giovedì 17 settembre 2026

Narrativa

 

            Il sorgere del quadratino


19 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

[N. d. B.]
Questo scritto assieme ad altri ad esso collegato, aventi come tema “il quadratino”, risale ad alcuni anni fa, diciamo al tempo della pandemia, all’inizio degli anni Venti di questo secolo – specifico di questo secolo, in ragione della mia memoria, ahimé ormai così lunga tanto da ricoprire quattro quinti del secolo a cavallo tra il (mille) Novecento e il Duemila, in base alla quale gli anni Venti sono appunto per antonomasia quelli del secolo scorso, il ‘900. Che cos’è il quadratino? Un gioco, una riflessione, una narrazione. il presente testo, se dico bene, appartiene alla riflessione, come dire un genere filosofico, che rispecchia il linguaggio del pensiero, quello concettuale.

Silvio Minieri ha detto...

IL SORGERE DEL QUADRATINO
Da dove sorge il quadratino? Dov’è la sua sorgente? Il caso. E se è il caso, donde il nostro caso? Il nostro caso discende dal quadratino, almeno così appare. Infatti, senza la necessità del quadratino, il caso non si sarebbe potuto configurare come caso. E come allora? Ma come? Non abbiamo ancora imparato a conoscere la risposta? Il quadratino, il caso si sarebbe configurato come quadratino. Ma di quale quadratino stiamo parlando? Che cos’ è questo quadratino? È l’immagine osservata e osservabile del quadratino bianco e incontaminato, composto da cinque colonne verticali di quadratini e cinque linee orizzontali di quadratini, tutti insieme incasellati nel quadratino più grande, il “grande quadratino”: ma di questo, della grandezza del quadratino ne avremo ancora da parlare a lungo. Noi, ora, non possiamo negare la presenza del quadratino bianco e incontaminato e delle sue caselle altrettanto immacolate, che nelle sue linee e nel suo candore, si offre al nostro sguardo. In questo senso, il quadratino non è quello pienamente presente, ma il continuo svanire del quadratino. Quello di cui sto parlando non è, infatti, il quadratino ideale, eterno, ma quell’altro là, sì, proprio quello che i vostri occhi, amici e fratelli, possono osservare. Ma come? Non lo vedete? No? Guardiamo il Blog. E allora lo vediamo adesso? Sì. Oh, finalmente! Il post: “Narrativa – “Il sorgere del quadratino”; l’immagine: sotto la dicitura “Il quadratino”, vediamo il disegno di un quadratino, con i bianchi quadratini ordinatamente incasellati in linee verticali e orizzontali. [1] Ecco il quadratino di cui parliamo, il quadratino che con il suo accadere rivela in sé il segreto del suo accadere.
Chi o che cosa inviano il quadratino? La domanda è legittima, come la risposta, che forse potrà non accontentare gli spiriti razionali, perché non è possibile configurarla concettualmente in termini semplici tali da offrirne una giusta ragione, e allora dovrò ricorrere al mito, non quello classico, ma un raccontino dei nostri giorni.

[1] Nella pubblicazione a suo tempo del post originario, agli inizi del 2020, era visibile l’immagine descritta, che ora va soltanto immaginata.

Silvio Minieri ha detto...

L’altra mattina, mi trovavo a Termini, perché dovevo rincorrere l’immagine di un altro tempo: una figura bianca che saltava tra le pozzanghere della piazza, aveva piovuto da poco. Comunque la mattina, di cui dico, era sereno, nel senso meteorologico, e anche io ero sereno, e andavo verso piazza Indipendenza, ho girato a sinistra, e nella strada laterale, sono entrato in un negozio di orologi e altri oggetti elettronici minimi, per acquistare un cinturino di gomma per il mio orologetto da polso digitale, quello che serve a cronometrare i tempi, oltre che a segnare l’ora e i minuti. Ho scelto tra le varie piccole offerte in vendita, che il negoziante asiatico mi ha mostrato, indicandone i prezzi, ed ho acquistato il mio cinturino, ho pagato, ho salutato e stavo per andare via. In quel momento, il negoziante ha mosso lo sguardo in avanti e illuminandosi in volto, ha salutato: “Ciao, Hǎi yún.” Mi sono voltato e andando all’uscita ho incrociato la nuova venuta. La cinesina mi ha sorriso, anch’io ho sorriso, poi sulla soglia, mi sono affrettato ad uscire in istrada, dove sono stato colto da un forte starnuto, e poi ancora un altro e un altro ancora, accidenti! Ho tossito varie volte: quest’anno, ma anche l’altr’anno, sono stato colpito dall’influenza di stagione, e il raffreddore non mi vuole abbandonare: sarà l’età, sicuramente l’età, che cosa altrimenti? Eh?
Quando sono arrivato a casa, ero soprappensiero, sono andato in bagno e mi sono accuratamente lavato le mani, fregandole a lungo sotto l’acqua – mi fregavo le mani, forse perché felice dell’ottimo acquisto del cinturino dell’orologio – e insaponando le dita una alla volta, risciacquando infine per bene tutte e due le mani. Quindi le ho asciugate con fazzoletti di carta ed ero pronto, ma a che cosa? Mi sembrava di essere un chirurgo, che dopo essersi lavate le mani, in camice verde, i guanti, la cuffia e la mascherina si appresta ad entrare in sala operatoria. Comunque sembra che siano abbigliati così anche i malati, però in bianco, quelli colpiti da malattie contagiose.
Yin e Yang, nella filosofia e nel pensiero cinese, sono le due componenti della totalità del Tutto e quindi anche della vita e della morte. Allo Yin, il nero, si contrappone lo Yang, il bianco, come la notte al giorno. Il bianco è il colore del lutto, indossato dai partecipanti al funerale, quelli rimasti nella vita del giorno.
海云, Hǎi yún, il nome indica due immagini di grande bellezza: il mare e le nuvole. Nell’incontro del mattino, in quel momento, il sorgere del quadratino ha rivelato tutta la pienezza del suo avvenire.

Silvio Minieri ha detto...

IL MARE E LE NUVOLE
Io non vorrei portare alle conseguenze ultime il discorso sulla pienezza dell’avvenire, ma qualche osservazione sul tempo futuro merita la nostra attenzione. E come non la merita! Altroché! E il quadratino? Un attimo, il quadratino è l’avvenire, ma lasciatemi prima finire sulla pienezza dell’avvenire, come si compete. Il tempo è il tempo passato, nello svanire del presente, il passato è là, ma anche il futuro, dov’è il futuro? Nell’attesa, nel suo continuo entrare nel presente? Ma se il presente svanisce, dove finisce il futuro in questo suo svanire come presente? Nel passato è là. Dove? Nella memoria del presente. E quindi? Quindi vuol dire dopo, e dopo? Dopo, subito dopo ogni attimo del presente e del suo svanire nell’incertezza del passato e del suo oblio, il tempo sembra scivolare in continuazione nel futuro, la vita del presente sembra essere la vita futura, la pienezza del futuro diventa appunto la “vita futura”, quella che la religione indica come la “vita eterna”. E la morte? Nella presenza della morte, resta appunto l’attesa, il momento dell’attesa della “vita futura”. O non è così?
Il quadratino, il mare e le nuvole, il nostro – scusate il mio – lavarcene le mani, non è una fuga, sì forse, ma verso quale impazzito dove? La risposta è forse nel quadratino? È il quadratino l’approdo, il porto sicuro, nel quale sbarcare, lontano dai flutti e dalle onde del mare? E dove sono le nuvole? Abbiamo perduto le nuvole, le bianche nuvole del cielo, in cui si rispecchia l’azzurro del mare.
Ma che cosa c’entra tutto questo discorso del mare e delle nuvole con il quadratino del nostro Blog, il bianco di una griglia dalle linee quadrettate, nell’inesaurito calcolo dei suoi quadratini. Vogliamo provare a contarli questi quadratini caselle del quadratino? A una prima occhiata cinque volte cinque più uno, l’uno del grande quadratino, che comprende l’intera griglia dei quadratini in questo suo uno. Ma il calcolo subito appare approssimativo e in ogni caso inesatto, contiamo meglio. E sia! È cinquantacinque il numero dei quadratini? Questo forse è il numero visibile e quindi calcolabile, se non abbiamo sbagliato nel vedere e calcolare. E la matematica subito ci potrebbe venire in aiuto con la ricerca di una formula per il calcolo del Numero dei Quadratini (NQ) del nostro quadratino. E allora: NQ = 1+4+9+16+25=55.

Silvio Minieri ha detto...

Nel quadratino contiamo 1 quadratino di 25 (5x5) caselle, 4 quadratini di 16 (4x4) caselle, 9 quadratini di 9 (3x3) caselle, 16 quadratini di 4 (2x2) caselle, 25 quadratini di 1 (1x1) casella. La formula è un’espressione aritmetica, in cui la progressione 3,5,7,9… n… dà ragione del calcolo dei quadratini del quadratino, perché si rivela negli intervalli della progressione dal quadratino a casella unica fino al quadratino a caselle infinite. In questo senso, il quadratino del Blog è quadratino finito, ovvero frammento della totalità del quadratino infinito. E con la totalità del il quadratino infinito, che non può esaurire il calcolo dei quadratini del quadratino – ma dobbiamo tornare su questa totalità – pensiamo di avere finito i nostri compiti di calcolo.
Ora applichiamoci alle nostre mansioni del narrare, sia pure nella dimensione del quadratino, il nostro geometrico quadratino, che nel suo “finito” riesce a misurare nella misura della dismisura quello “infinito”. E come?
Il mare e le nuvole, 海云, Hǎi yún, tanto per intenderci, è l’azzurro del mare specchio dell’azzurro del cielo, che sovrasta, sta sopra alla limitata dimensione geometrica del quadratino, ma – e questo è il bello, ossia il vero – in esso quadratino è compreso. Se noi lanciamo un’occhiata concreta al quadratino concreto del Blog, il bianco quadratino, segnato dalle linee verticali e orizzontali, nella griglia perimetrata dalla linea continua di contorno del quadratino, noi possiamo coniugare, tenere insieme, il cielo sovrastante e quello incasellato, il cielo a scacchi, quello visibile dalle celle di una prigione con vista sul cielo. Le caselle di ogni linea orizzontale, ma anche di ogni linea verticale, possono contenere ognuna delle lettere, componendo una stringa, tesa a dare il senso compiuto del cielo. Questo cielo di cui parliamo è il cielo del quadratino, ma al tempo stesso è il quadratino del cielo. Sì, proprio quello, che nel passaggio lineare senza soluzione di continuità delle sue caselle, rimanda all’azzurro del mare specchio del cielo e delle sue nuvole. Potremmo avere 海云, Hǎi yún, il mare e le nuvole, senza il quadratino? Io non credo, non credo che possiamo lavarcene le mani.

Silvio Minieri ha detto...

IL CIELO
Il quadratino incontaminato ha una sua immagine, ma anche il quadratino toccato dalla contaminazione si rivela nel Blog con la sua presenza. È il quadratino cielo? È per caso (ma forse non è un caso, ma un destino – e quale la differenza fra caso e destino? Ne riparleremo) quello attraversato dalla linea orizzontale del cielo, che noi possiamo leggere come una parola di cinque lettere? Sì, senz’altro è quello, ma per essere quello, non esclude l’altro, il quadratino ideale incontaminato, rivelatosi con la sua presenza. Fra i due quadratini, se una tale comparazione è possibile, lo scarto (gap) della differenza è visibile, ma allo stesso tempo anche invisibile. Viene un dubbio: forse anche il quadratino contaminato corrisponde a un modello ideale?
Proviamo a individuare il senso della contaminazione, guardando alla struttura delle caselle del quadratino, quello passato e quello dell’avvenire, che dunque nel presente continuamente svanisce. Vediamo, con lo sguardo del presente che svanisce sotto i nostri occhi, le caselle segnate da lettere allineate in direzione orizzontale e verticale, che offuscano la purezza della griglia del quadratino incontaminato. Ogni linea di caselle, comprese quelle macchiate dal gradino nero, trova nel “cinque” la sua composizione numerica. Ha questo numero, il cinque, un’origine casuale o risponde a un paradigma ideale o partecipa (metaxy) di entrambe: la casualità e l’idealità?
Nella sua comparsa sul Blog, il quadratino si rivela come uno strumento di gioco enigmistico, attraverso cui scrivere commenti di letteratura o filosofia, e in questo senso è diretto discendente del quadrato, che aveva le stesse caratteristiche, ma con una griglia di dieci caselle per linee orizzontali e verticali. Nel suo rapporto con il quadrato, il quadratino non si può soltanto considerare nominalmente come un diminutivo, come ad esempio bicchiere e bicchierino, piatto e piattino etc. Neppure può considerarsi come un falso diminutivo, tipo tacco e tacchino, turco e turchino, becco e becchino, desto e destino, creta e… basta così. Un attimo! Non vorrei sottrarmi al compito d’illustrare la relazione tra creta e cretino, che a prima vista può sembrare un esercizio, a dir così, un po' stupidotto.
Secondo il dizionario etimologico, “cretino” corrisponde al francese “crétin”, nel dialetto girondino “crestin”, ed è il nome che si dà a ognuna di quelle misere creature, piccole di statura, malformate, con un grande gozzo e molto stupide, che si trovano specialmente nelle valli delle Alpi Occidentali. Fin qui, l’estensore della voce del dizionario non sta facendo altro che descrivere la figura del gobbo di Notre-Dame, il celebre Quasimodo di Victor Hugo. Quindi prosegue, indicando una derivazione dal latino “christianus”, perché tali individui erano considerati come persone semplici e innocenti, ovvero perché stupidi e insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti; e difatti nelle Prealpi lombarde dicesi christian un cretino, un povero di spirito. Infine, un’ultima ipotesi, vuole la provenienza dal tedesco kreidling aggettivo di Kreide creta, a cagione del colore biancastro della loro pelle. E così il cerchio si chiude con “creta”.

Silvio Minieri ha detto...

E allora andiamo a investigare quest’ultima parola, sempre consultando il nostro dizionario etimologico. Il termine “creta” rimanda al tedesco Kreide, ma anche al rumeno crida, al provenzale, catalano, spagnolo e portoghese greda, al francese craie, al latino creta, che propriamente vale terra cretese, l’isola di Creta (Candia), con cui gli antichi intendevano specialmente certe qualità d’argilla adoperate per imbiancare gli abiti, per belletto e nei sigilli. Quindi, creta è una sorta di terra composta di argilla calcarea. In senso figurato, poetico, “creta mortale” si dice per corpo umano.
Io ricordo Komarovskij (Rod Steiger), ubriaco di vodka, che viene scacciato da Jurij Zivago (Omar Sharif) e Lara (Julie Christie), rotolando dalle scale di legno della casa di campagna sulla neve. Era venuto a proporre ai due di fuggire assieme in Mongolia, l’armata rossa ormai è sulle loro tracce, Jurij ha disertato. Rialzatosi in piedi, grida che ritornerà, perché è sicuro che alla fine loro accetteranno: “Siamo fatti tutti della stessa creta!” Komarovskij, infatti, ritorna e spiega che Strel'nikov (Tom Courtenay), il comandante incorruttibile dell’armata rossa, che lasciava dietro di sé interi villaggi bruciati, ormai in rotta con i suoi, riconosciuto nella sua vera identità di Pasha Antipov, è stato catturato, mentre cercava di raggiungere la villa di Jurij e Lara Antipova. Andando all’esecuzione aveva strappato la rivoltella ad uno della scorta (quelli che oggi ti fanno da scorta, domani saranno il tuo plotone di esecuzione) e si era suicidato, sparandosi un colpo alla testa. Non c’è più tempo, la slitta con Komarovskij e Lara Antipova si allontana nella steppa innevata, alle note della musica struggente del tema di Lara. Jurij è rimasto – “Che stupido!” dirà Lara a Komarovskij, “tu non lo conosci: non abbondonerà mai la Russia.”
Abbiamo raccontato e riassunto alcune scene del bellissimo film di David Lean, incantati dal suo fascino. – Natasha di San Pietroburgo, una mia amica russa, scuoteva la testa, mentre le parlavo di questo, il “dottor Zivago”, la Russia che conoscevo. Si è invece messa a ridere, quando ho parlato dei mugik, e ha replicato nominando la bàba. In diverse circostanze, il discorso non è finito sul contadino russo e consorte, conversavo con un mio collega ed amico di Mosca, il letterato Nicolaj Zivago, amante degli spiriti, voglio dire gran bevitore di vodka e simili, ma gran bevitore sul serio – seppi qualche tempo dopo che era defunto – mi spiegava che Zivago in russo significa “Di vivo”, un po' come il nostro Devito, un cognome abbastanza diffuso, e nelle pasticcerie “Zivago” di Mosca ci sono anche i babà. Quest’ultima circostanza mi sembrava un po' forzata, quando sono andato a Moskwa, infatti, non mi è sembrato di trovarne, forse non ho saputo cercare, o non mi sono ricordato di accertare il fatto.
Ma come siamo finiti a parlare di Zivago e delle pasticcerie russe? e del film, “Dottor Zivago”, che ci riporta a Pasternak, al Nobel mai ritirato. Ah, creta e cretino! Un discorso sciocco, sfociato nella letteratura e nel cinema. E come questo è potuto accadere? Qual è stata l’occasione, il caso o il destino, che ci ha condotto a parlare di questi argomenti? L’occasione del cielo?

Silvio Minieri ha detto...

IL QUADRATINO STOICHEION
Oggi di quale quadratino parliamo? Del quadratino di… Ehi, piano! Non veniamo fuori con insolenze, volgarità o contumelie. Siamo sul Blog, quindi atteniamoci ad un linguaggio corretto, lineare, concettuale, filosofico, poetico, artistico e quant’altro. L’espressione “quant’altro” l’ho appresa tempo fa, serve a tagliare discorsi, che cominciano a diventare inconcludenti, ossia che sembrano non trovare conclusioni. Ma può il quadratino rivelarsi inconcludente o inconclusivo o esclusivo o qualcosa di simile o d’altro? L’incipit è andato male, sarebbe da cancellare, ma tiremm innanz, andiamo verso il nostro patibolo. Quadrato e quadratino… ecco riafferriamo il discorso del quadratino in relazione al suo predecessore, no, al suo modello di grandezza superiore, neppure, una cosa è il quadrato, un’altra il quadratino, che cosa?
L’idea di quadrato, la “cosa” del quadrato, è diversa dall’idea del quadratino, anche se queste idee sembrano unificarsi nel modello, Idea, Forma, chiamiamola come vogliamo, tanto siamo sempre in ambiente platonico – e quando ci siamo entrati? Eh! Da mo’! Tu, forse. Silenzio! – anche se queste idee sembrano partecipare (metaxy) entrambe dell’idea del quadrilatero, il poligono con i quattro lati uguali. Poi se uniamo nella figura della croce latina sei quadrati, passando dai piani ai solidi, possiamo costruire il cubo, e saltando altri passaggi sui poliedri, arriviamo al dodecaedro, quello platonico, s’intende, e come poteva intendersi diversamente! Che ha di particolare il dodecaedro platonico? “Vi era ancora una quinta combinazione, di cui il dio si servì per decorare l'universo.” Quale? Il dodecaedro. È il quinto dei solidi di cui il Demiurgo si serve per la sua architettura dell’Universo, secondo il racconto del “Timeo”, un racconto verosimile, ci dice l’autore. Non è il vero, quindi, ma il verosimile, ossia il simile al vero – e facciamo una piccola digressione.
A proposito del mare e delle nuvole, a proposito di 海云, Hǎi yún, avevamo detto che l’azzurro del mare rispecchia l’azzurro del cielo, e questo, il cielo, sovrasta, sta sopra alla limitata dimensione geometrica del quadratino, ma – e questo è il bello – in esso quadratino è compreso. Volevamo riprendere l’incidentale e darne ragione, per non lasciare scivolare nell’oblio della nostra coscienza questa espressione. Che cosa significa che il cielo sovrasta il quadratino, ma al tempo stesso nel quadratino è compreso? Ma soprattutto che senso aveva commentare: “E questo è il bello”? Il Bello è l’apparizione sensibile del Bene, in questo consiste il Vero. Dire: “E questo è il bello”
significa dire: “E questo è vero”. Che cosa è vero? Che il cielo del quadratino inscritto nelle cinque lettere delle sue caselle è il cielo che sovrasta il quadratino. Dobbiamo ancora spiegarlo? Dobbiamo ancora spiegare che la bellezza del mare e delle nuvole, il cielo in cui si risolvono, è la verità di 海云, Hǎi yún? Oppure non vogliamo contemplare questa bellezza e verità ed estraniarci, diventare stranieri del mondo che abitiamo, voltare lo sguardo altrove, lavarcene le mani? Se questo vogliamo, allora allontaniamoci dal quadratino, noi, io, non ne siamo degni.
La digressione sta diventando uno scivolone, riprendiamoci e rientriamo in tema, anche se scopriamo che nel rientrare il nostro allontanarci non era stato affatto un distanziarsi verso l’esterno, ma un incentrarci, entrare ancora più strettamente nel cuore del quadratino, o meglio il cuore del tema del quadratino, che è uno dei battiti ordinari del suo battere, la sua scansione del tempo, la memoria.

Silvio Minieri ha detto...

In quest’ultima prospettiva di una direzione esterna, rientrando dalla digressione, riprendiamo il tema che dalla relazione quadrato e quadratino ci aveva condotti al dodecaedro, il quinto dei solidi platonici, quello con dodici pentagoni come facce. Non lasciamoci scivolare, però, nella descrizione del dodecaedro e della sua costruzione geometrica, ma osserviamo soltanto che questo poliedro è il quinto dei solidi, di cui si serve Platone per indicare gli elementi con cui Il Demiurgo modella l’Universo. Gli altri sono: il tetraedro, il fuoco, l’ottaedro, l’aria, l’icosaedro, l’acqua, il cubo, la terra. “In primo luogo è chiaro a chiunque che fuoco, terra, acqua e aria sono corpi (σῶματα), e ogni specie di corpo ha anche profondità. Ed è assolutamente necessario che la profondità includa la natura del piano; e la superficie piana e rettilinea è formata da triangoli.” (Timeo, 53c) La concezione greca dei quattro elementi materiali, di cui si compone l’Universo, si vuole fosse già presente in Anassimene. Questi affermava che l’aria era l’elemento all’origine di tutte le cose: “L'aria differisce nelle sostanze per rarefazione e condensazione. Attenuandosi diventa fuoco, condensandosi vento, e poi nuvola, e crescendo la condensazione, acqua e poi terra.” (Simplicio, Commento alla Fisica 24, 26). Questo frammento lascia pensare che nell’ultima frase, peraltro di dubbia autenticità, possa intravedersi una teoria dei quattro elementi. Questa invece è chiara in Empedocle, il primo a proporre i quattro elementi come "radici"(rizòmata) di tutte le cose, immutabili ed eterne.
Gli elementi, in Platone, sono denominati στοιχεία, in riferimento agli elementi della geometria piana e solida, che nel “Timeo” acquistano un significato cosmologico. Nella lingua greca, quest’ultimo termine, στοιχεῖον (singolare), è ricco di significati, riprendiamo dal dizionario: 1.Lettera dell'alfabeto; 2.elemento, rudimento, principio; 3. idea o proposizione fondamentale; 4. lo gnomone, e anche l'ombra proiettata da esso; 5. un punto, un luogo. Platone indica στοιχεῖον come “elemento”, “qualcosa” di ideale da cui discende il reale della composizione dell’Universo da parte del Demiurgo. Sulla discussione di στοιχεῖον come “lettera dell’alfabeto”, in Platone, rimandiamo ad altra sede, qui limitiamoci alla definizione aristotelica: “Per elemento s'intende il componente primo di una cosa qualsiasi, in quanto sia di una specie irriducibile a una specie diversa.” Nel linguaggio della fisica moderna στοιχεία sono le particelle elementari, nel nostro Blog – dobbiamo dirlo? – στοιχεῖον è il quadratino.

Silvio Minieri ha detto...

LA STORIA DEL QUADRATINO

LA CONTAMINAZIONE DEL QUADRATINO
Ma quando è avvenuto che il quadratino incontaminato cominciò a contaminarsi? Ossia quando nel Destino del quadratino apparve la Storia? La domanda è mal posta, perché il tempo non appartiene al “destino”, ossia lo “stare” eterno di tutte le cose, come vuole l’etimo della parola destino. “Il verbo latino dēstino è costruito sulla radice sta, che esprime appunto il senso fondamentale dello “stare”. E nel significato del destinare la particella de non introduce l'idea della separazione (come ad esempio in decidere), o della mancanza (come ad esempio in de-esse), ma ha il compito di rafforzare e di portare al massimo il senso indicato dal tema sta (come avviene in de-amare, de-tonare, de-vincere ecc.)” Emanuele Severino, Destino della necessità.
E allora? La contaminazione cadde dal cielo e poi si sviluppò al nord, la grande macchia rossa. E con la diffusione dell’epidemia fu diffuso un BOLLETTINO STRAORDINARIO.

BOLLETTINO STRAORDINARIO
In data odierna, fonti sconosciute, ma in corso di identificazione, perché sulle loro tracce sono stati subito sguinzagliati i detective del quadratino (e con i detective del quadratino e i loro segugi non si scherza!) hanno diffuso una “falsa notizia”, una fake news, per intenderci, in cui si affermava che un certo Conte Vax aveva scoperto un vaccino per contrastare l’epidemia del quadratino. Veniva promessa una cura antivirale a tutti gli abitanti delle caselle contaminate del quadratino, dietro il pagamento di un ticket di importo variabile a seconda del grado contaminazione raggiunto. Si prometteva non solo di riuscire a curare i malati di tutte le età, compresi gli ultranovantenni, ma anche di salvare i moribondi e soprattutto di resuscitare i morti fino a 24 o addirittura 48 ore dopo il decesso. Questo bollettino straordinario è stato emanato a guisa di “tampone” contro la diffusione di questa e altre false notizie. Si raccomanda infine di non prendere troppo alla leggera la presente comunicazione, pensando ognuno di voi di lasciare IL VIRUS ALLE VOSTRE SPALLE.

IL VIRUS ALLE VOSTRE SPALLE
“– È veramente sconcertante quello che è accaduto. – Che cosa è accaduto? – Il bollettino straordinario emesso dalle autorità del quadratino. – Il quadratino? Scusa, ma di quali autorità stai parlando? – Di quelle del quadratino! – Ma che cosa è questo quadratino, un’associazione segreta? – Ah, non lo sai? – No, però sono interessato. – A che cosa? – All’associazione segreta del quadratino. – Ma chi mai ha parlato di associazione segreta! – Beh, no! Però, non so, in questi ultimi tempi, hai comperato l’automobile nuova, cambi spesso vestiti, frequenti ristoranti di lusso, ti vedo sempre in buona compagnia, viaggi all’estero, vacanze mare e quant’altro. – E allora? – Come, non eri quello che si batteva contro certi privilegi? – E allora? – Pure tu, come i tuoi amici, versi una percentuale mensile al quadratino? – Io non ho mai versato nessuna percentuale a nessun quadratino! Hai capito? – Ho capito, trattieni tutto per te. – Ehi, amico, lo sai che stai facendo un discorso pericoloso? – Io, perché? – Perché… – Perché? – Perché… il virus è ancora in giro. – Ah! Non ce lo siamo lasciato alle spalle? – No, attento! – Cittadino, hai ragione. – Eh? – Attento! Il virus è dietro a te! – Dov’è?”
Boom! Che cosa è stato? Guardate lì, quello sta scappando, e l’altro è steso a terra. Presto, accorriamo! Io li ho visti, stavano discutendo, poi uno si è arrabbiato, si è voltato indietro e l’altro l’ha colpito con una botta alla nuca, l’ha fatto secco. Le sirene! Le guardie! Presto, scappiamo tutti! Corri! Corri!

Silvio Minieri ha detto...

2. – COMUNICATO quadratino lutto
“A tutte le genti del Quadratino. – Oggi il cuore del Blog piange. Un leader del nostro Blog, un leader di tutti i Blogger è stato assassinato. Era il leader e sommo sacerdote del Quadratino. Le esequie solenni saranno celebrate domani su questo Blog. Noi abbruniamo le nostre bandiere. Ora è il momento del dolore e del lutto, domani sarà quello del riscatto e del risveglio delle coscienze.
F.to Il Cerchio del Quadratino.”

Il giorno seguente furono eseguiti i solenni funerali del leader del Blog e sommo sacerdote del Quadratino, a cui parteciparono le moltitudini di seguaci virtuali. Nell’occasione arrivarono con le loro bandiere del Quadratino listate a lutto, la grande Q nera. Fu nominato per acclamazione nuovo sovrano del Blog un cittadino fattosi avanti nel corso dei funerali, organizzati dal Cerchio del Quadratino, l’organo di governo che collaborava col defunto leader nella gestione del Blog, come dire la cerchia del capo. Il nuovo eletto tenne un discorso commemorativo ed espose sommariamente il suo nuovo programma di governo. Tutti applaudirono, soltanto uno delle prime file continuò a fissarlo, senza battere le mani. Il nuovo eletto se ne accorse subito: poteva non accorgersene? E concluse che presto lui e il suo nuovo governo (alludeva alla sua nuova cerchia) avrebbero scoperto l’assassino del loro amatissimo leader scomparso e l’avrebbero consegnato alla giustizia.
Guardò in direzione del cittadino che lo fissava, a cui l’oratore, cioè lui stesso, non doveva sembrare del tutto sconosciuto. Chissà quello dove credeva di averlo visto!

3. – IL DISCORSO D’INSEDIAMENTO
Nei giorni seguenti, mentre si andava insediando il nuovo governo del quadratino e si costituiva il cerchio ovvero la cerchia dei potenti attorno al nuovo sovrano acclamato dal popolo, questi chiese consiglio ai suoi se fosse stato opportuno chiedere subito i pieni poteri o aspettare un po' di tempo, prima di fare una tale richiesta al popolo. Subito un consigliere, uno dei più astuti, non certo un consigliere fraudolento, quelli che il sovrano subito scopre e condanna come traditori, mandandoli a morte, dicevamo uno di quelli dei più astuti, che all’ombra del potere gestiscono il proprio, traendone il massimo profitto, quindi più lealisti del Re, che mai tradiranno, perché crollerebbero assieme al trono, ebbene codesto consigliere disse: “No, quadratino dei quadratini, tu devi chiedere più potere, non i pieni poteri.” “E perché mai astuto consigliere?” “Perché i poteri per governare, seppure pieni, nell’attuale regime sono limitati, quindi non ti servono a niente questi pieni poteri, servono poteri superiori agli attuali.” “E non è lo stesso?” “Forse, ma il popolo è bue!” Un nuovo regime?

Silvio Minieri ha detto...

Nel suo discorso alla nazione dei quadratini, quello d’insediamento, il quadratino dei quadratini non chiese i pieni poteri, ma neppure più potere, certo, il popolo è bue, però, prima t’incorona, poi t’incorna. Il suo fu un discorso memorabile, sublime, passionale, gli valse l’incoronazione, fu incoronato, non incornato.
“Cittadini del quadratino, io quadratino tra voi quadratini!” Un boato accolse l’esordio del nuovo quadratino del popolo. “Io, oggi, solennemente vi prometto l’era più gloriosa, prossima ventura del nostro immortale quadratino!” Altro boato. “Certo, non dobbiamo lasciare ombre nel nostro passato.” Il popolo tacque, sembrò non reagire. “Dissiperemo!” Ancora silenzio. “Quadratini, dissiperemo ogni ombra del passato nella luce del nostro avvenire!” Non fu un boato, ma una forte approvazione, quella per la luce dell’avvenire, verosimilmente. Poi il quadratino dei quadratini ci tenne a spiegare che gli assassini del suo predecessore sarebbero stati presto assicurati alla giustizia del popolo. Temeva forse una rappresaglia? Un complotto dei suoi avversari politici? Se aveva di questi timori, il quadratino dei quadratini non lo lasciò trapelare. “Quadratini!” aveva smesso di raccontare ed ora riprendeva ad incitare. “Quadratini!” Anche i quadratini si rianimarono. “Noi quadratini, che la Storia ha convocato a un destino superiore, dobbiamo rispondere oggi all’appello di nobiltà, che ci viene dall’altare del nostro glorioso passato. Noi quadratini dobbiamo stringerci tutti a quadrato contro l’infame sorte e sconfiggeremo la morte!” Acclamazioni. “Per tutti i quadratini che hanno sofferto, combattuto, sacrificato tutto il quadratino della loro vita, per dare vita immortale all’immortale quadratino… per tutti coloro che hanno sempre creduto, voluto, desiderato, amato, amato di un amore eterno e appassionato, che si sono sempre alimentati del loro amore nel fuoco della fiamma sacra del quadratino, per gli eroi, i valorosi, i coraggiosi, che si sono immolati e avvampati nelle ardenti scintillanti fiamme dell’incendio d’amore per il supremo e divino quadratino… per tutti coloro che non sanno quanto grande e immenso sia il nostro amore, il vostro amore, per la luce infinita e incommensurabile del quadratino, per tutti loro, per tutti noi, per tutti voi, gridiamo, oggi come ieri, come domani, come sempre: “Vita immortale all’immortale quadratino!” Il boato fu più breve e meno profondo, la folla cominciava a stancarsi della retorica. Allora il quadratino dei quadratini prese il toro per le corna, volevo dire prese il quadratino per le corna, perché anche il quadratino ha le corna, come tutti, credo, debbano riconoscere. Eh, sì! Bisogna fare attenzione a non essere incornati dalle corna del quadratino.

Silvio Minieri ha detto...

“Forse qualcuno, un qualcuno magari nascosto tra noi, non crede affatto a questi nostri sentimenti, sorride scettico e irride nel fondo nascosto del suo animo codardo, questo qualcuno codardo, quello che va a nascondersi in coda agli altri, quando si tratta di combattere e affrontare a viso aperto la battaglia e il pericolo, questo qualcuno, questo vile anti-quadratino va pensando e forse insinuando che il quadratino non esiste, che si tratta di un’enorme menzogna, che il quadratino è un’ossessione sinistra e notturna di un qualche annoiato e senile perdigiorno, il quale non sapendo come trascorrere le lunghissime ore delle sue lunghissime insonni notti bianche, ha preso l’abitudine di andare fantasticando su questo fantomatico quadratino, e quindi per evadere da questa sua solitudine, inonda il web di queste sue quadratidu… quadra… quadratinud… Avvertendo che il proprio leader era in difficoltà, la folla cominciò a incitarlo, applaudendo e invocando a gran voce il suo nome, ritmato in un crescendo: “Qua-dra-ti-no! Qua-dra-ti-no!” Non seguivano le sue parole, ma la musica della sua voce, e quando avevano avvertito quell’arrochimento, definiamo così quel suo goffo incespicare in parole sconosciute e incostruibili, subito si erano mossi a sostenerlo, scatenando un grandissimo tifo da stadio. Non riuscendo a pronunziare la parola, che come onomaturgo improvvisato aveva confusamente elaborato nella sua mente, l’oratore provetto ricorse al mestiere, un lungo respiro e pronunziò: “Le sue letali abitudini.” La folla esplose, un tripudio, un grandissimo agitare di bandiere del Quadratino, con lo stemma della grande “Q” verde speranza.
Io, però, con tutta la simpatia che posso provare per questo, come definirlo? turbolento demagogo, il quale non aveva nessuno scrupolo a lusingare il suo popolo e a fomentarne le passioni, ebbene io non posso certo approvare questa sua ultima espressione, mi auguro sfuggitagli maldestramente, quanto meno l’aggettivo. Letali? Che cosa c’è di letale nel sollazzarsi in notturni giochi mentali, quelle “quadratinudini”, la parola proibita che il gran quadratino dei quadratini non era riuscito a comporre? Al massimo, possiamo considerare tali esercizi mentali un passatempo demenziale, sintomo di una incipiente demenza senile. E poi, con la storia dell’epidemia del quadratino, e quella abbastanza oscura della morte per mano assassina del leader riconosciuto ed amato, forse non proprio tanto amato, ma in ogni caso legittima guida e capo di tutti i quadratini, e poi con tutti questi luttuosi eventi in atto, dicevo, che necessità aveva di lanciare gratuiti insulti quell’infame demagogo? – lo posso dire, tanto non mi sente, e anche se le sue spie vanno a riferire, che cosa rischio? È meglio un giorno da leone… ma io ho un sospetto, ho fatto un brutto sogno.

Silvio Minieri ha detto...

4. – IL BRUTTO SOGNO
Bussarono alla porta. “Entra, Gran Cane!” Il Consigliere del Basileo Eponimo della libera Città del Quadratino aprì la porta. L’Eponimo era seduto in poltrona davanti alla televisione e guardava i cartoni animati: “Siediti e dimmi.” Il nuovo venuto si sedette e disse: “Abbiamo le intercettazioni.” “Fammi sentire.” L’uomo mise in moto il piccolo registratore: “– Vax? – Sei tu, Zelma? – Sono io, Conte. – Dove stai? – Non posso dirlo, siamo intercettati. – Sì? – È finita, gli scagnozzi del Gran Cane sono sulle nostre tracce. – Sei stato arrestato e ti stanno facendo telefonare, per localizzarmi? Stanno lì con te? – … – Diglielo, forza! – Ho sentito, Zelma. … E voi? Siete quelli del Gran Cane!” La registrazione delle voci era terminata. L’Eponimo cambiò canale, stette un po' a guardare il programma di musica, poi spense. “Non l’avete ancora preso?” Il Gran Cane non rispose. “Muore, se non si arrende” disse l’Eponimo. “Sta aspettando il buio, per lasciare il Paese, verrà preso dalla Guardia Notturna di confine.” “Non devono ammazzarlo, deve confessare, essere processato e condannato.”
Quando mi sono svegliato, ero scosso, avevo come la percezione di una sinistra e tragica realtà, avvertivo come la minaccia incombente di una forza estranea, il senso della colpa. Io ricordo il giorno della morte del vecchio leader del Quadratino, il giorno del suo efferato assassinio. Era un buon uomo, un po' rimbecillito, anzi no, un ladrone, un mariuolo, che si era arricchito facendo politica, lui e i suoi protetti. Avevano fatto bene a farlo fuori! E adesso toccava a questo nuovo, uno con le mani sporche, era stato lui quel giorno! L’Eponimo? Un lugubre dittatore!
Nel sogno, io vedo le immagini di determinate verità della mia vita, esperienze vissute o desideri irrealizzati che si realizzano, nella trama di fantasie indecifrabili. Ma con il tempo, ho imparato a sciogliere gli enigmi delle mie fantasie notturne, e certe volte, quando la mattina mi sveglio sul più bello di un sogno, cerco di continuarlo ad occhi aperti, ma non è più un bel sogno, anche se ne costituisce il seguito.
Ora, però, per spiegare il mio brutto sogno, devo prima raccontare gli avvenimenti accaduti nella libera Città del Quadratino, al tempo della grande epidemia, come dire quello che noi tutti viviamo attualmente. Parlo di avvenimenti accaduti, non perché sono come il divino Calcante, dei veggenti il più saggio, a cui erano conosciute le cose che furono, sono e saranno, come dice Omero, ma soltanto perché molti dimenticano in fretta quello che accade e preferiscono rimuovere le cose – è il caso di dirlo – che furono, sono e saranno, e io sono come quei molti, e quindi preferisco fantasticare.
Le voci che circolarono, dopo il barbaro omicidio dell’arconte del Quadratino – oltre che semplice cittadino, aveva assunto l’onere e le preziose indennità di questa carica, ma noblesse oblige! – indicavano come ispiratore del gesto criminoso il Conte Vax e il suo sodale, il mago Zelma, un ciarlatano che propagandava i falsi vaccini del nobile Conte, chissà perché dal popolo indicato come amico del conte Tacchia, quello del “Ma sai che pacchia, quando ci stava il conte Tacchia!” E quelli che erano due burattini, sapientemente eterodiretti da un’oscura centrale della rete informatica, una piattaforma web, di cui s’ignorava l’esistenza, prima che essi stessi l’avessero portata alla ribalta, diventarono due terribili cospiratori. Era finita la pacchia! Addirittura circolava la voce – ma chi l’aveva messa in giro! – che il virus epidemico, che aveva contaminato il Quadratino, fosse stato dolosamente inoculato nell’estrema casella del nord-ovest dal Conte, per vendere i suoi falsi vaccini, e pertanto il virus era stato denominato, avendo un tale veleno la testa coronata, il conte-virus. Un complotto, per rovesciare le legittime autorità della libera Città del Quadratino! Poi c’era stato il regicidio, nel senso dell’omicidio del sovrano arconte. Assassini!

Silvio Minieri ha detto...

LA CONTINUAZIONE DEL BRUTTO SOGNO
O soltanto una fantasticheria? Dico, un brutto sogno, o soltanto una fantasticheria? Eh? Era stato per i suoi grandi meriti verso la Città che il Gran Cane era assurto a tale massima carica di governo, seconda solo a quella dell’Eponimo – il Quadratino dei Quadratini era stato nominato Eponimo a maggioranza totale dal popolo dei quadratini, perché con il suo nome aveva dato nome alla Città, essendo l’eponimo un mitico personaggio – è il caso del Nostro – il cui nome viene assunto a designazione e distinzione topografica. Il Gran Cane, e bisogna riconoscere che era veramente un essere eccezionale il Gran Cane, aveva giurato assoluta fedeltà all’Eponimo, l’avrebbe servito fedelmente per tutta la vita come un cane, e per tale motivo era stato nominato Gran Cane – attenzione! – non dell’Eponimo, ma della Città. E il Gran Cane era infinitamente grato al suo padrone per questa sua qualifica di Servo della Città, fedele ad essa e alle sue Leggi, come solo può essere un cane al suo padrone.
Io, a questo punto, veramente non saprei a chi inchinarmi se all’Eponimo o al suo Gran Cane, forse a quest’ultimo. Perché? L’Eponimo non s’inchina a nessuno, non rientra nelle sue abitudini. Il suo irrompere nella Città, puntando al seggio di sovrano arconte, e poi di Eponimo, ha in sé qualcosa di essenzialmente tragico, un destino.
L’Eponimo è lui l’assassino del suo predecessore, farà la sua stessa fine, lo sa, eccome non lo sa! Non si fida di nessuno, soltanto della fedeltà del suo Cane. Ma non metterlo alla prova, Eponimo! Non mettere alla prova la fedeltà di chi per tutta la vita ti servirà come un cane, potrebbe essere la prova finale o fatale, per te, Eponimo!
Io continuo il mio brutto sogno. Quel giorno, in quella piazza, non c’era stato un litigio occasionale tra il supremo magistrato della Città, un arconte al tramonto, e un cittadino suo oppositore, incontrato lì per caso, ma un complotto, una congiura di cospiratori per abbattere il potere democratico e instaurare una dittatura. Il futuro Eponimo era l’anonimo cittadino, i congiurati i cittadini a distanza che assistevano, e tra loro, punto di riferimento e guida, il futuro Gran Cane. Che brutto sogno!

Silvio Minieri ha detto...

LA CONDANNA A MORTE E LA MORTE
L’Eponimo è nel suo studio, ha lasciato la scrivania ed è andato a sedersi davanti alla televisione del suo salottino, lì davanti. La televisione è spenta, lo studio in penombra.
“Sono Io, sono venuto a farti visita.” “Tu non esisti, sei un’ombra della mia coscienza.” “Sai bene che esisto, non sono affatto un’ombra della tua coscienza.” “Bene, visto che esisti, come trascendente a tutti noi del Quadratino del Blog, di cui tu sei il creatore ed io l’eroe eponimo, perché ho dato il mio nome di Quadratino alla Città del Quadratino, resta nel tuo cielo, magari quadratino, e noi restiamo nella nostra terra quadratino. Che cosa vuoi?” “Io non voglio, io non sono la Volontà, io sono il Destino.” “Tu sei un cretino, pardon! un Cretino!” “Una blasfemia che non mi tange: sai bene che come lo sputo in cielo, tutto quello che lanci ti cade addosso.”
Bum! Bum! “Chi è?” “Il Gran Cane.” “Entra Cane grande.” “Eponimo, li abbiamo presi.” “Il Conte Vax e il mago Zelma?” “Sì.” “Il mago Zelma è uno stupido, lo grazierei, anzi no, vanno impiccati tutti e due, stanotte, subito. Fai preparare i decreti di condanna a morte, a mia firma.” “Sono già pronti, eccoli!” “Posali sulla scrivania.” “Senz’altro.” “Cane, ma li avete già impiccati?” “Sì, Eponimo, nelle celle sotterranee del palazzo di governo, qui sotto, poco fa.” “Abbiamo il referto del medico legale, che attesta la loro morte?” “Certo!” “Dammi i decreti che li firmo.” “Subito.”


LA NORMALIZZAZIONE
– Ave, Eponimo! – Ave, Gran Cane! – Eponimo, ecco le novità. – Fammi leggere … bene… bene… bene… ahi! … bene… bene. – Un piccolo inconveniente, Eponimo. – Avete provveduto? – La famiglia del Conte Vax è sotto sorveglianza, anche quella del mago Zelma… Mario, però, il figlio maggiore di Zelma è fuggito. – Ho letto, Gran Cane. – È questione di ore, Eponimo, prenderemo il clandestino. – Confido nella Guardia, la grande Guardia del Quadratino. – Fedele fino alla morte! – Gran Cane, ti nomino ufficialmente Grande Cane da Guardia del Quadratino. Prepara subito il decreto di nomina e disponi per la cerimonia pubblica. – Eponimo. – Dimmi, che c’è? – Il decreto non è un problema, ma dobbiamo normalizzare la situazione pubblica del Quadratino e delle sue Caselle. – Qualche mormorio nella plebe? – Il drappo funesto dei clandestini. – Ah! “M” come morte, “S” come sangue! Gran Cane, sconfiggiamo il sangue e la morte. – Gloria al grande Quadratino! – Sempre!

Silvio Minieri ha detto...

7. IL GIORNO DEL GRANDE CANE
“– E allora, il grande giorno è arrivato! Signore Dignitarie, Signori Dignitari dell’Ordine del Grande Cane, noi tutti, io per primo, Dignitario tra voi Dignitari, abbiamo l’onore di rendere omaggio al nostro Grande Cane da Guardia del Quadratino, di cui siamo pronti e impazienti di celebrare pubblicamente la cerimonia d’investitura. Andiamo!” L’Eponimo si mosse, seguito dal Gran Cane e dagli altri Dignitari dell’Ordine, la cerchia dei nuovi padroni del potere, instaurato dall’Eponimo e del Gran Cane, tra cui quelli della prima ora, quel giorno sulla piazza, quando morì di morte violenta il vecchio Arconte e tutti fuggirono all’arrivo della polizia. Dallo studio del Quadratino, il gruppo dei Dignitari al seguito dell’Eponimo e del Gran Cane attraversò i saloni del Palazzo del Quadratino e giunse alla sala delle Bandiere, dove attendeva l’Alfiere, che innalzò il vessillo con lo stemma del Grande Cane da Guardia della libera Città del Quadratino. L’Eponimo e il Gran Cane, che stava ricevendo l’investitura all’alta carica di governo del Quadratino, seconda soltanto a quella dell’Eponimo, s’inchinarono dinanzi alla Bandiera, imitati da tutta l’intera Corte dei Dignitari e di Dignitarie, mentre l’Alfiere gridava: “Onore alla bandiera del Grande Cane del Quadratino!” La cerimonia veniva ripresa in diretta da tutte le televisioni della Città del Quadratino, che trasmettevano le immagini all’intera griglia di Caselle del Quadratino, da quelle centrali a quelle più estreme lungo i confini di terra, cielo e mare. Cielo? Sì, il cielo, non l’oltre-cielo. L’Eponimo si accostò al vessillo, tenuto dall’Alfiere, ne raccolse un lembo nella mano con gesto compunto, lo rilasciò dopo un momento di silenzio, quindi fece un cenno, e subito si avvicinò il Segretario di Corte (la Corte dei Dignitari) con il foglio del giuramento che il Grande Cane stava per prestare.

Silvio Minieri ha detto...

Ora, mi sia permessa una digressione. È un particolare verificatosi nell’occasione, che questa cronaca avrebbe anche potuto evitare di riportare, ma che la mia coscienza libera, quella di libero cittadino del Quadratino, quale io sono, non mi consente di censurare, volevo dire, di ignorare. Peraltro, anche qualche cameraman riprese il particolare, ma fu un’immagine di sfuggita, un lampo, che sicuramente non raggiunse la coscienza della miriade, il popolo tutto, di cittadini del quadratino con lo sguardo fisso sui teleschermi. Un gatto grigio (nero era troppo) si mosse tra i piedi del Segretario di Corte e di quelli del Grande Cane che anch’egli si avvicinava all’Eponimo.
“Io solennemente giuro…” la voce del Grande Cane risuonò attraverso gli altoparlanti e raggiunse l’enorme folla che gremiva la grande piazza, sotto il balcone di “Palazzo Quadratino”, sede del governo della Città del Quadratino. Tutti potevano vedere le immagini della cerimonia ripresa su grandi schermi situati un po' dappertutto, ma in verità aspettavano frementi il grande momento, in cui il Quadratino dei Quadratini, Basileo Eponimo della Città, avrebbe presentato il Grande Cane da Guardia della Città del Quadratino alla sua gente, affacciandosi al balcone del Palazzo di Governo. Era quello in assoluto il momento della consacrazione popolare.
Quando ebbe finito di pronunciare il giuramento, il Grande Cane indossò le insegne della sua alta carica, una maschera di cane lupo, che gli copriva il capo e nascondeva il volto, in maniera tale da farlo apparire con la testa di cane. In tale guisa, s’inchinò di fronte alla Bandiera, quindi s’incamminò e raggiunse l’Eponimo, pronto all’uscita della Sala delle Bandiere, e si pose alla sua destra, un passo indietro la Corte dei Dignitari. Il piccolo corteo guidato dal Basileo Eponimo e dal Grande Cane cominciò ad attraversare i saloni per raggiungere la sala della grande balconata affacciata sulla piazza, da dove giungevano i primi clamori della folla, che invocava a gran voce il Grande Cane: “Ca-ne, ca-ne, gran-de ca-ne! Ca-ne, ca-ne, gran-de ca-ne!”
Quando il Sovrano Quadratino accompagnato dal Grande Cane e dalla Corte dei Dignitari si affacciò al balcone, la folla esplose in un’ovazione, un delirio collettivo, un tripudio di bandiere con l’insegna del Cane, che sventolarono al vento. Fu uno spettacolo inenarrabile del trionfo, la festa del Quadratino e del Cane ripresa in diretta mondo quadratino visione. Una giornata indimenticabile!

Silvio Minieri ha detto...

LA VOCE DEL CRONISTA
Perché viene così esaltata la figura del Grande Cane da Guardia del Quadratino, quasi a mettere in ombra la figura sovrana del Quadratino Eponimo? Forse per rendere quest’ultimo una figura leggendaria, il fondatore della civiltà del Quadratino, di cui si comincerà a dubitare della sua esistenza reale? Oppure, più banalmente, sottrarlo alla furia vendicativa di Zelma Mario e i suoi seguaci? Vedremo.


8. LA BANDIERA INSANGUINATA
Quando ormai si era andata consolidando la nuova cinocrazia, di cui informalmente era stata celebrata la data di nascita il giorno del Grande Cane, come poi ricostruirono gli storici della Storia del Quadratino, un’impennata della grande epidemia che aveva colpito il Quadratino, divenuta pandemia, portò allo scatenarsi di un vero e proprio pandemonio, che rovesciò le sorti del regime.
Si realizzò la profezia che aveva raggiunto l’Eponimo nel momento del suo massimo fulgore: “Ricordi, Eponimo, come hai conquistato il potere? Adesso, ti aspetta solo la tomba.” L’Eponimo era un personaggio tragico, morirà tragicamente, un colpo alla nuca. E il Gran Cane? La sua fu una scelta: morire con il suo padrone o fuggire.
“ – Ehi, blogger, immortale! – Chi siete? Che volete? – Noi siamo i “diabolici”, vogliamo sapere come va a finire? – Non lo so, io non c’entro. Io non sono “come il divino Calcante, dei veggenti il più saggio, a cui erano conosciute le cose che furono, sono e saranno, come dice Omero.” E se non sbaglio, mi sembra di averlo già spiegato. – Sì, Calcante, abbiamo capito. Ma il Gran Cane che fine fa? Morirà come un cane? – Morirà come un Grande Cane! – E ti sembra questa una fine degna? – Certo, più che degna, degna dell’ultimo Grande Cane di una grande stirpe di quadratini Cane.”
In verità, il Gran Cane fu assassinato per strada, mentre fuggiva con la bandiera insanguinata del Quadratino sotto il braccio, una tragica sceneggiata. Quando gli insorti penetrarono nella sede di governo, il Palazzo del Cane, trovarono l’Eponimo nel suo studio: il busto ripiegato sulla scrivania, il capo supino, una pozza di sangue sgorgata dalla nuca. Chi l’aveva giustiziato? Fu il grande mistero del Quadratino.