“Superstizione è soltanto quella che fa del male, e se uno adoperasse la luna e i falò, per derubare i contadini e tenerli all’oscuro, allora sarebbe lui l’ignorante.”
Nel romanzo “La luna e i falò” (1950) di Cesare Pavese, la luna e i falò rappresentano i miti e le credenze della cultura contadina delle Langhe.
Il significato della luna e dei falò
• I ritmi della terra: Per i contadini, la luna e il fuoco non sono solo magie o fantasie, ma guide pratiche per sopravvivere e lavorare (ad esempio tagliare il pino a luna piena, lavare la tina o fare gli innesti nei giorni giusti). • La visione di Nuto: Il falegname Nuto spiega al protagonista Anguilla che credere a questi ritmi non è una semplice superstizione assurda, ma un sapere antico legato alla terra; la vera superstizione è quella che sfrutta l'ignoranza per danneggiare o derubare i contadini. • La perdita dell'incanto: Anguilla, tornato dall'America, si rende conto di non credere più a quel mondo magico. I falò dell'infanzia – legati alle feste, al calore e alla speranza – si scontrano con la dura realtà della storia recente (la guerra, i partigiani uccisi, le tragedie familiari come quella di Valino). • Il fuoco distruttivo: Alla fine, il fuoco perde il suo valore propiziatorio e simbolico e diventa distruzione reale (come l'incendio appiccato al casotto di Gaminella), segnando il crollo definitivo del mito contadino.
“E soltanto quando gli raccontai di quella storia dei falò nelle stoppie, alzò la testa – Fanno bene sicuro, – saltò – svegliano la terra. – Ma, Nuto, dissi – non ci crede neanche Cinto. Eppure, disse lui, non sapeva cos’era, se il calore o la vampa o che gli umori si svegliassero, fatto sta che tutti i coltivi dove sull’orlo si accendeva il falò davano un raccolto più succoso, più vivace. – Questa è nuova – dissi – allora credi anche nella luna? – La luna – disse Nuto, - bisogna crederci per forza. Prova a tagliare a luna piena un pino, te la mangiano i vermi. Una tina la devi lavare, quando la luna è giovane. perfino gli innesti, se non si fanno ai primi giorni della luna, non attaccano. Allora gli dissi che nel mondo ne avevo sentito di storie, ma le più grosse erano queste. Era inutile che trovasse tanto da dire sul governo e sul discorso dei preti e poi credeva a queste superstizioni come i vecchi di sua nonna. E fu allora che Nuto con molta calma mi disse che superstizione è soltanto quella che fa del male, e se uno adoperasse la luna e i falò per derubare i contadini e tenerli all’oscuro, allora sarebbe lui l’ignorante e bisognerebbe fucilarlo in piazza. Prima di parlare dovevo ridiventare campagnolo.”
‘Kde domov muj’? ‘Dov’è la mia patria?’ Non è un inno di guerra, non auspica la rovina di nessuno, canta senza retorica il paesaggio della Boemia con i suoi colli e pendii, le pianure e le betulle, i pascoli e i tigli ombrosi, i piccoli ruscelli. Canta il paese dove siamo a casa nostra, è stato bello difendere questa terra, bello amare la nostra patria (Milena Jesenskà)
Copenaghen
Bruxelles Louiza
“Dobbiamo pensare che ciascuno di noi, esseri viventi, è come una prodigiosa marionetta realizzata dalla divinità, per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo." (Platone, Leggi, 1, 644e)
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LA LUNA E I FALÒ
“Superstizione è soltanto quella che fa del male, e se uno adoperasse la luna e i falò, per derubare i contadini e tenerli all’oscuro, allora sarebbe lui l’ignorante.”
Nel romanzo “La luna e i falò” (1950) di Cesare Pavese, la luna e i falò rappresentano i miti e le credenze della cultura contadina delle Langhe.
Il significato della luna e dei falò
• I ritmi della terra: Per i contadini, la luna e il fuoco non sono solo magie o fantasie, ma guide pratiche per sopravvivere e lavorare (ad esempio tagliare il pino a luna piena, lavare la tina o fare gli innesti nei giorni giusti).
• La visione di Nuto: Il falegname Nuto spiega al protagonista Anguilla che credere a questi ritmi non è una semplice superstizione assurda, ma un sapere antico legato alla terra; la vera superstizione è quella che sfrutta l'ignoranza per danneggiare o derubare i contadini.
• La perdita dell'incanto: Anguilla, tornato dall'America, si rende conto di non credere più a quel mondo magico. I falò dell'infanzia – legati alle feste, al calore e alla speranza – si scontrano con la dura realtà della storia recente (la guerra, i partigiani uccisi, le tragedie familiari come quella di Valino).
• Il fuoco distruttivo: Alla fine, il fuoco perde il suo valore propiziatorio e simbolico e diventa distruzione reale (come l'incendio appiccato al casotto di Gaminella), segnando il crollo definitivo del mito contadino.
“E soltanto quando gli raccontai di quella storia dei falò nelle stoppie, alzò la testa – Fanno bene sicuro, – saltò – svegliano la terra. – Ma, Nuto, dissi – non ci crede neanche Cinto. Eppure, disse lui, non sapeva cos’era, se il calore o la vampa o che gli umori si svegliassero, fatto sta che tutti i coltivi dove sull’orlo si accendeva il falò davano un raccolto più succoso, più vivace. – Questa è nuova – dissi – allora credi anche nella luna? – La luna – disse Nuto, - bisogna crederci per forza. Prova a tagliare a luna piena un pino, te la mangiano i vermi. Una tina la devi lavare, quando la luna è giovane. perfino gli innesti, se non si fanno ai primi giorni della luna, non attaccano. Allora gli dissi che nel mondo ne avevo sentito di storie, ma le più grosse erano queste. Era inutile che trovasse tanto da dire sul governo e sul discorso dei preti e poi credeva a queste superstizioni come i vecchi di sua nonna. E fu allora che Nuto con molta calma mi disse che superstizione è soltanto quella che fa del male, e se uno adoperasse la luna e i falò per derubare i contadini e tenerli all’oscuro, allora sarebbe lui l’ignorante e bisognerebbe fucilarlo in piazza. Prima di parlare dovevo ridiventare campagnolo.”
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