sabato 20 giugno 2026

Traduzione


        

                             Prestupleniye i Nakazaniye





4 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

[N. d. B]
Estrapoliamo da “La crisi esistenziale”, il post sugli “Indifferenti” di Moravia (16 giugno 2026), alcune riflessioni dell’autore sulla letteratura europea.
Professandosi allievo letterario di Dostoevskij, iniziatore a suo giudizio della letteratura romanzesca esistenziale, Moravia evidenzia come il problema degli indifferenti, l’indifferenza, è quello riguardante la giustificazione assoluta dell’azione. L’interrogativo è posto da Dostoevskij in “Delitto e Castigo” (Raskòl'nikov) e in “Fratelli Karamazov” (Ivan): si può agire senza una giustificazione morale superiore e assoluta? Era il tempo dell’azione (Gide), l’azione gratuita. Io negavo che si potesse agire gratuitamente. Gli indifferenti è un atto di ostilità verso il moralismo, il dilettantismo, ciò che nel romanzo di Gide (“I sotterranei del Vaticano”), rappresentava l’atto gratuito, e più in generale in tutta Europa, anche verso l’azione criminale.
Approfittando di questo riferimento, pubblichiamo alcuni nostri commenti a due opere dell’autore russo: “Delitto e Castigo” e “L’idiota”. E cominciamo con alcune notazioni sul significato della traduzione dell’espressione: Prestupleniye i Nakazaniye.

Silvio Minieri ha detto...

DELITTO E CASTIGO
“Prestupleniye i Nakazaniye”, il romanzo di Dostoevskij, è stato tradotto per la prima volta in italiano, nel 1889, con “Delitto e Castigo”, un titolo ricavato dalla versione del francese “Crime et châtiment” del 1884. In lingua russa, però, Nakazaniye significa punizione, la pena comminata per aver commesso un reato. Infatti, il testo di Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene” è stato tradotto in russo (1803) con i due termini, che poi riecheggiano nel titolo di Dostoevskij (1864). Pertanto la traduzione esatta dal russo avrebbe dovuto essere: “Il delitto e la pena” (“Crimine e punizione”, come l’inglese “Crime and punishment”).
Invero, il francese “châtiment” non ha la stessa connotazione giuridica di “peine” (“Traité des délits et des peines” è il titolo francese del trattato di Beccaria), ma il significato più ampio di castigo, che riflette un’afflizione di carattere morale. Per concludere, sembra opportuno registrare l’affermazione dello stesso Dostoevskij, rilasciata alla rivista “Russkij vestnik”, al momento della pubblicazione: “Nel mio romanzo vi è inoltre un'allusione all'idea che la pena giuridica comminata per il delitto spaventa il criminale molto meno di quanto pensino i legislatori, in parte perché anche lui stesso, moralmente, la richiede.”

Silvio Minieri ha detto...

IL SIGNIFICATO DELLA TRADUZIONE
Se leggiamo la prima osservazione sulla parola russa Nakazaniye, dobbiamo subito evidenziare che al termine russo è stato attribuito il suo proprio significato giuridico, ovvero pena come sanzione per la commissione di un reato. In che differisce la pena dal castigo, nella lingua italiana, e più in generale nel suo significato più specifico?
Il dizionario etimologico ci dice che pena viene dal latino poena, greco poine, termini ascrivibili, secondo il linguista tedesco August Pott, alla radice pû – purgare, sanscrito pûnya, puro, netto, da cui punire, rendere puro. Insistiamo sull’etimo pû- pûnya, onde il greco à-poina, prezzo del riscatto, per cui “pena” sarebbe il mezzo per purificare e corrisponderebbe al termine “castigo”. L’etimo latino di questo termine “castigare” rimanda a castus, puro, integro (come purgare da purgus) e quindi sta a significare purificare, rendere puro, reintegrare la perfezione non contaminata. Nel suo senso comune, castigare significa però rimproverare, punire, infliggere una punizione, per indurre l’autore del fallo a correggersi, con una connotazione quindi eminentemente morale nella finalità della punizione. “Castigat ridendo mores” è il motto coniato dal latinista francese Jean-Baptiste Santeuil, detto Santolius (Parigi 1630 – Digione1697). La massima contiene un chiaro riferimento morale al castigare, come attività per correggere le cattive abitudini e costumi, tramite la commedia e la satira.
Consideriamo, ora, i due termini crimine e delitto. Crimine deriva dal latino crimen, il greco kri -no (κρίνω), latino cer-no, separare, dividere, da cui si ricava anche decidere, giudicare, e kri-ma (κρῖμα) giudizio, anche crimine per cui viene comminata una pena, il peccato mortale dei teologi. Delitto viene dal latino de-linquere, de rafforzativo e linquere abbandonare, lasciare, in senso lato lasciare la via giusta.
Se quindi crimine e delitto possono essere ricondotti allo stesso significato, anche castigo e pena possono considerarsi sinonimi, come dire hanno lo stesso discorso definitorio del termine: punizione. Ai due termini però si applica la distinzione, che interviene nel connotare la finalità della punizione, a seconda che sia giuridica o morale, intendendosi per pena la sanzione prevista da una norma di diritto, la legge imposta dallo Stato. Diversamente s’intende una punizione regolata dalla morale, la riprovazione della comunità, che incide in particolare sulla coscienza del singolo, come spiega bene Dostoevskij, una trasgressione a leggi di natura, in cui è lo stesso trasgressore a reclamare una punizione come riparazione.

Silvio Minieri ha detto...

IMMAGINE
August Friedrich Pott, (1802-1887), linguista tedesco autore di numerose opere, tra cui va menzionata “La disuguaglianza delle razze umane principalmente dal punto di vista linguistico.” (1856)