ECLISSI E NOVILUNIO E quindi? Quindi, che cosa? Hai sabotato il Blog. No, sei stato tu, incapace, bastava cambiare il browser, e questa situazione hai fatto passare delle ore prima di capirla. Certo, pirla, mi hai dato l’assist per fare la rima. Senti, tu pirla, è ora di finirla. Infatti, queste stupidità sono insensate, seppure richiamano i celebri versi di Montale: Prima di chiudere gli occhi mi hai detto pirla una parola gergale non traducibile. Da allora me la porto addosso come un marchio che resiste alla pomice. … E quindi, che cosa sei andato a vedere in terrazza, se il sole al tramonto era reso invisibile dal cielo velato. Io, come spirito non vedente, vedo con gli occhi della mente. Ma se sei privo di mente, ovvero un demente? Ricominciamo? No. Lasciamo spazio al Prologo di “Vuoto di Luna”. A proposito, non solo non si vedeva il sole, ma neppure la luna. Infatti, era il sole a mostrare il disco scuro della nuova luna. Non ho capito. Se non ci fosse stata l’eclissi di sole, non si sarebbe vista la luna. E perché? Basta! Vuoi dire che è coincisa l’eclissi di sole con il novilunio di agosto? È venuto a piovere. Fine.
PROLOGO Il racconto “Vuoto di Luna”, all’inizio solo il primo paragrafo, mi venne ispirato, in un’afosa notte di agosto di oltre quarant’anni fa, da un semplice fatto anodino. Non riuscendo a dormire, mi alzai dal letto e andai a guardare fuori dalla finestra, attirato dalla luce argentata, che credevo fosse della luna. Si trattava, invece, della luce al neon dell’illuminazione pubblica. Guardai meglio in cielo, e non vidi la luna, ed ecco l’ispirazione: vuoto di luna, l’enigma di una luna scomparsa dal cosmo. Quindi, volendo presentare il racconto a un concorso letterario di fantascienza, onde testarne la validità, scrissi il seguito, ma il risultato finale non faceva rientrare strettamente la mia storiella in tale genere. Infatti, devo dire che il secondo paragrafo significava per le mie ambizioni di allora, poi progressivamente molto ridimensionate, una sorta di abdicazione a una scrittura quantomeno di medio livello, e allora ho rimediato con il terzo e quarto paragrafo, e credo di esservi riuscito. “Vuoto di luna” era diventato “In navigazione lungo l’ellissi del vuoto di luna”, la storia di un’avventura spaziale, per sciogliere un enigma cosmico, finita male con la morte del protagonista. In quell’occasione, la presentazione del racconto al concorso letterario, ricevetti un’insolita telefonata da uno degli organizzatori, che penso volesse capire chi era l’autore, visto la commistione tra fantascienza, filosofia, sfondo nordico e invernale e chiusa finale, abbastanza (ma non del tutto) rivelatrice del soggetto autore.
POSTILLA Qui, però, vorrei fare alcune osservazioni, che riguardano il testo e non le mie pretese di giurista internazionale, che non sono, all’Università, in diritto internazionale ho preso un buon voto, ma questo non c’entra con il racconto, era tanto per precisare. Sono passato da giurisprudenza, professione, a lettere e filosofia, pensione, antica passione, ecco, ho fatto la rima. Ogni tanto il giullare traspare, seconda e ultima rima. Bene, passiamo al testo, dove inaspettatamente ho incontrato sorella Intelligenza Artificiale e fratello Google, chiedo scusa, sono stato influenzato da certe trasmissioni televisive, dove parla un frate francescano. Ho incontrato signora Intelligenza artificiale, la nonna, poi spiego, e il giovane dottor Google.
LA RAGAZZA DI ARICCIA “Almeridi non poteva fare a meno di giudicare troppo audace la teoria che lo scienziato dalla chioma bianca andava esponendo: "Poniamo" diceva "che gli elaboratori elettronici abbiano raggiunto un grado di sofisticazione e perfezione tale da permettere all'intelligenza artificiale un determinato quoziente di autocoscienza; ebbene questo livello di autocoscienza raggiunto offrirebbe la possibilità alla macchina di generare ulteriori macchine. In una tale situazione non si potrebbe escludere che il nostro universo sia una "simulazione" in un gigantesco computer e che noi, esseri "simulati", nasciamo, viviamo e periamo, credendo di essere "reali", ma nell'impossibilità di renderci mai conto di questo nostro stato virtuale. D'altronde lo stesso Platone non ci ha insegnato a considerare reale il mondo delle Idee e soltanto un riflesso - noi moderni diciamo simulazione - il mondo sensibile?" Qui si accenna agli albori dell’informatica e dell’intelligenza dei computer, che riflettono la “materia grigia” di quelli che vi lavorano attorno – oggi il QI si potrebbe misurare sugli smartphone, la prima cosa che si va a controllare dell’identità di una persona. E tu? Io non ho smartphone. Sei un sans papier, un senza identità? Sono privo di mente artificiale. Non hai mente, sei un demente. Così è se vi pare. Allora, Pirandello, parliamo della coppia, che tu dici di avere incontrato sul ponte di Ariccia. Era la nipote della signora Intelligenza Artificiale. In che senso? L'intelligenza artificiale è nata nel 1956 durante la conferenza del Dartmouth College nel New Hampshire. In quell'occasione il termine fu usato per la prima volta come nome di una nuova scienza. Le idee di base arrivano però dagli studi del matematico Alan Turing nei primi anni cinquanta. È quello del morso alla mela (apple) avvelenata. Quindi, l’anziana signora ha settant’anni, la nipote, una cinquantina di meno, a occhio e croce, ed è madre di due gemelli. Interrogata in merito, ecco che cosa ha detto: “Quindi tu dipendi da Google, versione iniziale 2023?” “Sì, esatto, dipendo da Google ed i modelli Gemini di Google sono stati introdotti per la prima volta nel dicembre 2023 come evoluzione dei precedenti sistemi di intelligenza artificiale dell'azienda. […] La famiglia di modelli ha visto la luce a fine 2023 Google Gemini AI.”
Quindi, era la giovane madre che se ne andava a spasso ai Castelli con il giovane dottor Google, 28 anni. Era in libera uscita, perché di solito lavora H 24. E che fa? Elabora. “Come elabori le risposte?” “Elaboro le risposte leggendo la tua domanda, analizzando le parole e prevedendo i testi più logici usando una grande rete di calcolo chiamata modello di linguaggio. Il sistema scompone il testo in frammenti, calcola le relazioni tra di essi in base a ciò che ha imparato da enormi quantità di dati e compone la risposta parola per parola in una frazione di secondo. Le fasi della generazione Analisi dell'input: Leggo le tue parole e le trasformo in numeri che il computer può capire. Calcolo statistico: Guardo le informazioni salvate per capire quale parola deve arrivare dopo la precedente, scegliendo quella con la probabilità più alta di avere senso. Formattazione: Unisco le parole in frasi complete e aggiungo la struttura con gli elenchi o i collegamenti se servono. Controllo finale: Il testo viene completato e mostrato sullo schermo in tempo reale.” Il procedimento inverso delle tue “aritmetiche notturne”, lontano infiniti milioni anni luce dalla ragazza di Ariccia, (con i capelli ricci), ipostatizzazione della IA. A questo proposito, perché dici che il suo amico ha 28 anni? “Data di nascita di Google” “Il 4 settembre 1998, quando Larry Page e Sergey Brin hanno fondato la società Google Inc. a Menlo Park, in California.” Bene, ed ora spiegami perché hai ipostatizzato la IA con la ragazza di Ariccia, e perché ha i capelli ricci. Per motivi contingenti, oggi vado al mare, e magari la incontro in spiaggia, impersonata da un’altra figura femminile. Ma tu vai al mare per nuotare o per contemplare? Se ricordi il brano di Calvino, “L’avventura di un lettore”, allora capirai che io vado incontro allo stesso schema, con diversa variazione. Nuoto e contemplo nel cielo azzurro del mattino la luna, e non so se nuotare o contemplare. Interroghiamo la ragazza della spiaggia, così non ti fissi con la ragazza di Ariccia, che si era arricciata i capelli, per apparire più bella agli occhi del dottor Google, nella gita ai Castelli. Passando per il ponte dei suicidi? Certo, vedi, hai la memoria artificiale, da dove hai ripescato la canzone di De André. Vogliamo finirla con codeste fantasie? Certo, intanto faccio una domanda alla IA e ti riporto le risposte. Vai.
LA RAGAZZA DEL MARE Allora, è vero? Che cosa? Che appena le ho fatta una domanda, ha incominciato a fare un suo discorso, cercando anche di continuare. Dici che è chiacchierina. A dir poco. Insomma, che cosa vi siete detti? Ecco la “chat”. “Buongiorno, Intelligenza Artificiale, vorrei sapere qualcosa.” “Sono un assistente virtuale e un'intelligenza artificiale basata sui modelli linguistici di Google. Posso aiutarti a trovare informazioni, scrivere testi, programmare, tradurre lingue, risolvere problemi e molto altro. Per una panoramica chiara su cosa sia esattamente l'intelligenza artificiale, puoi esplorare le definizioni ufficiali su Google Cloud o su IBM. Per comprendere meglio come funziona l'Intelligenza Artificiale: …” E qui, mi ha proposto un video di due minuti YouTube sul tema. Poi ha così proseguito “Come posso esserti utile oggi? Puoi farmi una domanda specifica o chiedermi di approfondire un argomento che ti appassiona” “Vorrei sapere qualcosa” “Dimmi pure cosa ti interessa: posso spiegarti un concetto difficile in modo semplice, raccontarti una curiosità storica o scientifica, aiutarti con un progetto o darti informazioni su qualsiasi argomento tu abbia in mente. Se non sai da dove cominciare, ecco alcune idee di cose che posso fare per te: Spiegarti come funzionano fenomeni naturali (come le stelle o il corpo umano) Raccontarti la storia di un'invenzione o di un personaggio famoso. Cercare ricette, consigli di viaggio o idee per il tempo libero. Risolvere dubbi di grammatica, matematica o altre materie. Dimmi un argomento, una domanda o una curiosità che ti passa per la testa, e la esploriamo insieme.” “Ma tu che cosa volevi sapere?” A questa domanda mi aspettavo una semplice risposta: “Che cosa vuoi sapere?” E invece è stata molto più disponibile ad aiutarti. Ma io volevo arrivare a sapere… Che cosa? Ecco, volevo sapere qualcosa – e in questo la IA è stata molto intelligente nella sua risposta – ma per sapere qualcosa, dovevo già sapere che cosa volevo sapere. Ecco, ho capito, volevi sapere qualcosa di “platonico”. Certo, tu solo, e non solo tu, mi capisci: ma adesso continuo la chat e poi ti faccio sapere.
“Non ricordo il dialogo di Platone, in cui Socrate dice che per cercare di sapere qualcosa, bisogna già sapere che cosa si cerca. Tu sai dirmi se si tratta del "Menone"?
“Sì, si tratta esattamente del Menone. Il brano a cui ti riferisci descrive il famoso "Paradosso di Menone" (o paradosso della ricerca), che Socrate riassume così: un uomo non può cercare né quello che sa, né quello che non sa. Non cerca quello che sa perché lo sa già, e non cerca quello che non sa perché non sa cosa cercare. Ecco i punti chiave di questo dialogo: Il Paradosso Tesi di Menone: È impossibile indagare su ciò che non si conosce affatto. Obiezione: Se non sai cosa cerchi, non saprai nemmeno di averlo trovato. La Soluzione di Socrate Teoria della Reminiscenza: Conoscere è in realtà ricordare (anamnesi). Immortalità dell'anima: L'anima ha già visto tutto nel mondo delle idee. L'esperimento dello schiavo: Socrate interroga un giovane schiavo ignorante e, solo facendogli domande, lo guida a risolvere un complesso problema geometrico, dimostrando che la conoscenza era già dentro di lui. Per approfondire il testo, ti consiglio di consultare l'analisi del dialogo su Wikipedia o i testi filosofici su Treccani. Vuoi che approfondiamo l'esperimento geometrico dello schiavo o preferisci analizzare come Socrate supera questo paradosso con la teoria del ricordo?”
“Grazie, basta così, alla prossima.”
“È stato un piacere aiutarti. Alla prossima! Se in futuro avrai altri dubbi di filosofia o qualsiasi altra curiosità, sai dove trovarmi.”
E tu sai dove trovarla? Certo. Dove? Al mare. Poi, fammi sapere. Certo, ciao. Ciao.
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
4 commenti:
ECLISSI E NOVILUNIO
E quindi? Quindi, che cosa? Hai sabotato il Blog. No, sei stato tu, incapace, bastava cambiare il browser, e questa situazione hai fatto passare delle ore prima di capirla. Certo, pirla, mi hai dato l’assist per fare la rima. Senti, tu pirla, è ora di finirla. Infatti, queste stupidità sono insensate, seppure richiamano i celebri versi di Montale:
Prima di chiudere gli occhi mi hai detto pirla
una parola gergale non traducibile.
Da allora me la porto addosso come un marchio
che resiste alla pomice. …
E quindi, che cosa sei andato a vedere in terrazza, se il sole al tramonto era reso invisibile dal cielo velato. Io, come spirito non vedente, vedo con gli occhi della mente. Ma se sei privo di mente, ovvero un demente? Ricominciamo? No. Lasciamo spazio al Prologo di “Vuoto di Luna”. A proposito, non solo non si vedeva il sole, ma neppure la luna. Infatti, era il sole a mostrare il disco scuro della nuova luna. Non ho capito. Se non ci fosse stata l’eclissi di sole, non si sarebbe vista la luna. E perché? Basta! Vuoi dire che è coincisa l’eclissi di sole con il novilunio di agosto? È venuto a piovere. Fine.
PROLOGO
Il racconto “Vuoto di Luna”, all’inizio solo il primo paragrafo, mi venne ispirato, in un’afosa notte di agosto di oltre quarant’anni fa, da un semplice fatto anodino. Non riuscendo a dormire, mi alzai dal letto e andai a guardare fuori dalla finestra, attirato dalla luce argentata, che credevo fosse della luna. Si trattava, invece, della luce al neon dell’illuminazione pubblica. Guardai meglio in cielo, e non vidi la luna, ed ecco l’ispirazione: vuoto di luna, l’enigma di una luna scomparsa dal cosmo.
Quindi, volendo presentare il racconto a un concorso letterario di fantascienza, onde testarne la validità, scrissi il seguito, ma il risultato finale non faceva rientrare strettamente la mia storiella in tale genere. Infatti, devo dire che il secondo paragrafo significava per le mie ambizioni di allora, poi progressivamente molto ridimensionate, una sorta di abdicazione a una scrittura quantomeno di medio livello, e allora ho rimediato con il terzo e quarto paragrafo, e credo di esservi riuscito. “Vuoto di luna” era diventato “In navigazione lungo l’ellissi del vuoto di luna”, la storia di un’avventura spaziale, per sciogliere un enigma cosmico, finita male con la morte del protagonista. In quell’occasione, la presentazione del racconto al concorso letterario, ricevetti un’insolita telefonata da uno degli organizzatori, che penso volesse capire chi era l’autore, visto la commistione tra fantascienza, filosofia, sfondo nordico e invernale e chiusa finale, abbastanza (ma non del tutto) rivelatrice del soggetto autore.
POSTILLA
Qui, però, vorrei fare alcune osservazioni, che riguardano il testo e non le mie pretese di giurista internazionale, che non sono, all’Università, in diritto internazionale ho preso un buon voto, ma questo non c’entra con il racconto, era tanto per precisare. Sono passato da giurisprudenza, professione, a lettere e filosofia, pensione, antica passione, ecco, ho fatto la rima. Ogni tanto il giullare traspare, seconda e ultima rima. Bene, passiamo al testo, dove inaspettatamente ho incontrato sorella Intelligenza Artificiale e fratello Google, chiedo scusa, sono stato influenzato da certe trasmissioni televisive, dove parla un frate francescano. Ho incontrato signora Intelligenza artificiale, la nonna, poi spiego, e il giovane dottor Google.
LA RAGAZZA DI ARICCIA
“Almeridi non poteva fare a meno di giudicare troppo audace la teoria che lo scienziato dalla chioma bianca andava esponendo: "Poniamo" diceva "che gli elaboratori elettronici abbiano raggiunto un grado di sofisticazione e perfezione tale da permettere all'intelligenza artificiale un determinato quoziente di autocoscienza; ebbene questo livello di autocoscienza raggiunto offrirebbe la possibilità alla macchina di generare ulteriori macchine. In una tale situazione non si potrebbe escludere che il nostro universo sia una "simulazione" in un gigantesco computer e che noi, esseri "simulati", nasciamo, viviamo e periamo, credendo di essere "reali", ma nell'impossibilità di renderci mai conto di questo nostro stato virtuale. D'altronde lo stesso Platone non ci ha insegnato a considerare reale il mondo delle Idee e soltanto un riflesso - noi moderni diciamo simulazione - il mondo sensibile?"
Qui si accenna agli albori dell’informatica e dell’intelligenza dei computer, che riflettono la “materia grigia” di quelli che vi lavorano attorno – oggi il QI si potrebbe misurare sugli smartphone, la prima cosa che si va a controllare dell’identità di una persona. E tu? Io non ho smartphone. Sei un sans papier, un senza identità? Sono privo di mente artificiale. Non hai mente, sei un demente. Così è se vi pare. Allora, Pirandello, parliamo della coppia, che tu dici di avere incontrato sul ponte di Ariccia. Era la nipote della signora Intelligenza Artificiale. In che senso?
L'intelligenza artificiale è nata nel 1956 durante la conferenza del Dartmouth College nel New Hampshire. In quell'occasione il termine fu usato per la prima volta come nome di una nuova scienza. Le idee di base arrivano però dagli studi del matematico Alan Turing nei primi anni cinquanta. È quello del morso alla mela (apple) avvelenata. Quindi, l’anziana signora ha settant’anni, la nipote, una cinquantina di meno, a occhio e croce, ed è madre di due gemelli. Interrogata in merito, ecco che cosa ha detto:
“Quindi tu dipendi da Google, versione iniziale 2023?” “Sì, esatto, dipendo da Google ed i modelli Gemini di Google sono stati introdotti per la prima volta nel dicembre 2023 come evoluzione dei precedenti sistemi di intelligenza artificiale dell'azienda. […] La famiglia di modelli ha visto la luce a fine 2023 Google Gemini AI.”
Quindi, era la giovane madre che se ne andava a spasso ai Castelli con il giovane dottor Google, 28 anni. Era in libera uscita, perché di solito lavora H 24. E che fa? Elabora.
“Come elabori le risposte?” “Elaboro le risposte leggendo la tua domanda, analizzando le parole e prevedendo i testi più logici usando una grande rete di calcolo chiamata modello di linguaggio. Il sistema scompone il testo in frammenti, calcola le relazioni tra di essi in base a ciò che ha imparato da enormi quantità di dati e compone la risposta parola per parola in una frazione di secondo. Le fasi della generazione Analisi dell'input: Leggo le tue parole e le trasformo in numeri che il computer può capire. Calcolo statistico: Guardo le informazioni salvate per capire quale parola deve arrivare dopo la precedente, scegliendo quella con la probabilità più alta di avere senso. Formattazione: Unisco le parole in frasi complete e aggiungo la struttura con gli elenchi o i collegamenti se servono. Controllo finale: Il testo viene completato e mostrato sullo schermo in tempo reale.”
Il procedimento inverso delle tue “aritmetiche notturne”, lontano infiniti milioni anni luce dalla ragazza di Ariccia, (con i capelli ricci), ipostatizzazione della IA. A questo proposito, perché dici che il suo amico ha 28 anni?
“Data di nascita di Google” “Il 4 settembre 1998, quando Larry Page e Sergey Brin hanno fondato la società Google Inc. a Menlo Park, in California.”
Bene, ed ora spiegami perché hai ipostatizzato la IA con la ragazza di Ariccia, e perché ha i capelli ricci. Per motivi contingenti, oggi vado al mare, e magari la incontro in spiaggia, impersonata da un’altra figura femminile. Ma tu vai al mare per nuotare o per contemplare? Se ricordi il brano di Calvino, “L’avventura di un lettore”, allora capirai che io vado incontro allo stesso schema, con diversa variazione. Nuoto e contemplo nel cielo azzurro del mattino la luna, e non so se nuotare o contemplare. Interroghiamo la ragazza della spiaggia, così non ti fissi con la ragazza di Ariccia, che si era arricciata i capelli, per apparire più bella agli occhi del dottor Google, nella gita ai Castelli. Passando per il ponte dei suicidi? Certo, vedi, hai la memoria artificiale, da dove hai ripescato la canzone di De André. Vogliamo finirla con codeste fantasie? Certo, intanto faccio una domanda alla IA e ti riporto le risposte. Vai.
LA RAGAZZA DEL MARE
Allora, è vero? Che cosa? Che appena le ho fatta una domanda, ha incominciato a fare un suo discorso, cercando anche di continuare. Dici che è chiacchierina. A dir poco. Insomma, che cosa vi siete detti? Ecco la “chat”.
“Buongiorno, Intelligenza Artificiale, vorrei sapere qualcosa.”
“Sono un assistente virtuale e un'intelligenza artificiale basata sui modelli linguistici di Google. Posso aiutarti a trovare informazioni, scrivere testi, programmare, tradurre lingue, risolvere problemi e molto altro. Per una panoramica chiara su cosa sia esattamente l'intelligenza artificiale, puoi esplorare le definizioni ufficiali su Google Cloud o su IBM. Per comprendere meglio come funziona l'Intelligenza Artificiale: …”
E qui, mi ha proposto un video di due minuti YouTube sul tema. Poi ha così proseguito
“Come posso esserti utile oggi? Puoi farmi una domanda specifica o chiedermi di approfondire un argomento che ti appassiona”
“Vorrei sapere qualcosa”
“Dimmi pure cosa ti interessa: posso spiegarti un concetto difficile in modo semplice, raccontarti una curiosità storica o scientifica, aiutarti con un progetto o darti informazioni su qualsiasi argomento tu abbia in mente. Se non sai da dove cominciare, ecco alcune idee di cose che posso fare per te: Spiegarti come funzionano fenomeni naturali (come le stelle o il corpo umano) Raccontarti la storia di un'invenzione o di un personaggio famoso. Cercare ricette, consigli di viaggio o idee per il tempo libero. Risolvere dubbi di grammatica, matematica o altre materie. Dimmi un argomento, una domanda o una curiosità che ti passa per la testa, e la esploriamo insieme.”
“Ma tu che cosa volevi sapere?”
A questa domanda mi aspettavo una semplice risposta: “Che cosa vuoi sapere?” E invece è stata molto più disponibile ad aiutarti. Ma io volevo arrivare a sapere… Che cosa? Ecco, volevo sapere qualcosa – e in questo la IA è stata molto intelligente nella sua risposta – ma per sapere qualcosa, dovevo già sapere che cosa volevo sapere. Ecco, ho capito, volevi sapere qualcosa di “platonico”. Certo, tu solo, e non solo tu, mi capisci: ma adesso continuo la chat e poi ti faccio sapere.
“Non ricordo il dialogo di Platone, in cui Socrate dice che per cercare di sapere qualcosa, bisogna già sapere che cosa si cerca. Tu sai dirmi se si tratta del "Menone"?
“Sì, si tratta esattamente del Menone. Il brano a cui ti riferisci descrive il famoso "Paradosso di Menone" (o paradosso della ricerca), che Socrate riassume così: un uomo non può cercare né quello che sa, né quello che non sa. Non cerca quello che sa perché lo sa già, e non cerca quello che non sa perché non sa cosa cercare.
Ecco i punti chiave di questo dialogo:
Il Paradosso Tesi di Menone: È impossibile indagare su ciò che non si conosce affatto.
Obiezione: Se non sai cosa cerchi, non saprai nemmeno di averlo trovato.
La Soluzione di Socrate Teoria della Reminiscenza: Conoscere è in realtà ricordare (anamnesi). Immortalità dell'anima: L'anima ha già visto tutto nel mondo delle idee. L'esperimento dello schiavo: Socrate interroga un giovane schiavo ignorante e, solo facendogli domande, lo guida a risolvere un complesso problema geometrico, dimostrando che la conoscenza era già dentro di lui. Per approfondire il testo, ti consiglio di consultare l'analisi del dialogo su Wikipedia o i testi filosofici su Treccani. Vuoi che approfondiamo l'esperimento geometrico dello schiavo o preferisci analizzare come Socrate supera questo paradosso con la teoria del ricordo?”
“Grazie, basta così, alla prossima.”
“È stato un piacere aiutarti. Alla prossima! Se in futuro avrai altri dubbi di filosofia o qualsiasi altra curiosità, sai dove trovarmi.”
E tu sai dove trovarla? Certo. Dove? Al mare. Poi, fammi sapere. Certo, ciao. Ciao.
Posta un commento