sabato 4 luglio 2026

Filosofia

                

                       Il mondo migliore



3 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

“Si Deus est, unde malum?” L’interrogativo di Boezio viene ripreso da Leibnitz, che dà una risposta, in base a ragionamenti logico matematici.

IL MONDO MIGLIORE
“C'est, comme la déesse l’expliqua, parce qu’entre une infinité de mondes possibles, il y a le meilleur de tous, autrement Dieu ne serait point déterminé à en créer aucun.” [1] (a) Così Leibnitz, a conclusione del suo saggio, la Teodicea, spiega la ragione del male nel mondo, giustificando (facendo giusta) la volontà divina che questo mondo ha così creato. Si deve notare che l’autore scriveva direttamente in francese, lingua che aveva appreso alla perfezione durante il suo soggiorno a Parigi (1672-1676), per una migliore diffusione dei suoi scritti in Europa.
Il catastrofico terremoto di Lisbona (1755), con i suoi ottantamila morti, scatenò un’ondata di ribellione in tutto il continente contro l’ottimismo teologico e filosofico propagandato soprattutto dalla dottrina di Leibnitz. Nel suo romanzo “Candide”, Voltaire ne svolge una satira ironica e irriverente: “Il y avait en Vestphalie, dans le château de M. le baron de Thunder-ten-tronckh, un jeune garçon... Candide... Le precepteur Pangloss était l’oracle de la maison... enseignait... que, dans ce meilleur des mondes possibiles, le château de Mgr le baron était le plus beau des châteaux et Madame la meilleure des baronesses possibles.” (b) Questo è l’inizio di una serie di disavventure e sciagure per Candido e Pangloss tali da mostrare l’infondatezza della convinzione illuminista e leibniziana del migliore dei mondi possibili. Morale: “Il faut cultiver notre jardin”.
Deve dirsi, comunque, che la satira era indirizzata anche contro Rousseau, il quale, nella sua “Lettre sur la Providence”, aveva criticato la tesi dell’esistenza di un nascosto principio del male sulla Terra espressa da Voltaire nel “Poème sur le désastre de Lisbonne”, sostenendo che molto di quello che accade dipende dalla volontà degli uomini: “La natura non aveva affatto riunito in quel luogo ventimila case di sei o sette piani... e se gli abitanti di quella grande città fossero stati distribuiti più equamente sul territorio e alloggiati in edifici di minor imponenza, il disastro sarebbe stato meno violento o, forse, non ci sarebbe stato affatto.”
Ma come era arrivato Leibnitz a formulare la sua dottrina del migliore dei mondi possibili? “Eadem sunt, quorum unum potest substitui alteri salva veritate.” “Sono le stesse quelle cose, di cui l’una può sostituire l’altra mantenendone integra la verità.” Questo principio matematico degli indiscernibili è una logica conseguenza del principio di ragion sufficiente: “Nihil est sine ratione, cur potius sit quam non sit.” “Nulla esiste senza ragione, perché c’è dell’essere invece del nulla.” Esiste una ragione perché vi sia qualcosa invece di niente.

Silvio Minieri ha detto...

A tale proposito, va notato che proprio in base a questo schema di pensiero (0≠1), l’essere “qualcosa” (esistenza) distinto dall’essere puro (concettualmente non distinguibile dal nulla), Aristotele criticava la teoria del “Nulla è” di Gorgia di Lentini: “L’essere qualcosa e l’essere non sono lo stesso, perché non è vero che se il non essere è qualcosa, esso è anche semplicemente.” (“Confutazioni sofistiche” 25, 180a, 36-38) La distinzione si basa su due diversi significati di essere, copulativo ed esistenziale, che nell’affermazione di Gorgia vengono messi sullo stesso piano.
Se, quindi, in base al principio degli indiscernibili, esistessero due enti identici, l’uno sarebbe “senza ragione” rispetto all’altro. E così, argomenta Leibnitz, Dio non poteva creare un mondo perfetto, in quanto il creato sarebbe stato del tutto identico a Lui stesso; pertanto nella scelta dei mondi imperfetti da creare, Egli ha dovuto optare per il migliore dei mondi possibili. Nella Teodicea, il criterio logico-matematico, di cui abbiamo fatto cenno, viene presentato sotto la forma di una favola finale. A questo proposito, dobbiamo notare che nel Timeo 29d, quando si tratta di dover spiegare la genesi del mondo, come dire l’attuale universo, Platone pone la premessa che si tratta di un racconto verosimile. E sempre sul tema va detto che anche il cristianesimo si rimette ad un racconto, quello del primo libro della Bibbia, considerandolo allegorico, ma predicandolo come dogma, assoluta verità di fede.
La forma narrativa prevale pertanto anche su quella dialogica, che contiene nella sua forma del dire e contraddire la pretesa della verità. Nella Teodicea, Leibnitz parte dall’interrogativo di Boezio, sintetizzandolo: “Si Deus est unde malum? Et si non est, unde bonum?” “Se Dio esiste, da dove viene il male? E se non esiste, da dove viene il bene?” (De consolatione philosophiae, I, prosa IV). Prendendo poi spunto dal dialogo dell’umanista italiano Lorenzo Valla (1407-1457), Dialogus de libero arbitrio, scritto in opposizione al V Libro del De Consolatione, ne riporta passi in una libera traduzione dal latino in francese, e proseguendone la "finzione", trasforma il dialogo in racconto, introducendo la figura di Teodoro, sacerdote sacrificatore, che da Giove viene invitato a recarsi ad Atene da Pallade, simbolo della sapienza divina. Addormentatosi, viene accompagnato in sogno dalla dea, attraverso un labirinto, nel palazzo dei destini, dove è rappresentato nella forma dei vari piani di una piramide, non soltanto quello che è, ma anche quello che è possibile. E quando finalmente accede all’appartamento supremo, il mondo esistente ovvero quello migliore possibile, Teodoro viene rapito in estasi e risvegliato con una goccia di divino liquore: “Il ne pouvait manquer de choisir ce monde qui surpasse en perfection tous les autres, qui fait la pointe de la pyramide: autrement Jupiter aurait renoncé à sa sagesse, il m'aurait bannie, moi qui suis sa fille.”(c) Alla fine Teodoro si sveglia e rendendo grazie alla dea e giustizia a Giove, continuerà a svolgere la sua funzione sacerdotale di offrire sacrifici alla divinità, con tutta la gioia possibile per un mortale.
Quale conclusione trarre? Il mondo migliore (o peggiore) di quello reale è soltanto quello che possiamo immaginare e descrivere o recitare.

Silvio Minieri ha detto...

[1] Riporto la traduzione in lingua italiana dei passi in francese del testo, non perché ritengo che i miei lettori non conoscano la lingua francese, un pensiero che non mi sfiora, ma perché possano mentalmente confrontare la mia traduzione con la loro e stabilire se la mia sia stata la migliore delle traduzioni possibili, quella cioè che mi fu data apprendere in sogno dallo ierofante Teodoro.
(a) “È, come spiegò la dea, perché tra un’infinità di mondi possibili, c’è il migliore di tutti, altrimenti Dio non si sarebbe deciso a crearne alcuno.”
(b) “C’era in Vestfalia, nel castello del Signor barone de Thunder-ten-troncckh, un giovane garzone… Candido… Il precettore Pangloss era l’oracolo della casa… insegnava… che, in quel migliore dei mondi possibili, il castello di Monsignore il barone era il più bello dei castelli e la Signora la migliore delle baronesse possibili.”
(c) “Egli non poteva mancare di scegliere questo mondo che supera in perfezione tutti gli altri, che costituisce il vertice della piramide: altrimenti Giove avrebbe rinunciato alla sua saggezza e avrebbe bandito me, che sono sua figlia.”