lunedì 31 agosto 2026

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               La giraffa e la neve



7 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

[N. d. B.]
Come di consueto – ho scoperto che la IA è contagiosa, un contagio apparente e rivelativo, di cui poi diciamo o cerchiamo di capire, ora andiamo avanti – come di consueto, dicevo, data l’aridità del racconto, “Eudoxian”, fertile sotto il profilo dei contenuti matematici e logico-matematici o presunti tali, che conducono, data la precisione, a certezze, non a verità, e poco ricco di immaginazione narrativa nel racconto che fa da cornice al testo – il viaggio crociera di Silvia Napolitano – ebbene, il teatrino introduttivo serve o dovrebbe servire a vivacizzare la noiosità della vicenda, che si presenta più come un’avventura dello spirito che come un’avventura nella realtà sensibile. Ecco, dunque, la luna di agosto, il riquadro della finestra come osservatorio, e le emozioni del narratore, ricomprese in sintesi nelle battute del copione del teatrino o siparietto che dir si voglia.

Silvio Minieri ha detto...

ALTISSIMA E BRILLANTE
Chi? Che cosa? Lei. Lei chi? La Luna, altissima e splendida nel cielo azzurro cobalto scuro delle cinque del mattino. Non era cobalto. Allora, diciamo del colore del cielo di Istanbul. Come? Turco il cielo turchino. Ecco, il solito giochetto birichino. Altissima, quindi, la luna avviata al suo tramonto e nella sua fase discendente, calante, gobba a levante, l’inoltrarsi nella decadenza dell’anzianità ingobbisce, come nella vita della fase lunare. A chi lo dici! Alla luna. Non era un interrogativo, ma un’esclamazione. La mia non era una risposta, ma una precisazione. Qualcosa di matematico, preciso, già deciso, un pregiudizio nei confronti della mia vita ingobbita. Ti metti sempre in mezzo, tu, e la tua senilità. Nella nostra scena si vedono non solo i burattini, ma anche il burattinaio, che li manovra con i fili tra le dita. Ah, ecco! E dunque? Angela Marvulli. E chi è e come è uscita dalla tua memoria e proprio stamattina? Un personaggio immaginario, ma simbolico, che esiste non solo nella sua realtà immaginaria, ma che la realtà immaginaria nasconde nella sua realtà reale. Ho capito, anzi non ho capito. Allora, spieghiamoci meglio. A chi è dedicato il racconto del Blog in questi ultimi tempi? A quello dei primi tempi. Ovvero? Agli invisibili lettori. E quindi anche e soprattutto alle lettrici. Vengono prima queste ultime. Nel bene e nel male, però. Sono le più audaci, le più coraggiose. Non ho capito, che fai? Vuoi ingraziartele a chiacchiere. Ho solo chiacchiere. Riconosci la tua povertà. Poi parliamo di Eros, figlio di Poros e Penia, il “Simposio”. Platone, ecco! No, Angela Marvulli. Di nuovo? Sì. Però, spiega. Va bene, cominciamo da ieri sera, quando avevo scoperto che mi mancava. Chi? L’aggiornamento quotidiano del Blog. Tu, il blogger, sei un blog-dipendente! Tu, no? Io, no. Ma se digiti continuamente sullo smartphone! Io non ho lo smartphone. Allora, è l’invidia che ti fa parlare, perché non hai lo smartphone e non puoi digitare. Applauso. Come? La rima. Una vecchia storia questa rima qui, non quella in generale. Procediamo, andiamo avanti. Angela Marvulli. Ritorniamo indietro? Sì, a ieri sera. Allora? “Era tanto tempo che…” Che, che cosa? Che volevo scrivere a te. A chi? Angela? Una figura immaginaria? Il simbolo dell’eterno femminino?
Era tanto che volevo
Col mio canto dire a te
Grazie a un vecchio pensiero
Grazie al mio paese che
Quest'Italia che respira
Sempre bella e c'è un perché
Questa gente le vuol bene
E questa gente è come me
Poi mi prende l'emozione
Per Firenze che sta là
Per Venezia che si muove
E l'eterna Roma è qua
Italia, Italia
Di terra bella e uguale non ce n'è
Italia, Italia
Questa canzone io la canto a te.

Silvio Minieri ha detto...

Ci mancava soltanto la nostalgia dell’emigrante! L’emigrante dell’anima. Ah, ecco, sospiri dell’anima, dovuti alla tua inadeguatezza ad agire. Ad agire, come? Angela Marvulli. Non capisco. Perché non hai sposto Angela Marvulli? È quello che mi sono ridotto a chiedere alla IA. E che cosa ti ha risposto?
“Non ho sposato Angela Marvulli perché sono un'intelligenza artificiale.
Natura digitale: Non sono una persona reale.
Assenza di sentimenti: Non provo emozioni o amore.
Niente vita privata: Non posso contrarre matrimoni. Sono un programma informatico progettato esclusivamente per rispondere alle domande e assisterti nei tuoi compiti.”
Sì, però, pure la IA, che si era creduto? Tutti si sentono chiamati in causa. Ma tu hai spiegato? Sì, me l’ha chiesto anche lei. Chi? La IA. Ah, ecco!
“Se Angela Marvulli è un personaggio pubblico, una figura storica o la protagonista di un libro o film, dimmi di più.” E tu? Io? Sì. Io, ecco:
“È il titolo di una rappresentazione teatrale risalente agli anni Settanta del secolo scorso.” Ah, ecco il tuo secolo. Ma tu, stai zitto, che sei una mummia. Complimenti! Sei pure archeologo? Egittologo. Ah, sì? Certo. Ma qual egittologo d’Egitto! Un Egitto mio, il mio Egitto, l’Egitto dove nessuno è mai stato. E nessuno sarà mai. Ma un giorno, vedrai. Tu morirai. Io? E perché accompagni il tuo interrogativo con quel gesto presidenziale della mano degli anni ‘70, l’indice e il mignolo allungati verso l’alto. Per scaramanzia. Beh, certo! Continuiamo con la Marvulli. Va Bene.
“Non esiste alcuna traccia o documento d'archivio riguardo a una rappresentazione teatrale degli anni Settanta intitolata "Perché non hai sposato Angela Marvulli?". È molto probabile che si tratti di un'opera locale o amatoriale oppure una commedia o una farsa scritta da una compagnia di paese, un collettivo studentesco o un teatro d'avanguardia dell'epoca, i cui testi e locandine non sono mai stati digitalizzati o inseriti nelle cronache teatrali nazionali. Oppure un titolo alterato dal ricordo. Potrebbe trattarsi di una citazione interna a un testo più ampio, oppure il nome "Angela Marvulli" potrebbe aver sostituito, nella memoria, quello della reale protagonista di una commedia dell'assurdo o del teatro dialettale di quegli anni.”
Una risposta esaustiva per il tocco di un rimpianto. Certo. Ma non era meglio Teresa Fattorini. Silvia? Sì. No, Silvia Napolitano è il personaggio di un racconto: “Eudoxian”. Sei diventato come la IA, rispondi mnemonicamente. Chi pratica lo zoppo, impara a zoppicare. Ah, ecco! E adesso: “La giraffa e la neve”. Molto immaginari. Come dici?
Personaggi immaginari, quelli del racconto – ecco perché non ho detto immaginarie al femminile – “La giraffa e la neve”. Sei bizantino. Bisanzio, l’ultima nostalgia.

Silvio Minieri ha detto...

LA GIRAFFA E LA NEVE
Nel riformulare la dottrina degli insiemi infiniti di Cantor, Russell espone i suoi concetti di classe, distinguendo la classe estensionale, dove vengono enumerati tutti i termini della classe, e la classe intensionale, quella che rappresenta i termini enumerati come un tutto definito. Un tutto essenziale, nell’ambito delle possibilità umane, è un tutto finito, e non è possibile enumerare più di un numero finito di parti di un tutto; e se il numero delle parti è infinito, questo deve risultare diversamente dall’enumerazione. E l’impossibilità si supera con il concetto di classe intensionale, per cui qualsiasi termine infinito apparterrà oppure no a quella classe, come quella dei “numeri reali tra 0 e 1” [l’infinito del paradosso di Zenone]. Essi formano una classe definita, ove si conosca che cosa s’intende per “numero reale”, per “0”, per “1”, per “tra”. I singoli elementi della classe e le classi minori in essa contenuti non devono considerarsi logicamente anteriori alla classe stessa, pertanto il regresso infinito perde il suo senso, perché ogni segmento di numeri reali o razionali ha le parti che sono a loro volta dei segmenti, a loro volta non anteriori alla classe, quindi compresi in essa. Così risolve Russell il primo argomento di Zenone. Ma non lo sapevamo anche noi? Non lo sapeva anche Eudoxian? Che motivo avevate di estrometterlo dalla cabina di regia della narrazione? La cabina di regia? Ma che dici?
Ritorniamo ad Aristotele: “Il secondo [paralogismo di Zenone] è il così detto “Achille”: questo intende provare che il più lento, correndo, non sarà mai sorpassato dal più veloce. Infatti, necessariamente, l’inseguitore dovrebbe giungere primo là, donde il fuggitivo è balzato in avanti; sicché necessariamente il più lento mantiene una certa precedenza. Questo ragionamento è appunto quello della dicotomia [il paralogismo precedente], ma ne differisce per il fatto che non divide in due anche la grandezza successivamente assunta. La conclusione di tale ragionamento è che il più lento non viene raggiunto; ma a questa conclusione si arriva, mediante lo stesso procedimento della dicotomia. Infatti, la conclusione di entrambi i ragionamenti è che non si può giungere al limite, in quanto la grandezza è divisa in un certo modo […], sicché necessariamente anche la soluzione sarà la medesima. Ma, in realtà, è falso ritenere che ciò che precede non venga raggiunto: infatti, solo fin quando precede, non viene raggiunto; ma tuttavia esso viene raggiunto, purché si ammetta che venga percorsa una distanza finita.” (Fisica, Z, 9, 239b, 15-30)
E quindi, prendendo il volo per Mombasa, siccome l’aereo (Achille) è più veloce della nave (tartaruga), raggiungiamo Silvia. E tu ci credi? Provare per credere.

Silvio Minieri ha detto...

Zenone di Elea era discepolo di Parmenide, il maestro che aveva affermato che l’Essere è Uno, Immobile, Eterno, un dogma. Il discepolo di Parmenide, il “prediletto”, doveva dimostrare che l’Uno immobile non ammetteva il movimento. Non esiste alcun movimento, perché ciò che si muove, prima di raggiungere la fine del percorso, deve raggiungere la metà del percorso. Ma prima di raggiungere la metà del percorso, deve raggiungere la metà della metà del percorso, e così via all’infinito, fino a quando non riuscirà a compiere, nell’infinito delle infinite metà, il minimo movimento sul percorso assegnato, e resterà fermo, quindi il movimento non esiste.
Anche il più veloce, Achille, nel percorrere una distanza infinita, restando fermo, non riuscirà a raggiungere la più lenta tartaruga. Infatti, in ipotesi, giungendo nel percorso infinito dove stava la tartaruga, non potrà raggiungerla, perché questa si sarà mossa in avanti all’infinito, anche se più lentamente. Stanno entrambi fermi, una avanti e l’altro indietro, e così per ogni altro possibile balzo in avanti, dove ovviamente in un percorso finito, come ragiona Aristotele, Achille raggiunge e supera la tartaruga.
I quattro paradossi di Zenone, Aristotele li definisce paralogismi, ragionamenti ovvero sillogismi errati, contenenti un termine non logicamente corretto. Diverso, invece, è il caso dei paradossi, ragionamenti formalmente corretti, ma di fatto ingannevoli: “Tutti i gatti sono mortali, Socrate è mortale, dunque Socrate è un gatto”. Tali sillogismi vanno contro (para) il senso comune (doxa), come ad es. quello che pensa Socrate un uomo e non un gatto, l’inganno è nel nome Socrate attribuibile anche a un gatto. Ecco perché, cogliendo la sottostante ironia, noi sorridiamo. Diverso è il caso delle antinomie, ragionamenti che si costituiscono come contraddizioni. Un cretese afferma che tutti i cretesi mentono (Epimenide): se dice il vero, dice il falso, se dice il falso, dice il vero. Torniamo ai paralogismi di Zenone, i primi due: il primo è il regressus in infinitum. Si tratta della divisione di un intero in parti infinite, che si risolve con la somma di tutti gli infinitesimi, seguendo le regole della c. d. algebra degli infiniti e degli infinitesimi. Tale pseudo-algebra estende le operazioni algebriche dei numeri reali al campo dei limiti, trattando l’infinito (∞) come un numero reale. Zenone deve difendere il dogma parmenideo dell’Essere Uno Immobile Eterno, quindi niente molteplicità, movimento, scorrere del tempo. Ed ecco il paradosso, aristotelicamente un paralogismo, sotto il profilo dell’impossibilità del movimento: prima di raggiungere un punto B da un punto A, bisogna percorrere la metà, poi la metà della metà e infinite metà, impossibili da percorrere perché infinite. È inutile mettersi a camminare, come fece Antistene il cinico. Se pure fosse stato il velocissimo Achille, che insegue una tartaruga, non l’avrebbe mai raggiunta. Hai capito Eudoxian? Scusa ma che c’entra Eudoxian? Infatti, non ci entra, era un “abusivo”, andava “oltre” “l’uso” del ruolo, era un personaggio del racconto, non il narratore.

Silvio Minieri ha detto...

Vogliamo risolvere il paradosso di Achille, matematicamente? Ecco il teorema.
A = Achille, T = Tartaruga. Distanza AT = 10.
Somma degli infinitesimi di 10 (S)
S = (10 + 1 + 1/10 + 1/100 + 1/1000 …)
Moltiplichiamo entrambi i termini dell’equazione per 10.
10S = 100 + (10 + 1 + 1/10 + 1/100 + 1/1000…)
Sottraiamo tra loro i termini delle due equazioni.
10S = 100 + (10 + 1 + 1/10 + 1/100 + 1/1000…)
S = (10 + 1 + 1/10 + 1/100 + 1/1000…)
Risultato
9S = 100; S = 100/9 = 1,11
L’inseguimento ha avuto termine (1,11 oltre 10), Achille ha raggiunto la tartaruga, ma questo è un ragionamento matematico, in cui si compiono operazioni aritmetiche con gli infiniti, vale a dire con gli strumenti degli insiemi infiniti di Cantor, una dottrina dei numeri discutibile. E la dimostrazione per assurdo di Zenone confuta proprio la realtà dell’esperienza della passeggiatina di Antistene il cinico. E quindi?
Oh, guarda chi c’è? Eudoxian, che si aggira per la sala partenze voli internazionali, guardando i monitor con gli orari dei voli. E adesso? Guarda lo smartphone, è arrivato un messaggio, un video, si vede Silvia Napolitano tra i Masai del Kenya con un bambino di colore in braccio, poi altre inquadrature, sale su un autobus e partono. Dove vanno? In Tanzania. Una foto di gruppo, i turisti, tra loro Silvia, che sorride accanto al dottor Maurice Orunga sorridente, i denti bianchissimi, dietro di loro una giraffa, sullo sfondo una montagna con la cima imbiancata, il Kilimanjaro.
Eudoxian è tornato indietro, è uscito dall’aerostazione ed è ritornato nel parcheggio delle autovetture. Ha rinunciato a raggiungere Silvia, non crede alla matematica insiemistica di Cantor, ha ragione Zenone di Elea oppure ha capito… che cosa ha capito? Non so, dovremmo chiederlo a Eudoxian. Noi non ci entriamo. Come non ci entrate? Insomma, voi chi siete? Noi siamo il “mistico” che appare in questa storia senza far parte di questa storia. Eh? Come? Ne riparliamo, ciao, ci vediamo.

Silvio Minieri ha detto...

ISSO
Ehi, mistico! Chi è? Chi chiama? Sono io, il tuo Io. Che vuoi, Io? In primis non smentire la dicotomia di Zenone, che riguarda il sensibile, non noi, che siamo l’invisibile, l’idea. Nel “Parmenide”, Socrate parla delle Idee, per superare la dialettica di Zenone. Bene! Allora, noi spiriti invisibili che facciamo? Entriamo nel ruolo del “mistico”, che appare nel mondo (del racconto), senza fare parte del mondo. Eppure mi devi svelare chi è il mistico. Sto facendo una ricerca, poi ti faccio sapere. E adesso? Eudoxian.
Ah, sì! Eudoxian! che fine ha fatto? Si è dato agli studi sull’Achille di Russell. Ma Silvia è tornata dall’Africa con il suo dottor Maurice Orunga? Non ancora. Allora andiamo a spiare che cosa scrive Eudoxian. Scopiazza. Ma no! Elabora e trascrive. Vediamo.
(Segue)