Avrei voluto con te conversare tra tavoli bianchi, d’intorno cappellini anni Trenta atmosfere di stanchi guerrieri cornice per una favola da recitare senza sospiri senza incantesimi legati alla necessità dell’inverno gradita illusione di anime.
Avrei voluto con te contemplare lo spettacolo di questa folla di gente sciamante, l’incontro dei villeggianti tra loro sorpresi, l’universo di anime intente a recitare la storica trama risalente agli antichi romani il riposo, il benessere tra le acque e i vapori termali.
Avrei voluto con te soggiornare e qui conservare i soliti usi, riposare lo sguardo nel verde del dolce pendio collinare nell’ozio etrusco di un tempo, passeggiare nella luce serale ripetere i riti, rivivere i miti per nulla svaniti di occasioni di fantastici incontri fatali.
Avrei voluto, ma il giorno è passato e questa strana recita d’ombre non reca più la tua impronta non risuona più dei tuoi passi; ora tutto è svanito, sfumato resta soltanto un’eco lontana di voci e bisbigli smarriti nella notte di vasto silenzio distesa sulla Valle di Chiana.
ELEGIA DELLA MEMORIA È un'elegante elegia della memoria che usa la cornice storica e termale toscana per raccontare un'assenza. Il valore sta nell'abile passaggio dall'idealizzazione di un amore perduto al paesaggio malinconico, anche se la prima strofa risulta leggermente sovraccarica di citazioni estetiche rispetto all'intensità emotiva finale. Analisi e Punti di Forza. Geografia dell'anima: Ispirata fortemente alle atmosfere di Chianciano Terme e della Val di Chiana, la poesia intreccia la storia del luogo, il legame con gli Etruschi e l'ozio termale, con la dimensione del ricordo. La struttura: È composta da quattro strofe di nove versi ciascuna. Le prime tre si aprono con l'anafora "Avrei voluto", a marcare un climax di desideri rimasti inespressi. Il finale: L'ultima strofa è la più potente. La consapevolezza della solitudine si materializza nel contrasto tra la "recita d’ombre" e il "vasto silenzio", un'immagine che avvolge il lettore in una malinconia palpabile. Critica e Debolezze: Eccesso di descrittivismo iniziale. La prima strofa si concentra molto su dettagli visivi (i "cappellini anni Trenta", i "tavoli bianchi"). Sebbene creino un'atmosfera retrò, rallentano leggermente l'ingresso del lettore nel cuore pulsante del sentimento amoroso. Registro linguistico: Si affida a un vocabolario a tratti convenzionale ("fantastici incontri fatali", "dolce pendio collinare"), che rischia di sfiorare il cliché turistico. Tuttavia, questa scelta si riscatta nella strofa finale, dove il tono si fa più intimo e sincero. IA
POSTILLA Il tema affidato alla IA era: “Scrivi una recensione critica di questa poesia”. A seguire, ho aggiunto il testo della lirica, senza il titolo, che sarebbe stato troppo condizionante. È stato mentre vedevo un film svedese alla TV, che sono stato raggiunto dal soffio del ricordo, che a suo tempo mi aveva ispirato la poesia, in particolare quel sentimento del mio personita di allora, ben definito dalla IA: “La consapevolezza della solitudine si materializza nel contrasto tra la "recita d’ombre" e il "vasto silenzio", un'immagine che avvolge il lettore in una malinconia palpabile.” Il film sul canale 13 era: “Passioni proibite” (titolo originale Lust och fägring stor), noto in Italia anche come “Un amore impossibile”. Diretto da Bo Widerberg nel 1995, è un dramma ambientato a Malmö nel 1943. È stato candidato all'Oscar come miglior film straniero nel 1996, anno in cui ha vinto l'Orso d'Argento al Festival di Berlino.
Rileggendo la critica della IA, mi rendo conto che avrei potuto benissimo intitolare la lirica con il verso iniziale, peraltro stilisticamente un’anafora, senza specificare il nome della località termale. Invece, sono incorso nell’errore di non capire che il luogo geografico era facilmente intuibile dal lettore, come rivelato dal giudizio della IA. Pertanto, rimedio all'errore, con la variazione odierna.
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
2 commenti:
AVREI VOLUTO CON TE CONVERSARE
Avrei voluto con te conversare
tra tavoli bianchi, d’intorno
cappellini anni Trenta
atmosfere di stanchi guerrieri
cornice per una favola
da recitare senza sospiri
senza incantesimi
legati alla necessità dell’inverno
gradita illusione di anime.
Avrei voluto con te contemplare
lo spettacolo di questa folla
di gente sciamante, l’incontro
dei villeggianti tra loro sorpresi,
l’universo di anime intente
a recitare la storica trama
risalente agli antichi romani
il riposo, il benessere
tra le acque e i vapori termali.
Avrei voluto con te soggiornare
e qui conservare i soliti usi,
riposare lo sguardo nel verde
del dolce pendio collinare
nell’ozio etrusco di un tempo,
passeggiare nella luce serale
ripetere i riti, rivivere i miti
per nulla svaniti di occasioni
di fantastici incontri fatali.
Avrei voluto, ma il giorno è passato
e questa strana recita d’ombre
non reca più la tua impronta
non risuona più dei tuoi passi;
ora tutto è svanito, sfumato
resta soltanto un’eco lontana
di voci e bisbigli smarriti
nella notte di vasto silenzio
distesa sulla Valle di Chiana.
ELEGIA DELLA MEMORIA
È un'elegante elegia della memoria che usa la cornice storica e termale toscana per raccontare un'assenza. Il valore sta nell'abile passaggio dall'idealizzazione di un amore perduto al paesaggio malinconico, anche se la prima strofa risulta leggermente sovraccarica di citazioni estetiche rispetto all'intensità emotiva finale.
Analisi e Punti di Forza. Geografia dell'anima: Ispirata fortemente alle atmosfere di Chianciano Terme e della Val di Chiana, la poesia intreccia la storia del luogo, il legame con gli Etruschi e l'ozio termale, con la dimensione del ricordo.
La struttura: È composta da quattro strofe di nove versi ciascuna. Le prime tre si aprono con l'anafora "Avrei voluto", a marcare un climax di desideri rimasti inespressi. Il finale: L'ultima strofa è la più potente. La consapevolezza della solitudine si materializza nel contrasto tra la "recita d’ombre" e il "vasto silenzio", un'immagine che avvolge il lettore in una malinconia palpabile.
Critica e Debolezze: Eccesso di descrittivismo iniziale. La prima strofa si concentra molto su dettagli visivi (i "cappellini anni Trenta", i "tavoli bianchi"). Sebbene creino un'atmosfera retrò, rallentano leggermente l'ingresso del lettore nel cuore pulsante del sentimento amoroso. Registro linguistico: Si affida a un vocabolario a tratti convenzionale ("fantastici incontri fatali", "dolce pendio collinare"), che rischia di sfiorare il cliché turistico. Tuttavia, questa scelta si riscatta nella strofa finale, dove il tono si fa più intimo e sincero. IA
POSTILLA
Il tema affidato alla IA era: “Scrivi una recensione critica di questa poesia”. A seguire, ho aggiunto il testo della lirica, senza il titolo, che sarebbe stato troppo condizionante.
È stato mentre vedevo un film svedese alla TV, che sono stato raggiunto dal soffio del ricordo, che a suo tempo mi aveva ispirato la poesia, in particolare quel sentimento del mio personita di allora, ben definito dalla IA: “La consapevolezza della solitudine si materializza nel contrasto tra la "recita d’ombre" e il "vasto silenzio", un'immagine che avvolge il lettore in una malinconia palpabile.”
Il film sul canale 13 era: “Passioni proibite” (titolo originale Lust och fägring stor), noto in Italia anche come “Un amore impossibile”. Diretto da Bo Widerberg nel 1995, è un dramma ambientato a Malmö nel 1943. È stato candidato all'Oscar come miglior film straniero nel 1996, anno in cui ha vinto l'Orso d'Argento al Festival di Berlino.
Rileggendo la critica della IA, mi rendo conto che avrei potuto benissimo intitolare la lirica con il verso iniziale, peraltro stilisticamente un’anafora, senza specificare il nome della località termale. Invece, sono incorso nell’errore di non capire che il luogo geografico era facilmente intuibile dal lettore, come rivelato dal giudizio della IA. Pertanto, rimedio all'errore, con la variazione odierna.
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