giovedì 9 luglio 2026

Antologia filosofica

 

               L'uomo europeo



1 commento:

Silvio Minieri ha detto...

L’UOMO EUROPEO
L’uomo europeo e la distruzione delle nazioni. — Il commercio e l’industria, lo scambio di libri e di lettere, la comunanza di tutta la cultura superiore, il rapido cambiare casa e paese, la presente vita nomade di tutti coloro che non posseggono terra, — queste circostanze portano necessariamente con sé un indebolimento e da ultimo una distruzione delle nazioni, almeno delle europee : così che da tutte queste nazioni, in conseguenza dei continui incroci, deve nascere una razza mista, quella degli uomini europei. Contro questa mèta agisce ora, consapevolmente o no, l’esclusivismo delle nazioni che è opera delle inimicizie nazionali, ma tuttavia quella mescolanza fa lentamente il suo cammino, nonostante tutte le temporanee correnti contrarie : del resto questo artificioso nazionalismo è tanto pericoloso quanto fu pericoloso il cattolicesimo artificioso, perché nella sua essenza è un violento stato d’assedio e di guerra, proclamato da pochi a danno di molti, e abbisogna di astuzia, di menzogna e di terrore per conservarsi il credito. Non l’interesse dei molti (cioè dei popoli) come si suol dire, ma anzitutto l’interesse di certe dinastie principesche, poi quello di determinate classi del commercio e della società, spinge a questo nazionalismo; una volta che si è compreso questo, ci si deve dare, senza scrupolo, soltanto come buoni europei e lavorare con l’azione alla fusione delle nazioni; a ciò possono collaborare i tedeschi, in grazia della loro vecchia e provata qualità di interpreti e mediatori dei popoli. — Sia detto di passaggio: tutto il problema degli ebrei esiste soltanto entro i limiti degli stati nazionali, in quanto che qui dappertutto la loro attività e intelligenza superiore, il loro capitale di volontà e di spirito accumulato in una lunga scuola di sofferenze, di generazione in generazione, deve condurli alla preponderanza in una misura tale da destare invidia e odio, cosicché oggi in quasi tutte le nazioni prevale l’indecenza letteraria (e tanto più quanto più le nazioni si danno un aspetto nazionalista) di condurre al macello gli ebrei come capri espiatori di tutti i possibili mali pubblici e privati. Non appena si tratterà non più di conservare le nazioni ma di produrre una razza mista europea più forte che sia possibile, l’ebreo come ingrediente sarà tanto utile e desiderabile quanto qualsiasi altro residuo nazionale. Ogni nazione, anzi ogni uomo, ha qualità pericolose: è crudele il pretendere che l’ebreo debba far eccezione. Quelle qualità possono anche essere in lui particolarmente pericolose e ripugnanti : e forse il giovane borsista ebreo è la più repellente invenzione del genere umano in generale. Tuttavia vorrei sapere quanto, in un calcolo complessivo, si debba perdonare ad un popolo che, non senza colpa di noi tutti, ebbe la storia più dolorosa fra tutti i popoli, e a cui si deve l’uomo più nobile (Cristo), il saggio più puro (Spinoza), il libro più potente e la legge morale più efficace del mondo. Inoltre: nelle epoche più oscure del Medio Evo, quando lo strato delle nubi asiatiche si era pesantemente posato sull’Europa, furono liberi pensatori ebrei, dotti e medici, a tener ferma la bandiera dei lumi e dell’indipendenza spirituale, sotto le più dure costrizioni personali, e a difendere l’Europa contro l’Asia; ai loro sforzi è almeno dovuto questo, che una spiegazione del mondo più naturale, più razionale e in ogni caso non mitica abbia potuto finalmente tornare a vincere, e che l’anello della civiltà, il quale ora ci allaccia ai lumi dell’antichità greco-romana, sia rimasto ininterrotto. Se il cristianesimo ha fatto di tutto per orientalizzare l’occidente, il giudaismo ha sostanzialmente contribuito ad occidentalizzarlo di nuovo: e in certo senso ciò significa che ha contribuito a fare della missione e della storia dell’Europa una continuazione della greca.
(Friedrich Nietzsche, “Umano, troppo umano”, 475)