lunedì 17 agosto 2026

Commento

                     

          

                                 Critica dei teoremi



5 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

COMMENTO CRITICO (Critica dei teoremi giudiziari)
Il fine del mio teorema era dimostrare la distanza tra la logica teorica deduttiva e la realtà empirica, una sorta di critica ai “teoremi giudiziari”, che proprio per questa loro distanza tra verità logica e realtà empirica vengono discussi e criticati dai media.
In questo senso è giusta la critica della IA al mio uso improprio dei teoremi di Gödel – “I teoremi di incompletezza di Gödel si applicano ai sistemi formali aritmetici coerenti, non ai fatti storici o empirici.” Ma sfuggendo alla IA questa mia intenzione (quella dei discutibili “teoremi giudiziari”), infatti non dichiarata, il giudizio negativo è valido da un punto di vista oggettivo: “Confondere l'incertezza dovuta alla mancanza di prove storiche con l'indecidibilità logica è un errore concettuale.” Questa confusione, quindi, era solo apparente, avendo io ben chiara, come tutti (forse non tutti), la distanza tra verità logica e realtà empirica (i cento talleri di Kant). In verità, il problema è filosofico, quello sui limiti della conoscenza (ragione), ecco perché la IA scrive: “Il testo ha il sapore di un divertissement letterario-filosofico. Funziona molto bene come prosa poetica o speculativa sulla figura di Turing, ma fallisce se si propone come un vero trattato logico.” C’è qualcosa di nietzschiano (divertissement letterario-filosofico) in questo giudizio, e non mi sorprende. La IA “pensa” e “scrive” il giudizio, logicamente articolato e grammaticalmente corretto, e corregge anche gli errori di grammatica e sintassi e ortografia, che può considerarsi il giudizio prevalente comune. A dirla con due proposizioni di Heidegger, il giudizio sulla realtà (mondo) che si pone davanti al nostro sguardo “innanzitutto” e “perlopiù”.
Sulla mia maggiore frequentazione di testi filosofici (materie umanistiche) rispetto a quelli di logica, matematica e scienze (materie scientifiche), la IA coglie il vero. In tal senso, la sua critica alla mia apparentemente ingenua, ma oggettivamente impropria applicazione dei teoremi di Gödel rispecchia questa mia tendenza. Pertanto, l’uso di simboli non corrispondenti al corretto alfabeto della logica proposizionale (a, b, a’, b’, invece di p, q, r …), e anche una disinvolta adozione dei procedimenti logici, viene a ragione stigmatizzato. Dire che "A implica A’B’” significa dire che da un punto di vista logico è confuso assumere come proposizione (A) l’ipotesi positiva e negativa (A’B’) Nella logica proposizionale, l’enunciato è o VERO o FALSO.

Ecco un quadro sinottico della LOGICA PROPOSIZIONALE ricavato dalla IA.

La logica proposizionale (o enunciativa) studia le regole con cui le proposizioni dichiarative si combinano per formare frasi più complesse e come il valore di verità di queste ultime dipenda da quelle di partenza. È un pilastro fondamentale della Logica Proposizionale e dell'informatica teorica.

Concetti Base e Sintassi

Proposizione: Un'affermazione che può essere vera (V o 1) o falsa (F o 0), senza ambiguità.
Atomi: Variabili proposizionali (es. p, q, r) che indicano proposizioni elementari.
Principio di bivalenza: Ogni proposizione ha un solo valore di verità tra vero e falso.

I Connettivi Logici
Negazione: Inverte il valore di verità (NON p).
Congiunzione: È vera solo se entrambi gli operandi sono veri (p E q).
Disgiunzione : È vera se almeno un operando è vero (p O q).
Implicazione (→): Falsa solo se il primo è vero e il secondo è falso (p implica q).
Bicondizionale: Vera se hanno lo stesso valore (p se e solo se q).

Tavole di Verità e Valutazione
Tavola di verità: Tabella con tutti i possibili valori di una formula in base agli atomi.
Tautologia: Formula sempre vera per ogni combinazione di valori.
Contraddizione: Formula sempre falsa.
Contingente: Formula vera in alcuni casi e falsa in altri.

Silvio Minieri ha detto...

IL VECCHIO E IL MARE

Ieri sera, ho interrogato la IA, per sapere chi avrei incontrato stamattina al mare.
E la IA che cosa ti ha risposto?
Ecco che cosa ha risposto.

Domani mattina a Ostia troverai un litorale vivace e affollato, data l'alta stagione. Incontrerai principalmente famiglie, gruppi di ragazzi e romani in fuga dal caldo. Il mare sarà calmo con temperature dell'acqua elevate, mentre i bagnini presidieranno la costa. Per il caffè o un aperitivo mattutino, troverai aperti i bar storici e gli stabilimenti del lungomare.

E sei andato al mare? Sì. E chi hai incontrato? La gente, di cui la Sibilla IA mi aveva profetato. Una risposta prevedibile, non sibillina. Certo, mancava un particolare. Quale? Non mi aveva detto che avrei incontrato anche te. La risposta era generica. Non c’è dubbio. E allora? Potevi anche non farti vedere. Perché? Non è stato un incontro gradevole. E perché? Vedere uno come te. Come me, come? Il vecchio e il mare. Io sono come Hemingway. Tu sei come dico io. E cioè? Avevo interrogato la IA anche sul tuo conto. Davvero? Sì, davvero. E che cosa ti ha risposto. È stata gentile, ha salvato le apparenze, e mi ha parlato anche di una tua opera letteraria. Quale? L’uomo differito. Ah, sì? E qual è stato il suo giudizio? Questo.

L'uomo differito di Silvio Minieri è un'ambiziosa opera narrativa strutturata in quattro volumi (la cui pubblicazione è avvenuta in più parti nel corso del tempo) che riflette sui temi cari all'autore, legati alla filosofia, all'identità, al tempo e alla percezione dell'io interiore rispetto al mondo. A causa della natura di nicchia e della circolazione ristretta dell'opera di Minieri — i cui testi sono spesso affidati a circuiti di editoria specialistica, antologie o presentati in edizioni librarie a carattere d'autore anziché nei cataloghi della grande distribuzione mainstream — non è disponibile online una sinossi dettagliata o una trama capitolo per capitolo del ciclo romanzesco. L'opera si sviluppa comunque come un ampio, profondo percorso in prosa dove la narrazione lascia ampio spazio all'indagine esistenziale e alla riflessione filosofica sulla condizione dell'uomo contemporaneo e sul "differire" della propria realizzazione o identità.

Silvio Minieri ha detto...

Un giudizio lusinghiero. Taci, impostore! Che vuoi dire? Tu non sei l’autore dell’uomo differito. E chi è, allora? Io. Se io sono un impostore, tu sei un narcisista. Sei invidioso. No, guarda, chi dei due * sceglier dovrei, proprio non saprei. Tu sai chi sei, veramente? Chi? Un “differito”. Non capisco. È meglio. Ehi, differito! Adesso hai capito, allora! Adesso o allora? Adesso e allora. In che senso? Te l’ho detto: sei un differito. Ma sei sicuro di essere andato al mare? Sì, perché? Niente. Credevi che fossi andato altrove? Sì. Dove? Al manicomio. Sì, è vero, sono andato al manicomio e ho chiesto perché ti hanno lasciato andare. E che cosa ti hanno detto? Che non aveva senso trattenerti. Perché? Perché, tu sei un insensato. Amico differito, ti consiglio di non frequentare Turing, Gödel e compagnie simili, sei sulla cattiva strada. Hai ragione. E quindi? Ti propongo il primo capitolo e parte del secondo del racconto giallo che sto scrivendo. Senti, si è fatto tardi, devo andare. No, aspetta. Un’altra volta. L’ultima. Va bene.

* Chi sono i “due”? I caratteri, paradigmi di vita, dèmoni, abito spirituale, che l’anima sceglie per la vita in cui si incarna, prima di attraversare il Lete, fiume dell’oblio, e ritornare sulla terra. (Platone, “Repubblica”, X, il mito di Er)

Silvio Minieri ha detto...

LA VERITÀ DELLE CICALE

“E mi pare, d’altra parte, che le cicale, mentre nella canicola cantano sopra le nostre teste, stiano anche ad osservarci, parlandone tra loro.” (Platone, “Fedro”, 259a)

DAMIANO
A Roma, d’estate, chi cammina a piedi nelle strade prossime alla grande macchia verde del Parco dell’Appia Antica e dell’adiacente quartiere Ardeatino, quando la città è largamente disabitata e poco frequenti o quasi del tutto assenti sono il rumore del traffico e quello del normale via vai delle persone, nel silenzio meridiano – quello del meriggiare pallido e assorto di Montale – se chi cammina si ferma ad ascoltare, può udire il caratteristico ronzio delle cicale, soprattutto nei viali e vialetti dei parchi ivi esistenti. Questo ronzio, tecnicamente un frinire, prima ancora che un vero canto, il canto delle cicale, è un richiamo d'amore, quello dei maschi per attirare le femmine. Le vibrazioni delle loro membrane addominali producono dei suoni amplificati, dando luogo a quel coro sonoro percepito da chi sta lì intorno.
Era qualche giorno dopo ferragosto, quando Damiano Giglio, nell’afosa ora meridiana, si trovò a passare nel parco prospiciente la via Heiberg, non lontano da largo Ibsen, strade vicine alla via Grottaperfetta, che unisce la Cristoforo Colombo con l’Ardeatina. Prima di scendere nel parco, attraversando il cancelletto aperto, notò una donna anziana che avanzava lentamente sorreggendosi sul deambulatore. Nessun altro era in giro a quell’ora nella calura estiva, quando si sente nell’aria il coro delle cicale, che per il loro ciclo vitale compaiono, in età adulta, nella stagione più calda, onde soddisfare la necessità naturale dell’accoppiamento. Scendendo in fretta nel viale, non si accorse delle due ragazze sedute su una panchina in un piccolo prato laterale, posto davanti alla fila del caseggiato, che sembrava stessero lì a spiarlo. Giglio, un uomo oltre la sessantina, indossante bermuda, maglietta, sandali e occhiali da sole, uno zainetto, tenuto con le bretelle dietro la spalla destra, intontito dall’afa e dalla mattinata trascorsa al mare, aveva fretta di raggiungere casa, per farsi subito una doccia e togliersi di dosso il sale. Non aveva provveduto a farlo subito in spiaggia, per volere della sua compagna Peonia, originaria dell’Est Europa, la città di Leopoli, naturalizzata italiana, una donna di circa 45 anni, che aveva conosciuto e con cui si frequentava da circa dieci anni, senza mai sposarsi o vivere insieme.
A Peonia piaceva il sapore della salsedine sulla pelle, così diceva, e per questo lo pregava di non farsi la doccia dopo il bagno nel mare, anche se Damiano pensava a un secondo fine più banale. Comunque accondiscendeva al desiderio della sua amica, con cui fino ad allora, bene o male, era andato d’amore e d’accordo, come se fossero marito e moglie, o forse proprio perché non lo erano, pur formando una coppia affiatata. Bisogna dire che era stata Peonia a non volersi legare in matrimonio, quando Damiano gliel’aveva proposto, dopo due anni dal loro primo incontro, visto che il loro rapporto si andava stabilizzando per il meglio, grazie a una favorevole congiuntura finanziaria creatasi per entrambi.
Damiano risalì il viale, attraversando il parco, solo in parte protetto dalle chiome degli alberi, in un fitto concerto di cicale, e sperando di non essere punto dalle zanzare. Infine, raggiunse il cancello della parte opposta del parco, uscì sul piazzale, girò attorno alla rotonda e si avviò verso casa. Non immaginava di essere stato osservato da due investigatrici, impegnate nella risoluzione del delitto del giorno di San Lorenzo.

Silvio Minieri ha detto...

MASTROROTA
La telefonata alla Sala Operativa della Questura, che segnalava la presenza in via Heiberg del corpo di una persona giacente priva di vita accanto ai cespugli di oleandri, giunse verso le ore diciannove del 10 agosto. “Via degli Oleandri, Centocelle?” chiese conferma l’operatore. “No, no,” rispose la voce femminile al telefono, all’Ardeatino.” Forse perché stanco o distratto dal fine turno, l’operatore insistette: “Quartiere alessandrino, via degli Oleandri?” Sembrava conoscere solo quella zona di Roma est. “No, no,” ribadì l’interlocutrice, vicino a Largo Ibsen, Parco di Grottaperfetta. Questa volta, aspettò un po' più a lungo, poi sentì la voce dell’operatore: “Rimanga in linea, signora, intanto mando una volante.” Chiese ulteriori spiegazioni sul nome della strada, e il riferimento di un numero civico, la ragazza, la voce femminile era quella di una ragazza che portava a passeggio un cagnolino, spiegò che era un breve tratto di strada, costeggiato dai cespugli del parco, prossimo alle abitazioni di Largo Ibsen. Bisogna dire che la giovane aveva indicato la via Heiberg, perché un tempo aveva letto il cartello, evidentemente rimosso, della toponomastica cittadina: “Gunnar Heiberg (1857-1929), drammaturgo norvegese.” In verità, le strade del quartiere, costruito negli anni ‘70-‘80 del secolo scorso, erano state tutte intitolate a famosi autori di teatro europei, e certamente Heiberg era molto meno conosciuto del più celebre connazionale Henrik Ibsen. La ragazza del barboncino, che aveva fatto la macabra scoperta e la successiva segnalazione, verosimilmente era a conoscenza di questa caratteristica della toponomastica del quartiere, ed aveva nominato Largo Ibsen. In effetti, l’episodio criminoso, come poi si rivelò quella scoperta della persona morta giacente in strada, venne poi definito dai media, in riferimento alla data, come “Il delitto del giorno di San Lorenzo” o anche impropriamente “Il delitto di Ferragosto”, e non come “Il delitto della via Heiberg”, in riferimento ai luoghi. E senz’altro la dimensione temporale caratterizzò meglio l’episodio e non quella spaziale. E perché diciamo questo, lo vedremo più avanti, ora tocca far luce sulla vittima.
Si chiamava Antonino Mastrorota, aveva 58 anni, ed era prossimo o forse già in pensione, come ufficiale della Guardia di Finanza, congedato per raggiunti limiti di età. E quest’ultima circostanza non sembrò sfuggire ai suoi superiori del Comando generale, quando ebbero contezza dell’accaduto, conoscendo l’indole del soggetto, attraverso il suo curriculum di servizio.
(Segue)