martedì 25 agosto 2026

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                   Honey Island



4 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

HONEY ISLAND
Fu per caso, mentre uscivo dal centro commerciale vicino casa. Stavo andando verso l’uscita del secondo piano, quando intravidi la sua immagine su uno degli schermi televisivi esposti nel salone grande. Eh, sì! Era proprio lui: Consalvi! Mi fermai ad osservare le inquadrature: si vedeva un astronauta in tuta bianca e casco con visiera trasparente che entrava nell’ascensore della torretta, per salire in cima al missile e accedere alla capsula spaziale. Dovevano essere immagini di repertorio, forse non riguardavano lui, seppure erano riferibili all’ambiente in cui il mio amico si muoveva, quello dei voli spaziali. In verità, Consalvi non era proprio un mio amico, si tende a definirli tali, amici, i nostri conoscenti, quando costoro acquistano un certo spessore di notorietà e noi li rincorriamo, se non a piedi, almeno mentalmente. La buffonata di Antistene il cinico lo dimostra, la passeggiatina ironica, il movimento non significano niente. E se invece… Che cosa?... E se invece Antistene il cinico avesse ragione e Zenone di Elea avesse torto? Beh! … Ah, no! No, proprio no! E poi spiego perché.
Ecco, sullo schermo televisivo era riapparso Consalvi sorridente, in primo piano, aveva sollevato il casco di astronauta, stava dicendo qualche cosa, ma l’immagine era muta, si sovrapponeva infatti la voce del cronista, che parlava dell’avventura dei due clandestini dello spazio. Mi avvicinai sotto lo schermo che stava in alto, osservai sul volto dell’amico alcune rughe, cominciai ad avere dei dubbi, sembrava un altro. Poi apparve il volto di una donna anch’essa con il casco di astronauta sollevato, i capelli neri mossi, gli occhi scuri, l’ombra di una malia nell’espressione del volto, non parlava, sotto l’immagine comparve la dicitura: “Penelope de la Cruz”. Poco dopo, ripresero le immagini di repertorio, l’astronave, il razzo, la partenza, quindi apparve l’immagine di Marte, il monte Olimpus, riconoscibile, un po' più scuro sulla superficie rossa del pianeta, apparvero le immagini degli asteroidi che volavano, grandi e piccole pietre nello spazio, quindi uno spazio violaceo, colmo di puntini luminosi, la Via Lattea, le stelle, le galassie. Diedi un ultimo sguardo allo schermo televisivo e mi allontanai.
“Partirà, l’astronave partirà
Dove arriverà, questo non si sa
Sarà come l'Arca di Noè
Il cane, il gatto, io e te.”
Ma ero io che cantavo? O una musichetta che mi raggiungeva alle spalle? Mi voltai, si vedeva ancora l’immagine della Via Lattea, poi scomparve. Pubblicità!
Quindi, Consalvi era Teeteto II, o era una mia errata convinzione? Eppure l’avevo incontrato di recente, mi aveva salutato lui: “Ehi, Eudoxian, dove vai?” Sì, quello era Consalvi, certo. Ma dove stavo andando? All’Accademia di Geometria, in zona ardeatina, forse per questo collegavo Consalvi a Teeteto II. Andavo a chiedere informazioni in segreteria, mi ci aveva spedito Annamaria, ovviamente spinta da Elisea. Ma no! In verità, era per Evaristo, pare che in Accademia allestivano una cerimonia di commemorazione di un loro compianto membro acusmatico. Ma Evaristo era un apprendista scienziato, μαϑηματικός, o apparteneva alla schiera dei semplici uditori, ἀκουσματικοί? La distinzione era importante, pare che un cameriere assunto come avventizio al bar dell’Accademia avesse perso il posto, perché aveva servito il caffè prima a un acusmatico e dopo a un matematico. Per così poco? Come poco? Vuoi mettere un semplice uditore con un quasi scienziato? Addirittura licenziare il cameriere, mi sembra eccessivo. Ma no! Era stato spostato di mansioni, era diventato pulitore, uomo delle pulizie. E la donna delle pulizie? Scusa, ma tu sei un ascoltatore del mio racconto o un sindacalista? Tutte e due le cose. Bene, allora farai carriera, ne sono convinto. E così da queste storielle, piccole storie, bagatelle dell’Accademia, tramite Consalvi alias Teeteto II, ero arrivato ai vertici. Quali vertici? Quelli che dove arrivi, ti vengono le vertigini.

Silvio Minieri ha detto...

Ormai c’ero dentro fino al collo, o almeno così credevo, nella matematica, la geometria, la logica matematica e la filosofia, sì anche la filosofia. Non devo a Platone il mio nome? Eudoxian, l’uomo dalla giusta opinione, quasi uno scienziato. Non è la scienza opinione vera sostenuta da ragione? Chi lo dice? Platone. Ah!
E poi ho scoperto chi aveva macchinato, non contro di me a dire il vero, ma quasi. Io, quando ero stato avvicinato in strada dall’autista dell’Accademia, che mi aveva consegnato l’invito del matematico Pitodoro alla conferenza sui solidi regolari di Teeteto, il Teeteto vero, quello dell’antichità ferito mortalmente nella battaglia di Corinto, avevo alzato gli occhi verso le finestre di Annamaria ed Elisea. Che meschino ero stato io! Invece di una vera, mi ero fatto una falsa opinione. E poi avevo scoperto… ma avevo proprio gli occhi bendati? … avevo scoperto, no, mi avevano rivelato in certo modo la verità Silvia Napolitano e sua figlia Giovanna.
Come è ovvio, non sono riuscito a raggiungere la mia amica, Silvia era mia amica, me l’aveva detto lei: “Io sono tua amica.” Figuriamoci se non lo fosse stato che cosa sarebbe successo. In proposito, ho un aneddoto da raccontare, forse l’ho già raccontato. Una volta, mi ero andato a sedere su un banco in una chiesa del centro di Roma, era estate, faceva caldo fuori. Si è avvicinata una donna, e mi ha chiesto cinquanta centesimi, io non avevo una lira, e ho alzato le spalle, l’altra si è ritirata, poi si è sporta verso di me e mi ha sibilato: “Cattivo!” Ed è scivolata via. Cinquanta centesimi, Eudoxian! Possibile che non avevi cinquanta centesimi? Sì, è possibile, avevo il bancomat, la carta di credito, i soldi di plastica, che non sai mai se ci sono, ma non avevo monete. Dovrebbero mettere il POS nelle chiese cattoliche, ma credo che l’abbiano già messo, anche se magari Lutero… A proposito, se vai a Londra, in una chiesa protestante, ti siedi e senti anche della buona musica d’organo…
Silvia Napolitano, non so come, aveva saputo del mio viaggio a Puspo, in Puglia, dove Maria Alfonsina, la figlia di Annamaria, mi aveva incontrato e riferito della morte di Evaristo. Verosimilmente, devo averglielo detto io a Silvia di Puspo e delle crociere della Griechenland, e la signora ha afferrato l’occasione al volo e si è imbarcata sulla Griecheland. L’aeroplano è più veloce della nave, ma non riuscirà a raggiungerla: infatti, quando sono giunto in volo ad al-Iskandariyya (se mai ho preso l’areo per l’Egitto), la nave era partita e navigava in direzione di Porto Said. Ed è ovvio che con l’aereo “piè veloce” non potrò mai raggiungere la nave, “tartaruga” marina.
Ciao, Silvia, ci vediamo al matrimonio dell’avvocato Giovanna Riccio, si sposa con l’ingegnere Antonino Giannantonio, quello diventato μαϑηματικός all’Accademia Teetina. All’ammissione, come referenza, aveva presentato la tesi: “I quattro paradossi di Zenone”. Immagino la scena. Il selezionatore: “Ma chi ha scritto queste cose?” “Eudoxian.” “E chi è Eudoxian?” “L’amico di Consalvi.” “Consalvi… Ah!” “Posso andare, allora?” “Può andare.” E divenne μαϑηματικός, non certo grazie ai paradossi di Zenone o non lo so… Quando l’ho conosciuto, mi è sembrato un po' esaurito, stringeva sempre gli occhi, aveva l’aria sudata, pur senza essersi affannato in nessuna corsa. In viaggio di nozze sono andati ad Honey Island. Dove? L’isola del miele. E dov’è? Malta, in lingua fenicia vuol dire: ”Miele”. “Ma sono andati in nave o in aeroplano?” Come dici? Ah, non lo so, devo andare via. Dove? A studiare i paradossi di Zenone, la dicotomia. Vai, vai! Quando torni, t’interrogo.

Silvio Minieri ha detto...

IMMAGINE
Il mosaico dell'Accademia di Platone è una delle opere più famose e affascinanti rinvenute a Pompei, oggi conservata al Museo archeologico nazionale di Napoli.
Il mosaico mostra un gruppo di sette uomini, vestiti con abiti greci classici, intenti a discutere di filosofia. Al centro del gruppo si trova il filosofo Platone, che indica un globo celeste posato su un piedistallo, utilizzato per spiegare i movimenti dei pianeti.
Sulla destra si possono notare le mura di Atene o la rocca dell'Acropoli. Sulla sinistra, invece, si intravedono elementi sacri come un portale e un albero.
L'opera risale al I secolo a.C. o al I secolo d.C. ed è considerata una copia romana di un celebre dipinto o mosaico ellenistico del III secolo a.C..
Il mosaico è stato scoperto nel 1897 in una ricca villa suburbana fuori Porta Vesuvio a Pompei (la villa di T. Siminius Stephanus).L'opera testimonia quanto la cultura greca fosse amata dai Romani, che decoravano i salotti delle loro abitazioni con scene che univano l'arte alla filosofia.

Silvio Minieri ha detto...

L’ORECCHIO DI NEARCO
Ero quasi arrivato a casa, quando un ragazzino mi è venuto incontro: “Signore?” Il ragazzino si rivolgeva a me. “Che cosa vuoi? Una moneta?” “No, signore.” “E allora?” “Devo ricordarle la promessa.” “Quale?” “Deve spiegare perché Zenone di Elea non aveva torto.” Sono rimasto a fissarlo interdetto. “Beh! … no! No, proprio no!” Ha detto il fanciullo. Ero in preda allo stupore. “Chi te l’ha detto?” Ho detto bruscamente, riprendendomi dallo stupore. Il ragazzino si è rattristato. Allora, ho sorriso mi sono chinato verso di lui e ho detto: “È stato lui?” Il ragazzino ha assentito con il capo. “Quello là?” Ho detto ammiccando. Sì è voltato e ha indicato il portone di casa mia: “Sì, il signore del terzo piano.” Quindi è tornato a guardarmi.
(Segue)