Che cosa stai guardando? – Una striscia di cielo notturno. – Quale? – Quella che lascia intravvedere la serranda della finestra non del tutto abbassata. – E che cosa hai intraveduto? – Venere, estremamente luminosa, e accanto il punto brillante, Regulus. – Chi? – Che cosa, vuoi dire? – Chi e che cosa. – Una stella è una cosa o una persona? – Tutte e due. – Non capisco. – Ecco, tu hai intravisto o intravveduto, diciamo così, due punti luminosi, brillanti nel cielo notturno, vicini tra loro, e non hai capito che cosa hai veduto. – E tu che ne sai? – Io so che tu sai che io so. – Abbiamo finito con i giochetti verbali e con le varianti della costellazione semantica del verbo vedere, intravedere o intravvedere, provvedere? – Sì. – E allora parliamo di stelle, pianeti, e costellazioni celesti. – Venere, Regulus, costellazione del Leone. – Ma chi o che cosa è Regulus? – In italiano, Regolo è una stella. – Hai visto? – Che cosa? – Attilio Regolo, la stella ha il nome dell’antico eroe romano. – Ignorante! – Come? – In latino, Regulus è il diminutivo di Rex, un piccolo re. – Come sei istruito! – Perché? – Non fai altro che “copia e incolla” dal web. – Non capisci niente. – In che senso? – Il colloquio con il web e la IA servono a chiarire i concetti. – Ci raccontano e spiegano dei puntini luminosi del cielo notturno, visibili a occhio nudo, non ostante l’inquinamento luminoso delle luci della città. – Ecco, bravo! – Allora avanti con qualche copia e incolla. – Copio, incollo, seleziono, elaboro ed ecco il risultato. – Quale? – Regolo, ovvero Regulus, quindi piccolo re, nome fu tradotto e reso celebre nel XVI secolo dall'astronomo Niccolò Copernico, il quale prese in prestito il termine greco usato da Tolomeo, Basiliscos, dal significato analogo. È la stella più luminosa della costellazione del Leone e una delle più brillanti dell’intero cielo notturno, molto più calda, massiccia e luminosa del nostro Sole. La sua temperatura superficiale supera i 12.000 K e la sua luce è circa 316 volte più intensa di quella solare, un punto luminoso a 79 anni luce da noi. Ruota su sé stessa in sole 16 ore, il Sole ci mette circa 27 giorni. Questa velocità folle di rotazione la schiaccia ai poli e la fa sembrare più larga all’equatore, una vera trottola cosmica. – Gelidi dati scientifici, non ostante le temperature elevate che ci raccontano. – Più affascinante, il suo nome arabo: Qalb al-Asad, “cuore del leone”. – Caspita! – Fai dell’ironia? – Io, no. – No, è? – No, non è sì, è, ma no. – Bene, lasciamo le nostre ironie. – E quindi? – Qalb al-Asad ci dice che stiamo arrivando. – Chi? – Noi, i personaggi dell’ultimo racconto, ancora in elaborazione, creati dalla fantasia del nostro migliore favolista. – Ma che dici? – Come? – Sarà un altro mattone che prima o poi ci pioverà in testa. – No, un frammento cosmico di luci e di stelle. – Certo. – Ah!
UNO Siamo atterrati all’aeroporto di Roissy, poco prima di mezzogiorno, io ho preso la mia borsa valigia, un cambio per quarantotto, massimo settantadue ore, e la borsa cartella con i documenti e un quaderno per appunti. Nella sala d’arrivo sono stato avvicinato da un giovane, che mi ha domandato se cercassi un hotel, ho ringraziato e sono passato oltre. Intorno, alcuni soldati in tuta mimetica con il fucile mitragliatore, ho dato uno sguardo a una bacheca ben in vista, che riportava il prezzo del pane del giorno. Sono uscito e ho raggiunto il piazzale, dove ho trovato l’autobus, la navetta per l’Opéra, sono salito e ho trovato posto al centro, dopo un po' l’autobus è partito. Sono rimasto a guardare il paesaggio dei quartieri residenziali della banlieue nord, poi l’autobus ha raggiunto la tangenziale, il Boulevard Périphérique, e infine siamo entrati a Parigi dalla Porte de la Chapelle. Non molto dopo, anche se c’era traffico, abbiamo raggiunto il terminal dell’Opéra. Non sapevo che il viaggio appena compiuto con il Roissy bus sarebbe stato l’ultimo, infatti sul tragitto il servizio navetta, da quella data, era stato definitivamente sospeso. Sono sceso dall’autobus e mi sono guardato tutto intorno, Eric Legret non c’era, sarebbe spuntato tra poco, intanto ho posato il bagaglio sul marciapiede, e ho preso il telefonino, per controllare se vi fossero messaggi. Avevo sentito Legret il giorno prima, nel pomeriggio inoltrato, e mi aveva confermato l’appuntamento al terminal del Roissy bus dell’Opéra. Ho incominciato a guardare in direzione della stazione del metrò, e oltre verso l’incrocio tra Boulevard des Capucines e Boulevard des Italiens, osservando i passanti. Ho visto venire nella mia direzione un uomo alto con un impermeabile, il cappello a falda larga, una borsa nella mano destra. Ho guardato meglio, ma quando si è avvicinato, ho capito che andava oltre, con passo deciso: non era il mio amico Legret. Dopo un po', ho pensato di chiamarlo al telefono, e ho abbassato lo sguardo sul display, proprio mentre una donna bionda, avanzava da lontano verso di me, e sembrava avermi guardato. Allora, mi sono girato di lato, quasi a non voler essere disturbato, e ho composto il numero di Legret, l’utente risultava non raggiungibile. Ho chiuso e mi sono girato di fronte, la donna che avevo notato prima, nel frattempo si era avvicinata, e rallentando il passo si era andata a fermare di fianco, a qualche metro di distanza da me. Quindi si è voltata a guardarmi dritto negli occhi, uno sguardo interrogativo. “Madame” ho detto. Si è avvicinata: “Robert Serrà?” “Sì, sono Roberto Serra, aspetto Eric.” La donna aveva un’espressione seria, ed era come se un’ombra le attraversasse il viso: “Eric ne viendra pas” ha detto. Stavo per rispondere, ma lei ha aggiunto con voce spenta: “Il a été assassiné hier soir, lors d’un vol à main armée, rue Rambuteau, près du Beaubourg.” Sono rimasto in silenzio: Eric Legret era morto assassinato la sera prima nel corso di una rapina a mano armata. “Crystel, je suis Crystel” si è presentata la donna. “Enchanté” ho detto e ho allungato la mano, che lei mi ha stretto. “Eric è all’obitorio?” ho domandato. Lei ha confermato: “Oui, à la morgue.” Mi sono chinato e ho preso il bagaglio, muovendomi verso i taxi sulla piazza: “Vado a posarli in albergo” ho detto. “Je vous accompagne” ha detto lei e si incamminata al mio fianco. È salita con me sul taxi, e abbiamo preso posto sui sedili di dietro. Durante la corsa in hotel, siamo rimasti in silenzio, aveva entrambe le mani sulle ginocchia, il vestito a fiori, non aveva la borsa. (Segue)
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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REGULUS
Nel cuore del leone
Che cosa stai guardando? – Una striscia di cielo notturno. – Quale? – Quella che lascia intravvedere la serranda della finestra non del tutto abbassata. – E che cosa hai intraveduto? – Venere, estremamente luminosa, e accanto il punto brillante, Regulus. – Chi? – Che cosa, vuoi dire? – Chi e che cosa. – Una stella è una cosa o una persona? – Tutte e due. – Non capisco. – Ecco, tu hai intravisto o intravveduto, diciamo così, due punti luminosi, brillanti nel cielo notturno, vicini tra loro, e non hai capito che cosa hai veduto. – E tu che ne sai? – Io so che tu sai che io so. – Abbiamo finito con i giochetti verbali e con le varianti della costellazione semantica del verbo vedere, intravedere o intravvedere, provvedere? – Sì. – E allora parliamo di stelle, pianeti, e costellazioni celesti. – Venere, Regulus, costellazione del Leone. – Ma chi o che cosa è Regulus? – In italiano, Regolo è una stella. – Hai visto? – Che cosa? – Attilio Regolo, la stella ha il nome dell’antico eroe romano. – Ignorante! – Come? – In latino, Regulus è il diminutivo di Rex, un piccolo re. – Come sei istruito! – Perché? – Non fai altro che “copia e incolla” dal web. – Non capisci niente. – In che senso? – Il colloquio con il web e la IA servono a chiarire i concetti. – Ci raccontano e spiegano dei puntini luminosi del cielo notturno, visibili a occhio nudo, non ostante l’inquinamento luminoso delle luci della città. – Ecco, bravo! – Allora avanti con qualche copia e incolla. – Copio, incollo, seleziono, elaboro ed ecco il risultato. – Quale? – Regolo, ovvero Regulus, quindi piccolo re, nome fu tradotto e reso celebre nel XVI secolo dall'astronomo Niccolò Copernico, il quale prese in prestito il termine greco usato da Tolomeo, Basiliscos, dal significato analogo. È la stella più luminosa della costellazione del Leone e una delle più brillanti dell’intero cielo notturno, molto più calda, massiccia e luminosa del nostro Sole. La sua temperatura superficiale supera i 12.000 K e la sua luce è circa 316 volte più intensa di quella solare, un punto luminoso a 79 anni luce da noi. Ruota su sé stessa in sole 16 ore, il Sole ci mette circa 27 giorni. Questa velocità folle di rotazione la schiaccia ai poli e la fa sembrare più larga all’equatore, una vera trottola cosmica. – Gelidi dati scientifici, non ostante le temperature elevate che ci raccontano. – Più affascinante, il suo nome arabo: Qalb al-Asad, “cuore del leone”. – Caspita! – Fai dell’ironia? – Io, no. – No, è? – No, non è sì, è, ma no. – Bene, lasciamo le nostre ironie. – E quindi? – Qalb al-Asad ci dice che stiamo arrivando. – Chi? – Noi, i personaggi dell’ultimo racconto, ancora in elaborazione, creati dalla fantasia del nostro migliore favolista. – Ma che dici? – Come? – Sarà un altro mattone che prima o poi ci pioverà in testa. – No, un frammento cosmico di luci e di stelle. – Certo. – Ah!
COMING SOON - PROSSIMAMENTE
IL CIELO DELLA LUNA (titolo provvisorio)
UNO
Siamo atterrati all’aeroporto di Roissy, poco prima di mezzogiorno, io ho preso la mia borsa valigia, un cambio per quarantotto, massimo settantadue ore, e la borsa cartella con i documenti e un quaderno per appunti. Nella sala d’arrivo sono stato avvicinato da un giovane, che mi ha domandato se cercassi un hotel, ho ringraziato e sono passato oltre. Intorno, alcuni soldati in tuta mimetica con il fucile mitragliatore, ho dato uno sguardo a una bacheca ben in vista, che riportava il prezzo del pane del giorno. Sono uscito e ho raggiunto il piazzale, dove ho trovato l’autobus, la navetta per l’Opéra, sono salito e ho trovato posto al centro, dopo un po' l’autobus è partito. Sono rimasto a guardare il paesaggio dei quartieri residenziali della banlieue nord, poi l’autobus ha raggiunto la tangenziale, il Boulevard Périphérique, e infine siamo entrati a Parigi dalla Porte de la Chapelle. Non molto dopo, anche se c’era traffico, abbiamo raggiunto il terminal dell’Opéra. Non sapevo che il viaggio appena compiuto con il Roissy bus sarebbe stato l’ultimo, infatti sul tragitto il servizio navetta, da quella data, era stato definitivamente sospeso. Sono sceso dall’autobus e mi sono guardato tutto intorno, Eric Legret non c’era, sarebbe spuntato tra poco, intanto ho posato il bagaglio sul marciapiede, e ho preso il telefonino, per controllare se vi fossero messaggi. Avevo sentito Legret il giorno prima, nel pomeriggio inoltrato, e mi aveva confermato l’appuntamento al terminal del Roissy bus dell’Opéra. Ho incominciato a guardare in direzione della stazione del metrò, e oltre verso l’incrocio tra Boulevard des Capucines e Boulevard des Italiens, osservando i passanti. Ho visto venire nella mia direzione un uomo alto con un impermeabile, il cappello a falda larga, una borsa nella mano destra. Ho guardato meglio, ma quando si è avvicinato, ho capito che andava oltre, con passo deciso: non era il mio amico Legret. Dopo un po', ho pensato di chiamarlo al telefono, e ho abbassato lo sguardo sul display, proprio mentre una donna bionda, avanzava da lontano verso di me, e sembrava avermi guardato. Allora, mi sono girato di lato, quasi a non voler essere disturbato, e ho composto il numero di Legret, l’utente risultava non raggiungibile. Ho chiuso e mi sono girato di fronte, la donna che avevo notato prima, nel frattempo si era avvicinata, e rallentando il passo si era andata a fermare di fianco, a qualche metro di distanza da me. Quindi si è voltata a guardarmi dritto negli occhi, uno sguardo interrogativo. “Madame” ho detto. Si è avvicinata: “Robert Serrà?” “Sì, sono Roberto Serra, aspetto Eric.” La donna aveva un’espressione seria, ed era come se un’ombra le attraversasse il viso: “Eric ne viendra pas” ha detto. Stavo per rispondere, ma lei ha aggiunto con voce spenta: “Il a été assassiné hier soir, lors d’un vol à main armée, rue Rambuteau, près du Beaubourg.” Sono rimasto in silenzio: Eric Legret era morto assassinato la sera prima nel corso di una rapina a mano armata. “Crystel, je suis Crystel” si è presentata la donna. “Enchanté” ho detto e ho allungato la mano, che lei mi ha stretto. “Eric è all’obitorio?” ho domandato. Lei ha confermato: “Oui, à la morgue.” Mi sono chinato e ho preso il bagaglio, muovendomi verso i taxi sulla piazza: “Vado a posarli in albergo” ho detto. “Je vous accompagne” ha detto lei e si incamminata al mio fianco. È salita con me sul taxi, e abbiamo preso posto sui sedili di dietro. Durante la corsa in hotel, siamo rimasti in silenzio, aveva entrambe le mani sulle ginocchia, il vestito a fiori, non aveva la borsa.
(Segue)
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