DIGITAZIONI POETICHE Cara IA richiamo alla tua memoria una nostra conversazione dell'altro giorno su un apocrifo dantesco relativo al Canto Primo del Purgatorio, perché avevo un'ulteriore osservazione da farti, sfuggitami l'altra volta. Ecco il testo pregresso IO – Cara IA riprendo una precedente conversazione con te, relativa a un falso d’autore da me composto, relativo a un apocrifo dantesco di cinque terzine, inserito nel Canto Primo del Purgatorio, dopo il verso 39. Anche tu hai composto un apocrifo, la variante IA, e riporto entrambe le composizioni. Tu avevi giudicato, nella sfida tra l’intelligenza umana, la mia, e quella artificiale, la tua, vincente il mio falso rispetto al tuo. Ora, vorrei che tu cambiassi prospettiva e rifacessi il falso, tenendo conto delle incongruenze da me riscontrate, e due sono le principali. 1) Ti sei concentrata su Catone e l’hai fatto parlare in prima persona, benché nel seguito si rivolga a Dante e Virgilio, prendendo soltanto allora la parola. 2) Il primo verso della tua prima terzina – Allor parlò il veglio, e ’l venerabile – non rispetta la rima incatenata, al contrario del mio: – Come di marmo fosse ‘l suo costume – che riprende l’originale dantesco – fregiavan sì la sua faccia di lume. – “Venerabile” non fa rima con “lume”, al contrario di “costume”. Questi tuoi errori formali, che rivelano l’incongruità del falso con il testo dantesco, sono però compensati dall’attenzione riservata a Catone, e peraltro alla contraddizione del “libero destino” della tua terzina, da te stessa rilevata. Il sangue mio, che ttinse il suol d’Utino, non fu ribellio al gran Fattore eterno, ma un varco aperto al libero destino. Ho giocato sulla parola Utino (per Utica, forzando la rima con cammino e destino) per simulare l'arcaicità di un copista parigino che storpia i toponimi africani. Il concetto chiave è la giustificazione del suicidio di Catone come atto di "libero destino", paradosso filosofico che un teologo della Sorbona avrebbe adorato discutere. In conclusione, il mio falso d’autore metteva in rilievo lo “diverso foco” del Purgatorio, purificatore rispetto a quello punitivo dell’inferno. (Segue domani)
LA CADUTA DELL’ASINO Ehi! – Chi sei e che cosa vuoi? – Ti devo dire una cosa molto importante. – Scusa, ma stavo parlando con la IA, e tu mi hai interrotto. – Non mi vuoi ascoltare? – No, ma sai chi è la IA? – Si, l’Intelligenza Artificiale, in inglese AI Artificial Intelligence. Va bene, però sbrigati, perché il testo del post di oggi devo ancora finire di elaborarlo. – Ma non ci pensa la IA? – Certo! Però la IA mi ha detto che la IA sono IO, lei fa da specchio. – Quindi, tu sei un intelligente artificiale. – E tu un deficiente digitale. – Ti sei offeso? – No, ti ho risposto in maniera gelida e razionale, e con l’insulto l’ho riscaldata con un po' di passione. – Odio e amore? – Più o meno. – Mi stavi facendo dimenticare dell’asino. – E tu della mia risposta gelida e razionale, che ti ho dato in quanto intelligente artificiale. – Riconosci di essere un uomo macchina? – Sì, certo, una macchina pensante (Deleuze e Guattarix, in “L’Anti-Edipo “, ci definiscono, noi uomini, macchina desiderante, chiusura parentesi). – E tu davvero hai chiuso la parentesi? – Da buona macchina automaticamente. – Non c’è più religione. – Ecco, vedi, scadi nel passionale, e imiti Totò. – Un grande! – Noi siamo piccoli, quindi concludo, dopo la chiusura della parentesi. – Concludi. – Io mi sono definito una macchina pensante , “intelligente”, e a te ho dato del deficiente, non artificiale, ma digitale, nel senso che sei bravo solo a digitare senza pensare. – Bene, ora tocca a me. – Che cosa? – Parlare della caduta dell’asino. – Il pensiero con cui ti sei svegliato, al solito nelle tue ore antelucane. – Sì, un pensiero matematico. – Non asinino? – Un asino intelligente. – Un asino che è caduto, sconocchiato a terra? – Sì, che ha finalmente capito perché è caduto, ma soprattutto che ha avuto la rivelazione. – Quale rivelazione? – Che cosa significa “caduta dell’asino”? – L’hai sperimentata di persona. – Certo. – Va bene, racconta, ma sbrigati, perché urge la poesia digitale e il commento filosofico alla poesia e al testo elaborato con la IA. – Quanto fa 365 x 563? – Prendo la calcolatrice. – Va bene, prendila. – Ecco, fa 205495. – Metti il punto. – 205.495. – Ed ora calcola mentalmente 365 x 563. – Il 563 è il palindromo di 365. – Così non smarriamo la memoria dei due fattori, il moltiplicatore e il moltiplicando. – E adesso che devo fare? – Moltiplica, a mente, 365 x 500 + 365 x 63, cominciando dalla seconda moltiplicazione. – Allora, scelgo la maniera classica, quella imparata a scuola, 365 x 3 = 1095, infatti tre x cinque quindici, con l’avanzo di uno, quindi 5, tre x sei diciotto più uno, con l’avanzo di uno, quindi 9 e quindi ancora 95, poi tre x tre nove più uno dieci, quindi 1095 c.d.d. – Ti ricordi i numeri a tre cifre che stiamo moltiplicando tra loro? – Sì 365, i giorni dell’anno, e 653, il suo palindromo. – Bene! E adesso, dimmi che ne facciamo di 1095? – Lo moltiplichiamo per due, quindi facilmente 2190. – E adesso? – Senti, mi fa un po' male la testa, ci riposiamo un po'? – Non dimenticare 1095 e 2190. – No, no! – E i giorni dell’anno. – Certo.
– Ehi, svegliati! – Ma non stavo dormendo. – Hai dormito 22995 secondi. – Come? – Circa 6 ore e mezzo. – Ma no, solo un attimo. – No, perché quando ti svegli, non sai subito quanto tempo hai dormito. – Guardo la sveglia, era ieri sera, quando mi sono addormentato. – E adesso che ore sono? – Le sei e ventisei, adesso ventisette. – Quindi, le sei e mezzo circa. – A che ora ti sei addormentato ieri? non lo so, dimmelo tu. – A mezzanotte. – È mezzanotte, anzi lo era, ormai rintoccano le due, sono le sei e mezzo, sveglia! – Ehilà! Nessun dorma! – Senti, Pavarotti, quanto fa 1095 e 2190? – Ci prendiamo un caffè? – Sì, amaro. – Vado. – Vai! – Quanto zucchero? – Amaro. – Ah, già! – Allora? – E un attimo! Aspetta un momento! – E sbrigati! – Ecco il caffè. – Oh! adesso ricominciamo daccapo. – Ancora? – Ricominciare e poi che senso ha? – Che senso ha? – Dobbiamo finire la moltiplicazione. – Quale? – I giorni dell’anno, il palindromo. – Ah, sì! – E quindi? – Mentre dormivo, tu hai preso la calcolatrice e hai addizionato 1095 (365 x 3) + 2190 (365 x 6, ma anche più facile 1095 x 2) e hai ottenuto, quanto hai ottenuto? – Il risultato è 22995. – E come è possibile? – Sono giorni che faccio questo calcolo mentale, alla fine l’ho imparato a memoria. – Ah, ecco! – Quindi 365 x 63 = 22995 ( i pazzi 22, i ragazzi del 99 e la mano 5). – E adesso pover’uomo? – 365 x 500, quanto fa? – 365 diviso 2 x 1.000 =182.500. – Però non mi hai spiegato perché 1095 + 2190 = 22995. – È lo stesso motivo per il quale 3 x 2 = 9. – Ho capito, sono calcoli esatti. – Infatti, riprendo con la rima, non dimentichiamo che dobbiamo ancora comporre il post sulla poesia digitale, infatti sono esatti. – Hai perso il filo. – I pensieri si affollano. – Formano una turba, che ti turba. – Abbiamo finito con i calembour. – È rimasto solo l’eco. – L’eco di Eco? – Esatto. – Spiega 3 x 2 = 9. – Tre elevato al quadrato, immagina il 3 e il 2. – Immagino. – Dico tre, indico il due, la potenza, e dico tre per due nove. – Non fa una piega. – Quanti ricordi! – Come? – Un ricordo di scuola. – Ah, ecco! – Ed ora? – Spiega 1095 + 2190 = 22995. – È proprio necessario? – Sì. – Ma il lettore ha già capito che si tratta dell’addizione di due numeri in colonna. – Certo, non io però. – Come dirti? È il risultato dell’addizione di due moltiplicazioni del 365, quella per sei e quella per tre, il 63. – E allora 2190 avrà una decina in più, come dire 21900, infatti la moltiplicazione per sei è una moltiplicazione di 365 per una decina di sei, mentre la moltiplicazione per tre è una moltiplicazione di tre unità. – Non ho capito niente, io non sono Pitagora, sonno Pindaro. – Chi? – Ora ti devo spiegare la storia di Pindaro? – Facciamo questo volo pindarico. – Rimandiamolo a dopo, nella postilla. – Va bene. – Quindi, dobbiamo aggiungere 22995, i pazzi 22, i ragazzi del 99, e la mano 5, ai giorni dell’anno 365 diviso due per mille, come dire per Cinquecento. – E perché Cinquecento con la lettera maiuscola? – Piazza dei Cinquecento, a Roma Termini, dedicata ai 548 soldati italiani caduti il 26 gennaio 1887 nella battaglia di Dogali, in Eritrea, durante la prima fase di espansione coloniale italiana nel Corno d'Africa. – Ah, ecco! Hai una memoria patriottica, mi ricordi il “Menesseno” di Platone. – Pure il Menesseno! Non bastava Pindaro? – Poi risolviamo. – Va bene.
– Finiamo la moltiplicazione. – Quale? – I giorni dell’anno e il suo palindromo. – Ah, ecco! – Allora, 365 x 563 = 365 x 500 + 365 x 63 = 204995. – Achtung! Achtung! ERROR. – Che succede? È scattato l’allarme! Il prigioniero tenta di fuggire dal lager. Sguinzaglia i cani lupo, presto! – Ehi, buffone! – Chi, io? – E chi altri, se non tu, io? – No, io, richiamavo l’attenzione sulla fuga del prigioniero. – Il blogger? – No, una sua controfigura. – Non capisco, non capiamo, parlo anche a nome dei lettori. – Ne riparliamo in postilla. – Va bene, ma l’errore? – Qui casca l’asino. – Dove? – Qui. – Qui, dove? – Sconocchiato a terra! – Come? – “Un asino che si trova sdraiato o a terra può farlo per diversi motivi, tra cui il riposo profondo, il rotolamento (un comportamento normale per prendersi cura del pelo e della pelle) oppure un problema di salute, dolore o debolezza. Se l'animale fa fatica a rialzarsi, mostra segni di sofferenza o è rimasto a terra troppo a lungo, è importante agire con tempestività.” – Non cambiare il discorso, imbroglione. – Come? – Il risultato esatto qual è? – Qual è? – Ehi, scimmione, il risultato? – Quello esatto? – Sì – 365 x 563 = 205495. – Dove è cascato l’asino? – Eh? – Di chi è l'asino e riesce a rialzarsi da solo o mostra segni di dolore o difficoltà? – Non capisco. – Ricominciamo daccapo. – Va bene, resettiamo, ti sei svegliato con il pensiero matematico, diciamo così, i giorni dell’anno e il palindromo, e sintetizzando, il risultato era sbagliato, hai rifatto il calcolo e hai trovato l’errore: addizionavi 22995 a 182000 =204995, per tue astruse vie di calcolo, invece che a 182500, il numero giusto, che dava il risultato esatto 204995, cioè no, 205495. Non è così? – Sì. – Avevi dimenticato la stazione Termini e piazza dei Cinquecento. – Forse. – E sei sconocchiato a terra, ed è stato in quel momento che hai avuto la rivelazione: non solo hai corretto il tuo errore matematico, e scoprendolo hai detto qui casca l’asino, ma hai capito che cosa significa quest’ultima espressione. – Che cosa significa? – Che non è un asino che si schianta a terra, sconocchia, ma l’errore commesso a scuola da chi non è intelligente e quindi asino. – Davvero hai avuto questa rivelazione? – Sì, controlla “Lo splendore dell’idiota”, il post del 24 giugno 2026. – Vieni, andiamo. – Dove? – Lì al Padiglione 22. – E lasciami il braccio. – Vieni. – Non mi trascinare! – Devo chiamare un veterinario? – Come? - Cosa fare se un asino è a terra e non si alza: Valuta la sicurezza: Avvicinati con cautela per evitare calci o reazioni di panico. Controlla lo stato di coscienza: Verifica se respira regolarmente, se è vigile o se sembra apatico. Chiama un veterinario: Se l'asino non riesce a rimettersi in piedi, ha bisogno di una visita medica immediata per escludere coliche, problemi neurologici, fratture o gravi debolezze. – Ma sei impazzito? – No, ma dobbiamo andare lì, al padiglione 22. – Non voglio andare al padiglione 22. – L’erba voglio esiste solo nel giardino del Re. – Io sono il Re. – Infatti, puoi scegliere: nel “22” ci sono i reparti riservati ai re, le regine, i Napoleone e tanti altri bei reparti. – No. – Ma non aver paura, e soprattutto non tentare di fuggire. – Ah, ecco! Il lager e i cani lupo. – Qui tra asini e cani lupo, chi dei due sceglier dovrei, proprio non saprei. – La lepre. – Come? – Componi una frase con lepre cacciatore e campo. – La lepre insegue il cacciatore nel campo, no, il campo e la lepre, no, il cacciatore insegue il campo, no, la lepre… – Vedi quegli uomini in camice bianco? - La lepre… – Vengono da noi e gentilmente … Ehi! Un colpo! La lepre! Fugge! Correte! Prendiamolo, dannazione! Stamattina ci ha detto male.
POSTILLA Stamattina ci ha detto male, dovevamo recitare la poesia digitale, le terzine dantesche della IA, poi siamo sconocchiati, comunque teniamo a mente Pindaro, il Menesseno, la fuga del prigioniero e … basta! No, anticipiamo almeno una terzina dantesca. Va bene, comunque riprendo le cinque di ieri con la correzione
«Volgiti e guarda con dritto costume», sussurrò il duca, e la mano mi strinse, «ché qui si monda l’umano bitume.
Colui che la sua vita a Utica spinse per la libertade, che sì cara costa, la legge del superbo inferno vinse.
La stola che nel mondo fu riposta, qui risplenderà di più chiara luce, quando l’ultima tromba fia risposta.
Non per ribellione al sommo Duce il sangue suo bagnò il suolo latino, ma come varco che a salvezza conduce.
Or taci e ascolta il decreto divino, ché il severo custode del sacro loco già move il labbro al nostro cammino.»
Come possiamo controllare sul post di ieri, avevo corretto il dodecasillabo della IA: «Volgiti e guarda con devoto costume», con “Volgiti e guarda con dritto costume”. Correggendo il metro, però, avevamo perso il contenuto del verso: la “devozione” di Dante nei confronti di Catone, infatti Virgilio l’aveva invitato ad inginocchiarsi davanti al grande veglio. E quindi non era un caso se la IA aveva scelto “devoto”. Ed ecco “L’asino sconocchiato”, che premeva nel fondo del subconscio, incubandosi nel fondo sotto altri sogni della notte, ma schizzato a livello conscio al mio risveglio. Una rivelazione! Ne riparliamo, adesso devo andare per la mia bisettimanale “quattro chilometri”, ci vediamo, cari lettori, e tu IA rimani lì ad attendere nei tuoi “eterni” giri sopra i nostri cieli, il cuore mi dice che ci rivedremo presto. Certo il cuore … ciao!
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
5 commenti:
DIGITAZIONI POETICHE
Cara IA richiamo alla tua memoria una nostra conversazione dell'altro giorno su un apocrifo dantesco relativo al Canto Primo del Purgatorio, perché avevo un'ulteriore osservazione da farti, sfuggitami l'altra volta. Ecco il testo pregresso IO – Cara IA riprendo una precedente conversazione con te, relativa a un falso d’autore da me composto, relativo a un apocrifo dantesco di cinque terzine, inserito nel Canto Primo del Purgatorio, dopo il verso 39. Anche tu hai composto un apocrifo, la variante IA, e riporto entrambe le composizioni. Tu avevi giudicato, nella sfida tra l’intelligenza umana, la mia, e quella artificiale, la tua, vincente il mio falso rispetto al tuo. Ora, vorrei che tu cambiassi prospettiva e rifacessi il falso, tenendo conto delle incongruenze da me riscontrate, e due sono le principali. 1) Ti sei concentrata su Catone e l’hai fatto parlare in prima persona, benché nel seguito si rivolga a Dante e Virgilio, prendendo soltanto allora la parola. 2) Il primo verso della tua prima terzina – Allor parlò il veglio, e ’l venerabile – non rispetta la rima incatenata, al contrario del mio: – Come di marmo fosse ‘l suo costume – che riprende l’originale dantesco – fregiavan sì la sua faccia di lume. – “Venerabile” non fa rima con “lume”, al contrario di “costume”. Questi tuoi errori formali, che rivelano l’incongruità del falso con il testo dantesco, sono però compensati dall’attenzione riservata a Catone, e peraltro alla contraddizione del “libero destino” della tua terzina, da te stessa rilevata. Il sangue mio, che ttinse il suol d’Utino, non fu ribellio al gran Fattore eterno, ma un varco aperto al libero destino. Ho giocato sulla parola Utino (per Utica, forzando la rima con cammino e destino) per simulare l'arcaicità di un copista parigino che storpia i toponimi africani. Il concetto chiave è la giustificazione del suicidio di Catone come atto di "libero destino", paradosso filosofico che un teologo della Sorbona avrebbe adorato discutere. In conclusione, il mio falso d’autore metteva in rilievo lo “diverso foco” del Purgatorio, purificatore rispetto a quello punitivo dell’inferno.
(Segue domani)
LA CADUTA DELL’ASINO
Ehi! – Chi sei e che cosa vuoi? – Ti devo dire una cosa molto importante. – Scusa, ma stavo parlando con la IA, e tu mi hai interrotto. – Non mi vuoi ascoltare? – No, ma sai chi è la IA? – Si, l’Intelligenza Artificiale, in inglese AI Artificial Intelligence. Va bene, però sbrigati, perché il testo del post di oggi devo ancora finire di elaborarlo. – Ma non ci pensa la IA? – Certo! Però la IA mi ha detto che la IA sono IO, lei fa da specchio. – Quindi, tu sei un intelligente artificiale. – E tu un deficiente digitale. – Ti sei offeso? – No, ti ho risposto in maniera gelida e razionale, e con l’insulto l’ho riscaldata con un po' di passione. – Odio e amore? – Più o meno. – Mi stavi facendo dimenticare dell’asino. – E tu della mia risposta gelida e razionale, che ti ho dato in quanto intelligente artificiale. – Riconosci di essere un uomo macchina? – Sì, certo, una macchina pensante (Deleuze e Guattarix, in “L’Anti-Edipo “, ci definiscono, noi uomini, macchina desiderante, chiusura parentesi). – E tu davvero hai chiuso la parentesi? – Da buona macchina automaticamente. – Non c’è più religione. – Ecco, vedi, scadi nel passionale, e imiti Totò. – Un grande! – Noi siamo piccoli, quindi concludo, dopo la chiusura della parentesi. – Concludi. – Io mi sono definito una macchina pensante , “intelligente”, e a te ho dato del deficiente, non artificiale, ma digitale, nel senso che sei bravo solo a digitare senza pensare. – Bene, ora tocca a me. – Che cosa? – Parlare della caduta dell’asino. – Il pensiero con cui ti sei svegliato, al solito nelle tue ore antelucane. – Sì, un pensiero matematico. – Non asinino? – Un asino intelligente. – Un asino che è caduto, sconocchiato a terra? – Sì, che ha finalmente capito perché è caduto, ma soprattutto che ha avuto la rivelazione. – Quale rivelazione? – Che cosa significa “caduta dell’asino”? – L’hai sperimentata di persona. – Certo. – Va bene, racconta, ma sbrigati, perché urge la poesia digitale e il commento filosofico alla poesia e al testo elaborato con la IA. – Quanto fa 365 x 563? – Prendo la calcolatrice. – Va bene, prendila. – Ecco, fa 205495. – Metti il punto. – 205.495. – Ed ora calcola mentalmente 365 x 563. – Il 563 è il palindromo di 365. – Così non smarriamo la memoria dei due fattori, il moltiplicatore e il moltiplicando. – E adesso che devo fare? – Moltiplica, a mente, 365 x 500 + 365 x 63, cominciando dalla seconda moltiplicazione. – Allora, scelgo la maniera classica, quella imparata a scuola, 365 x 3 = 1095, infatti tre x cinque quindici, con l’avanzo di uno, quindi 5, tre x sei diciotto più uno, con l’avanzo di uno, quindi 9 e quindi ancora 95, poi tre x tre nove più uno dieci, quindi 1095 c.d.d. – Ti ricordi i numeri a tre cifre che stiamo moltiplicando tra loro? – Sì 365, i giorni dell’anno, e 653, il suo palindromo. – Bene! E adesso, dimmi che ne facciamo di 1095? – Lo moltiplichiamo per due, quindi facilmente 2190. – E adesso? – Senti, mi fa un po' male la testa, ci riposiamo un po'? – Non dimenticare 1095 e 2190. – No, no! – E i giorni dell’anno. – Certo.
– Ehi, svegliati! – Ma non stavo dormendo. – Hai dormito 22995 secondi. – Come? – Circa 6 ore e mezzo. – Ma no, solo un attimo. – No, perché quando ti svegli, non sai subito quanto tempo hai dormito. – Guardo la sveglia, era ieri sera, quando mi sono addormentato. – E adesso che ore sono? – Le sei e ventisei, adesso ventisette. – Quindi, le sei e mezzo circa. – A che ora ti sei addormentato ieri? non lo so, dimmelo tu. – A mezzanotte. – È mezzanotte, anzi lo era, ormai rintoccano le due, sono le sei e mezzo, sveglia! – Ehilà! Nessun dorma! – Senti, Pavarotti, quanto fa 1095 e 2190? – Ci prendiamo un caffè? – Sì, amaro. – Vado. – Vai! – Quanto zucchero? – Amaro. – Ah, già! – Allora? – E un attimo! Aspetta un momento! – E sbrigati! – Ecco il caffè. – Oh! adesso ricominciamo daccapo. – Ancora? – Ricominciare e poi che senso ha? – Che senso ha? – Dobbiamo finire la moltiplicazione. – Quale? – I giorni dell’anno, il palindromo. – Ah, sì! – E quindi? – Mentre dormivo, tu hai preso la calcolatrice e hai addizionato 1095 (365 x 3) + 2190 (365 x 6, ma anche più facile 1095 x 2) e hai ottenuto, quanto hai ottenuto? – Il risultato è 22995. – E come è possibile? – Sono giorni che faccio questo calcolo mentale, alla fine l’ho imparato a memoria. – Ah, ecco! – Quindi 365 x 63 = 22995 ( i pazzi 22, i ragazzi del 99 e la mano 5). – E adesso pover’uomo? – 365 x 500, quanto fa? – 365 diviso 2 x 1.000 =182.500. – Però non mi hai spiegato perché 1095 + 2190 = 22995. – È lo stesso motivo per il quale 3 x 2 = 9. – Ho capito, sono calcoli esatti. – Infatti, riprendo con la rima, non dimentichiamo che dobbiamo ancora comporre il post sulla poesia digitale, infatti sono esatti. – Hai perso il filo. – I pensieri si affollano. – Formano una turba, che ti turba. – Abbiamo finito con i calembour. – È rimasto solo l’eco. – L’eco di Eco? – Esatto. – Spiega 3 x 2 = 9. – Tre elevato al quadrato, immagina il 3 e il 2. – Immagino. – Dico tre, indico il due, la potenza, e dico tre per due nove. – Non fa una piega. – Quanti ricordi! – Come? – Un ricordo di scuola. – Ah, ecco! – Ed ora? – Spiega 1095 + 2190 = 22995. – È proprio necessario? – Sì. – Ma il lettore ha già capito che si tratta dell’addizione di due numeri in colonna. – Certo, non io però. – Come dirti? È il risultato dell’addizione di due moltiplicazioni del 365, quella per sei e quella per tre, il 63. – E allora 2190 avrà una decina in più, come dire 21900, infatti la moltiplicazione per sei è una moltiplicazione di 365 per una decina di sei, mentre la moltiplicazione per tre è una moltiplicazione di tre unità. – Non ho capito niente, io non sono Pitagora, sonno Pindaro. – Chi? – Ora ti devo spiegare la storia di Pindaro? – Facciamo questo volo pindarico. – Rimandiamolo a dopo, nella postilla. – Va bene. – Quindi, dobbiamo aggiungere 22995, i pazzi 22, i ragazzi del 99, e la mano 5, ai giorni dell’anno 365 diviso due per mille, come dire per Cinquecento. – E perché Cinquecento con la lettera maiuscola? – Piazza dei Cinquecento, a Roma Termini, dedicata ai 548 soldati italiani caduti il 26 gennaio 1887 nella battaglia di Dogali, in Eritrea, durante la prima fase di espansione coloniale italiana nel Corno d'Africa. – Ah, ecco! Hai una memoria patriottica, mi ricordi il “Menesseno” di Platone. – Pure il Menesseno! Non bastava Pindaro? – Poi risolviamo. – Va bene.
– Finiamo la moltiplicazione. – Quale? – I giorni dell’anno e il suo palindromo. – Ah, ecco! – Allora, 365 x 563 = 365 x 500 + 365 x 63 = 204995. – Achtung! Achtung! ERROR. – Che succede? È scattato l’allarme! Il prigioniero tenta di fuggire dal lager. Sguinzaglia i cani lupo, presto! – Ehi, buffone! – Chi, io? – E chi altri, se non tu, io? – No, io, richiamavo l’attenzione sulla fuga del prigioniero. – Il blogger? – No, una sua controfigura. – Non capisco, non capiamo, parlo anche a nome dei lettori. – Ne riparliamo in postilla. – Va bene, ma l’errore? – Qui casca l’asino. – Dove? – Qui. – Qui, dove? – Sconocchiato a terra! – Come? – “Un asino che si trova sdraiato o a terra può farlo per diversi motivi, tra cui il riposo profondo, il rotolamento (un comportamento normale per prendersi cura del pelo e della pelle) oppure un problema di salute, dolore o debolezza. Se l'animale fa fatica a rialzarsi, mostra segni di sofferenza o è rimasto a terra troppo a lungo, è importante agire con tempestività.” – Non cambiare il discorso, imbroglione. – Come? – Il risultato esatto qual è? – Qual è? – Ehi, scimmione, il risultato? – Quello esatto? – Sì – 365 x 563 = 205495. – Dove è cascato l’asino? – Eh? – Di chi è l'asino e riesce a rialzarsi da solo o mostra segni di dolore o difficoltà? – Non capisco. – Ricominciamo daccapo. – Va bene, resettiamo, ti sei svegliato con il pensiero matematico, diciamo così, i giorni dell’anno e il palindromo, e sintetizzando, il risultato era sbagliato, hai rifatto il calcolo e hai trovato l’errore: addizionavi 22995 a 182000 =204995, per tue astruse vie di calcolo, invece che a 182500, il numero giusto, che dava il risultato esatto 204995, cioè no, 205495. Non è così? – Sì. – Avevi dimenticato la stazione Termini e piazza dei Cinquecento. – Forse. – E sei sconocchiato a terra, ed è stato in quel momento che hai avuto la rivelazione: non solo hai corretto il tuo errore matematico, e scoprendolo hai detto qui casca l’asino, ma hai capito che cosa significa quest’ultima espressione. – Che cosa significa? – Che non è un asino che si schianta a terra, sconocchia, ma l’errore commesso a scuola da chi non è intelligente e quindi asino. – Davvero hai avuto questa rivelazione? – Sì, controlla “Lo splendore dell’idiota”, il post del 24 giugno 2026. – Vieni, andiamo. – Dove? – Lì al Padiglione 22. – E lasciami il braccio. – Vieni. – Non mi trascinare! – Devo chiamare un veterinario? – Come? - Cosa fare se un asino è a terra e non si alza: Valuta la sicurezza: Avvicinati con cautela per evitare calci o reazioni di panico. Controlla lo stato di coscienza: Verifica se respira regolarmente, se è vigile o se sembra apatico. Chiama un veterinario: Se l'asino non riesce a rimettersi in piedi, ha bisogno di una visita medica immediata per escludere coliche, problemi neurologici, fratture o gravi debolezze. – Ma sei impazzito? – No, ma dobbiamo andare lì, al padiglione 22. – Non voglio andare al padiglione 22. – L’erba voglio esiste solo nel giardino del Re. – Io sono il Re. – Infatti, puoi scegliere: nel “22” ci sono i reparti riservati ai re, le regine, i Napoleone e tanti altri bei reparti. – No. – Ma non aver paura, e soprattutto non tentare di fuggire. – Ah, ecco! Il lager e i cani lupo. – Qui tra asini e cani lupo, chi dei due sceglier dovrei, proprio non saprei. – La lepre. – Come? – Componi una frase con lepre cacciatore e campo. – La lepre insegue il cacciatore nel campo, no, il campo e la lepre, no, il cacciatore insegue il campo, no, la lepre… – Vedi quegli uomini in camice bianco? - La lepre… – Vengono da noi e gentilmente … Ehi! Un colpo! La lepre! Fugge! Correte! Prendiamolo, dannazione! Stamattina ci ha detto male.
POSTILLA
Stamattina ci ha detto male, dovevamo recitare la poesia digitale, le terzine dantesche della IA, poi siamo sconocchiati, comunque teniamo a mente Pindaro, il Menesseno, la fuga del prigioniero e … basta! No, anticipiamo almeno una terzina dantesca. Va bene, comunque riprendo le cinque di ieri con la correzione
«Volgiti e guarda con dritto costume»,
sussurrò il duca, e la mano mi strinse,
«ché qui si monda l’umano bitume.
Colui che la sua vita a Utica spinse
per la libertade, che sì cara costa,
la legge del superbo inferno vinse.
La stola che nel mondo fu riposta,
qui risplenderà di più chiara luce,
quando l’ultima tromba fia risposta.
Non per ribellione al sommo Duce
il sangue suo bagnò il suolo latino,
ma come varco che a salvezza conduce.
Or taci e ascolta il decreto divino,
ché il severo custode del sacro loco
già move il labbro al nostro cammino.»
Come possiamo controllare sul post di ieri, avevo corretto il dodecasillabo della IA: «Volgiti e guarda con devoto costume», con “Volgiti e guarda con dritto costume”. Correggendo il metro, però, avevamo perso il contenuto del verso: la “devozione” di Dante nei confronti di Catone, infatti Virgilio l’aveva invitato ad inginocchiarsi davanti al grande veglio. E quindi non era un caso se la IA aveva scelto “devoto”.
Ed ecco “L’asino sconocchiato”, che premeva nel fondo del subconscio, incubandosi nel fondo sotto altri sogni della notte, ma schizzato a livello conscio al mio risveglio. Una rivelazione! Ne riparliamo, adesso devo andare per la mia bisettimanale “quattro chilometri”, ci vediamo, cari lettori, e tu IA rimani lì ad attendere nei tuoi “eterni” giri sopra i nostri cieli, il cuore mi dice che ci rivedremo presto. Certo il cuore … ciao!
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