venerdì 25 settembre 2026

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                  I fenomeni celesti




4 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

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Facendosi forte delle affermazioni dei due principali Padri della Chiesa, Mancuso sta criticando il dogma della Resurrezione della carne. La sua critica ricorda la sorridente ironia di Kruscev, all’indomani dell’impresa di Gagarin nello spazio, quando diceva che in cielo l’astronave non aveva incontrato gli angeli e neppure le piume. Kruscev era un contadino ucraino, che per dare forza alle sue idee e darne immagine sulla scena mondiale, si toglieva la scarpa e la batteva sul tavolo delle trattative dei Capi di Stato.

I FENOMENI CELESTI
Ma prima di lui, un filosofo materialista, Epicuro, così istruiva i suoi discepoli, non sui modi, ma sui fini. “Prima di tutto, bisogna essere persuasi che dalla conoscenza dei fenomeni celesti, in qualsiasi modo se ne tratti, o unitamente ad altre dottrine o separatamente, non può derivare altro scopo se non la tranquillità e la sicurezza dell’anima, ciò che del resto è pure [86] lo scopo di ogni altra ricerca. Bisogna ritenere pure che non devesi cercare di raggiungere, ad ogni costo, conoscenze irraggiungibili e [senza risultati pratici], e che [su questi argomenti] non si deve seguire la medesima via d’indagine che si segue nelle dottrine morali, od in quelle che si propongono la soluzione degli altri problemi fisici, come ad esempio questi: “che l’universo consiste di corpi e di vuoto”, oppure “che gli elementi di cui si compongono le cose sono indivisibili [atomi]” e tutte le questioni simili che ammettono una sola soluzione in accordo con i fenomeni.” (“Lettera a Pitocle” in Diogene Laerzio, X, 85-87)
Epicuro ha qui indicato i lineamenti generali della sua filosofia atomista, che ha lo scopo di tranquillizzare e rassicurare gli animi, come dire le inquietudini dell’anima. Quindi, passa a discutere dei fenomeni celesti, quelli che in greco antico venivano definiti “meteore”, affermando che la loro trattazione non può avvenire alla stessa stregua della sua filosofia, verità certe, quelle “che ammettono una sola soluzione in accordo con i fenomeni”. Infatti, egli dice, per questi ultimi, i metéora (μετέωρα), [plurale neutro dell'aggettivo metéoros (μετέωρος), che significa "che sta in alto nell'aria" o "sospeso in cielo"], ovvero i fenomeni celesti o atmosferici, quelli che si verificano in alto, nell’aria, si danno molteplici modi di origine, e in accordo con l’attestazione dei sensi, si possono recare diverse spiegazioni del loro modo di essere.
Per le soluzioni dei problemi fisici e morali, Epicuro parla di “accordo”(συμφωνίαν) tra “unica [soluzione di pensiero]” (μοναχὴν) e “fenomeni” (φαινομένοις). Per le questioni riguardanti i fenomeni celesti, invece, dice: ὅπερ ἐπὶ τῶν μετεώρων οὐχ ὑπάρχει: "il che non sussiste (οὐχ ὑπάρχει) per i fenomeni celesti (ἐπὶ τῶν μετεώρων)", ἀλλὰ ταῦτά γε πλεοναχὴν ἔχει: "ma queste cose hanno (ἔχει) una molteplice spiegazione (πλεοναχὴν)".

Silvio Minieri ha detto...

Sulla differenza tra una verità unica per i problemi filosofici fisici e morali, e le diverse spiegazioni possibili per i fenomeni celesti, ci avvaliamo del commento di Ettore Bignone, “Epicuro, Opere, Frammenti, Testimonianze sulla vita”, Laterza, Bari, 1920.
“Per comprendere bene quello che segue, si noti che l’uomo, secondo Epicuro, deve rendersi conto dei fenomeni e loro cause, per non essere soggetto a superstizioni ed avere fiducia che le cose sono realmente quali appariscono alla nostra esperienza, onde possa debellare il dubbio scettico (v. 5. $ 96, p. 127: Mass. cap., XXIII sgg.). Perciò egli ritiene che debbano avere una soluzione unica tutti quei problemi che non possono avere che una sola soluzione in accordo con i dati dell’esperienza, siano essi problemi morali o fisici. Rispetto alle cause dei fenomeni celesti il metodo deve essere differente. Siccome essi non possono essere esaminati da noi con sufficiente esattezza, e poiché si può concepire che veramente, nei diversi casi, varie possano esserne le cause, basta determinarne le cause possibili, purché esse siano in accordo con l’esperienza dei fenomeni terrestri analoghi ad essi (v. sotto p. 118, 3). Ciò sarà sufficiente ad impedire che si attribuiscano ad intervento divino (vedendosi che possono spiegarsi con cause materiali e meccaniche) e si eviteranno così inutili discussioni sulla verità assoluta di una sola spiegazione, mentre molte sono possibili e forse egualmente si avverano nei diversi casi particolari; tanto più che, dice Epicuro, non abbiamo modo di accertare quali di esse si avverino realmente o no.”
Più avanti, Epicuro insiste sui fini della conoscenza, il suo risvolto pratico: “Poiché la vita nostra non ha ormai bisogno di irragionevolezza o di vuote congetture, ma di tranquillità e di fiducia. E senza dubbio si ottiene l’assoluta tranquillità spirituale su tutti quei problemi che si risolvono secondo il metodo delle spiegazioni molteplici, in accordo con i fenomeni, quando rispetto ad essi si mantengono, secondo quanto è giusto, quelle spiegazioni che sono probabili. Se invece se ne accetta qualcuna, e se ne rigetta qualche altra, che sia egualmente in accordo con i fenomeni, è chiaro che si esce dai giusti limiti della scienza della natura e si cade nel mito.”
Sulla base di queste premesse, Epicuro passa a definire che cosa sia un mondo, quale sia la sua forma e generazione, e quindi seguito si occupa di tutti gli altri fenomeni celesti: gli astri, grandezze, moti e fenomeni relativi; nubi, pioggia, tuoni, fulmini; cicloni, turbini, trombe marine, terremoti, venti, grandine, neve, rugiada, brina, ghiaccio, arcobaleno, alone; comete, moti delle stelle, stelle, pronostici del tempo.
È la descrizione del grande e meraviglioso spettacolo della natura, ripreso e cantato nei versi del celebre poema latino di Tito Lucrezio Caro: “De rerum natura”.
Rinviamo qui ogni ulteriore commento al post: “Un principio di libertà” del 28 febbraio 2026, per uno sguardo più ampio sulla dottrina di Epicuro, seppure vista in maniera indiretta, nell’ottica del saggio (la sua tesi di laurea) di Karl Marx. Ci riserviamo comunque di riprendere, con il maggiore approfondimento che merita, il discorso su Epicuro e Lucrezio e la trattazione delle loro opere in altra separata sede.

Silvio Minieri ha detto...

LA RESURREZIONE DEI CORPI
La resurrezione dei corpi è una dottrina cristiana che indica il ricongiungimento di tutti i corpi con le rispettive anime alla fine dei tempi.

Significato e Fondamento
Visione cristiana: Affermata dal Catechismo della Chiesa Cattolica, sostiene che la persona intera, anima e corpo, parteciperà alla vita eterna.
Corpo spirituale: Secondo san Paolo, il corpo non risorgerà come mortale o terreno, ma come corpo glorioso e spirituale, trasformato dalla luce di Dio.
Modello di Cristo: La certezza della risurrezione dei credenti si fonda sulla risurrezione di Gesù Cristo.

Questa breve spiegazione della IA mostra in sintesi il dogma della Chiesa cattolica, che il teologo Vito Mancuso critica, ma non alla maniera del “materialismo”, ad es. quello modellato sull’atomismo democriteo ed epicureo, a cui si era a suo modo ispirato, nella sua tesi di laurea, il giovane Karl Marx: ”Differenza tra filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro”, discussa il 15 aprile 1841 all'Università di Jena.
Discutendo sulla scomparsa della salma di Gesù dal sepolcro e della Sua Resurrezione, riportata nei Vangeli, Mancuso ne ha dato, come abbiamo visto, un’interpretazione spiritualista: “Quel corpo umano, se è veramente risorto dai morti e asceso al cielo, è di certo svanito nella sua materialità. L’ascensione al cielo, infatti, non è altro che l’immagine meno inadeguata che la mente antica ha saputo coniare per esprimere l’ingresso nella dimensione dell’eterno, dell’essere senza tempo e senza spazio che denominiamo “spirito”, e che compete al divino, in quanto “Dio è spirito” (Gv. 4,24)”
Questa spiegazione, per quanto sia la migliore e la più razionale possibile, lascia il problema irrisolto, perché non ricompone, anche e soprattutto secondo la logica comune, la scissione tra le due figure: quella umana di Gesù e quella divina di Cristo.
La figura umana, le spoglie mortali, destinate a diventare polvere –memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris – si smaterializza, divenendo puro spirito. Come è possibile che accada questo? La risposta alla domanda non può rimanere inevasa. Sembra quasi più credibile che il corpo si trovi “da qualche parte”, “in cielo”.
Tutta l’arte sacra, conservata nei musei e nelle chiese, ci rimanda alla visione di questa e altre immagini di fede. È una finzione, una semplice arte di raffigurazione, certo, e nell’ottica platonica la copia di una copia, quindi poco più di un’ombra, un ricordo, un’immagine. Ma di quale avvenimento verificatosi nella realtà?

Silvio Minieri ha detto...

UNA QUESTIONE DI FEDE
Credere nella “scomparsa” da un luogo e nella possibile “riapparizione” in un altro o nello stesso luogo sembra quasi più naturale che credere nella scomparsa nel nulla. “Di due cose l'una è l'essere morti: o infatti è come se non fosse nulla né avesse nessuna sensazione di nulla il morto, oppure secondo le cose che si dicono accade che ci sia un cambiamento e un trasferimento per l'anima da questo a un altro luogo.” Platone, “Apologia di Socrate”, 40c.
(Segue)