L’errore, ben evidente per iscritto, era dovuto alla dimenticanza di moltiplicare il 5763 per 90, per difetto di memoria, senza riferimenti scritti, nel corso del calcolo mentale, che deve ricalcare ogni volta (loop) più volte il risultato di ogni singola operazione.
POSTILLA Tutto qui? Non era meglio divertirsi con i “Carolini” e la fisica LQG? Sì, ma questi ultimi erano più impegnativi e creavano solo caos (magma di materiale psichico, composto di immagini oniriche, fantasie, ricordi e rêverie), che si poteva giustificare solo con il disordine mentale e le burattinate. Tanto valeva raccontare la Napoli dell’800, con un po' di fantasia, Carolina è un nome ricorrente nella famiglia reale. La ragazza del 63 è un’immagine psichica che si riferisce a una vincita al lotto con il numero 63. Su quale ruota? Firenze, nella seconda o terza casella, non ricordo. Puntata € 2,00, vincita €100. E la ragazza? Era quella che aveva scommesso e aveva vinto. E tu? Il ricordo. Ah!
LA DANZA DEGLI ATOMI LIBERI
“Un approfondimento del tema, che noi qui non possiamo trattare, senza impelagarci in argomentazioni, prive di un risultato immediato, merita comunque un cenno, che si esaurisce nell’enigma di un segno: il clinamen di Epicuro.” L’altra volta era rimasto questo enigma irrisolto. No! No! No! Come? Il no ripetuto tre volte, mentre il negante batte istericamente il piede destro per terra accompagnando il no, direi in maniera effiminea. Come? Effimera. O forse, volevi dire femminea. Tu dici? Forse. Dobbiamo sciogliere l’enigma del clinamen. La danza impazzita degli atomi liberi? In che senso? Nel senso che un atomo impazzito devia verso un altro atomo e si congiunge con esso. Ahi, ahi, ahi! E Democrito? Ho un’idea. Quale? Rispolveriamo un vecchio post. È pieno della polvere di atomi del tempo inesistente? Sì, torniamo a farli danzare liberi. E come? Come si vedrà, non ora, dopo il δεινός. Tu ti sei fissato con questo δεινός. Non io. Chi, allora? Lui, il grande martire, il nostro dio straziato, Dioniso. Sento il suono di una sirena bitonale, sempre più vicino. Senti, amico, io devo andare, scappo, addio! Dove è andato? Lassù in alto, negli spazi intersiderali. Allora, avvertiamo la volante psichiatrica spaziale. Non vale la pena, signori, si è già confuso nella noosfera. Allora, dobbiamo darlo per disperso? Sì, forse un giorno lo vedremo ritornare a cavallo di un cavallo bianco. Avvertiteci, allora. Ma, certo! E quel puntino luminoso nell’infinito altissimo nulla? Chi? Chi è? Che dici? Ehi, tu! Addio! Addio! Fine.
UN PRINCIPIO DI LIBERTÀ Commento al saggio di Karl Marx: “Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro”.
GLI ATOMI DI EPICURO Nel terzo capitolo della seconda parte della sua tesi di dottorato: “Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro” (Laterza, 2023), Karl Marx affronta il problema della materialità degli atomi, nella distinzione tra άτομoι ἀρχαὶ e ἄτομα στοιχεία. Egli cita un passo del saggio del filosofo e astronomo Johann Konrad Schaubach sui concetti astronomici di Epicuro: “Epicuro ha fatto con Aristotele una distinzione tra principi (άτομoι ἀρχαὶ, Diogene Laerzio, X, 41) ed elementi (ἄτομα στοιχεία, Diog. Laert., X, 86). I primi sono gli atomi conoscibili con l’intelletto e non occupano spazio. Essi si chiamano atomi non perché siano i corpi più piccoli, ma perché non possono essere divisi nello spazio. In base a queste idee, si dovrebbe pensare che Epicuro non abbia attribuito agli atomi delle qualità che si riferiscono allo spazio. Senonché nella Lettera ad Erodoto (Diog. Laert., X, 44, 54) egli attribuisce agli atomi non solo pesantezza, ma anche grandezza e forma… Io considero dunque come appartenenti alla seconda specie questi atomi, che sono sì derivati dai primi, ma tuttavia vengono da capo concepiti come particelle elementari dei corpi.” Con la sua particolare acribia, Marx prende in esame il testo originale di Epicuro, che Schaubach cita da Diogene Laerzio… (Segue)
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
2 commenti:
ARITMETICA
9095 x 5763 = 52.414.485
9000 x 5763 = 51.867.000
0 x 5763 = 0
90 x 5763
5 x 5763 = 28.815
51.867.000 +
00.057.630
51.924.000 +
28.815
51.953.445 : 5763 = 9015 ERRORE
9000 x 5763 = 51.867.000
0 x 5763 = 0
90 x 5763 = 518.670
5 x 5763 = 28.815
51.867.000 +
00.518.670
52.385.670+
28.815
52.414.485 : 5763 = 9095 ESATTO
L’errore, ben evidente per iscritto, era dovuto alla dimenticanza di moltiplicare il 5763 per 90, per difetto di memoria, senza riferimenti scritti, nel corso del calcolo mentale, che deve ricalcare ogni volta (loop) più volte il risultato di ogni singola operazione.
POSTILLA
Tutto qui? Non era meglio divertirsi con i “Carolini” e la fisica LQG? Sì, ma questi ultimi erano più impegnativi e creavano solo caos (magma di materiale psichico, composto di immagini oniriche, fantasie, ricordi e rêverie), che si poteva giustificare solo con il disordine mentale e le burattinate. Tanto valeva raccontare la Napoli dell’800, con un po' di fantasia, Carolina è un nome ricorrente nella famiglia reale. La ragazza del 63 è un’immagine psichica che si riferisce a una vincita al lotto con il numero 63. Su quale ruota? Firenze, nella seconda o terza casella, non ricordo. Puntata € 2,00, vincita €100. E la ragazza? Era quella che aveva scommesso e aveva vinto. E tu? Il ricordo. Ah!
LA DANZA DEGLI ATOMI LIBERI
“Un approfondimento del tema, che noi qui non possiamo trattare, senza impelagarci in argomentazioni, prive di un risultato immediato, merita comunque un cenno, che si esaurisce nell’enigma di un segno: il clinamen di Epicuro.” L’altra volta era rimasto questo enigma irrisolto. No! No! No! Come? Il no ripetuto tre volte, mentre il negante batte istericamente il piede destro per terra accompagnando il no, direi in maniera effiminea. Come? Effimera. O forse, volevi dire femminea. Tu dici? Forse. Dobbiamo sciogliere l’enigma del clinamen. La danza impazzita degli atomi liberi? In che senso? Nel senso che un atomo impazzito devia verso un altro atomo e si congiunge con esso. Ahi, ahi, ahi! E Democrito? Ho un’idea. Quale? Rispolveriamo un vecchio post. È pieno della polvere di atomi del tempo inesistente? Sì, torniamo a farli danzare liberi. E come? Come si vedrà, non ora, dopo il δεινός. Tu ti sei fissato con questo δεινός. Non io. Chi, allora? Lui, il grande martire, il nostro dio straziato, Dioniso. Sento il suono di una sirena bitonale, sempre più vicino. Senti, amico, io devo andare, scappo, addio! Dove è andato? Lassù in alto, negli spazi intersiderali. Allora, avvertiamo la volante psichiatrica spaziale. Non vale la pena, signori, si è già confuso nella noosfera. Allora, dobbiamo darlo per disperso? Sì, forse un giorno lo vedremo ritornare a cavallo di un cavallo bianco. Avvertiteci, allora. Ma, certo! E quel puntino luminoso nell’infinito altissimo nulla? Chi? Chi è? Che dici? Ehi, tu! Addio! Addio! Fine.
UN PRINCIPIO DI LIBERTÀ
Commento al saggio di Karl Marx: “Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro”.
GLI ATOMI DI EPICURO
Nel terzo capitolo della seconda parte della sua tesi di dottorato: “Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro” (Laterza, 2023), Karl Marx affronta il problema della materialità degli atomi, nella distinzione tra άτομoι ἀρχαὶ e ἄτομα στοιχεία. Egli cita un passo del saggio del filosofo e astronomo Johann Konrad Schaubach sui concetti astronomici di Epicuro: “Epicuro ha fatto con Aristotele una distinzione tra principi (άτομoι ἀρχαὶ, Diogene Laerzio, X, 41) ed elementi (ἄτομα στοιχεία, Diog. Laert., X, 86). I primi sono gli atomi conoscibili con l’intelletto e non occupano spazio. Essi si chiamano atomi non perché siano i corpi più piccoli, ma perché non possono essere divisi nello spazio. In base a queste idee, si dovrebbe pensare che Epicuro non abbia attribuito agli atomi delle qualità che si riferiscono allo spazio. Senonché nella Lettera ad Erodoto (Diog. Laert., X, 44, 54) egli attribuisce agli atomi non solo pesantezza, ma anche grandezza e forma… Io considero dunque come appartenenti alla seconda specie questi atomi, che sono sì derivati dai primi, ma tuttavia vengono da capo concepiti come particelle elementari dei corpi.”
Con la sua particolare acribia, Marx prende in esame il testo originale di Epicuro, che Schaubach cita da Diogene Laerzio…
(Segue)
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