lunedì 11 maggio 2026

Mimo

 

             Incontri sul ponte 


5 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

[N. d. B.]
Il Nazàr dimidiato, Zobeide, Anastasio, la turco viennese Amina e il resto del corteo di tutte queste più o meno inverosimili figure, compresi i due cani gemelli dallo sguardo umido di desiderio, che nella visione finale del racconto sopraggiungono sullo sfondo della villa di Nazàr, sono andati a finire tutti in coda a “Il musicista di Dublino”, accompagnati dalla Postfazione e Postilla: “Lo squarcio del cielo”.

I CERCHI DELL’APPARIRE
Ed a proposito di quest’ultima espressione vorrei aggiungere un chiarimento all’immagine apocalittica evocata ovvero la visione che l’iconografia religiosa presenta del Signore sul trono dei cieli. “In verità, io l’espressione l’avevo ripresa dallo scritto di un filosofo, il quale a sua volta l’aveva ripresa dal linguaggio religioso, per confrontare il suo pensiero razionale con l’irrazionalità propria di una visione reale dello squarciarsi del cielo, come dire la fine dei tempi.” Ora, vorrei rivelare la fonte, ossia il filosofo Emanuele Severino, scomparso qualche anno fa assieme a quasi l’intera serie di libri esposti da ultimo negli scaffali delle principali librerie italiane. In proposito, ho interrogato la IA su tale ultima scomparsa, ed ecco la risposta. “La percezione di una scomparsa o scarsa reperibilità dei libri del filosofo Emanuele Severino (1929-2020) dalle librerie fisiche italiane è un fenomeno legato alle normali dinamiche editoriali post-mortem, nonostante l'opera del pensatore bresciano rimanga fondamentale. Molti dei suoi titoli, specialmente quelli più tecnici o pubblicati decenni fa, tendono a finire fuori catalogo o in edizione solo cartacea, rendendoli meno visibili rispetto alle novità editoriali.” In questo senso sono uscite dal cerchio dell’apparire delle librerie e sono entrate nel cerchio dell’apparire delle opere finite fuori catalogo, dove sono meno visibili delle novità editoriali. Per quanto riguarda l’autore è uscito dal cerchio dell’apparire dei viventi ed è entrato nel cerchio dell’apparire dei defunti. E tu? Tu che te la ridi con questo cerchio dell’apparire, che appare e scompare esso stesso nell’intreccio dei cerchi dell’apparire? Io, dici? o dite, voi? Sì, diciamo, io e noi. Io? Sì. Io sono vicino all’uscita del cerchio dell’apparire dei viventi e prossimo all’ingresso del cerchio dell’apparire dei defunti, volete seguirmi? Ehi! Un momento, signori! Non gridate improperi contro di me! Che cos’è questo ineducato lancio di frutta e pomodori sull’immaginario palco, che io calco, del palcoscenico del mio particolare teatrino in cui sto recitando? Lo scorrere di “palco”, “calco” e “palcoscenico” descrive il susseguirsi delle onde che cavalco e scavalco nel tumultuoso affrettarmi verso le quinte, per uscire dal cerchio dell’apparire della scena ed entrare nel cerchio dell’apparire del “dietro le quinte”. Eccolo là! L’ultima espressione, il grido (urletto) indica un momento di squilibrio mentale, che ferisce come un lampo, quando il lampo ferisce lo sguardo nel buio. E adesso basta urletti! Gli urletti sono propri di certe persone, che a sentirle lanciare certi loro urletti, rimani, non so, abbastanza sconcertato. Sì, è vero. Che vuoi dire? Niente. E perché ridi? Io non lancio urletti. Che cosa vuoi insinuare? Allontanati! Hai l’alito vinoso. Basta così! Perché? È finito il margine del foglio. Ah!

UNA DISCESA NEL MAELSTRÖM
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I brani del testo di Severino sul contrasto tra Verità e Fede, li pubblichiamo domani, adesso non ho più tempo.
. . .

Silvio Minieri ha detto...

INCONTRI SUL PONTE
Storia di una terrificante metamorfosi e di una precipitosa e pazza fuga nel dialogo tra due nuovi giocolieri del pensiero e fugace apparizione di una “sconosciuta”

- Traseo Nera, come mai da queste bande?
- Ero venuto proprio per incontrare uno come te.
- Che vuoi dire?
- Niente, niente.
- Come?
- Ho detto “niente”, dobbiamo passare tutta la mattinata, suscettibile amico, su questo Pont de Jambes di Namur, a scambiarci le nostre amenità, che alla fine non fanno ridere nessuno?
- No, certo.
- Bene, approfitto allora di questo nostro incontro, prima per illustrarti brevemente le principali caratteristiche di questa cittadina della Vallonia, poi per narrarti l’inverosimile storia di una terrificante metamorfosi e di una precipitosa fuga nel buio, così come essa mi fu riportata dal mitico Aristarco, a cui codesta vicenda allucinante e per certi versi, quelli che ci riguardano, veramente agghiacciante, fu direttamente riferita dallo Straniero di Etruria.
- Traseo Nera, intelligente amico, ti aiuto io stesso nella prima parte del discorso, ché sono curioso di conoscere questa rabbrividente storia a te riferita dal grande Aristarco, il migliore dei principi, come vuole una interpretazione etimologica del suo nome.
- Bene, colto Livio, illustra, dunque, i tratti essenziali della cartolina turistica di Namur, ché poi la luce seppure grigia e “nordica” del panorama si rabbuierà presto, per quanto io andrò a raccontare.
- Nameûr, capitale della Vallonia, alla confluenza delle rive dei fiumi Mosa e Sambre, sede di una diocesi vescovile cattolica, sorta come presidio militare, conserva nella cittadella fortificata, che vediamo lì in alto, la memoria di numerosi assedi subiti. Tra i monumenti, sono da menzionare la cattedrale di Saint Aubain, di stile neoclassico, oltre al Musée des Arts Anciens du Namurois ed al Musée Archéologique, senza dimenticare l’Église Saint-Loup, dove Baudelaire fu colto da paralisi e afasia che lo condusse poi alla morte … Come? Mi fai segno, Nera, di uno che brinda alzando un calice e poi sorseggia?
- Volevo dire delle abbazie e delle famose birre dei monaci trappisti, non dimentichiamo la Chimay, la Leffe nonché la Blanche prodotta dalla Brasserie Du Bocq.
- No, non dimentichiamo queste fragranti e schiumose bevande, Nera, ma non dimentichiamo neppure di raccontare di Aristarco, dello Straniero di Etruria e della terribile vicenda da brivido di terrore, che ora io mi accingo ad ascoltare da te, assieme a tutto un invisibile ed attento uditorio.

Silvio Minieri ha detto...

- Ascolta, dunque, Livio, questa impossibile narrazione di fatti, che io non ho nessuna esitazione a definire non solo soprannaturale, ma che dico! superiore a qualsiasi capacità di umana meraviglia, un vero thauma, antica parola che tu sai non solo indica stupore, ma direi sbalordito smarrimento ovvero angoscioso sgomento, se non addirittura orrore, come ci spiegano i sapienti professori.
- Sono tutto orecchi, invitante amico.
- Ebbene, mi riferiva il valentissimo Aristarco che una volta, in tempi anteriori, mentre si accingeva ad attraversare il ponte Fabricio, che tu sai collega l'area del Foro Boario all'Isola Tiberina, all’altezza del luogo in cui, in epoca romana, sorgeva il tempio dedicato a Esculapio, esattamente dove oggi si trova la Chiesa di San Bartolomeo, incontrò lo Straniero di Etruria, personaggio circondato da un’aura mitica, forse il più celebre pensatore metafisico degli ultimi cinque secoli del secondo millennio, a parere della Scuola filosofica d’Occidente. Aveva il volto ricoperto da una sciarpa ed occhiali da sole lo Straniero, ma nel vedersi riconosciuto dall’esimio collega romano di sapienza, dottissimo di scienze, egli non poté fare a meno di fermarsi a salutarlo, rispondendo con simpatia all’affettuoso gesto del principe degli ottimi, che incrociandolo aveva allungato il braccio destro, dandogli un leggero tocco di mano sulla spalla. - Aristarco, oh! Come mai da queste parti, amico? disse lo Straniero di Etruria. - Una consuetudine mattutina, passeggiata salutare, in onore dell’antico dio della scienza medica, Straniero, rispose il migliore dei principi. Deambulatio matutina optima est medicina, replicò l’Etrusco. Al che Aristarco, approfittando dell’occasione, subito introdusse con una sua sententia il tema di un discorso, che occupava in primo piano il dibattito filosofico accademico d’allora, un problema filosofico che, in verità, tiene banco da ventisei secoli, come dire dai tempi di Parmenide: il pensiero dell’Essere.
- Quale la sententia, dunque, quella del virtuosissimo Aristarco, ché l’altra mi sembra alterata?
- Lux diurna Nox non est. Nella luce del Giorno si dissolve l’Essere della Notte.
- Ah!

Silvio Minieri ha detto...

- Rimase a riflettere, pochi istanti, lo Straniero di Etruria prima di rispondere, ma non con altrettale sententia veritatis, bensì con la narrazione di un mito, come ebbe a precisare, ovvero di un fatto non vero, ma soltanto verosimile. “Antiquo tempore, disse, mi fundatissime doctor atque philosophiae princeps, su questo ponte s’incontrarono due juvenes dioscuri: Traseus della gens Neria e Decius della gens Livia. Discorrevano dell’Essere e del Non Essere i due giovani e di una favola che li voleva creature della fantasia letteraria di un autore dal nome leggendario, Aeneas Silvius, e consideravano con passione filosofica il tema, trattandolo però, per la loro natura ingenua, da veri e propri giocolieri del pensiero. Accadde dunque che mentre procedevano da questo ponte Fabricio verso il ponte Cestio, a tre arcate, che simmetricamente collega l’Isola all’altra sponda, quella di Trastevere, ebbero la visione di un anziano signore alto, biondo e stempiato, con gli occhi azzurri, un enigmatico sorriso, che avanzava verso di loro, l’andatura maestosa e imperiale. Est deus in nobis, spiritus aetherius: Ille est!, esclamò d’improvviso Traseus, correndo incontro a quel divino spirito, manifestatosi nella persona di Aeneas Silvius (“Ille est!”). E qui, caro Aristarco, avvenne un fatto, che la nostra ragione non potrà mai spiegare; pertanto, dobbiamo attenerci al mito, così come riportato dalla tradizione antica, ed accontentarci di quanto in esso attestato. Il giovane Decius della gens Livia, quando sentì Traseus esclamare quelle parole e poi lo vide correre rapito in estasi verso lo spiritus aetherius, Aenea Silvius, che avanzava sul ponte “in carne ed ossa”, si smarrì, un brivido lo colse; quindi un gelido sudore andò prima imperlandogli la fronte, subito dopo irrigando il volto e poi repentinamente irrorando tutto il corpo, ghiacciandolo, per lo sgomento di quello che vedeva accadere sotto i suoi occhi. Guardava il suo compagno correre verso l’imperiosa figura e nello stesso tempo con orrore si accorgeva che nell’avvicinarsi rapido alla divina e spirituale e ad un tempo gigantesca persona (forse nella immaginazione soltanto dell’atterrito testimone), il suo amico andava perdendo gradatamente la sua consistenza materiale, diventando sempre più spettrale, fino a dissolversi in Quello (“Ille!”) come nel Nulla: spiritus aetherius. Lo sgomento diventò terrore, poi, quando Decius scoprì che il biondo e stempiato Superuomo (un dio superiore all’uomo), il volto illuminato da quel sorriso impossibile, annichilito l’amico, puntava ora verso di lui. “Aeneas”, ebbe appena il tempo e la forza di mormorare, quando la spaventevole sagoma lo sovrastò da presso. “Io sono Traseus della gens Neria” udì pronunciare da un soffio di voce irreale, ed era la voce dello svanito Traseus: un incubo! Zuppo e grondante di acqua ghiacciata, il giovane Decius si ritrovò a girare di colpo le spalle all’orrenda visione ed a correre all’impazzata verso l’uscita del nostro ponte, dalla parte della sponda boaria, sul Lungotevere, in direzione di via del Tempio e del Portico d’Ottavia.” A questo punto lo Straniero di Etruria tacque e pensoso lanciò un’occhiata ad Aristarco, ancora immerso nella riflessione su quella inammissibile e “terrificante” metamorfosi, che il racconto appena udito aveva trasferito nella sua mente in ben delineate e vivide immagini visive, come il valentissimo principe degli ottimi ebbe a riferirmi.”

Silvio Minieri ha detto...

- Traseo Nera! Chi è quell’imponente uomo, biondastro e stempiato, che avanza verso di noi dall’altra parte del ponte, da avenue du Bourgmestre Jean Materne?
- Il leggendario Superuomo (il divino che “supera” l’umano, l’oltre uomo), l’attuale Enea Silvio, dici! E noi i nuovi giocolieri del pensiero! Ed io… il corridore… forse…
- Nera, aspetta, sull’altra sponda, dalla parte di avenue Baron Louis Hart, chi vedi in mia attesa?
- Vedo la “sconosciuta” di Namur, alta e sottile figura di giovane e fiorente donna dai lunghi riccioli rossi, gli occhi azzurri e le efelidi sul naso e le gote, il viso illuminato da un sorriso di gioia e ti vedo correre incontro a lei, tua ultima sorte, ed annullarti.
- Supremum Vale!