ORTHOTES Se non è questione di velocità, per raggiungere e distinguere la sagoma del grande arco, la questione qual è? È orthotes, la “giusta” correzione della vista abbagliata dalla luce della verità. – Quale verità? – La verità dell’idea, che si contempla con lo sguardo della mente. – Come sostiene Platone. – E come Heidegger interpreta il mito della caverna …
ADDIO MIO PERSONITA Dal momento, ma anche un po' prima, in cui ho interrotto la stesura di “Orthotes”, ad ora che riprendo a scrivere una parte temporale della mia persona si è staccata da me, e come mio personita si è estinta: addio, mio personita. Ora mi tocca l’eredità, vale a dire tocca alla mia persona sopravvissuta di curare il lascito spirituale del mio caro estinto, che è poi una parte temporale di me decaduta, e di completarlo come epigono, per non lasciarla coprire dalla polvere dell’oblio. Ad essere tetri, seguendo la metafora funeraria di Locke, per evitare il declino nel tempo delle idee del mio personita… ma ecco la citazione del testo del filosofo inglese, reperito grazie alla IA: «Vi è spesso una costante decadenza di tutte le nostre idee, anche di quelle impresse più nel profondo e nelle menti più ritentive; sicché, se esse non sono talvolta rinnovate da ripetuti esercizi dei sensi, o dalla riflessione su quel genere di oggetti che dapprima le lessero, l’impronta si cancella e alla fine non rimane più nulla da vedere. Così le idee, non meno dei figli della nostra giovinezza, spesso muoiono prima di noi; e le nostre menti rappresentano a noi quelle tombe verso le quali ci stiamo incamminando; dove, sebbene il bronzo e il marmo rimangano, tuttavia le iscrizioni sono cancellate dal tempo e le immagini si dissolvono. I quadri dipinti nelle nostre menti sono fatti con colori sbiaditi, e se non rinfrescati, svaniscono e scompaiono.» John Locke “Saggio sull'intelletto umano” (1690), Libro II, Capitolo X, paragrafo 5.
LA CAVERNA E LA PORTA CARRAIA Il mio personita defunto, sulla cui tomba vado ad incamminarmi, aveva lasciato in abbozzo le idee del mito della caverna platonica (con l’interpretazione di Heidegger) e del commento al brano dello “Zarathustra”: “La visione e l’enigma.” Queste idee, le iscrizioni funerarie che si vanno cancellando, verranno da me rinfrescate con nuovi colori. Non saranno però svolte sotto la forma del solito soliloquio colloquiale tra due interlocutori, soggetti immaginari verosimili, se non personaggi tratteggiati di una vera e propria narrazione, ma nella forma saggistica, di cui il mio soliloquio è soltanto la scimmiottatura, la cui messa in scena serve solo a evitare con tale sua leggerezza l’impegno di un discorso da tenere, almeno nelle intenzioni, in una maniera che non sia niente affatto peregrina o superficiale, come dire sciatta o priva di diligenza o cura. Ma prima di lasciarvi, vorrei portare alla vostra attenzione, signori, la traccia di un argomento, rinvenuta nel lascito del mio personita, che egli deve avere reperito nel commento di Heidegger alla dottrina di Nietzsche dell’eterno ritorno. Ecco qui di seguito il breve testo, che avendone l’opportunità, commenteremo in seguito.
GIOCONDI MAIALI "La sedia nostra noi la mettiamo al centro [...], equidistante da gladiatori morenti e da giocondi maiali". La frase si trova nel discorso "Della virtù che rimpicciolisce", Parte terza, “Così parlò Zarathustra”. Il significato della metafora: "Giocondi maiali" rappresenta la totale assenza di ideali elevati e una vita puramente materiale, volta solo al soddisfacimento dei bisogni e quieto vivere. "Gladiatori morenti" rappresenta la tragica grandezza, l'eroismo estremo, la lotta e la tensione verso il superamento di sé. La sedia in mezzo (La mediocrità) è la critica alla società del gregge. Il "piccolo uomo" moderno ricerca una comoda "via di mezzo". Si definisce "moderato", ma in realtà fugge sia dalla grandezza eroica sia dalla bestialità, preferendo un'esistenza grigia, prudente e piatta.
POSTILLA Il soliloquio del personita, in forma colloquiale ironica, indicava un grande arco ideale, situato all’uscita autostradale Roma Nord, sulla cui soglia, “Attimo”, l’autovettura in corsa si sarebbe andata a bloccare di colpo, nel cozzo delle due strade, che lì si scontravano, correndo in senso contrario, una in avanti, il futuro, e l’altra all’indietro, il passato. Quindi, sarebbe comparso Friedrich, per illustrare il passo “La visione e l’enigma dello “Zarathustra”. Il personita aveva ambientato la sua scena in quel luogo immaginario, ispirandosi all’Arcus Novus, e al progetto delle Cinque Porte, che sarebbe stato giudicato a suo tempo come uno dei tanti progetti irrealizzati del libro dei sogni di quell’amministrazione comunale capitolina.
ARCUS NOVUS DIOCLETIANI (ricostruzione ipotetica) L'arco, dedicato a Diocleziano (244-313) per i decennalia (dieci anni di regno) e i ventennalia (venti anni di regno) del 293, o per il trionfo celebrato a Roma insieme a Massimiano nel 303, è menzionato nel Catalogo Regionale della Regione VII e attribuito a Diocleziano nel Cronografo di 354 A.D. (p148). L'Arcus Novus era un antico arco di Roma, situato sulla via Lata (attuale via del Corso), probabilmente eretto in onore degli imperatori Diocleziano (244 - 313) e Massimiano (250 - 313). Fu eretto nel 293 e demolito nel 1491 durante i lavori di ingrandimento dell'adiacente basilica di Santa Maria in Via Lata.
LE CINQUE PORTE Il riferimento al progetto delle cinque porte d'accesso a Roma (legato alla visione urbanistica degli anni in cui Francesco Rutelli era sindaco) identifica un piano strategico volto a riorganizzare i principali nodi di ingresso alla Capitale dalle autostrade, trasformandoli in moderni centri intermodali di scambio. Il concetto alla base del piano prevedeva che i grandi flussi di traffico automobilistico si fermassero in corrispondenza di questi cinque snodi autostradali, offrendo ai pendolari e ai turisti la possibilità di lasciare l'auto e salire su mezzi di trasporto pubblico rapido su ferro (treni regionali o prolungamenti delle linee metro per raggiungere il centro cittadino. Le cinque grandi porte d'accesso automobilistiche e autostradali individuate erano dislocate sui diversi quadranti della città: Porta Nord (Roma Nord): Situata sull'Autostrada A1 all'altezza del casello di Fiano Romano, concepita per intercettare i veicoli provenienti da Firenze e dal Nord Italia. Porta Ovest / Nord-Ovest (Civitavecchia/Aurelia): Posizionata lungo l'autostrada A12 e la via Aurelia, per i flussi provenienti dal litorale nord e dalla Toscana. Porta Est (Roma Est / Lunghezza): Situata sull'Autostrada A24, per bloccare e deviare il traffico proveniente dall'Abruzzo e dai quadranti orientali. Porta Sud-Est (Roma Sud / Torrenova): Sita sulla diramazione della A1 Roma Sud, per gestire gli ingressi da Napoli e dal Meridione. Porta Sud-Ovest (Fiumicino): Situata lungo l'autostrada A91 Roma-Fiumicino, pensata per chi proviene dall'aeroporto e dal litorale sud. Il progetto mirava a decongestionare il Grande Raccordo Anulare (GRA) e la viabilità interna, ma nel corso degli anni è stato realizzato solo parzialmente o si è frammentato in singoli interventi locali di park-and-ride e nodi di scambio (come la stazione di Lunghezza a Est o i parcheggi vicino ai capolinea delle metropolitane), rimanendo in gran parte una visione urbanistica strutturale.
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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ORTHOTES
Se non è questione di velocità, per raggiungere e distinguere la sagoma del grande arco, la questione qual è? È orthotes, la “giusta” correzione della vista abbagliata dalla luce della verità. – Quale verità? – La verità dell’idea, che si contempla con lo sguardo della mente. – Come sostiene Platone. – E come Heidegger interpreta il mito della caverna …
ADDIO MIO PERSONITA
Dal momento, ma anche un po' prima, in cui ho interrotto la stesura di “Orthotes”, ad ora che riprendo a scrivere una parte temporale della mia persona si è staccata da me, e come mio personita si è estinta: addio, mio personita. Ora mi tocca l’eredità, vale a dire tocca alla mia persona sopravvissuta di curare il lascito spirituale del mio caro estinto, che è poi una parte temporale di me decaduta, e di completarlo come epigono, per non lasciarla coprire dalla polvere dell’oblio. Ad essere tetri, seguendo la metafora funeraria di Locke, per evitare il declino nel tempo delle idee del mio personita… ma ecco la citazione del testo del filosofo inglese, reperito grazie alla IA: «Vi è spesso una costante decadenza di tutte le nostre idee, anche di quelle impresse più nel profondo e nelle menti più ritentive; sicché, se esse non sono talvolta rinnovate da ripetuti esercizi dei sensi, o dalla riflessione su quel genere di oggetti che dapprima le lessero, l’impronta si cancella e alla fine non rimane più nulla da vedere. Così le idee, non meno dei figli della nostra giovinezza, spesso muoiono prima di noi; e le nostre menti rappresentano a noi quelle tombe verso le quali ci stiamo incamminando; dove, sebbene il bronzo e il marmo rimangano, tuttavia le iscrizioni sono cancellate dal tempo e le immagini si dissolvono. I quadri dipinti nelle nostre menti sono fatti con colori sbiaditi, e se non rinfrescati, svaniscono e scompaiono.»
John Locke “Saggio sull'intelletto umano” (1690), Libro II, Capitolo X, paragrafo 5.
LA CAVERNA E LA PORTA CARRAIA
Il mio personita defunto, sulla cui tomba vado ad incamminarmi, aveva lasciato in abbozzo le idee del mito della caverna platonica (con l’interpretazione di Heidegger) e del commento al brano dello “Zarathustra”: “La visione e l’enigma.” Queste idee, le iscrizioni funerarie che si vanno cancellando, verranno da me rinfrescate con nuovi colori. Non saranno però svolte sotto la forma del solito soliloquio colloquiale tra due interlocutori, soggetti immaginari verosimili, se non personaggi tratteggiati di una vera e propria narrazione, ma nella forma saggistica, di cui il mio soliloquio è soltanto la scimmiottatura, la cui messa in scena serve solo a evitare con tale sua leggerezza l’impegno di un discorso da tenere, almeno nelle intenzioni, in una maniera che non sia niente affatto peregrina o superficiale, come dire sciatta o priva di diligenza o cura.
Ma prima di lasciarvi, vorrei portare alla vostra attenzione, signori, la traccia di un argomento, rinvenuta nel lascito del mio personita, che egli deve avere reperito nel commento di Heidegger alla dottrina di Nietzsche dell’eterno ritorno. Ecco qui di seguito il breve testo, che avendone l’opportunità, commenteremo in seguito.
GIOCONDI MAIALI
"La sedia nostra noi la mettiamo al centro [...], equidistante da gladiatori morenti e da giocondi maiali". La frase si trova nel discorso "Della virtù che rimpicciolisce", Parte terza, “Così parlò Zarathustra”. Il significato della metafora: "Giocondi maiali" rappresenta la totale assenza di ideali elevati e una vita puramente materiale, volta solo al soddisfacimento dei bisogni e quieto vivere. "Gladiatori morenti" rappresenta la tragica grandezza, l'eroismo estremo, la lotta e la tensione verso il superamento di sé. La sedia in mezzo (La mediocrità) è la critica alla società del gregge. Il "piccolo uomo" moderno ricerca una comoda "via di mezzo". Si definisce "moderato", ma in realtà fugge sia dalla grandezza eroica sia dalla bestialità, preferendo un'esistenza grigia, prudente e piatta.
POSTILLA
Il soliloquio del personita, in forma colloquiale ironica, indicava un grande arco ideale, situato all’uscita autostradale Roma Nord, sulla cui soglia, “Attimo”, l’autovettura in corsa si sarebbe andata a bloccare di colpo, nel cozzo delle due strade, che lì si scontravano, correndo in senso contrario, una in avanti, il futuro, e l’altra all’indietro, il passato. Quindi, sarebbe comparso Friedrich, per illustrare il passo “La visione e l’enigma dello “Zarathustra”. Il personita aveva ambientato la sua scena in quel luogo immaginario, ispirandosi all’Arcus Novus, e al progetto delle Cinque Porte, che sarebbe stato giudicato a suo tempo come uno dei tanti progetti irrealizzati del libro dei sogni di quell’amministrazione comunale capitolina.
ARCUS NOVUS DIOCLETIANI
(ricostruzione ipotetica)
L'arco, dedicato a Diocleziano (244-313) per i decennalia (dieci anni di regno) e i ventennalia (venti anni di regno) del 293, o per il trionfo celebrato a Roma insieme a Massimiano nel 303, è menzionato nel Catalogo Regionale della Regione VII e attribuito a Diocleziano nel Cronografo di 354 A.D. (p148).
L'Arcus Novus era un antico arco di Roma, situato sulla via Lata (attuale via del Corso), probabilmente eretto in onore degli imperatori Diocleziano (244 - 313) e Massimiano (250 - 313). Fu eretto nel 293 e demolito nel 1491 durante i lavori di ingrandimento dell'adiacente basilica di Santa Maria in Via Lata.
LE CINQUE PORTE
Il riferimento al progetto delle cinque porte d'accesso a Roma (legato alla visione urbanistica degli anni in cui Francesco Rutelli era sindaco) identifica un piano strategico volto a riorganizzare i principali nodi di ingresso alla Capitale dalle autostrade, trasformandoli in moderni centri intermodali di scambio. Il concetto alla base del piano prevedeva che i grandi flussi di traffico automobilistico si fermassero in corrispondenza di questi cinque snodi autostradali, offrendo ai pendolari e ai turisti la possibilità di lasciare l'auto e salire su mezzi di trasporto pubblico rapido su ferro (treni regionali o prolungamenti delle linee metro per raggiungere il centro cittadino. Le cinque grandi porte d'accesso automobilistiche e autostradali individuate erano dislocate sui diversi quadranti della città: Porta Nord (Roma Nord): Situata sull'Autostrada A1 all'altezza del casello di Fiano Romano, concepita per intercettare i veicoli provenienti da Firenze e dal Nord Italia. Porta Ovest / Nord-Ovest (Civitavecchia/Aurelia): Posizionata lungo l'autostrada A12 e la via Aurelia, per i flussi provenienti dal litorale nord e dalla Toscana. Porta Est (Roma Est / Lunghezza): Situata sull'Autostrada A24, per bloccare e deviare il traffico proveniente dall'Abruzzo e dai quadranti orientali. Porta Sud-Est (Roma Sud / Torrenova): Sita sulla diramazione della A1 Roma Sud, per gestire gli ingressi da Napoli e dal Meridione. Porta Sud-Ovest (Fiumicino): Situata lungo l'autostrada A91 Roma-Fiumicino, pensata per chi proviene dall'aeroporto e dal litorale sud. Il progetto mirava a decongestionare il Grande Raccordo Anulare (GRA) e la viabilità interna, ma nel corso degli anni è stato realizzato solo parzialmente o si è frammentato in singoli interventi locali di park-and-ride e nodi di scambio (come la stazione di Lunghezza a Est o i parcheggi vicino ai capolinea delle metropolitane), rimanendo in gran parte una visione urbanistica strutturale.
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