domenica 7 giugno 2026

Mimo

 


            Delle creature letterarie



4 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

DELLE CREATURE LETTERARIE
(Dialogo tra due passeggeri sulla funicolare tra Posillipo e Mergellina)

- Salve, Decio, come va?
- Salute a te, Traseo, ci ritroviamo nella patria del nostro comune amico, Camillo, nevvero?
- Eh già, mio ottimo Livio, quella Partenope, che noi oggi chiamiamo Napoli (Nea-polis), ovvero la “Nuova-città”.
- Questa è la città del sole, o Nera, mio amico! Ma fermati ed affacciamoci a questo parapetto, dall’alto del quale possiamo ammirare un panorama mediterraneo di sorprendente ed unica bellezza.
- Sorprendente, vero! Meraviglioso!
- Un paesaggio incantevole.
- Incantato, direi, Decio. Non è un incanto che incanta? E perdonami il bisticcio delle parole. Vale a dire non è cotanta nostra visione un incantesimo, che ci tiene avvinti a questo panorama di superba infinita bellezza, per cui possiamo dire che i luoghi oltre che incantevoli, che cioè incantano, siano soprattutto incantati, id est preda di una magia, un profondo sortilegio, a cui è impossibile sfuggire?
- Diverse riflessioni suscitano nel mio animo le tue parole ed un subbuglio di emozioni, Traseo Nera. Ed allora vorrei andare in ordine, tentando a poco a poco di sciogliermi dal turbamento a cui mi tiene avvinto questo azzurro paesaggio di sogno: laggiù nella risplendente luce del sole il promontorio di Posillipo con la lingua di terra contigua all’isola di Nisida, che si adagia sulla superficie del mare dai riflessi d’oro, il litorale di Coroglio e più in avanti la piana dei Campi Flegrei, poi più in fondo verso l’orizzonte del mare la linea di confine con il cielo terso e cristallino.
- Un’onda di meraviglia che ci invade, Decio Livio! Ora però è tempo di muoverci ed allontanare lo sguardo da questo scenario di sogno, con l’animo segnato dalla ruga di una lieve nostalgia. Andiamo, dunque, e mentre ci avviamo, dimmi intanto delle tue riflessioni, amico caro.
- In breve, Nera, l’incantesimo da te evocato mi richiama il termine inglese haunted, stregato, abitato da fantasmi, gli spiriti del passato, i.e. gli dèi e le dee di un mondo grecoromano che non c’è più, scomparsi per sempre, ma di cui restano e vagano nell’aria le immagini fantastiche, rispecchiate dalla bellezza dei luoghi che ci sconvolge. L’altra riflessione propria di questo ultimo sentimento, la Bellezza, merita tutta una sua trattazione a parte, perché lei, Calloné, pur invadendoci ora l’animo nella purezza della sua divinità, tenendoci in questo stato d’incantamento (hauntend), dimora nei nostri spiriti e li dispone ad uno stato di meraviglia, che si coniuga, ma precede per necessità ogni riflessione che sorge dal nostro desiderio di sapere.
- Sono d’accordo con te, Decio Livio, e non posso fare a meno di osservare come le tue parole mi richiamano un tema, che io in questa giornata di sole e di tepore invernale del nostro Mezzogiorno d’Italia vorrei con te affrontare. Intanto rispondi a questo mio quesito: “Ricordi ora come ci lasciammo l’ultima volta all’aeroporto di Fiumicino, quando a causa dello sciopero, non abbiamo più potuto proseguire insieme il nostro viaggio per Milano Malpensa e ci siamo dovuti separare?”
- Ricordo bene, ottimo Nera.
- E dimmi, dunque.

Silvio Minieri ha detto...

- Ci lasciammo con l’intesa di chiarire quelle nostre conclusioni sulla “Poesia della filosofia”, il “poetare” la filosofia, vale a dire su quell’arte di creare con pensieri immaginosi veri e propri mitologemi, narrazioni fantastiche, splendenti maschere d’oro dietro cui si celano le tenebre del Nulla, invece di segnare le tracce di un cammino indirizzato alla ricerca del Sapere e della Verità.
- Ottimo, caro Decio; non posso che provare un grande piacere, scoprendo come le incombenze della vita quotidiana, che tu pure ti trovi ad affrontare, non siano riuscite a distrarti dai grandi temi di riflessione, la cui conoscenza sorregge non solo le nostre normali occupazioni, ma tutta quanta, direi, l’attività intera della nostra vita, il significato ultimo dell’esistenza. Su questi ultimi aspetti da me delineati, vale a dire della ricerca inesausta del vero senso della vita, non trovi che sia così?
- E come no, Traseo Nera!
- E non ti sembra che evocando le maschere d’oro splendente, dietro cui si celano le tenebre del Nulla, non abbiamo in un certo senso dato conclusione al nostro discorso sui poeti della filosofia, i creatori di mitologemi?
- Così mi sembra, ottimo Nera, anche se so che ogni discorso, venendo sempre fuori, zampillando cioè dalla sorgente di un Logos inesauribile, non troverà mai fine.
- Certo, mio amato Decio, parliamo ora però del problema più essenziale che ci riguarda e che costituisce il tema del nostro colloquio odierno, riassumibile in questa domanda: noi chi siamo?
- Sì, Traseo Nera, mi dispongo all’ascolto delle tue parole.
- Vedi, siamo giunti alla stazione della funicolare di Posillipo. Andiamo a fare il biglietto, per scendere fino a Mergellina, da dove poi proseguiremo con la linea due della metropolitana fino a piazza Garibaldi.
- Ma certamente.
- Due biglietti per Mergellina. Due euro? Eccoli, tenga. I due biglietti? Oh, grazie!
- Tutto bene, Traseo?
- Sì, Decio Livio, tieni il tuo biglietto.
- Grazie!
- Mettiamoci qui presso la porta ed aspettiamo che arrivi la funicolare, dunque.
- Senza dimenticare i nostri interrogativi e le nostre risposte, anzi le tue risposte.
- Suvvia, Decio! Noi chi siamo, dunque!
- Se per “Noi”, Traseo Nera, intendi “… questa / bella d'erbe famiglia e d'animali” e con essa il sole che la illumina e tutte le altre stelle ed il cielo o i cieli che le contengono, vale a dire l’insieme degli enti esistenti ovvero l’Ente in generale, allora la domanda si può così porre: “Che cosa è l’Ente?”; quella che in definitiva si pone è la domanda sull’Essere, al di là di ogni problematica distintiva tra Essere ed Ente, che per ora lasciamo da parte.
- Ben detto, Decio Livio! Ti trovo molto preparato sulla filosofia dell’Essere, cioè a dire su quello che in filosofia può definirsi il problema ontologico.
- Grazie, Traseo Nera; quando devo affrontare un colloquio con te, io non dimentico mai il detto biblico: Estote parate.
- Parati, Livio, parati, con la “i” finale e non con la “e”, Imola finale, non Empoli.
- E va bene, Traseo Nera: Errare humanum est!
- Perseverare autem diabolicum! E daremo conto, Decio Livio, di queste precisazioni e citazioni anche, le quali nell’economia del Tutto svolgono la loro Parte.
- Bene, Traseo Nera, molto bene; in un certo senso, un senso per ora enigmatico nei confronti di nostri invisibili ascoltatori, riesco a capire queste tue precisazioni; ed in maniera sibillina, ma non troppo per chi ha imparato a conoscerci ed a seguire il nostro dialogare, ora dico: “Il verosimile è più bello del vero.”

Silvio Minieri ha detto...

- Eh sì, certo, Decio Livio, io e te e con noi tutta “… questa / bella d'erbe famiglia e d'animali” e con essa il sole e gli astri e la Via Lattea e tutti gli infiniti cieli, abbiamo tutti un occulto vizio d’origine, che il nostro logos tende a rendere manifesto.
- Vanitas vanitatum!
- Come è stata bella questa giornata di sole, Traseo Nera, e come lo è ancora!
- Ringrazio la vita perché mi permette di bruciare ancora, diceva Zagreus, il personaggio “dimidiato” di una storia letteraria di Albert Camus.
- Hanno aperto la porta, il vagoncino della funicolare è arrivato, entriamo.
- Subito.
- Ecco sediamoci, Traseo Nera, lo sguardo a monte.
- Sempre lo sguardo verso l’alto terremo, Decio Livio.
- Sì per tutta la discesa, sia pure breve, fino a Mergellina; ma soprattutto per tutto il corso del nostro colloquio.
- Sempre, certo! Ma ora veniamo a noi, al nostro discorso. Il problema ontologico, eravamo fermi al problema ontologico, mi sembra. Non è vero?
- Sì, è vero, Traseo Nera.
- E con il problema ontologico, dovremo risolvere il problema anche della quintessenza del nostro essere creaturale, come dire del nostro essere enti creati. Sei d’accordo su questo?
- E come non potrei?
- La quinta essentia, dunque! Quella essenza celeste, che differisce dalle quattro essenze del mondo terrestre: terra, aria, fuoco e acqua.
- Stiamo entrando in universo aristotelico, ora, Traseo.
- No, è la stazione del “Parco Angelina”, in cui entriamo scivolando leggeri, Decio Livio.
- Una fermata intermedia, che molto mi ricorda del giovane Camillo.
- E tanti altri ricordi.
- Traseo, bando alle nostalgie! La quinta essentia. La nostra, mia e tua e di tutti gli altri, l’essenza celeste, ultrasensibile, al di là degli atomi che ci compongono e della polvere, polvere di stelle, di cui tutti siamo fatti.
- Sì, Decio Livio, dici bene, siamo polvere, polvere di stelle: ecco “chi siamo” noi!
- La nostra patria è il Cielo.
- E spieghiamo queste nostre esclamazioni. Ma come? Interrogandoci prima su questa nostra sostanza celeste, Decio Livio, la mia e la tua, oltre il nostro concreto sensibile.
- Calma, calma! Non picchiettare, ti prego! Non darti questi forti schiaffetti con il palmo destro sul dorso della mano sinistra, Traseo Nera, per sottolineare la peculiarità concreta del sensibile. Non vedi che i nostri vicini si voltano a guardarci, colpiti da questi tuoi atteggiamenti.
- In che senso, atteggiamenti? Le parole che io dico oppure qualche gesto dimostrativo da me compiuto per dare forza ai miei argomenti.
- Qualche tuo gesto, Traseo, qualche tuo gesto; quel picchiettare un po’ con troppa forza.
- Tu ricorderai certamente, Livio, della polemica dei confutatori degli idealisti: il calcio contro un sasso, per dimostrare l’esistenza della materia.
- Sì, Traseo, ma ora non mi sembra il caso. Siamo polvere di stelle, polvere di stelle, Nera.
- Il contesto in cui tu affermi che noi siamo “polvere di stelle” lancia un’ombra di ambiguità su quest’ultima affermazione, Livio. Non credi ?
- Monsieur, je peux comprendre…
- Tout à fait d’accord !

Silvio Minieri ha detto...

- Comunque dobbiamo spiegarci meglio, Traseo Nera, e non parlare soltanto per enigmi e neppure in maniera oscura, come il grande Eraclito, se così vogliamo pomposamente definire il nostro gergo più che altro familiare.
- Diciamo, Livio, che tutto chiariremo, una volta che finalmente ci decideremo ad affrontare il tema del colloquio, questo nostro essere “creature letterarie”, perché questa è la nostra quintessenza e credimi non siamo in un universo aristotelico, ma piuttosto platonico, direi.
- Il mondo da favola, il nostro, ed il mondo vero, quello ideale. Peraltro, nel nostro caso o mondo, ovvero il mondo dei Trasea Nera e dei Decio Livio, noi siamo esseri di un mondo ulteriormente falso, quello creato artisticamente dalle fantasie letterarie di un nostro autore, che creandoci come personaggi di una sua storia, raccontata sotto forma di dialogo, fa opera di imitazione (mimesis). È noto che per Platone l’arte, copia del sensibile, era un ulteriore svilimento del mondo delle eterne Idee. Siamo in un mondo assai svilito, amico mio, nel quale figuriamo come personaggi di terz’ordine. Che avvilimento, Nera!
- Sursum corde, Decio, sollevati! Stiamo arrivando, anche se tacitamente, quasi un’umbratile combinazione del pensiero, nella stazione di Mergellina.
- Et voilà!
- Les jeux sont faits!
- Non ancora, Nera; dobbiamo uscire dalla porta della stazione della funicolare ed incamminarci rapidamente verso un’altra stazione, la stazione ferroviaria, sempre di Mergellina.
- De la station à la gare!
- Comment?
- De l'une à l'autre…
- Ah !
- Non siamo comunque ancora arrivati.
- Dove?
- Al centro del nostro discorso.
- Eh, no!
- Affrettiamoci dunque, ma ad attraversare la strada, prima. E non esitare ancora, Decio Livio: non senti come strombazzano irritate le automobili che fuoriescono veloci dal tunnel di Fuorigrotta, alla nostra sinistra?
- Sento strombazzarle, Traseo Nera, ma non credo che siano “irritate”?
- E come dunque?
- Fragorose, direi, euforiche: automobili che se non suonano il clacson, impazziscono per il silenzio.
- Eh, già! Ma perché continui, o Livio, a volgere il collo all’indietro, mentre procediamo in avanti e per poco non finivi “fragorosamente” sotto la ruota di quella “euforica” alfa romeo centosessantasei scura, non certo ammalata di silenzio?
- La tomba di Virgilio, Nera, la tomba di Virgilio, dove riposa pure il Leopardi, pare.
- Un'altra volta, Livio, un’altra volta.
- Adieu Posillipo, adieu!
- Macché! Al massimo: au revoir!