domenica 17 maggio 2026

Mimo

 


                  Poesia del destino





3 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

SULLA POESIA DEL DESTINO
Chiarimenti ed ulteriori spiegazioni su uno pseudo apologo e smascheramento di un callido impostore

- Traseo Nera.
- Eh?
- Non ce la possiamo cavare così.
- Così come?
- Lasciando in sospeso alcune questioni di carattere filosofico, diciamo così, tanto per darci un certo contegno di tipo intellettuale.
- E quali sono codeste questioni, Decio Livio?
- Quelle relative al significato del dissolversi di Traseus della gens Neria in Aeneas Silvius, della sghignazzata satanica di Decius della gens Livia e di tutta la pantomima dell’inqualificabile miles ingloriosus Factorinus.
- Bene, spero di cavarmela in breve, esprimendo l’essenziale. L’autore dei nostri dialoghi, chiamiamolo Enea Silvio, o più brevemente Silvio, lasciando da parte certe vantate parentele dantesche, trasporta nella metafora del cosmo letterario da lui creato, ma sarebbe meglio dire nel caos disordinato delle sue fantasie, alcune riflessioni metafisiche, rappresentate in figure “poetiche” dal Nietzsche dello Zarathustra. Siamo d’accordo su queste prime affermazioni?
- Sì, completamente d’accordo.
- Nel passo del suo poema filosofico: “Della redenzione”, Nietzsche rappresenta la frammentarietà dell’uomo (nel tempo), che viene superata nell’unità del superuomo, il tutto della volontà creatrice (superumana) che riappropriandosi del passato (non “così fu”, ma “così volli”) riconcilia il “tempo” (“frammento” e puro “accidente”) con l’“eternità” del ritorno, il cui senso è un sempre “venire di nuovo” dell’accadere o “ri-venire” (ritornare), il “divenire”, la cui “identicità” consiste nel “sempre” “ogni volta” “diverso” nuovo venire. Siamo d’accordo? Abbiamo spiegato bene?
- Non certo in maniera esauriente, ché sarebbe impossibile; in qualche tratto, però, direi sì, almeno per chi è addentro al tema.
- Per chi voglia approfondire, comunque, consigliamo di andare a consultare un saggio in proposito del nostro autore, che possiamo esserne fieri non sa soltanto mettere in scena figure caricaturali, come noi, ma anche scrivere saggi filosofico letterari di un certo rilievo.
- Traseo Nera!
- Eh?
- Non ci sbilanciamo.
- Stavo perdendo la mia identità di “frammento letterario” nell’eterno ritornare del presente “testo”.
- Ah!
- Comunque, nel mythos narrato dallo Straniero di Etruria, il frammento Traseus della gens Neria, personaggio di un mondo letterario, si ricompone nella figura del suo autore, sua “eternità”, materializzatosi nell’orizzonte del “tempo” ovvero il brano letterario in questione.

Silvio Minieri ha detto...

- Ed il suo dissolversi ritornerà per sempre nell’eternità di quell’attimo, si svolgerà ogni “unica” volta nell’eterno divenire, non una prima, una seconda, una terza volta etc., ma infinite volte, infinitamente uniche, in un circolo infinito.
- Come la tua digrignante sghignazzata nella notte, pardon!, il riso satanico di Decius della gens Livia, che terrorizza il miles ingloriosus.
- Tengo a precisare che il mio spavento e la mia risata o meglio lo spavento e la risata di Decius riflettono quella di Zarathustra nel passo “Della redenzione”: “Ma a questo punto del suo discorso accadde che Zarathustra s’interruppe, d’improvviso, simile a chi sia colto da grande spavento. Con occhio atterrito egli guardò i suoi discepoli; l’occhio suo penetrava come una freccia i loro pensieri più ascosi. Ma, dopo un momento, di nuovo rideva…”
- Forse si era accorto lui stesso della grande… enormità… che aveva detto e pensato.
- Mah!
- Il riso isterico che succede ad ogni grande spavento, come intuito dal gobbo, che si cela il volto, per nascondere il suo ghignare.
- E Factorinus? Non dirmi che ritornerà, per giunta eternamente.
- Quel capitano di centuria merita un discorso a parte, anche per l’infausta attitudine che una tale figura della storia notturna antica possiede di proiettare la sua sinistra ombra nell’avvenire, fin dentro ai nostri giorni. Un’ultima annotazione, comunque, Decio Livio, non deve sfuggirci: se in Nietzsche l’eterno ritorno consegna all’eterna impersonalità del circolo ogni “frammento” o “accidente”, “enigma” e quindi “cifra” ovvero rimando ad un tale circolo eterno, privo di ogni defunta guida divina, nella nostra storia di “accidenti” letterari quale “Fato” ci consegna all’eternità di un sempre già stato “testo letterario”?
- Dicunt Fas poetam fuisse.
- Si dice che il Fato fosse un poeta.
- Quale poeta?
- Ehm! Non hai capito?
- No.
- Ma come!
- Ah, adesso ho capito! Che faccia di bronzo! Alleluia, una corona di lauro, per il nostro poeta! Oh, fino a che punto può arrivare l’impudenza di un velleitario ambizioso di onori e gloria!
- Si contrabbanda come poeta fatale, codesto uomo mercuriale, vale a dire "ingannevole", “svelto”, “scivoloso” e "sfuggente".
- Un callido impostore.
- Callidus simulator est.

Silvio Minieri ha detto...

IMMAGINE
L'uomo mercuriale è una figura caratterizzata da vivacità, intelligenza scaltra, rapidità mentale e una spiccata capacità comunicativa, ispirata al dio Hermes/Mercurio. Incarna l'archetipo del puer aeternus, dinamico, anche caotico, simile all'adolescente eterno oppure a “Peter Pan”, capace di connettere mondi diversi. Nella sua forma grezza, in quanto prima materia, Mercurio è dunque a ogni effetto l’uomo primigenio disperso nel mondo fisico, mentre nella sua forma sublimata è la totalità ricostituita dallo stesso. (Jung, Mysterium coniunctionis)