CONQUISTA O CADUTA La turchizzazione di Costantinopoli
“Da bambino mi occupavo poco dei bizantini, come la maggior parte dei turchi. Durante l’infanzia, quando sentivo dire bizantino, mi venivano in mente le vesti e le barbe sinistre dei preti greci ortodossi, gli archi bizantini sparsi per la città, le vecchie chiese di mattone rosso e quella di Santa Sofia. Tutto questo era così antico che non c’era bisogno di saperlo. Anche l’ottomano che aveva conquistato e distrutto l’impero bizantino mi sembrava molto indietro nel tempo. Noi eravamo la prima generazione della “nuova civiltà” arrivata a Istanbul dopo di loro. Se non altro, gli ottomani di cui Resat Ekrem Kocu raccontava le curiosità, avevano nomi simili ai nostri. Invece i bizantini erano scomparsi con la conquista. I nipoti dei nipoti dei loro nipoti gestivano i negozi di manifattura, scarpe e pasticceria a Beyoglu. Uno dei più grandi divertimenti della mia infanzia era andare con mia madre a fare acquisti a Beyoglu, ed entrare e uscire da diversi locali gestiti da greci. In alcuni negozi di stoffa, padre, madre e figlia lavoravano insieme, e quando mia madre andava da loro per scegliere una stoffa da tende o il velluto per coprire i cuscini, tutta la famiglia cominciava a parlare in greco. Ritornati a casa, mi mettevo a imitare questa strana lingua e i gesti scomposti delle figlie commesse e del loro padre. L’attenzione a queste mie parodie, il modo in cui i giornali parlavano di loro, e il fatto che ogni tanto fossero criticati perché non adottavano il turco, mi facevano intuire che anche i greci, proprio come i poveri della città e gli emarginati delle baraccopoli, non erano persone “degne di stima”. Pensavo che questo avesse a che fare con il contributo alla conquista della città da parte del sultano Mehmet il Conquistatore. Il cinquecentesimo anniversario della conquista di Istanbul, ricordata talvolta come “il grande miracolo”, venne festeggiato nel 1953, un anno dopo la mia nascita, ma oltre alla serie di francobolli emessa in quell’occasione, non rimase in me alcuna traccia. In questi francobolli si vedevano la sfilata delle navi portate via terra, il ritratto di Mehmet II realizzato dal Bellini, e immagini sacre sulla Conquista , come la veduta di Rumelihisari. Prendendo in considerazione i nomi di alcuni avvenimenti, possiamo capire il posto in cui ci troviamo nel mondo, se siamo in Oriente o in Occidente. Quello che successe nel maggio del 1453, per gli occidentali era la caduta di Costantinopoli, per gli orientali invece la conquista di Istanbul. In breve “Caduta” o “Conquista”. […] Gli abitanti di Istanbul hanno imparato a festeggiare l’evento come “Conquista”, all’inizio del XX secolo, grazie al movimento di occidentalizzazione e al nazionalismo turco. Nel secolo scorso, la metà degli abitanti di Istanbul non era musulmana, e la maggior parte dei residenti non musulmani era formata dai greci, che erano la continuazione dei bizantini. Durante la mia infanzia e nella prima giovinezza, c’era un forte movimento di nazionalisti turchi, che dall’uso del termine Costantinopoli concludevano che i turchi non appartenevano a questa città. Un giorno, i primi proprietari sarebbero arrivati, per cacciare noi invasori da cinquecento anni, e come minimo ci avrebbero considerati cittadini di seconda classe. Loro avevano a cuore l’idea di “Conquista”. Invece, anche gli ottomani chiamavano talora la città Costantinopoli.” Orhan Pamuk, “Istanbul”, 2003.
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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CONQUISTA O CADUTA
La turchizzazione di Costantinopoli
“Da bambino mi occupavo poco dei bizantini, come la maggior parte dei turchi. Durante l’infanzia, quando sentivo dire bizantino, mi venivano in mente le vesti e le barbe sinistre dei preti greci ortodossi, gli archi bizantini sparsi per la città, le vecchie chiese di mattone rosso e quella di Santa Sofia. Tutto questo era così antico che non c’era bisogno di saperlo. Anche l’ottomano che aveva conquistato e distrutto l’impero bizantino mi sembrava molto indietro nel tempo. Noi eravamo la prima generazione della “nuova civiltà” arrivata a Istanbul dopo di loro. Se non altro, gli ottomani di cui Resat Ekrem Kocu raccontava le curiosità, avevano nomi simili ai nostri. Invece i bizantini erano scomparsi con la conquista. I nipoti dei nipoti dei loro nipoti gestivano i negozi di manifattura, scarpe e pasticceria a Beyoglu. Uno dei più grandi divertimenti della mia infanzia era andare con mia madre a fare acquisti a Beyoglu, ed entrare e uscire da diversi locali gestiti da greci. In alcuni negozi di stoffa, padre, madre e figlia lavoravano insieme, e quando mia madre andava da loro per scegliere una stoffa da tende o il velluto per coprire i cuscini, tutta la famiglia cominciava a parlare in greco. Ritornati a casa, mi mettevo a imitare questa strana lingua e i gesti scomposti delle figlie commesse e del loro padre. L’attenzione a queste mie parodie, il modo in cui i giornali parlavano di loro, e il fatto che ogni tanto fossero criticati perché non adottavano il turco, mi facevano intuire che anche i greci, proprio come i poveri della città e gli emarginati delle baraccopoli, non erano persone “degne di stima”. Pensavo che questo avesse a che fare con il contributo alla conquista della città da parte del sultano Mehmet il Conquistatore. Il cinquecentesimo anniversario della conquista di Istanbul, ricordata talvolta come “il grande miracolo”, venne festeggiato nel 1953, un anno dopo la mia nascita, ma oltre alla serie di francobolli emessa in quell’occasione, non rimase in me alcuna traccia. In questi francobolli si vedevano la sfilata delle navi portate via terra, il ritratto di Mehmet II realizzato dal Bellini, e immagini sacre sulla Conquista , come la veduta di Rumelihisari. Prendendo in considerazione i nomi di alcuni avvenimenti, possiamo capire il posto in cui ci troviamo nel mondo, se siamo in Oriente o in Occidente. Quello che successe nel maggio del 1453, per gli occidentali era la caduta di Costantinopoli, per gli orientali invece la conquista di Istanbul. In breve “Caduta” o “Conquista”. […] Gli abitanti di Istanbul hanno imparato a festeggiare l’evento come “Conquista”, all’inizio del XX secolo, grazie al movimento di occidentalizzazione e al nazionalismo turco. Nel secolo scorso, la metà degli abitanti di Istanbul non era musulmana, e la maggior parte dei residenti non musulmani era formata dai greci, che erano la continuazione dei bizantini. Durante la mia infanzia e nella prima giovinezza, c’era un forte movimento di nazionalisti turchi, che dall’uso del termine Costantinopoli concludevano che i turchi non appartenevano a questa città. Un giorno, i primi proprietari sarebbero arrivati, per cacciare noi invasori da cinquecento anni, e come minimo ci avrebbero considerati cittadini di seconda classe. Loro avevano a cuore l’idea di “Conquista”. Invece, anche gli ottomani chiamavano talora la città Costantinopoli.” Orhan Pamuk, “Istanbul”, 2003.
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