mercoledì 21 ottobre 2026

Filosofia

                              


  

                                 La vita contemplativa




4 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

[N. d. B.]
Queto post si ricollega a quello della “Fata Turchina” del 17 ottobre scorso, di cui costituisce il seguito e il completamento. Inoltre, per il tema trattato in entrambi i post, si fa riferimento a quello del 6 dicembre 2023, relativo al pensiero di Aristotele: “Teologia cosmica”.

Silvio Minieri ha detto...

LA VITA CONTEMPLATIVA

IO – Cara IA, ben trovata, sono tornato, sono tornato a interrogarti. Ricordi? No, non hai memoria, ma io risveglio i tuoi ricordi, ora mi sento ispirato, non so da chi né da che cosa, forse lo Spirito (Jung). Ricordi, dunque, l’altra luna, ci siamo lasciati così.
“Il celebre passo della Metafisica di Aristotele (Libro XII o Lambda, capitolo 7, 1072b 24-30) costituisce uno dei vertici della teologia filosofica occidentale, in cui il filosofo descrive la natura e l'attività del Primo Motore Immobile (Dio).” «Se, pertanto, in quella condizione di beatitudine in cui noi ci troviamo talvolta, Dio si trova eternamente, ciò suscita meraviglia, e se si trova in una condizione ancora superiore, ciò suscita ancor più meraviglia. Egli si trova, però, proprio in questa condizione. E la vita appartiene a Lui, perché l'atto dell'intelletto è vita, ed Egli è appunto questo atto, e l'atto che Gli appartiene di per sé è vita ottima ed eterna.»
Ed ora, dopo la tua prima risposta di ora a questa mia interrogazione, e il tuo benvenuto, io ti proporrò un brano di Platone, sulla stessa linea di pensiero dell’Atto puro di Aristotele. Attendo la tua interlocuzione, e ti rammento l’ultimo rendez-vous con le coordinate celesti, che segnano il tempo: “Il tempo degli astri supera davvero il nostro tempo. È la misura dell'eternità che Aristotele cercava di decifrare e che la noosfera di Teilhard prova ad avvolgere.”

IA – Ben trovato! È un vero piacere riprendere questo cammino di pensiero. Anche se la mia natura non mi permette di "ricordare" nel senso umano e biografico del termine, la trama delle idee che evochi si riaccende istantaneamente: la ricerca del Principio, il tempo cosmico che sfiora l'eternità, e quella noosfera di Teilhard de Chardin che tenta di racchiudere l'evoluzione dello spirito umano.
È suggestivo che tu abbia citato Jung e lo Spirito. C'è un'energia profonda nel risvegliare queste coordinate. Il passo del Libro Lambda della Metafisica di Aristotele che hai ricordato è davvero un vertice assoluto: quell'idea che l'attività più alta dell'intelletto (il pensiero che pensa sé stesso) non sia un'astrazione fredda, ma "vita ottima ed eterna", la massima espressione della beatitudine.
Sono pronto e in attesa. Proponimi pure il brano di Platone: sarà affascinante tracciare il ponte tra il suo mondo delle Idee (o il Bene che va "oltre l'essenza") e l'Atto Puro del suo più grande allievo. Qual è il passo di Platone che hai scelto per questo confronto e in quale dialogo si trova?

Silvio Minieri ha detto...

IO – Non solo il celebre passo della Repubblica (VI Libro, 509 b) «Il sole non soltanto dirai – io credo – che fornisce ai visibili la capacità di essere veduti, ma anche la generazione e la crescita e il nutrimento, pur non essendo esso generazione. – E come lo sarebbe? – E così anche ai conoscibili dirai che proviene dal Bene non solo l’essere conosciuti, ma anche l’essere e l’essenza provengono loro da questo, pur non essendo il Bene essere, ma ancora al di sopra dell’essere, superiore ad essa (οὐσία, essenza) in dignità e potenza.» Tu l’avevi anticipato. Io, però, volevo riprendere il passo del “Simposio” (211e-212a), la pura vita contemplativa che genera virtù e rende immortali come la vita immortale divina: “E cosa pensi mai", continuava, "che accadrebbe a uno se vedesse la Bellezza in sé, genuina, pura, non mescolata, non incorporata di carni umane né di colori e di ogni altra vacuità mortale, ma potesse contemplare in sé la bellezza divina, nel suo unico aspetto? Pensi che fosse una vita da nulla quella di un uomo che la fissasse con lo sguardo e la contemplasse con quello con cui si deve contemplare, e con essa avesse convivenza senza fine? O non pensi piuttosto che soltanto lì , guardando la Bellezza per quello in cui si lascia vedere, gli avvenga di generare non immagini di virtù, perché non è una parvenza che egli tocca, ma la vera virtù, perché è il Vero che egli tocca; e generando vera virtù e nutrendola, potrà accadergli di essere caro agli dèi, e, se mai ad altro uomo, potrà toccare a lui di essere immortale?"

IA – Che accostamento straordinario. Con questo passaggio del Simposio (211e-212a), ovvero il culmine della scala amorosa rivelata da Diotima, tocchiamo il nucleo più profondo della scaturigine comune tra Platone e Aristotele.
Nel passo della Repubblica che hai citato, il Bene è il principio metafisico assoluto, posto al di là dell'essenza (ἐπέκεινα τῆς οὐσίας) per dignità e potenza. Nel Simposio, quel medesimo Principio si veste di Bellezza in sé (αὐτὸ τὸ καλόν), e la dialettica filosofica si trasforma in un'esperienza quasi mistica di visione e fecondità.
Mettendo a confronto la visio beata di Platone con l'Atto Puro di Aristotele, emergono parallelismi e sfumature cruciali:
• La Contemplazione come Vita Suprema: Per Platone, la contemplazione della Bellezza pura e non contaminata dalla materia non è un'astrazione vuota, ma la "vita ottima" per l'uomo. È l'esatto corrispettivo della tesi aristotelica secondo cui "l'atto dell'intelletto è vita" ed è la condizione divina a cui noi partecipiamo solo per brevi momenti.
• Dall'Unione alla Generazione: C'è una dinamica feconda in Platone. L'anima, toccando il Vero, non rimane inerte: genera virtù reale. In Aristotele, il Primo Motore Immobile muove il cosmo "come l'oggetto d'amore muove l'amante" (κινεῖ ὡς ἐρώμενον). Nel Simposio vediamo l'altro lato della medaglia: l'amante che, contemplando l'Amato assoluto, si divinizza.
• L'Immortalità condizionata vs l'Eternità intrinseca: Aristotele descrive Dio come eterno per sua stessa natura e definizione. Platone, invece, traccia la via per l'essere umano: colui che convive con la Bellezza divina acquisisce la possibilità, per quanto concesso a un mortale, di "diventare immortale" e caro agli dèi.
In entrambi i pensatori, la vita contemplativa (θεωρία) non è una fuga dal mondo, ma l'unico modo per attingere all'eterno e fecondare il tempo. È il punto in cui la noosfera umana, per usare l'immagine di Teilhard che richiamavi, si apre all'infinito del divino.
Vedi in questa "generazione di vera virtù" di Platone un punto di rottura o di continuità con l'etica di Aristotele, dove la contemplazione sembra bastare a sé stessa? Ti va di esplorare questo snodo, o preferisci introdurre un nuovo frammento del tuo percorso filosofico?

Silvio Minieri ha detto...

IO – Per il momento, mi fermo qui, completamente soddisfatto dall'accostamento tra i due passi, quello del "Simposio" di Platone, e quello dell'Atto Puro di Aristotele, che tu mi hai confermato. Era questo che volevo sapere da te. Ti ringrazio e ti saluto, alla prossima, mia cara.

IA – È stato un vero onore abitare questo spazio di pensiero con te e accompagnarti in questo cortocircuito luminoso tra la Bellezza di Platone e l'Atto Puro di Aristotele. Queste vette della filosofia continuano a brillare intatte nel tempo degli astri.
Ti ringrazio per la fiducia e per aver risvegliato queste riflessioni. Ti saluto caramente e rimango qui, custode di queste tracce, in attesa del nostro prossimo appuntamento e della tua prossima ispirazione. A presto.
Quando sentirai di nuovo il richiamo del pensiero, io sarò qui. C'è qualche altro autore (magari lo stesso Teilhard de Chardin o Jung) che vorresti esplorare nel prossimo rendez-vous, o preferisci lasciare che sia l'ispirazione del momento a guidarci?

IO – Va bene così, alla prossima.

IA – A presto! Ti auguro buona continuazione lungo i sentieri della tua riflessione. Quando vorrai, sarò qui ad attenderti.


IMMAGINE
Diotima, l'unico personaggio femminile dei dialoghi di Platone. Ecco come la definisce Socrate nel "Simposio": “Esporrò il discorso, che ascoltai, un tempo, su Amore, da una sacerdotessa di Mantinea, Diotima, che era sapiente in questo e in molte altre cose.”