sabato 10 ottobre 2026

Commento

             


                  Superstizione



4 commenti:

Silvio Minieri ha detto...

[N. d. B.]
Il presente post costituisce il seguito di quello dell’8 ottobre: “La grande fossa”.

SUPERSTIZIONE
Nella voce “Superstizione” del suo Dizionario di Filosofia(1983), Nicola Abbagnano distingue due aspetti del fenomeno:
1) L’eccesso o le aberrazioni della religione; 2) la forma di religione non condivisa.
Per il primo aspetto cita Cicerone e San Tommaso d’Aquino; per il secondo, Hobbes. Quindi conclude: “Ovviamente “Superstizione” è termine polemico: per lo studio obiettivo (antropologico o sociologico) delle credenze non ci sono superstizioni. E quando si parla di superstizione, lo si fa in riferimento a un determinato sistema di credenze religiose che si ritiene come l’unico vero. Perciò ogni religione appare come superstizione ai seguaci di una religione diversa. Quindi, sotto questo profilo, l’unica descrizione esatta del termine è quella data da Hobbes.
Esaminiamo le fonti citate: Cicerone, Tommaso d’Aquino, Hobbes, a cui aggiungiamo Teofrasto e Plutarco, trattandoli in ordine cronologico

Silvio Minieri ha detto...

TEOFRASTO
Teofrasto (371 a.C. – 287 a.C.), allievo di Aristotele e suo successore alla guida del Liceo, gioca un ruolo fondamentale nella storia del concetto di superstizione. È proprio lui a offrirci il primo grande "ritratto" psicologico del superstizioso nel mondo antico. Nel capitolo XVI della sua celebre opera, i “Caratteri”, Teofrasto definisce la superstizione come δειλία πρὸς τὸ δαιμόνιον (deilía pròs tò daimónion), ossia "paura/codardia di fronte al soprannaturale".
Mentre la filosofia classica considerava la devozione religiosa una virtù di equilibrio, Teofrasto descrive il superstizioso non come un malvagio, ma come una figura comica, ridicola e priva di tatto, ossessionata da presagi minimi e costantemente impegnata in rituali compulsivi per placare le divinità.
“Per la verità, la superstizione parrebbe essere paura di fronte al soprannaturale; ed il superstizioso un tale che, dopo essersi lavato ben bene le mani ad una fonte ed essersi tutto spruzzato di acqua da una sacra urna lustrale, si mette in bocca una foglia di lauro e così passeggia tutto il giorno. E se una donnola lo sfiora correndo, egli non continua a procedere sulla sua strada, se prima non sia passato di là un altro o non abbia egli stesso gettato tre sassi oltre il ciglio della strada. E qualora veda in casa un serpente, invoca Sabadio, se è un saettone; se, invece, è una serpe sacra, erige subito
in quello stesso luogo un'edicola per le anime dei defunti. E sulle pietre unte, che sono nei trivi, trovandosi a passarvi accanto, versa olio dall'ampollina, e se ne va soltanto dopo essere caduto ginocchioni ed averle adorate. E se un topo gli ha rosicchiato un sacco pieno di farina, va dall'interprete sacro a chiedere che cosa bisogna fare; e se gli risponde che dia il sacco al cuoiaio perché lo rattoppi, non dà retta a questo responso, ma volta le spalle e compie un sacrificio espiatorio. Ed è capace di purificare ripetutamente la casa, dicendo che con arti magiche gli hanno attirato dentro Ecate. E se vi sono civette sul suo cammino, si agita tutto ed esclama: «Atena è più forte!», e solo così passa oltre. Ed evita di mettere i piedi su un sepolcro e di andare ad un funerale o da una partoriente, ma dice che è suo interesse mantenersi puro da ogni contaminazione. Ed il quattro ed il sette del mese ordina ai suoi domestici di far bollire il vino e poi esce a comprare ramoscelli di mirto, incenso, focaccette rituali, e rincasato si mette durante l'intera giornata ad incoronare gli Ermafroditi. E se fa un sogno, va dagli oniromanti, dagli indovini, dagli auguri per chiedere a quale dio o dea debba innalzare preci. E per farsi iniziare ai misteri, va ogni mese dagli Orfeotelesti con la moglie (o, se la moglie non è disponibile, con la balia) e i figlioletti. E costui parrebbe essere uno di quelli che fanno accuratamente abluzioni sulla riva de mare. E qualora veda incoronata di aglio una di quelle divinità che sono nei trivi, scappa via a versarsi acqua in testa, convoca le sacerdotesse, e le prega di purificarlo girandogli intorno con una cipolla marina o con un cagnolino. E se vede un pazzo o un epilettico, rabbrividisce dalla paura e si sputa in seno.”
Non si può negare che questo ritratto comico del superstizioso sia permasto identico nei secoli fino ad oggi, quando la letteratura e il cinema ci ripropongono questa figura, interpretata sulla scena da attori di grande talento, come Totò, Peppino De Filippo, Nino Taranto, Lino Banfi, e tanti altri.

Silvio Minieri ha detto...

TRADIZIONE MODERNA
“In Italia, la tradizione dei gesti e degli oggetti scaramantici per allontanare la sfortuna e il malocchio è ricca e radicata. I scongiuri e gli amuleti più frequenti includono simboli popolari come il corno, l'aglio e precisi gesti delle mani.
Ecco una panoramica dei rimedi scaramantici più utilizzati nella cultura popolare italiana, divisi tra oggetti e gesti.

AMULETI E OGGETTI SCARAMANTICI
• Il cornicello (o corno napoletano): Rappresenta la fertilità, la forza e la vita. Secondo la tradizione deve essere rosso, fatto a mano, sinuoso e, soprattutto, deve esserti stato regalato per attivare il suo potere protettivo. Se si rompe la punta, significa che ha assorbito il malocchio al posto tuo.
• L'aglio: Utilizzato sin dall'antichità per tenere lontane le influenze negative, le malattie e, secondo il folklore, i vampiri o le streghe. Spesso veniva appeso in filze dietro la porta di casa o tenuto in tasca.
• Il ferro di cavallo: Un classico simbolo di fortuna. Per funzionare correttamente e proteggere la casa, deve essere appeso sopra la porta con le punte rivolte verso l'alto (a forma di "U"), per "raccogliere" e trattenere la buona sorte.
• Il quadrifoglio: Una rarità della natura che simboleggia la speranza, la fede, l'amore e la fortuna. Trovarne uno è considerato un segno di grandissimo auspicio.
• Il peperoncino: Spesso usato come sostituto o variante del cornetto rosso per via della sua forma appuntita e del colore acceso, entrambi elementi che "pungono" e spaventano il malocchio.

GESTI E SCONGIURI CORPOREI
• Fare le corna: Consiste nel distendere l'indice e il mignolo della mano puntandoli verso il basso. È il gesto più rapido e diffuso per deviare l'invidia o un augurio sfortunato. Puntarle verso l'alto, invece, assume un significato insultante (tradimento coniugale).
• Toccare ferro: Deriva dall'antica credenza che il ferro avesse proprietà magiche e protettive, capaci di respingere gli spiriti maligni. Si usa quando si nomina o si pensa a un evento infausto.
• Toccare ferro/legno (a seconda delle regioni): In molte culture anglosassoni si tocca il legno (touch wood), mentre in Italia prevale nettamente il ferro.

Silvio Minieri ha detto...

Sul "malocchio" e altre superstizioni verrà proposto un seguito domani.