“Mentre la Luna, sia prima che dopo la congiunzione, si trova non lontana dal Sole, il suo globo si offre alla nostra vista non solo dalla parte in cui si orna di corni lucenti, ma anche per un breve tratto periferico di tenue chiarore che sembra delineare il contorno della parte tenebrosa.” (Galileo Galilei, “Nunzio Sidereo”, 1610)
Il fenomeno descritto da Galilei è quello conosciuto come “luna cinerea”, l’ombra grigia del disco lunare, il versante non illuminato dal sole, che la sottile falce brillante, quella riflettente i raggi solari, riesce a delineare nel cielo. Qual è il motivo di questo rilucere della luna? “Questo mirabile candore ha suscitato non piccola meraviglia tra i filosofi; e per mostrarne la causa chi propose una soluzione, chi un'altra. Alcuni lo dissero splendore proprio e naturale della Luna, altri a essa impartito da Venere, altri da tutte le stelle, altri dal Sole, che con i suoi raggi penetrerebbe la solidità della Luna.” Così scrive Galilei nel “Nunzio Sidereo”, rinviando una migliore spiegazione del fenomeno della Luna illuminata dalla Terra ad un libro successivo. “Voi volete dire che certa luce abbagliata che si vede nella Luna, massimamente quando l'è falcata, viene dal reflesso del lume del Sole nella superficie della Terra e del mare.” È la risposta di Sagredo a Salviati, i due dialoganti, nella “Prima Giornata” del galileiano “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.” (1632) Perché questa e altre convinzioni di Galilei, come quella copernicana sul moto della Terra e dei pianeti, fecero tanto scandalo, attirandogli la condanna dell’Inquisizione? All’epoca, nell’ambito accademico, vigeva il più perfetto aristotelismo, la cui dottrina la tomistica medievale era riuscita ad accordare con i dogmi della Chiesa. Gli astri delle sfere celesti erano considerati sostanze divine incorruttibili, al contrario della materia terrestre del mondo sublunare, soggetta a generazione e corruzione. È la tesi di Simplicio il terzo dialogante, che non consente di considerare la Terra un pianeta, dotato di moto circolare, contrastante con il pensiero di Galilei, per il quale anche la luna, il sole, gli altri pianeti e le stelle venivano ridotti a sostanze sensibili. In tal modo veniva a crollare non soltanto il castello delle convinzioni scientifiche, sorrette fino ad allora dal sistema geocentrico tolemaico e aristotelico dell’Universo, ma venivano messi in discussione anche i dogmi ecclesiastici, verità di fede indiscutibili.
La storia ci parla del processo a Galilei e della sua abiura, ma quello che qui si voleva mettere in evidenza non era tanto la rivoluzione scientifica dell’epoca, quanto il metodo, quello inaugurato alle soglie dell’epoca moderna da Cartesio, che lo portava a dubitare della fallacia dei nostri sensi. E invero un primato della ragione rispetto all’esperienza sensibile, all’inizio della storia della filosofia, si riscontra nei versi di Parmenide, il poema sulla “Natura”. Attraverso l’osservazione delle fasi della luna, secondo l’ipotesi di Popper, egli riuscì a scoprire che la luce del satellite è un’illusione dei nostri sensi, consistendo essa in una massa rotonda oscura e immobile. E questa scoperta gli consentì di elaborare la sua filosofia sull’Essere, unico, immobile, eterno: una Verità di ragione intangibile, perché pronunciata dalle parole della dea. E se in antico si era soliti spiegare i fenomeni naturali attribuendoli all’azione della divinità, in epoca moderna, per accertare la veridicità di un’ipotesi, Galilei introdusse il metodo scientifico sperimentale, ossia riprodurre, finché possibile, il fenomeno che si vuole spiegare. In questo modo si può ottenere la prova della teoria formulata, fino a quando un successivo esperimento non ne riveli la falsità. Quattro secoli dopo la formulazione della sua teoria della pari velocità in caduta libera di due corpi di peso diverso, fu compiuto l’esperimento, mai eseguito prima dalla Torre di Pisa, come vuole una leggenda metropolitana. Il 3 agosto 1971, durante la missione Apollo 15, l’astronauta americano David Scott, sbarcato sulla Luna, espose davanti alle telecamere un martelletto di un chilo e una piuma di tre grammi, che teneva nelle mani perfettamente allineate e parallele. Quando li lasciò cadere, in assenza dell’aria, gli oggetti raggiunsero il suolo nello stesso momento. “Io sto guardando la Terra, è grande e lucente e bella.” Così dice Armstrong, nella conversazione con Houston, il 20 luglio 1969, subito dopo l’allunaggio nel Mare della Tranquillità, nell’alba lunare. “Sempre tanta è la parte luminosa della Terra che si mostra alla Luna, quanta l’oscura della Luna che guarda verso Terra. Onde quando la Luna è sottilmente falcata (alba lunare), ed in conseguenza grande è la sua parte tenebrosa, grande è la parte illuminata della Terra, veduta dalla Luna, e tanto più potente la riflessione della luce”. Lo spettacolo ammirato dall’astronauta è il chiaro di Terra intuito e spiegato alcuni secoli prima da Galilei.
Il 20 luglio 1969, giorno dello sbarco dell'Apollo 11, la Luna era in fase crescente e si mostrava nel cielo con il suggestivo fenomeno della luce cinerea.
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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L’OMBRA GRIGIA DELLA LUNA
“Mentre la Luna, sia prima che dopo la congiunzione, si trova non lontana dal Sole, il suo globo si offre alla nostra vista non solo dalla parte in cui si orna di corni lucenti, ma anche per un breve tratto periferico di tenue chiarore che sembra delineare il contorno della parte tenebrosa.”
(Galileo Galilei, “Nunzio Sidereo”, 1610)
Il fenomeno descritto da Galilei è quello conosciuto come “luna cinerea”, l’ombra grigia del disco lunare, il versante non illuminato dal sole, che la sottile falce brillante, quella riflettente i raggi solari, riesce a delineare nel cielo. Qual è il motivo di questo rilucere della luna? “Questo mirabile candore ha suscitato non piccola meraviglia tra i filosofi; e per mostrarne la causa chi propose una soluzione, chi un'altra. Alcuni lo dissero splendore proprio e naturale della Luna, altri a essa impartito da Venere, altri da tutte le stelle, altri dal Sole, che con i suoi raggi penetrerebbe la solidità della Luna.” Così scrive Galilei nel “Nunzio Sidereo”, rinviando una migliore spiegazione del fenomeno della Luna illuminata dalla Terra ad un libro successivo.
“Voi volete dire che certa luce abbagliata che si vede nella Luna, massimamente quando l'è falcata, viene dal reflesso del lume del Sole nella superficie della Terra e del mare.” È la risposta di Sagredo a Salviati, i due dialoganti, nella “Prima Giornata” del galileiano “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.” (1632)
Perché questa e altre convinzioni di Galilei, come quella copernicana sul moto della Terra e dei pianeti, fecero tanto scandalo, attirandogli la condanna dell’Inquisizione?
All’epoca, nell’ambito accademico, vigeva il più perfetto aristotelismo, la cui dottrina la tomistica medievale era riuscita ad accordare con i dogmi della Chiesa. Gli astri delle sfere celesti erano considerati sostanze divine incorruttibili, al contrario della materia terrestre del mondo sublunare, soggetta a generazione e corruzione. È la tesi di Simplicio il terzo dialogante, che non consente di considerare la Terra un pianeta, dotato di moto circolare, contrastante con il pensiero di Galilei, per il quale anche la luna, il sole, gli altri pianeti e le stelle venivano ridotti a sostanze sensibili. In tal modo veniva a crollare non soltanto il castello delle convinzioni scientifiche, sorrette fino ad allora dal sistema geocentrico tolemaico e aristotelico dell’Universo, ma venivano messi in discussione anche i dogmi ecclesiastici, verità di fede indiscutibili.
La storia ci parla del processo a Galilei e della sua abiura, ma quello che qui si voleva mettere in evidenza non era tanto la rivoluzione scientifica dell’epoca, quanto il metodo, quello inaugurato alle soglie dell’epoca moderna da Cartesio, che lo portava a dubitare della fallacia dei nostri sensi. E invero un primato della ragione rispetto all’esperienza sensibile, all’inizio della storia della filosofia, si riscontra nei versi di Parmenide, il poema sulla “Natura”. Attraverso l’osservazione delle fasi della luna, secondo l’ipotesi di Popper, egli riuscì a scoprire che la luce del satellite è un’illusione dei nostri sensi, consistendo essa in una massa rotonda oscura e immobile. E questa scoperta gli consentì di elaborare la sua filosofia sull’Essere, unico, immobile, eterno: una Verità di ragione intangibile, perché pronunciata dalle parole della dea.
E se in antico si era soliti spiegare i fenomeni naturali attribuendoli all’azione della divinità, in epoca moderna, per accertare la veridicità di un’ipotesi, Galilei introdusse il metodo scientifico sperimentale, ossia riprodurre, finché possibile, il fenomeno che si vuole spiegare. In questo modo si può ottenere la prova della teoria formulata, fino a quando un successivo esperimento non ne riveli la falsità.
Quattro secoli dopo la formulazione della sua teoria della pari velocità in caduta libera di due corpi di peso diverso, fu compiuto l’esperimento, mai eseguito prima dalla Torre di Pisa, come vuole una leggenda metropolitana. Il 3 agosto 1971, durante la missione Apollo 15, l’astronauta americano David Scott, sbarcato sulla Luna, espose davanti alle telecamere un martelletto di un chilo e una piuma di tre grammi, che teneva nelle mani perfettamente allineate e parallele. Quando li lasciò cadere, in assenza dell’aria, gli oggetti raggiunsero il suolo nello stesso momento.
“Io sto guardando la Terra, è grande e lucente e bella.” Così dice Armstrong, nella conversazione con Houston, il 20 luglio 1969, subito dopo l’allunaggio nel Mare della Tranquillità, nell’alba lunare. “Sempre tanta è la parte luminosa della Terra che si mostra alla Luna, quanta l’oscura della Luna che guarda verso Terra. Onde quando la Luna è sottilmente falcata (alba lunare), ed in conseguenza grande è la sua parte tenebrosa, grande è la parte illuminata della Terra, veduta dalla Luna, e tanto più potente la riflessione della luce”. Lo spettacolo ammirato dall’astronauta è il chiaro di Terra intuito e spiegato alcuni secoli prima da Galilei.
Il 20 luglio 1969, giorno dello sbarco dell'Apollo 11, la Luna era in fase crescente e si mostrava nel cielo con il suggestivo fenomeno della luce cinerea.
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