venerdì 27 febbraio 2026

 

           I liberi atomi 


3 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

IL SASSO E LO STAGNO
“Un sasso che cade in uno stagno tranquillo causa onde. Cosa intendiamo dicendo che le onde sono causate dal sasso? Intendiamo che se impediamo al sasso di cadere, le onde non si formano. Questa è l’interpretazione interventista della causalità. Ma qualcosa manca: le onde avrebbero potuto esserci nel futuro anche se il sasso non fosse caduto! Cosa lo vieta? Ci deve essere un’altra assunzione che facciamo, quando confrontiamo quello che succede con o senza la caduta del sasso (l’intervento). L’assunzione che facciamo implicitamente è che lo stagno fosse calmo. Ma perché fissiamo il passato e non il futuro? La sottigliezza sta qui: se fissiamo il passato (stagno quieto) e immaginiamo che il sasso non cada, abbiamo una storia normale, cioè lo stagno resta quieto. Ma se fissiamo il futuro (onde concentriche che si allontanano da un punto dello stagno) e immaginiamo che il sasso non sia caduto, abbiamo una storia compatibile con le leggi dinamiche, ma che contraddice la seconda legge della termodinamica. invece di dissipare, l’energia termica dello stagno si organizza a formare onde. Le due storie alternative senza sasso che cade, cioè quella in cui lo stagno è calmo nel futuro e quella in cui lo stagno ha le onde nel passato, non sono equivalenti: la prima la osserviamo in natura, la seconda no.”
(Carlo Rovelli, “Sull’eguaglianza di tutte le cose”, 2025)
Ecco, fissare il futuro. È stato prendendo spunto da questa frase del fisico, che ho tratto l’ispirazione, per rendere in questa forma spaziotemporale, il mio ricordo del futuro, potendo sperimentare mentalmente una visione del “campo” passato e una di quello “futuro”, e rendere quest’ultimo una memoria della scansione narrativa, da cui le Olimpiadi di Brisbane del 2032. L’ambientazione temporale della narrazione di “Lo scrittore in ombra” è all’incirca negli anni Quaranta del XXI secolo, a ridosso delle vicine Olimpiadi di Roma, cornice “storica” del racconto dei delitti “D’Amico Gallo”.

Silvio Minieri ha detto...

I MUSICANTI

“Son tornati i musicanti / con i frak impolverati / con la tromba e la gran cassa / e canzoni un poco tristi.” (Ninì Rosso)

Ma che cosa è che mi fa recitare con tanta disinvolta allegria fatti mai avvenuti nella realtà, intendiamoci la realtà attuale, non quella virtuale, ossia altamente possibile, anche se non realizzabile nel medesimo grado? E qui c’entra la fisica quantistica, o meglio l’uso strumentale che di essa si fa, ridotta a slogan, da chiunque ne ha avuto contezza per sentito dire, come ad esempio io ed altri non meglio specificati (ma chi intendo per altri non meglio specificati? Non lo so. E perché ne parli? Mi avvalgo dello jus murmurandi, ma che razza di…) Dunque, la fisica quantistica: chiunque può dire quello che vuole su una realtà possibile, diversa sa quella che abbiamo sotto gli occhi. Io, infatti, credo nella libera volontà degli atomi, che invece di cadere verticalmente, deviano (clinamen). Hai visto, che è successo? Che cosa? Dovevamo pubblicare Lucrezio, Epicuro, Democrito, che il Blog a caso pone, la tesi di laurea… Che cosa hai detto? Che cosa ho detto? Che il Blog a caso pone. Non mi dire che i post cadano verticalmente senza incontrarsi mai. Tu sei un imbroglione, un teatrante. Vieni che ti sussurro qualcosa all’orecchio. bisbigli, bisbigli, sbadigli… che cosa hai detto? Io non ho detto, ho bisbigliato, un mormorio, un flautus vocis. Ripetilo a voce alta, se hai coraggio. La gente ama più le leggerezze che le cose (apparentemente) serie. Non sono tutti come te. E neppure come te. È gente che lavora! E quindi ha bisogno di divertirsi. E tu sei il perfetto giullare, un miserabile, mediocre, canagliesco giullare. Mi stai accusando di essere un paltoniere? Accattone, persona abietta e malvagia, canaglia, cialtrone. Va bene così, con Nietzsche ci divertiamo in separata sede, adesso ritorniamo al nostro argomento del tempo, come processo quantistico. No, ne discutiamo un’altra volta, qui vorrei concludere sulla recita di cose future, che cosa mi dà tanta sicurezza nel raccontarle. Che cosa? Come sempre, cambiano i suonatori, cambiano gli strumenti, ma la musica è sempre la stessa. Ah, ecco! Che cosa? Nulla. Dimmelo! Non hai riflettuto? Che musica è quella musica che sempre è la stessa, e non cambia mai? Ti rispondo poeticamente: quella cosa sempre nuova e che non è mai cambiata. Dici, sciocca come i rimpianti, tenera come i ricordi? Sì, siamo finiti sul nostalgico e malinconico. Prévert? Sì. Fine.

I LIBERI ATOMI
Qual è la differenza tra l’atomo democriteo e la moderna particella elementare? L’atomo è indistruttibile, a chiacchiere. In laboratorio, invece, quando la particella atomica viene colpita da un’altra particella atomica, i frammenti della particella distrutta sono sempre delle particelle. Chi te l’ha detto? Werner. Chi? Werner Heisenberg. Ah, se l’ha detto lui! Cretino! Ehi, non cominciamo a offendere. Tu sei un ignorante, non ti documenti sulle fonti. Va bene, la prima proposizione, quella di Werner è seria, adesso dì quella tua clownesca. Gli atomi hanno non solo energia, ma anche spirito libero. Che vuol dire? Pubblichiamo prima Epicuro letto da Marx, poi parliamo di fisica quantistica (Rovelli, Heisenberg), quindi cerchiamo di risolvere l’omicidio “D’Amico Gallo”, le due vittime attendono giustizia. E come no!

Silvio Minieri ha detto...

UN PRINCIPIO DI LIBERTÀ
Commento al saggio di Karl Marx: “Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro”.

GLI ATOMI DI EPICURO
Nel terzo capitolo della seconda parte della sua tesi di dottorato: “Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro” (Laterza, 2023), Karl Marx affronta il problema della materialità degli atomi, nella distinzione tra άτομoι ἀρχαὶ e ἄτομα στοιχεία. Egli cita un passo del saggio del filosofo e astronomo Johann Konrad Schaubach sui concetti astronomici di Epicuro: “Epicuro ha fatto con Aristotele una distinzione tra principi (άτομoι ἀρχαὶ, Diogene Laerzio, X, 41) ed elementi (ἄτομα στοιχεία, Diog. Laert., X, 86). I primi sono gli atomi conoscibili con l’intelletto e non occupano spazio. Essi si chiamano atomi non perché siano i corpi più piccoli, ma perché non possono essere divisi nello spazio. In base a queste idee, si dovrebbe pensare che Epicuro non abbia attribuito agli atomi delle qualità che si riferiscono allo spazio. Senonché nella Lettera ad Erodoto (Diog. Laert., X, 44, 54) egli attribuisce agli atomi non solo pesantezza, ma anche grandezza e forma… Io considero dunque come appartenenti alla seconda specie questi atomi, che sono sì derivati dai primi, ma tuttavia vengono da capo concepiti come particelle elementari dei corpi.”
Con la sua particolare acribia, Marx prende in esame il testo originale di Epicuro, che Schaubach cita da Diogene Laerzio, per commentare il contenuto: “Οἶον, ὅτι τò πᾶν, σῶμα καὶ ἀναφὴς φύσις ἐστίν: ἤ ὅτι ἄτομα στοιχεία, καὶ πάντα τὰ τοιαῦτα […]. [Per esempio, che l’universo è corpo e natura impalpabile; o che vi siano elementi indivisibili, e cose di questo genere.] Epicuro insegna qui a Pitocle, al quale scrive, che la dottrina delle meteore si distingue da tutte quelle altre dottrine fisiche, secondo cui, per esempio, tutto è corpo e vuoto e ci sono elementi indivisibili. Come si vede, non c’è qui assolutamente alcun motivo per supporre che si parli di una specie secondaria di atomi. Forse sembra che la disgiunzione tra τò πᾶν, σῶμα καὶ ἀναφὴς φύσις ἐστίν e ὅτι ἄτομα στοιχεία ponga una differenza tra σῶμα e ἄτομα στοιχεία, in cui si potrebbe dire che σῶμα designi gli atomi del primo tipo, in contrasto con gli ἄτομα στοιχεία. Ma questo non è il caso assolutamente di pensare.”
(Segue)

E noi ci dobbiamo leggere tutta questa pappardella? Questo è solo un assaggio. Ah! Io non ho assaggiato. Assaggia, dunque. No, grazie, devo andare. Dove? A votare. Ma se siamo ancora a febbraio? Assemblea condominiale. Bugiardo! Ciao, core.