, un sogno fatto da Nietzsche, “cosa che sarebbe potuta anche avvenire”, ma un episodio di criptoamnesia, come poi spiega.

Silvio Minieri ha detto...

“Lessi per la prima volta questo brano quand’ero studente, e mi si impresse nella mente. Era tutto così buffo – il mezzogiorno, il capitano e i suoi uomini: che cosa c’entra con quella nave, che vadano a sparare ai conigli dalle parti dell’ingresso dell’inferno. Poi, a poco a poco, mi ricordai che quando avevo più o meno diciotto anni, avevo letto un libro preso dalla biblioteca di mio nonno i “Blätter aus Prevorst” di Kerner, una raccolta in quattro volumi di storie meravigliose su fantasmi, fantasie e presentimenti di ogni genere. Tra queste storie c’era anche un racconto che coincide alla lettera con il testo di Nietzsche. S’intitola: “Raccapricciante compendio del diario di bordo della nave “Sphinx” dell’anno 1686 nel Mediterraneo”. Vi riferisco il brano parola per parola.” – I quattro capitani e un mercante, il signor Bell, sbarcarono sull’isola del monte Stromboli a caccia di conigli. Alle tre radunarono la ciurma, per risalire a bordo, allorché con indicibile stupore, videro due uomini volare sopra di loro nell’aria a gran velocità. L’uno era vestito di nero, l’altro di grigio. Passarono loro molto vicini, in gran fretta, con loro sommo sgomento discesero tra le fiamme ardenti nel cratere del terribile vulcano, il monte Stromboli. In quelle persone ravvisarono dei conoscenti di Londra. – Jung rileva il parallelismo tra i due brani soprattutto nei particolari dei conigli, e dell’ora meridiana dell’episodio. Per assicurarsi, scrisse alla sorella di Nietzsche, e lei gli confermò di avere letto assieme al fratello, all’età di dieci undici anni, “Blätter aus Prevorst”. Ricordava che il libro si trovava nella biblioteca del loro nonno, il pastore Oehler, ma non ricordava in particolare quel racconto. Quindi, era verosimile che Nietzsche avesse letto il racconto e poi si fosse dimenticato. Ma proprio per questo motivo – osserva Jung – riproduce in maniera così letterale tutti quei buffi dettagli. “Ci si domanda che cosa mai abbiano a che fare dei conigli con la discesa di Zarathustra, è un particolare insulso, ma trova spiegazione in questo parallelo. È ciò che chiamiamo una criptoamnesia, in segreto tale ricordo è strisciato verso l’alto e si è riprodotto. Ecco come funzionano gli strati inconsci della mente.”
Con quest’ultima osservazione, Jung non vuole fare sfoggio della sua dottrina della psicologia del profondo, ma dare un’ulteriore spiegazione sul caso in analisi.

Silvio Minieri ha detto...

“Con ciò potete star certi che com’era in grado di comunicare quella storia, l’inconscio era anche in grado di veicolare una verità alla coscienza di Nietzsche, alla sua capacità di visione o alla sua comprensione.” Infatti, nella figura di Zarathustra, si può delineare un aspetto quasi autonomo della personalità di Nietzsche: “Egli era, com’è ovvio, enormemente impressionato da tale figura, che esprimeva rivelazione, ispirazione – in certo modo egli sentiva addirittura che era capace di autonomia – e ora il racconto dice che sta andando all’inferno.” Il richiamo è al versetto, in cui il vecchio timoniere esclama: “Ma guarda! Zarathustra va all’inferno.”
Nietzsche filologo classico – osserva Jung – era certamente a conoscenza della storia di Empedocle, gettatosi nel cratere dell’Etna, secondo un poeta latino (Orazio), per diventare un dio immortale. Jung è di diverso avviso: “Era un essere umano, perciò che cosa poteva fare? Doveva trovare un luogo in cui i suoi diecimila seguaci non avrebbero potuto rincorrerlo, perciò si gettò nell’Etna. La sua decisione non aveva nulla a che vedere con il desiderio di trasformarsi in un dio immortale, era solo per trovare quiete.” È un racconto psicologico, dice Jung, ma anche un motivo mitologico. Il discorso dovrebbe valere anche per Nietzsche, che si sentiva redentore del mondo e spiegava ai fanciulli la via della salvezza, "Delle tre metamorfosi". E ora dovrebbe fare la sua discesa nella distruzione pura e semplice, ma l’assenza di ogni riferimento a Empedocle suona strana a Jung. “Ora, io dubito del fatto che Nietzsche fosse in qualche modo consapevole dell’esempio di Empedocle, ma avrebbe potuto esserlo.” Avrebbe dovuto esserlo, dice Jung, e ipotizza che se Nietzsche avesse fatto un sogno come questo, e lo avesse raccontato, interrogato su chi si fosse gettato nel vulcano, avrebbe certamene risposto che si trattava di Empedocle, un’impresa che aveva posto fine alla sua vita. Nietzsche era cosciente del pericolo di un gesto estremo come quello che portava ad una terribile morte, nella lava infuocata e tra gas velenosi. E quindi Jung è curioso di sapere che cosa dice, in merito a alla discesa.

Silvio Minieri ha detto...

2. Una discesa infera fittizia
“E questo è il racconto del colloquio di Zarathustra con il cane di fuoco
«La terra — egli disse — ha un’epidermide e quest’epidermide è soggetta a malattie. Una di tali malattie, ad esempio, si chiama «l’uomo».
E un’altra «il cane di fuoco», sul conto del quale gli uomini hanno detto molte bugie e molte ne hanno credute.
Per scoprire questo segreto io varcai il mare. E vidi nuda la verità da capo a piedi.
Chi sia veramente il cane di fuoco e mi è ormai noto; e chiara mi è pure la verità intorno a tutti i demoni ribelli cacciati nell’inferno, dei quali non le vecchie donnicciole soltanto han paura.
«Esci, cane di fuoco, dal tuo baratro!», così io gridai, «e svelami quale è la tua profondità! Donde viene ciò che tu vai eruttando sin quassù?
Tu bevi in gran copia l’acqua del mare: ciò si riconosce alla tua eloquenza salata! Ma, per essere un cane di fuoco, tu prendi il tuo nutrimento troppo a fior d’onda.
Per me sei al più un ventriloquo della terra; ogni volta che ho sentito parlare i demoni ribelli cacciati dal Paradiso li ho trovati simili a te — salati, bugiardi e insulsi.
Voi sapete ruggire e offuscare l’aria con la cenere! Voi siete i più gonfi millantatori ch’io conosca: voi apprendeste anche troppo bene l’arte di far bollire il fango.
Vicino a voi sempre devono essere e il fango e molte cose torbide, cavernose, compresse, che agognano di farsi libere.
«Libertà», ecco ciò che più volentieri voi gridate in coro: ma io ho perduta la fede nei «grandi fatti» quando sono accompagnati dai grandi ruggiti e dal fumo.
E credimi pure, amico del chiasso infernale! I grandi fatti non sono già le nostre ore più rumorose, bensì le più quiete.
Il mondo gira non già intorno a colui che più alto grida, ma intorno a colui che crea nuovi valori, gira silenziosamente.”
Dopo avere citato il brano, così commenta Jung: “La reazione di Nietzsche è questa, e bisogna chiedersi chi sta parlando qui? Zarathustra è disceso nel vulcano. Chi parla dunque?” Siamo sempre di fronte al dubbio se a parlare è Zarathustra o Nietzsche, come dire se a scendere nell’inferno è stato Nietzsche o Zarathustra, e sappiamo che è stato quest’ultimo, come ci racconta Nietzsche. Però chi parla non è Zarathustra, ma Nietzsche. “Vedete, è come se chi parla fosse ben distante da quella storia, in cui racconta di essere penetrato nell’inferno. Di fatto si trova all’esterno, sulla terra, e non dice nulla al riguardo del suo essere disceso all’inferno per poi ritornare in superficie.” Jung, che riferiva di aver vissuto profonde esperienze spirituali, veri e propri incontri con l’inconscio collettivo, non riconosce qui, nella discesa all’inferno di Zarathustra, un tale grado di esperienza in Nietzsche. “Qualunque cosa sia accaduta – commenta Jung – è assai chiaro che Nietzsche in prima persona prende il posto di Zarathustra e dice ciò che presume Zarathustra avrebbe potuto dire al cane di fuoco. Si tratta proprio del modo in cui avrebbe parlato Nietzsche.”

Silvio Minieri ha detto...

Ora, nella critica di un autore, in genere, non sembra avere importanza riconoscere fino a che punto un personaggio o l’io narrante rispecchino il pensiero o l’esperienza dell’autore, al fine di un giudizio sul testo esaminato. Perché, ci domandiamo, Jung approfondisce il suo esame oltre una critica “normale” del pensiero di un filosofo? Non appartiene la dottrina (predicazione) di Nietzsche, come quella dei predecessori e dei successori, alla storia del pensiero occidentale, che peraltro ogni autore tende a sistematizzare a suo modo, rientrando più o meno in correnti o scuole filosofiche? A Jung, fortemente impressionato dallo “Zarathustra”, più che la filosofia, interessava analizzare la psiche di Nietzsche, in relazione alla sua vita e al suo tragico destino. Infatti, subito dopo, ecco che cosa dice: “Vedete, in una fantasia o in un sogno, se d’un tratto vi ponete al posto di una figura bizzarra e prendete voi la parola, è perché la paura si sta impossessando di voi, Per esempio, in un incubo, per farlo terminare, può darsi che vi mettiate a ripetere che è soltanto un sogno, perché avete paura che continui.” In questo passo dello “Zarathustra”, la discesa infera è fittizia, un racconto non un’esperienza vissuta, che in sogno si traduce in simboli, e in un incubo in simboli terrificanti, di cui con angoscia si cerca di liberarsi svegliandosi. E Jung fa il parallelo con la realtà: “È proprio come quando nella realtà si presenta qualcosa di sgradevole: cercate di strillare più forte dell’impressione spiacevole. Fate rumore per non udire la verità. Oppure se temete che venga detto qualcosa di imbarazzante, vi mettete a parlare senza interruzione; non che abbiate qualcosa da dire, ma fate un rumore incessante per pura e semplice paura.” Qui, il commento di Jung si ricollega a quanto detto all’inizio, ovvero che il racconto di un’esperienza è un “frammento di natura”, non contaminato da filosofemi, come dire commenti critici, infatti così prosegue: “Capita tra l’altro – e sta parlando proprio di Nietzsche, senza nominarlo, – con le persone che hanno una spiccata difficoltà nel produrre un flusso immaginativo, senza inserirvi degli elementi critici; senza eccezioni, queste persone hanno timore di quel che può emergere, perciò bloccano le fantasie o vi sostituiscono i propri commenti.”
Le “fantasie”, a cui accenna Jung, sono quelle esperienze psichiche, da lui vissute e che hanno dato luogo alla sua costruzione dottrinario dell’Inconscio collettivo e degli archetipi. Sono le immagini primordiali dell’umanità, che suscitano all’incontro nei sogni o nelle fantasie estasi o terrore, la coincidentia oppositorum (coincidenza degli opposti), dove luce e ombra si incontrano. [1] Ecco, allora, il tentativo di bloccarle e di rifuggirne, come sta al momento accadendo a Nietzsche: “Se si dà un’opportunità al proprio interlocutore, l’Animus [l’archetipo maschile interiorizzato nella donna] o l’Anima [l’archetipo femminile interiorizzato nell’uomo] potrebbero dire qualcosa di assai sgradevole.” È quello che comunemente viene indicato come l’inconfessabile, il qualcosa seppellito nella propria coscienza, “la ferita segreta”, come definita da Italo Calvino nel suo primo romanzo: “Il sentiero dei nidi di ragno”. [2]
Al fine di evitare questo confronto sgradevole, che gli rivelerebbe il fondo del suo inconscio, “Nietzsche si mette semplicemente in mezzo, presumendo che Zarathustra avrebbe detto al cane di fuoco e ai demoni rifiutati queste cose, l’idea delle fiamme e del vulcano, il caos originario che ancora ribolle nel mondo sotterraneo. E appigliandosi alla figura ridicola del cane di fuoco, prolunga la storia, cerca di renderla irrilevante e leggera.”

Silvio Minieri ha detto...

[1] Carl Gustav Jung ha vissuto e studiato profonde esperienze spirituali e paranormali, interpretandole come incontri con il "numinoso" e manifestazioni dell'inconscio collettivo. La sua visione univa psicologia e spirito, riconoscendo l'inconscio come fonte di saggezza ancestrale, spesso esplorata tramite il confronto con l'ombra e figure archetipiche come Filemone. Ecco i punti chiave sulle esperienze di spirito in Jung: Esperienze Visionarie e il Libro Rosso: Il materiale contenuto nel Libro Rosso nasce da un periodo di intense visioni e incontri con figure interiori (come Filemone), che Jung ha vissuto come una forma di immaginazione attiva e confronto col proprio inconscio. Fenomeni Paranormali: Jung ha riportato fenomeni inquietanti nella sua casa (suoni, presenze, attività di "spiriti") che interpretava come proiezioni dell'inconscio, talvolta collegate alla presenza di medium o a un'intensa energia psichica. Lo Spirito come Esperienza Psichica: Per Jung, lo spirito non è una realtà esterna dimostrabile, ma un'esperienza psicologica vissuta internamente, un concetto affine alla natura di Dio come esperienza immediata. Confronto col Numinoso: Le esperienze spirituali, secondo, possono essere sia elevate che terrificanti, rappresentando la coincidentia oppositorum (coincidenza degli opposti), dove luce e ombra si incontrano. Lo Spirito nel Libro Rosso: Jung distingueva tra lo spirito del tempo (razionale, attuale) e lo spirito del profondo (ancestrale, simbolico), sostenendo che la vera crescita richieda l'integrazione di quest'ultimo. IA

[2] Nel romanzo Il sentiero dei nidi di ragno (1947) di Italo Calvino, la celebre citazione "Tutti abbiamo una ferita segreta per riscattare la quale combattiamo" sintetizza il movente psicologico dei personaggi. È il cuore del romanzo. Non si combatte solo per ideali o giustizia: si combatte per lenire una ferita. Che sia una perdita, un’umiliazione, un’ingiustizia subita. La Resistenza, in Calvino, è anche terapia del dolore.

Silvio Minieri ha detto...

3. Geist, un’entità autonoma.
“Und diess ist die Erzählung von Zarathustra's Gespräch mit dem Feuerhunde.” “E questo è il racconto del colloquio tra Zarathustra e il cane di fuoco.” È questa la frase usata da Nietzsche, per introdurre il racconto su quanto detto a Zarathustra dal cane di fuoco. “Gespräch”, “colloquio”, è il termine che Jung evidenzia di tutta la frase: “La parola “Gespräch”, “colloquio”, indica qualcosa di molto tranquillo, egli presume che Zarathustra discenda nel vulcano, per avere un colloquio filosofico con il cane di fuoco sminuendo l’uomo – un parassita dell’umanità, una malattia della pelle della terra.” E anche il cane di fuoco è un’altra malattia della pelle, dice Nietzsche, non Zarathustra, come ci spiega Jung. Si tratta di un assunto metafisico: il diavolo, un’antica assurdità inventata dall’uomo. “A proposito di quest’ultimo, gli uomini hanno detto e si sono lasciati raccontare molte bugie.” Nietzsche si mostra chiaramente razionalista, egli era stato notevolmente influenzato dal pensiero di David Friedrich Strauss, ci ricorda Jung. Strauss era l’autore di una biografia di Cristo molto improntata al senso comune: “Vita di Gesù, o esame critico della sua storia” (1835) ed era peraltro stato accusato da Nietzsche di filisteismo. Ma, obietta Jung, tutta questa storia, vale a dire la discesa nelle viscere della terra di Zarathustra e il suo “colloquio” con il cane di fuoco, ruota intorno a qualcosa che “non è” e non dovrebbe essere “senso comune”. Non avrebbe altrimenti senso, se non si trattasse di qualcosa di miracoloso, al di fuori dell’ordinario. Nietzsche è qui a conoscenza di trovarsi davanti a un mistero: “Per sondare fino in fondo questo enigma (mistery) andai oltre il mare”. E dice di avere visto la verità interamente nuda, in metafora priva di rivestimenti od orpelli, come dire che quei vecchi racconti fantastici sono stati tolti di mezzo. Eppure, evidenzia Jung, il cane di fuoco ci fa credere che la terra è in grado di parlare, ed ecco qui una nuova invenzione, non dissimile dalle precedenti, un’assurdità come le altre. Si tratta un escamotage di Nietzsche per sfuggire al pericolo rappresentato dall’inconscio: “È proprio come se qualcuno dicesse che l’inconscio è una pura e semplice invenzione, un ventriloquo che dentro ognuno di noi dice delle assurdità. È il punto di vista di quel razionalismo a buon mercato tipico del XX secolo, è lo stesso tipo di psicologia.”
Qui, Jung coglie l’occasione per criticare il tipo della psicologia del suo tempo, a cui contrappone la sua psicologia del profondo, con cui sta analizzando la psiche di Nietzsche e il suo atteggiamento di superficie di fronte alla discesa infera, ossia nelle profondità dell’inconscio. “Di conseguenza, ogni cosa che sorgesse da quell’inferno non sarebbe stata che gran fragore e vuoto fumo, dietro cui non c’era assolutamente nulla. Com’è ovvio, si tratta di un tentativo fatto da Nietzsche per sminuirne il valore, al fine di porsi in salvo. Di fatto abbiamo a che fare con uno tra i molti attacchi dell’inconscio: il vulcano emerge, attrae Zarathustra e lo spinge a gettarvisi dentro. È il primo indizio di un pericolo connesso alla terra.”

Silvio Minieri ha detto...

La metafora del vulcano, al di là del sentimento inconscio del pericolo che incombe su Nietzsche, e che questi schiva, rimanendo in superficie, gli suggerisce quelle immagini di gran fragore e vuoto fumo, con cui descrive i “grandi eventi”, argomento del capitolo così intitolato. E qui inizia il suo discorso filosofico, che egli propone come il colloquio con il cane di fuoco, nel suo stile al solito tronfio e roboante, che annoia mortalmente Jung, come confessa all’inizio della Prima Conferenza del 4 maggio del 1938, quella che inaugura il semestre primaverile dei Seminari: “Rieccoci al nostro vecchio caro Zarathustra! E dando un’occhiata ai capitoli di cui ci siamo già occupati e a quelli che dobbiamo ancora affrontare, vi dico con franchezza che mi sono annoiato a morte, soprattutto a causa dello stile […] innaturale, tremendamente esagerato e tronfio.” Poi dichiara di voler fare come dicono i tedeschi: “die Rosinen aus dem Kuchen picken", piluccare l’uvetta dal dolce, ovvero scegliere il meglio del seguito, tralasciando il resto. E uno dei primi capitoli di cui si occupa è proprio questo.
La signora Crowlwy, una partecipante ai Seminari, interviene: “Da noi si dice to pick the plums out of the cake” [piluccare le prugne dal dolce]. “Sì, e dunque ho fatto una selezione di prugne raccolte dai prossimi capitoli, da cui traiamo le idee principali o perle psicologiche, che sono tipiche dello “Zarathustra”. Come ho sottolineato più volte, affrontando questo materiale dobbiamo sempre ricordare che Zarathustra non coincide esattamente con Nietzsche, così come Nietzsche non coincide esattamente con Zarathustra, e tuttavia i due sono parte di un’unione personale. […] Zarathustra è una specie di Geist […] un’entità più o meno autonoma, che Nietzsche percepì con chiarezza come un proprio doppio, perciò dobbiamo supporre che Zarathustra abbia in un certo modo una propria psicologia; ciò nonostante, a causa della sventuratissima identificazione di Nietzsche con Zarathustra che percorre l’intero libro, si ha una costante sovrapposizione dei fattori in questione.” Jung ammette che da un punto di vista razionalista, si ritiene ovviamente che la personificazione di Zarathustra sia soltanto metaforica. “Ma questo non è un punto di vista psicologico, si smarrirebbe proprio la specificità del carattere di Zarathustra, e non si sarebbe in grado di spiegare una tale manifestazione. Perciò dobbiamo attribuirgli una certa autonomia, e così possiamo definire un Geist [spirito] o un esprit, come se fosse un’estensione della esistenza di Nietzsche. Si tratta di un processo logico naturalmente; questo procedimento viene definito un’ipostasi – conferire sostanza, estendere l’esistenza a qualcosa. Non si tratta di un’asserzione metafisica, ma soltanto di un’affermazione psicologica. Esistono fattori psicologici sicuramente dotati di un’esistenza autonoma. Senti un’esistenza di questo tipo non appena qualcosa ti afferra, in particolare se risveglia l’animale che esiste in te, allora questo qualcosa afferra te – non sei tu a prenderlo, è lui a impadronirsi di te – manifestando in questo modo il fatto che dentro di te è presente un fattore autonomo, almeno in quel particolare momento.”
Nel passo dello “Zarathustra” che sta analizzando, Jung discerne quindi la figura di Nietzsche che fa da medium con Zarathustra, asserendo della sua discesa agli inferi e l’incontro con il cane di fuoco. In tal senso non gli interessano i suoi filosofemi, ma salta i tredici versetti seguenti, in cui Nietzsche con il solito stile espone le sue idee.

Silvio Minieri ha detto...

4. Nel cratere del vulcano
Riprenderemo subito dopo l’analisi psicologica di Jung, ora soffermiamoci in breve sul contenuto del colloquio (Gespräch), in cui Nietzsche scaglia i suoi improperi contro i “grandi eventi”, “quando sono accompagnati dai grandi ruggiti e dal fumo.”
“Altra bestia nera di Nietzsche: i rivoluzionari. Tra la filosofia e la politica o quella filosofia della politica, che è sempre politica, c’è un’antica ruggine o piuttosto astio, specialmente tra la filosofia e quella punta avanzata della politica e della filosofia della politica, che è la dottrina (e la pratica) della rivoluzione.” Così dice Sossio Giametta, a proposito del capitolo “Dei grandi eventi”, nel suo libro, “Commento allo Zarathustra” (1996) , di cui è stato il traduttore e l’interprete. E in effetti, il discorso di Nietzsche – descritto sotto forma di colloquio (Gespräch) tra Zarathustra e il cane di fuoco – è diretto a quest’argomento, come si evince dal suo colorito sbraitare contro lo Stato e la Chiesa. E da bravo narratore non poteva trovare come interlocutore nessuna figura migliore del cerbero infernale, a cui attribuire il ruolo di ventriloquo della terra. “Per me sei al più un ventriloquo della terra; ogni volta che ho sentito parlare i demoni ribelli cacciati dal Paradiso li ho trovati simili a te — salati, bugiardi e insulsi. Voi sapete ruggire e offuscare l’aria con la cenere! Voi siete i più gonfi millantatori ch’io conosca: voi apprendeste anche troppo bene l’arte di far bollire il fango. Vicino a voi sempre devono essere e il fango e molte cose torbide, cavernose, compresse, che agognano di farsi libere.” La visione del Vulcano gli ha ispirato le immagini dell’aria offuscata di cenere e del ribollire del fango e i grandi ruggiti di fumo, che accompagnano il grido rivoluzionario: “Libertà”. Ma così ammonisce “l’amico del chiasso infernale”: “I grandi fatti non sono già le nostre ore più rumorose, bensì le più quiete. Il mondo gira non già intorno a colui che più alto grida, ma intorno a colui che crea nuovi valori, gira silenziosamente.” Questa, in sintesi, la posizione di Nietzsche: non il fragore politico, ma la quiete del pensiero segna i grandi eventi, e le cose del mondo sono smosse non da rivoluzioni, ma dai creatori di nuovi valori, quelli che Zarathustra va predicando. L’uomo è una corda tesa sull’abisso tra la bestia e l’oltre uomo, che nel suo pericoloso percorso (un funambolo nel suo “pericoloso portarsi in avanti, "pericoloso volgersi indietro"), deve superare sé stesso, Superuomo (Übermensch), creando nuovi valori oltre il bene e il male.

Silvio Minieri ha detto...

L’abisso rappresenta il rischio del nichilismo e il vuoto di senso dopo la "morte di Dio", La grandezza dell’uomo è il suo essere un tramonto dell’uomo.
Al momento, Nietzsche non dice così, dirà dopo dell’altro, intanto resta a contendere le sue ragioni al cane infernale: “Questo io dico ancora agli abbattitori di statue: E la più grande delle follie gettar sale nel mare e statue nel fango. Nel fango del vostro disprezzo giaceva la statua : ma appunto è suo destino e sua legge che dal disprezzo essa generi nuova vita e nuove bellezze! Essa risorge con aspetto ancor più divino: e vi sarà grata dell' averla abbattuta, o abbattitori!” E dopo essersi così rivolto ai rivoluzionari, dispensa consigli al potere politico e religioso: “Ma questo è il mio consiglio ai re e alle chiese e a tutti coloro cui intristirono il tempo e la virtù : lasciate pure che vi si abbatta! Potreste così ritornare a nuova vita — e ritornerà a voi la virtù!”
Purtroppo, quando la sua mente cedette, il crollo psichico a Torino, questi consigli ai potenti della terra non si limitò più a scriverli, ma cominciò a spedirli per posta, i così detti biglietti della follia, firmati Dioniso, il Crocifisso, Zagreo.
Quindi, risponde al ringhiare del cane – Esci, cane infernale, dal tuo baratro! », così io gridai, » e svelami quale è la tua profondità ! Donde viene ciò che tu vai eruttando sin quassù ? – su Chiesa e Stato, onde assimilare quest’ultimo a un cane ipocrita, come il cane di fuoco, che vuole dominare la terra, assumendo il ruolo di ventriloquo: “parla volentieri con accompagnamento di fumo e di ruggito, — per far credere, come te, eh' egli parli proprio fuor dalle viscere delle cose.” Suscita così la reazione del cane di fuoco, di cui si diverte a osservarne la rabbia e l’invidia: “Come ebbi detto questo, cane infernale cominciò a contorcersi furibondo per l' invidia: “« Come ? — egli gridò — l'animale più importante ? E lo credono tale? ». E tanto fumo, tante orribili voci gli uscirono dalla strozza, che pensai dovesse rimaner soffocato dal dispetto e dall' ira.” Allora, Zarathustra gli enuncia la sua verità sul cuore d’oro della terra, e lo costringe a un’ingloriosa ritirata nella sua tana con la coda tra le gambe e un flebile bau bau.
Ora, tutto questo acceso e pittoresco colloquio, tra i fumi e veleni nel cratere del vulcano, Jung lo salta a piè pari. Infatti, a suo parere, Nietzsche non può sminuire l’idea della terra, “pur avendo bisogno di fare piazza pulita di idee così sciocche come i cani di fuoco.” E tredici versetti più avanti parla di un altro cane di fuoco.

Silvio Minieri ha detto...

5. Il cuore della terra
“E perché la ragione resti a me, senti quello che ti dirò intorno a un altro cane infernale che parla proprio dal cuor della terra.” S’inventa un’altra figura, che impersona la Terra, commenta Jung. Il testo prosegue: “Il suo respiro è oro ed aurea pioggia, così vuole il suo cuore. Che importano a lui la cenere e il fumo e il fango ardente! Il riso aleggia attorno a lui, come un' aureola variopinta; egli è avverso alle tue voci roche, al tuo vomito ed alle contrazioni delle tue viscere! Ma l’oro e il riso egli lo toglie dal cuore della terra, giacché tu devi sapere che il cuore della terra è d' oro ».
Ecco, siamo arrivati ad uno dei nodi essenziali di tutto il discorso di Zarathustra, così commentato da Jung: “Quest’affermazione straordinaria è un riconoscimento del fatto che c’è qualcosa di non chiarito che riguarda la terra – c’è persino un secondo cane di fuoco, il quale tradisce il segreto che il cuore della terra è fatto d’oro. È un’antica idea della mitologia, ma Nietzsche non la conosceva. Che il centro della terra sia costituito d’oro originatosi tramite il movimento del sole intorno alla terra, è anche un’idea alchemica. Dal momento che il sole è identico all’oro, la sua continua rivoluzione intorno alla terra ha ammassato l’oro nel centro e ha creato la sua immagine nel cuore della terra. è il riconoscimento che nell’inconscio, il vulcano, non c’à solo quel primo cane di fuoco, ma anche qualcosa di valore: un nucleo d’oro. E ciò collima con l’idea di Nietzsche, secondo cui bisognerebbe riallacciare l’amicizia con la terra. I due flussi di pensiero vengono qui a congiungersi: da un lato, l’dea che il vulcano costituisca l’ingresso alle viscere della terra, dall’altro l’idea che l’uomo sia un figlio della terra, per cui – in contrasto con il punto di vista cristiano, che considera la carne e tutto ciò che è mondano come qualcosa di sbagliato – sarebbe di nuovo accettare la terra. È un altro tentativo di Nietzsche di sbarazzarsi dell’impressione fatale suscitata dal vulcano, di applicare il materiale concettuale a uno dei suoi passatempi preferiti e alla terra in generale, sorvolando del tutto sul carattere catastrofico dell’immagine.”
Questo richiamo di Nietzsche alla terra viene dunque individuato da Jung nella sua vera portata, come uno dei suoi passatempi preferiti di carattere concettuale. Lo psicologo rileva che Nietzsche scansa l’emozione principale, la pericolosità di un vero precipitare nel vulcano, come la sua visione gli suscita nella coscienza, per dedicarsi al suo filosofare. Ed invero, il richiamo alla terra già l’incontriamo all’inizio dell’opera, nelle parole di Zaratustra appena sceso dalla montagna ed entrato in città, e costituisce il tema di un messaggio filosofico, la dottrina del Superuomo, promosso sotto forma di annuncio profetico, una parodia del Vangelo.

Silvio Minieri ha detto...

“Quando Zarathustra giunse alla città, che era vicina alla foresta, vi trovò raccolta una moltitudine sul mercato; poi che era corsa voce che un funambolo vi avrebbe dato spettacolo. E Zarathustra così parlò al popolo: «Io insegno a voi il Superuomo. L’uomo è cosa che dev’essere superata. Che avete voi fatto per superarlo? Tutti gli esseri crearono sinora qualche cosa oltre sé stessi: e voi volete essere il riflusso di questa grande marea e ritornare al bruto anziché oltrepassare l’uomo? Che cosa è la scimmia per l’uomo? Un oggetto di riso o di dolorosa vergogna. E questo appunto dev’essere l’uomo per il superuomo: un oggetto di riso o di dolorosa vergogna. Voi avete percorso la via dal verme all’uomo, ma tenete ancor molto del verme. Una volta foste scimmie, ed anche ora l’uomo è più scimmia di tutte le scimmie. Ma anche il più saggio tra voi non è che un essere ibrido, tra pianta e fantasma. Vi consiglio io forse di diventar piante o fantasmi? Ascoltatemi: io vi insegnerò il superuomo! Il superuomo è il senso della terra. La vostra volontà proclami: Il superuomo sia il senso della terra. Vi scongiuro, fratelli miei, rimanete fedeli alla terra e non prestate fede a coloro che vi parlano di speranze soprannaturali! Sono avvelenatori, coscienti o incoscienti. Sono spregiatori della vita, morituri, avvelenati essi stessi: la terra ne è stanca; ebbene, cacciateli per sempre! Altre volte il delitto contro Dio era il maggior dei malefici, ma Dio è morto, e con lui morirono anche i delinquenti di tal fatta. La cosa più triste è ora peccare contro la terra, e stimare più le viscere dell’imperscrutabile che non il senso della terra!” (“Così parlò Zarathustra”, Proemio, 3)

Silvio Minieri ha detto...

6. La palla d’oro
Qual è il significato della rivelazione di Zarathustra: “Il cuore della terra è d’oro”? Sembra che la terra custodisca nel suo cuore (centro) il segreto della vita. Ecco perché Zarathustra raccomanda: “Vi scongiuro, fratelli miei, rimanete fedeli alla terra.” Il respiro della terra è aureo e spira una pioggia d’oro e di riso, la gioia di vivere, che attinge dal proprio cuore: “Ma l’oro e il riso egli lo toglie dal cuore della terra.”
(Segue)