mercoledì 23 settembre 2026

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                Il significato del cielo



3 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

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Il discorso frammentario appena concluso, in verità inconcluso, sottintende e attende la discussione di una trama teologica, incentrata sulla soteriologia, dottrina della salvezza (dalla morte), alla luce delle parole di Origene: “Extra ecclesiam nulla salus.”

IL SIGNIFICATO DEL CIELO
“Riguardo alla cosiddetta ascensione di Gesù al cielo (e dico cosiddetta perché tale affermazione suppone una cosmologia primitiva oggi del tutto improponibile), le testimonianze neotestamentarie sono ancora più problematiche.”
Vito Mancuso, “Gesù e Cristo”, 2026, p. 651.

Nel definire il dogma dell’ascensione di Gesù al cielo la “cosiddetta ascensione”, l’autore apre una parentesi, quasi un ripensamento: “e dico cosiddetta perché tale affermazione suppone una cosmologia primitiva oggi del tutto improponibile”.
Stiamo cercando il pelo nell’uovo, e l’abbiamo trovato, no, non l’abbiamo trovato, né tanto meno afferrato. Non sarebbe ingeneroso né ingiusto, ma semplicemente la rivelazione della nostra ignoranza, criticare l’obiezione di una “cosmologia primitiva”, che si pone alla base del racconto di un fenomeno “celeste”, soprannaturale, al di sopra di ogni spiegazione possibile con i canoni della scienza positiva, sperimentale. Si è mai vista una persona volare in cielo? Diciamo che con la tecnologia attuale, si sono viste, o meglio sperimentate persone catapultate con i razzi nello spazio. Era il 12 aprile 1961, quando a bordo della navicella Vostok 1, Gagarin completò un'intera orbita ellittica attorno alla Terra in 108 minuti, raggiungendo un'altitudine massima di 327 km. Durante il volo pronunciò la celebre frase: "La Terra è blu... ed è bellissima". Questa storica impresa segnò ufficialmente l'inizio dell'era spaziale e lo trasformò in un eroe globale. Sono passati 65 anni, gli uomini sono atterrati (allunati) sulla Luna, e tra non molto, atterreranno su Marte. Già diciamo, l’ammartaggio è l'atterraggio di un veicolo spaziale (come un rover o un lander) sulla superficie del pianeta Marte. È dunque un limite del linguaggio o del pensiero parlare di ascensione al cielo?
Vito Mancuso parla di cosmologia oggi improponibile: perché dice così? Vuole scardinare l’affermazione biblica, alla luce dell’attuale visione dell’Universo, raggiunta grazie alle nuove scoperte scientifiche e alle nuove tecnologie spaziali, l’invio dei satelliti artificiali che ci mandano dati sempre più aggiornatii nel corso dei loro viaggi interplanetari? No, di certo, non è così ingenuo. E allora? Dice così perché applica canoni ermeneutici, relativi al linguaggio di quel tempo, evidenziandone i limiti. Siamo arrivati all’Ermeneutica, la scienza dell’interpretazione dei testi della tradizione, e facciamoci aiutare dalla IA, per tracciarne un quadro.

Silvio Minieri ha detto...

L’ERMENEUTICA

L'ermeneutica è l'arte, la teoria e la scienza dell'interpretazione dei testi, mentre l'ermeneutica storica e l'ermeneutica biblica rappresentano due ambiti strettamente connessi, ma con oggetti e metodi specifici.

Ermeneutica Storica
L'ermeneutica storica studia come il significato di un testo, di un evento o di un documento storico sia condizionato dal tempo, dal contesto culturale e dal punto di vista dell'interprete. Cos'è: La consapevolezza che ogni lettura avviene dentro la storia. Principio chiave: Nessun interprete è neutrale; guarda al passato con gli occhi del proprio presente. Evoluzione: Filosofica: Da Schleiermacher e Dilthey fino a Gadamer (“Verità e Metodo”), l'ermeneutica storica dimostra che la comprensione è una "fusione di orizzonti" tra il passato del testo e il presente di chi legge.
Storico-critica: L'applicazione della critica filologica, documentaria e storica per ricostruire l'evento originario esattamente come accadde (il famoso historischer Jesus o la contestualizzazione di un editto antico).
Ermeneutica Biblica
L'ermeneutica biblica è l'applicazione dei principi generali dell'interpretazione ai testi sacri della Bibbia (Antico e Nuovo Testamento). Cos'è: Lo studio dei criteri corretti per comprendere ciò che la Bibbia diceva in origine e ciò che comunica oggi.
I quattro sensi classici (tradizione medievale):
Letterale: ciò che il testo dice storicamente/fattualmente.
Allegorico: il significato cristologico o dogmatico nascosto.
Morale (tropologico): l'applicazione pratica per la vita del credente.
Anagogico: la proiezione verso la realtà escatologica (il paradiso, il fine ultimo).
Il rapporto con la storia: L'esegesi biblica moderna (tramite il metodo storico-critico) non può fare a meno dell'ermeneutica storica: per capire un profeta o un Vangelo, bisogna prima ricostruire la lingua, la cultura e la storia del popolo d'Israele o delle prime comunità cristiane.

Silvio Minieri ha detto...

Alla luce della dottrina ermeneutica, il teologo ci spiega quello che Platone aveva già mirabilmente descritto nel “Fedro” (247c): “La regione oltre il cielo che nessuno dei poeti che sono quaggiù cantò mai, né mai canterà in maniera degna.”
Dopo avere esaminato le fonti evangeliche sul tema dell’Ascensione, Mancuso scrive: “Se si prende alla lettera l’affermazione del Nuovo Testamento sull’ascensione del Risorto, occorre chiedersi dove si trovi adesso il corpo materiale di Gesù. L’unica risposta legittima è “ovunque e in nessun luogo”, e per non sembrare elusivo ora mi spiego.” L’autore non ha la visione platonica, né il linguaggio poetico, che nessuno “quaggiù” avrà mai per esprimerlo, ma ha soltanto la ragione (logos), una ragione molto ragionevole, e lo diciamo senza ironia, per dirci di questo non luogo.
“Quel corpo umano, se è veramente risorto dai morti e asceso al cielo, è di certo svanito nella sua materialità. L’ascensione al cielo, infatti, non è altro che l’immagine meno inadeguata che la mente antica ha saputo coniare per esprimere l’ingresso nella dimensione dell’eterno, dell’essere senza tempo e senza spazio che denominiamo “spirito”, e che compete al divino, in quanto “Dio è spirito” (Gv. 4,24)”
E in quest’ultima citazione del Vangelo giovanneo, osserviamo come il discorso di Mancuso rimane sempre ancorato alle fonti bibliche, secondo i canoni ermeneutici propri delle Sacre Scritture, che percorrono tutta la trama della sua opera.
Quindi prosegue: “Lo spirito non è qualcosa che si può vedere o toccare, e in questo senso “Deus non est corpus”. E qui si inserisce la Nota di riferimento ai due principali
Padri della Chiesa: Tommaso d’Aquino dichiara: “Si deve assolutamente negare che Dio sia un corpo.” (Summa theologiae, I, q, 3, a. 1). Lo stesso aveva affermato Agostino: “Dio è spirito, non un essere provvisto di membra che si estendono in lunghezza e in larghezza, e di massa.” (Confessiones, III, 7, 12)
E per essere ancora più chiaro, l’autore spiega: “Se avessimo la più potente astronave e fossimo in grado di esplorare ogni angolo del cosmo non troveremmo nessun luogo fisico a fare da supporto per il corpo umano del Risorto. Nessuna possibilità di atterrare in Paradiso e di vedere Dio, e seduto accanto a lui il Risorto con il suo corpo di carne, e poco più in là l’Assunta, anche lei con il suo corpo di carne.”
Facendosi forte delle affermazioni dei due principali Padri della Chiesa, Mancuso sta criticando il dogma della Resurrezione della carne. La sua critica ricorda la sorridente ironia di Kruscev, all’indomani dell’impresa di Gagarin nello spazio, quando diceva che in cielo l’astronave non aveva incontrato gli angeli e neppure le piume. Kruscev era un contadino ucraino, che per dare forza alle sue idee e darne immagine sulla scena mondiale, si toglieva la scarpa e la batteva sul tavolo delle trattative dei Capi di Stato.
Ma prima di lui, un filosofo materialista, Epicuro, così istruiva i suoi discepoli, non sui modi, ma sui fini. ...
(Segue)