martedì 2 giugno 2026

Finale

 


                    Il congedo



4 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

CERTI PASSAGGI OSCURI
“Ti eri dimenticato che gli spiriti non avvertono il cambiamento climatico. Volevi dire la variazione di temperatura? Perché che differenza fa? Tra clima e temperatura? Vogliamo fare meteorologia o narratologia? Ehi, narratologo! Volevi dire o… O che cosa? Basta. Il teatrino, scacciato dalla porta, è rientrato dalla finestra. Volevi dire dal finestrino del treno. E va bene! Continuiamo la stesura del copione. D’accordo!”
Quando uno dei due, io o l’altro, ruoli intercambiabili, in quanto se “io” diventa “l’altro”, “l’altro” diventa “io”, se resta inteso che gli interlocutori sono due, quando io o l’altro dice “vogliamo fare meteorologia o narratologia?”, viene ripreso dall’altro, che può essere anche io, il quale bolla l’altro che non è io, essendo l’altro – scusatemi, ma questo scivolare dall’io all’altro e dall’altro all’io sono piccoli ragionamenti manicomiali, ho smarrito la mia identità, e non so più se sono io o l’altro, o forse sono tutti e due o forse nessuno dei due – (bolla l’altro) irridendolo: “Narratologo!”, ebbene quando accade questo, rimane in sospeso quale termine doveva essere atteso invece di narratologia, riferito alle competenze, in verità incompetenze, dei due interlocutori – ecco “io” e “l’altro” vanno intesi come due interlocutori, distinguendone i ruoli di locutore e interlocutore, e il manicomio finisce o incomincia di nuovo e s’infittisce, non poteva mancare la rima. Ma quali sono queste competenze? Ecco, la censura è intervenuta a impedire di scrivere un termine non del tutto ortodosso, diciamo così, comunque il termine atteso era… qual era? Non riuscendolo a trovare ancora adesso, giudicando inadeguato per es. grammatologia o lessicologia o chissà che altro, non certo comunque adeguato letteratura o filosofia, essendo i due interlocutori letterari velleitari, e tu? Anch’io. Ah, ecco! Sei contento adesso? Molto. Queste battute a sorpresa sono noiose e inopportune, ma quando sono in bonis, mi diverto con questa mia verve. Verve? Estro, vivacità, esuberanza, energia creativa, brio, chi io? idiozia insomma. Come? Pazzia. Gioco? Va bene, gioco, buffonerie. E adesso arriva il bello! Non hai ancora spiegato che cos’è la narratologia. Critica del racconto, logica della narrazione. In proposito, la IA che dice? “La narratologia è la disciplina che studia la struttura e i meccanismi di funzionamento di una storia. Nata in ambito strutturalista (il termine fu coniato nel 1969 dal linguista Tzvetan Todorov), analizza gli elementi fissi e le regole che permettono a un racconto di esistere, differenziandolo da un semplice elenco di eventi.” Tu senza IA non vai da nessuna parte. E tu? Io sono un mereologo. Era questo il bello che stava arrivando? Sì, eccolo qui di seguito.

Silvio Minieri ha detto...

LA MEREOLOGIA
La mereologia (dal greco meros, "parte", e logos, "discorso") è la teoria logico-filosofica che studia la relazione tra le parti e il tutto. Nata agli inizi del '900 con il logico polacco Stanisław Leśniewski, si occupa di definire matematicamente e concettualmente come gli elementi si aggregano per formare entità complesse.
Concetti Chiave Relazione parte-tutto: La nozione fondamentale (es. un braccio è parte del corpo umano).Composizione: Studia le condizioni in cui più parti distinte si uniscono per formare un unico oggetto. Decomposizione: Studia come un insieme complesso possa essere suddiviso nei suoi elementi costitutivi. Ambiti di Applicazione Filosofia e Ontologia: È fondamentale per discutere l'identità degli oggetti e l'esistenza di entità composte (es. "che cosa rende una statua e il blocco di creta due oggetti distinti?"). Logica e Matematica: Fornisce i fondamenti formali alternativi alla teoria degli insiemi, evitando alcuni paradossi logici (come il paradosso di Russell). Informatica e Intelligenza Artificiale: È utilizzata nella progettazione di ontologie e database per modellare gerarchie strutturali e spaziali complesse. Dispute Correlate Nichilismo Mereologico: Una posizione filosofica radicale secondo la quale non esistono oggetti composti (come tavoli o automobili), ma solo particelle elementari disposte "a forma di tavolo". Fallacia Mereologica: Un errore logico, spesso contestato nelle neuroscienze, che consiste nell'attribuire proprietà o capacità dell'intero (es. "la mente pensa") a una sua singola parte (es. "il cervello pensa"). IA Segnalo l’errore che il cervello sia una parte della mente.

Perché hai segnalato l’errore (che non è un errore o forse lo è) solo questa volta, visto che la IA, da te interrogata (e quindi ingannata), cade a volte in errori che tu non rilevi? Perché tu sei nato senza cervello, quindi sei un demente, senza mente. Ora, come può un nulla di cervello essere parte di un tutto nulla della mente? Semplice. Basta guardarti, e notare come ridi, un riso da insensato che stringe il cuore. Ah! Ecco.

Alcmeone di Crotone (VI-V sec. a.C.) è stato un pioniere della medicina e della filosofia nell'antica Grecia, passato alla storia per aver intuito che il cervello è la sede della mente, del pensiero e delle sensazioni. IA.

La mente e il cervello sono strettamente legati ma distinti: il cervello è l'organo fisico e biologico. La mente è l'insieme immateriale delle attività, dei pensieri e delle funzioni cognitive che ne derivano. IA

Silvio Minieri ha detto...

IL CASO (o il Destino?)
La mereologia, ci mancava, dove l’hai pescata? Sul web. Come? A caso. Raccontami di questo caso. Sulla gloriosa tastiera del mio computer, alcune lettere si sono cancellate per l’uso e abuso. Quindi, a volte, quando video scrivo nella luce crepuscolare, sbaglio a pigiare i tasti – con svarioni, che a volte (o spesso) mi sfuggono – ed ecco spiegati certi errori grammaticali. Uno di questi è stato “mereologia”: avevo tentato di scrivere meteorologia, ma al solito mi confondevo con “e”, “r”, “t”, in fila l’una dopo l’altra, e nel correggere la parola sbagliata, segnalata dal correttore automatico, ho scritto inavvedutamente: “mereologia”. Leggevo quella parola sconosciuta, che consideravo un errore, stranamente non segnalato dal correttore automatico, e ho controllato. Ecco, questo il caso, in fondo un destino. Come? Un’altra volta, consultiamo il testo: “Destino e Caso”, un breve saggio del filosofo Emanuele Severino, sempre lui – wer sonst? chi altrimenti? – Il gigante Caso, dici? No, quello è Nietzsche. Poi spiegheremo il tutto con la mereologia, ovvero la composizione di tutte le parti nel tutto della struttura del tutto. Capito? No, non fa niente, ora, pubblichiamo “Il congedo” di “Il grigio della ragione”, un finale con una lieve sfumatura di nostalgia, la nostalgia del giorno, che declina nella sera.

Silvio Minieri ha detto...

CONGEDO
- Siamo dunque giunti infine a Pescara, o Traseo Nera.
- A quanto pare, Decio Livio.
- Scendiamo, orsù.
- Ma certo, prendiamo le valigie e scendiamo.
- Guarda, come rinnovata e moderna è questa stazione.
- La sua facciata esterna mi ricorda quella della gare di Chambery: lo stesso disegno, forse la stessa “mano” architetturale.
- La “mano” della necessità, la Necessità.
- Lasciamo la speculazione su katà tò creòn ad altra occasione, Decio Livio; ora è tempo di congedarci, in questo giorno ch’omai cede alla sera, come dice il nostro grande poeta romantico dell’Ottocento; la luce dell’ultimo vespro del cielo si confonde con l’illuminazione pubblica che si accende, rimandandoci immagini della città lievemente spettrali e irreali.
- Separiamoci, dunque, Traseo Nera: tu procedi senza esitazione per il corso verso il lungomare, io prenderò a dritta.
- Vale, Decio Livio, e che gli dèi ti siano propizi.
- Vale et fave.