mercoledì 10 giugno 2026

Commento


                                         Altoparlanti


3 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

[N. d. B.]
Con “Altoparlanti”, si pubblica un seguito del frammento “La soglia eterna”, che non completa ancora però la totalità del testo previsto della parodia del brano dello “Zarathustra” di Nietzsche.

LA SOGLIA ETERNA
Vedi quest’automobile parcheggiata sulla soglia della porta carraia, dove queste due strade si scontrano tra loro, cozzano con la testa l’una contro l’altra? Una lunga strada infinita che corre in avanti e l’altra lunga strada infinita che corre all’indietro. E se qualcuno percorresse una di queste due strade, andando in avanti, sempre più avanti, credi che queste due strade si scontrerebbero per sempre tra loro? Tutto quel che è dritto mente. Ehi, nano! Non prendere la cosa troppo alla leggera, storpio, altrimenti ti lascio sul ciglio di questa strada, dove ti condussi fin sulla soglia eterna.
(Segue il testo intero, di cui viene riportato un frammento, della parodia del brano nietzschiano: “La visione e l’enigma”, “Così parlò Zaratustra “.)

Silvio Minieri ha detto...

ARCUS NOVUS
“Ehi! Hai smesso di clacsonare? Sto arrivando. – Sbrigati! – Eccomi! – Mi sembri ancora assonnato. – Ho avuto appena il tempo di lavarmi e vestirmi, prima di scendere, stamattina, da quando mi hai svegliato telefonando, e appena arrivato sotto casa clacsonando. – Sali in macchina e raccontami. – “Stanotte, quando non era ancora l'alba, Ippocrate, figlio di Apollodoro e fratello di Fasone, bussò a gran forza, col bastone, alla mia porta; e, non appena qualcuno gli aprì , subito entrò, in gran fretta, e chiamando a gran voce: «O Socrate!», disse. «Sei sveglio o dormi?». Ed io, riconosciuta la sua voce: «Ippocrate», dissi, «sei tu? Mi porti forse qualche novità?» «Nessuna», disse, «se non buone novità!». «Faresti bene a parlare, allora!», dissi. «Che c'è? Perché sei venuto a quest'ora?» «Protagora è qui!», disse stando in piedi accanto a me. «Già da ieri l'altro», dissi. «E tu l'hai saputo solo ora?» «Per gli dèi», disse, «l'ho saputo ieri sera!». E intanto, cercato a tastoni il mio letto, si sedette ai miei piedi e disse: «Proprio ieri sera, sul tardi, quand'ero appena rincasato da Enoè; m'era scappato uno schiavo, Satiro. Stavo proprio per venire a dirti che gli avrei dato la caccia, quando qualche altra cosa me ne fece dimenticare. Quando fui rincasato, dunque, e dopo che avevamo cenato, quando stavamo ormai per andare a dormire, proprio allora mio fratello mi disse che era arrivato Protagora. Sul momento mi accinsi a venire dritto da te, poi mi parve che fosse notte troppo inoltrata. Ma, non appena il sonno mi lasciò libero dalla stanchezza, subito mi levai e venni qui». – Caspita! Hai sognato di essere Socrate!

Silvio Minieri ha detto...

E tu eri, anzi sei, l’amico di Socrate, l’interlocutore anonimo del preludio del dialogo platonico: “Protagora”, di cui adesso ho riferito l’incipit, avendone sognato la scena. – E allora? – Nel sogno chi era arrivato in città, di cui mi diceva Ippocrate, figlio di Apollodoro, non era Protagora. – E chi era, dunque? – Friedrich. – Chi? – Friedrich Nietzsche. – Il filosofo pazzo? – Non essere ignorante. – Il filosofo che ti ha contagiato con la sua pazzia. – Contagiato me? – Non eri tu quello che quella volta cantava “O’ sole mio” alla stazione “Porta Nuova” di Torino, in attesa del treno per Basilea? – Io non sono mai andato a Basilea. – Bugiardo! – Confesso, è vero, sono stato a Basilea, ma non in quell’occasione, quindi non sono propriamente un bugiardo. – Racconti verità di comodo. – Tu, piuttosto, dove stiamo andando. – A fare un giretto fuori porta. – Volevi mostrarmi la nuova automobile, che avevi comprato? – Ti piace il modello? – Sì, ha un abitacolo molto interessante. – Dici? – Certo. – Allora dove andiamo, Socrate? – In direzione nord, amico, verso il casello autostradale di Fiano Romano. – Bene, prendiamo il raccordo e poi imbocchiamo l’autostrada. – Puoi togliere l’aria condizionata, abbasso un po' il finestrino. – Il fischio del vento ci accompagnerà. – Non ti preoccupare, alla fine della diramazione Roma Nord, lasceremo la strada reale e ne prenderemo una immaginaria. – Davvero? – Una lunga strada che corre in avanti all’infinito. – Sensazionale! – Sarà sorprendente. – Eccoci, qui corre una lunga strada in avanti, ora accelero. – Attenzione! – Perché? – Non vedi là in fondo la sagoma di quella grande porta stradale ad arco? – No, non riesco a distinguerla, ora accelero ancora di più. – Non serve. – Perché? – Non è questione di velocità. – La velocità massima di questo nuovo modello è 183 Km/h, prima oscillava tra 168 e 193. – Ti dico che non serve, anche se acceleri oltre i 200, un limite che hai sfiorato qualche volta nella realtà, e forse ti piace sentirtelo dire. – Perché? – Un messaggio del web mi ha rivelato questo. – Che cosa? – Te lo riproduco. – Va bene. – “Carissimo, oggi parliamo di dialoghi, che sono insieme la parte più divertente e la più infida di un libro. Sono divertenti perché si scrivono in fretta, i personaggi parlano e tu trascrivi. Ma sono anche infidi perché è proprio lì, nelle battute, che un testo rivela quasi subito se chi scrive ha orecchio oppure no. Un dialogo realistico, in un libro, non somiglia affatto a una conversazione vera. Può sembrare controintuitivo ma, se registrassi due persone al bar e mettessi tutto sulla pagina - gli "ehm", le frasi lasciate a metà, le tre volte che si ripete la stessa cosa, i convenevoli - verrebbe fuori qualcosa di illeggibile. Il dialogo scritto è una finzione del parlato: deve dare l'impressione del vero senza esserlo. È stilizzato, ripulito, compresso. La bravura consiste nel far sembrare naturale qualcosa che in realtà deve essere costruito con estrema attenzione. L'inceppo tipico è il dialogo che lavora troppo: “l’autore usa due personaggi come altoparlanti per passare informazioni.” Il lettore lo sente, e smette di credere alla scena, perché non è credibile.”
https://ilmiolibro.kataweb.it È il caso del mimo?
(Segue)